Lascia l’Ambiente Sergio Costa, un ministro che ha davvero servito con dignità e onore il suo paese

Lascia l'Ambiente Sergio Costa

Lascia l’Ambiente Sergio Costa, ultimo ministro di un dicastero che non c’é più. La caduta del precedente governo e l’avvento di quello di Mario Draghi hanno portato una rivoluzione. Facendo sparire il Ministero dell’Ambiente, della tutela del territorio e del mare, inglobando le competenze ne nuovo ministero della Transizione Ecologica. Una scelta che personalmente non mi convince, unificando materie competenze tanto vaste quanto complesse, che certo devono essere gestite in modo olistico, ma anche credo diverso da quello proposto oggi.

Il ministro Costa non ha sempre accontentato tutti i suoi sostenitori, che su molti argomenti lo avrebbero voluto più barricadero, ma questo, si sa, è normale. E’ naturale che non ci sia sempre stata condivisione per ogni azione, ma è difficile non apprezzare come abbia esercitato il ruolo, “senza perdere la tenerezza”. Costa ha svolto il suo compito in modo sobrio, comunicando con la giusta attenzione. Mostrando una passione e una sensibilità sui temi ambientali che gli si deve riconoscere oltre ogni possibile critica.

Grazie al ministro abbiamo avuto un coraggioso Piano Lupo, il recupero della plastica rimasta impigliata nelle reti da pesca, l’attenzione costante per la tutela ambientale. Avremmo voluto vederlo combattere con più grinta sul fronte degli orsi del Trentino, non solo facendo il tifo per l’orso M49 ribattezzato Papillon. Ma Costa è un ufficiale dei Carabinieri Forestali, un uomo dello Stato che conosce e rispetta ruoli e gerarchie. Ha mandato a ispezionare il centro di Casteller ISPRA e i Carabinieri del CITES, sono poi altri che hanno deciso di seppellire tutto sotto una coltre, imbarazzante, di silenzio.

Lascia l’Ambiente Sergio Costa e molti lo stanno già rimpiangendo, senza nulla togliere al suo successore

Il Ministero della Transizione Ecologica è stato istituito assorbendo le competenze che erano dell’Ambiente, in parte per accontentare la politica. Ma in altra parte per sottrarre alla politica un ministero così rilevante per l’attuazione del recovery plan europeo, che è stato affidato a un manager di livello come Roberto Cingolani. Con ottime competenze sotto il profilo della tecnologia, ma credo digiuno di politiche ambientali.

E’ pur vero che il Ministero dell’Ambiente ha ottimi funzionari, che poi sono quelli che fanno funzionare ogni ministero, ma è altrettanto vero che mancherà la visione politica di Costa. Sempre attento a intercettare anche i bisogni e i suggerimenti che venivano dal basso. Ma non è questo il punto, non il cuore del problema: il ministero dell’Ambiente era un vessillo da non ammainare.

Anche perché quello della Transizione Ecologica ha già nel suo nome una temporalità operativa. Quella di realizzare la transizione da un modello produttivo irrispettoso dell’ambiente a un altro tipo di sviluppo, basato su energie rinnovabili, economia circolare, filiera corta e altre scelte green. Mi chiedo quale sia il pensiero del nuovo ministro su allevamenti intensivi, deforestazione, tutela dell’ambiente. Per non parlare del rispetto dei diritti degli esseri viventi in senso generale.

I governi vanno giudicati per il lavoro che fanno e, per ora, siamo solo agli inizi di un percorso

Credo che nel nostro Paese ci siano già troppi che commentano e giudicano ancor prima di conoscere fatti e programmi. Per questo credo che sia importante lasciar lavorare il Governo, senza peraltro dimenticare che in questa fase nulla possiamo fare di intelligente e diverso. Se non sperare che laddove manchino conoscenze e competenze ci sia la volontà di chiedere, di circondarsi di persone capaci che sappiano di cosa parlano. Il mondo è interconnesso e se ogni attività fatta dall’altra parte del globo può produrre effetti da questa è altrettanto vero che lo sono anche tutte le questioni “ambientali” sul tappeto governativo.

Non si potrà mettere in piedi una reale transizione ecologica senza affrontare tutti i nodi che sono venuti al pettine, non facili da sciogliere, ma indispensabili da comprendere. Con il vincolo di doverli affrontare tutti in contemporanea. Una politica che tenga conto non solo della necessità di una veloce transizione energetica, ma anche dei nostri rapporti con l’ecosistema pianeta. Con scelte fatte secondo etica e non secondo i voleri della finanza, che ha creato una piramide fatta di disuguaglianza e eccessivo sfruttamento, per arricchirne pochissimi e affamarne moltissimi. Contribuendo a creare un’economia distruttiva e di rapina.

Nelle prossime settimane riusciremo a capire la direzione che intenderà prendere questo nuovo ministero sui temi ambientali e dei diritti, degli umani e degli animali. Nel frattempo vi invito a guardare il commiato del ministro Sergio Costa, fatto dalla sua pagina Facebook che per comodità viene inclusa qui. Un modo di salutare che testimonia senso di responsabilità e delle istituzioni. Qualità che servono per servire il paese con dignità e onore. Grazie generale Sergio Costa.

L’orso M57 resta nella gabbia: il tribunale amministrativo di Trento nega la sospensiva richiesta da ENPA e OIPA

orso M57 resta nella gabbia
Foto di repertorio

L’orso M57 resta nella gabbia del centro di Casteller: il tribunale amministrativo di Trento non ha infatti accolto la richiesta di sospensiva dell’ordinanza di cattura. Rinviando la discussone nel merito alla primavera del 2021, quando oramai sarà inutile ogni decisione. I lunghi mesi di detenzione renderanno molto difficile, se non impossibile, il rilascio dell’orso anche in caso di vittoria.

cani falchi tigri e trafficanti

Ricordiamo che M57 si era reso responsabile di un’aggressione a un turista, un carabiniere, perché era stato attirato dai rifiuti nei cassonetti. Mal gestiti dall’amministrazione e causa della maggioranza degli avvicinamenti dei selvatici ai centri abitati. Proprio come mettere un’esca per attirarli, senza curarsi troppo dei danni che possa causare un’azione del genere. Mentre ovunque si posizionano cassonetti anti-orso, per non creare inutili tentazioni, ad Andalo il comune non l’ha ritenuta una priorità. E i risultati non si sono fatti, purtroppo, attendere.

Stimolando l’avvicinamento degli orsi al lago dove le persone passeggiano. Un’imprudenza che si rivelerà fatale per M57, che dopo lo scontro con il carabiniere sarà catturato. E rinchiuso nel centro di Casteller, oramai più famigerato che famoso, che già ospita M49 e un’altra orsa. In condizioni vergognose. Ma non sufficienti per sospendere l’efficacia del provvedimento dell’altrettanto famigerato governatore, Maurizio Fugatti.

L’orso M57 resta nella gabbia, ma questa storia è veramente paradossale nel suo complesso

Sugli orsi pesano conflitti di varia natura, alcuni politici, altri elettorali, altri ancora originati dall’immobilismo. Quest’ultimo viene il dubbio che sia causato dalla carenza di alternative, da una confusione fra norme, piani amministrativi e poteri. Un complesso intrico in cui gli orsi restano avviluppati come nella tela di un ragno, senza riuscire a liberarsi neanche con l’aiuto delle associazioni. Verrebbe da dire che i plantigradi non siano rinchiusi a Casteller, ma siano prigionieri di un limbo proteiforme, che cambia ogni volta forma e contenuto.

Attivisti che fanno lo sciopero della fame per difendere gli orsi, mentre le associazioni sfoderano avvocati e carte bollate che ottengono alterne pronunce. Con un ministro, Sergio Costa, dichiaratamente a favore degli orsi, ma che non riesce ad andare a punto nemmeno inviando i Carabinieri Forestali per un’ispezione. L’intervento della Polizia Giudiziaria dipinge un quadro a tinte fosche della situazione. Così la Procura di Trento apre fascicoli, ma non adotta provvedimenti.

Vista da fuori sembra la commedia delle parti, dove ognuno resta in equilibrio sulla sua casella. Mentre gli orsi restano detenuti senza diritti. Come spesso avviene agli animali, nonostante le norme e le convenzioni. Sulla pagina Facebook del ministro Costa non c’è post in cui qualcuno non gli ricordi, nei commenti, la problematica orsi. Senza essere cancellati, questo è vero, ma anche senza ottenere una risposta. Peraltro il ministero ha sempre detto che la gestione degli orsi è in mano ai trentini, lo dicono le leggi e non è opinabile.

Gli orsi sono una specie particolarmente protetta dalla legge nazionale e applicare la legge 189/2004, che disciplina e sanziona il maltrattamento di animali, non parrebbe limitato da varianti dolomitiche. Certo mandare i Carabinieri è stato un gesto forte, ma poi quella relazione durissima è stata fagocitata dalla burocrazia. Con buona pace delle condizioni di vita degli orsi.

Gli orsi sono imprigionati in condizioni pessime ma la politica non li libera e la giustizia, probabilmente, non sa dove metterli

Qualsiasi pubblico ministero, letta la relazione dei Carabinieri Forestali mandati dal ministero, avrebbe probabilmente sequestrato orsi e struttura. Non per capriccio, ma solo perché diventa un adempimento obbligatorio, pur nei delicati equilibri trentini. Che sono davvero insondabili per i non residenti, che faticano molto a capirli. Equilibri che forse suggeriscono che i Carabinieri siano inviati da fuori zona. Dicono i detrattori della Provincia Autonoma che sia difficile lavorare in contesti piccoli, dove almeno un familiare è un dipendente della PAT. Tanto che nemmeno due parlamentari, paradosso nel paradosso, riescono a entrare a visitare gli orsi detenuti.

Sul futuro destino di questi orsi, che tutti sperano sia qualcosa di diverso da Casteller, spuntano mille alternative. Anche se al primo posto delle richieste c’è quella di rimetterli dove sono stati presi, in natura. Con un radiocollare per monitorare gli spostamenti. C’è chi dice portiamoli in Abruzzo, chi vorrebbe mandarli in Finlandia, chi suggerisce aree recintate di maggiori dimensioni. Ma nulla è così facile come sembra. Dopo che è stata attuata l’idea peggiore del momento: quella di catturarli e metterli a Casteller.

Quando e, soprattutto, come finirà questa storia? Attualmente è impossibile dirlo, ma separando desideri da realtà è lecito poter supporre che non ci sarà un lieto fine e che, anche qualora dovesse accadere, i tempi saranno così lunghi da causare un danno alle psiche di questi plantigradi. Incolpevoli ostaggi di una politica che da una parte ordina cose irragionevoli, dall’altra vuole liberarli ma non trova il modo. E molti vorrebbero avere il mantello magico di Harry Potter, per farli sparire almeno per un po’. Un desiderio che forse sarebbe anche quello dei tre malcapitati orsi: sparire da Casteller e riapparire nei boschi.

Fra azioni e probabili omissioni prosegue il maltrattamento degli orsi in Trentino

maltrattamento degli orsi in Trentino
Foto di archivio

Il maltrattamento degli orsi in Trentino sembra essere stato svelato, da un’informativa dei Carabinieri Forestali mandati dal ministro Sergio Costa. Della quale abbiamo saputo solo grazie alle attività di alcune associazioni e non ancora resa pubblica dal Ministero dell’Ambiente. Ma pubblicata per stralci dal giornale il Dolomiti.

Dunque è gravemente compromesso il benessere, anche quello minimo, che dovrebbe essere garantito agli orsi prigionieri nel centro di Casteller. Che come ho scritto più volte avrebbe meritato un’indagine approfondita da parte della Procura della Repubblica, in quanto il maltrattamento degli orsi era già stato più volte ipotizzato. Indagine che però l’Autorità Giudiziaria, ad oggi, non parrebbe aver ancora attivato.

Nel report, in corrispondenza del 10 settembre, il medico veterinario incaricato segnala inoltre che nell’arco di 48 ore la situazione ha subito un grave peggioramento. Tutti e tre gli orsi versano in una situazione di stress psico-fisico molto severa, dovuta in primis alla forzata e stretta convivenza dei tre esemplari, contrariamente a quanto permette la base etologica di specie, ed alle ridotte dimensioni degli spazi a disposizione. M49 ha smesso di alimentarsi e scarica tutte le sue energie contro la saracinesca della tana. Reagisce in maniera nervosa alla presenza umana.

Tratto integralmente dall’articolo de il Dolomiti del 01/10/2020

Nel frattempo M49 e gli altri due orsi prigionieri nel centro di Casteller, che ricordo è gestito dai cacciatori locali, sono sottoposti a condizioni di detenzione peggiori di quelle di un detenuto al 41bis. In questo momento ben tre orsi verserebbero in condizioni che possono andare dalla detenzione in condizioni incompatibili al maltrattamento di animali. Per aver sottoposto gli orsi M49, M57 e Dj3 a vere e proprie sevizie, somministrandogli per giunta sostanze tranquillanti.

Il maltrattamento degli orsi in Trentino, che risulterebbe dalla relazione dei Carabinieri, sarebbe vergognoso per istituzioni chiamate a far rispettare le leggi

Certo guardando la questione con occhio tecnico tante sono le domande che riguardano le omissioni. E altrettante potrebbero essere le persone che le hanno commesse. La catena dell responsabilità è sicuramente lunga e lascia chi si occupa di questa situazione, guardandola dall’esterno, pieno di perplessità. Considerando i tanti, fra attori e comparse, che ruotano intorno a questa vicenda. A cominciare dal presidente della Provincia Maurizio Fugatti, che resta sempre un amministratore pubblico.

Fra pubblici ufficiali, incaricati di pubblico servizio e esercenti una professione sanitaria, i veterinari, certo non si fa grande fatica a fare delle ipotesi. Che dovrebbero portare a far scaturire indagini e provvedimenti anche di natura giudiziaria. La prima domanda che sorge spontanea è se i Carabinieri Forestali incaricati dal ministro Costa abbiano presentato un’informativa al Procuratore, se non una notizia di reato. E qualche dubbio viene sul punto se le associazioni hanno ottenuto copia degli atti.

Cosa mai avranno fatto i funzionari di ISPRA che hanno fatto l’ispezione, e credo non solo una, prima e dopo la seconda fuga di M49? Me lo chiedo perché ritengo che operando per un ente pubblico rivestano la qualifica di pubblici ufficiali, con il conseguente obbligo di riferire all’Autorità Giudiziaria di ogni reato del quale vengano a conoscenza per ragione del loro ufficio.

Cosa ha fatto il veterinario che segue il centro, che sembrerebbe avere le idee molto chiare sulle condizioni di enorme disagio, se non di reale maltrattamento, degli orsi detenuti a Casteller? Si sarà ricordato che come esercente una professione sanitaria ha l’obbligo del referto? Che gli impone di segnalare senza ritardo all’Autorità Giudiziaria o a un comando di Polizia Giudiziaria qualsiasi ipotesi di reato della quale possa essere venuto a conoscenza, anche per semplice indizio?

Se tre indizi fanno una prova, secondo gli investigatori, tante omissioni, se ci sono state, profumano di connivenza

E poi i gestori di Casteller che gestiscono beni dello Stato, gli orsi, probabilmente in regime di convenzione onerosa, saranno o non saranno almeno incaricati di pubblico servizio? Perché se fosse così avrebbero anche loro dovuto prendere carta e penna e scrivere alla Procura della Repubblica. Non per autodenunciarsi, ma per spiegare che non potevano garantire il benessere minimo degli animali.

Ho volutamente lasciato per ultimo lui, il dominus di tutta questa intricata vicenda. Il principe delle delibere impugnate e sconfessate dai TAR, il signore del Trentino: Maurizio Fugatti. Non è che come amministratore della cosa pubblica, ancorché sia un politico, vada considerato un pubblico ufficiale? Se così fosse certo sarebbe un problema e nemmeno secondario. Considerando peraltro che la fauna è patrimonio dello Stato (non della Provincia) ed è gestita dalle autorità amministrative per delega. Atto che non prevede, comunque sia, un trasferimento di proprietà rispetto a quanto previsto all’articolo 1 dalla legge 157/92.

Ma se già sotto il profilo tecnico giuridico questa vicenda appare davvero mal gestita, sotto il profilo della sofferenza degli animali la questione non è grottesca, ma vergognosa. Nelle premesse contenute nel progetto LIFE e nel sempre invocato PACOBACE era chiaro che sarebbe stato più che possibile dover gestire orsi in cattività. Ma nonostante questo non viene predisposta nemmeno una struttura adeguata. Un classico nelle situazioni che riguardano gli animali.

Non si tratta solo di diritti degli animali, ma anche di doveri di chi amministra la cosa pubblica e di diritti dei cittadini

Questa vicenda mi indigna, per la levità di comportamenti con la quale è stata gestita dall’amministrazione trentina. Per aver deliberatamente voluto ignorare la sofferenza degli animali per ragioni politiche, per cercare di mantenere il consenso elettorale. Tanto da non aver scrupoli nel voler rinchiudere a Casteller anche Jj4, un’orsa che aveva soltanto difeso i suoi cuccioli dopo anni di comportamenti schivi e tranquilli. Ben sapendo le condizioni di detenzione in cui già versavano gli altri orsi, forzati ospiti del centro.

Ora appaiono chiare anche le motivazioni delle reiterate fughe da Casteller di M49/Papillon. Non un genio dell’evasione, ma una vittima della disperazione provocata da condizioni di cattività inaccettabili. Che hanno inciso in modo talmente profondo nel suo essere orso da fargli avere comportamenti che andavano oltre alla normalità. Adesso però, da quel che si legge su il Dolomiti il re è nudo. E qualcosa dovrà pur succedere.

Ministro Costa faccia sapere on urgenza alle tante persone che si sono occupate e preoccupate di questi orsi che cosa intende fare il suo ministero. Non parrebbe più tempo di attendere anche se capisco che la situazione non sia facile. Ma comunque vada non sarà scopando la polvere sotto il tappeto, aspettando che la tempesta cali, che si risolverà il problema dei tre orsi prigionieri. E di tutti gli altri che Maurizio Fugatti sogna di poter rinchiudere.

Il piano contro il bracconaggio stenta a decollare, nonostante gli impegni presi dallo Stato

piano contro il bracconaggio

Il piano contro il bracconaggio, in particolare nei confronti dell’avifauna, è stato approvato dalla conferenza Stato/Regioni tre anni fa. Ma sono insufficienti i progressi raggiunti, calcolando che sono quasi esauriti i tempi preventivati dal Ministero dell’Ambiente presieduto da Sergio Costa. Nonostante questo percorso fosse stato attivato per fermare l’ennesima procedura di infrazione europea in tema di caccia e bracconaggio.

Il 30 marzo del 2017 la conferenza Stato/Regioni aveva approvato l’intero piano predisposto dal Ministero dell’Ambiente con ISPRA. Una road map che doveva portare a una serie di misure a tutela dell’avifauna. Per contrastare un bracconaggio che in Italia rappresenta un fenomeno davvero imperante. Anche a causa dei rischi esigui per i responsabili di azioni di criminali nei confronti del nostro capitale naturale.

Una stortura che l’Unione Europea ci aveva richiesto di correggere quanto prima, per non aprire l’ennesima procedura di infrazione, che ci sarebbe costata milioni di Euro. Il nostro paese, infatti, è una delle culle del bracconaggio, con attività che spaziano dalle catture di uccelli canori per spiedi o gabbie alle vasche illegali per la caccia agli anatidi, specie nel Sud del paese.

Il piano contro il bracconaggio nell’aprile 2020 è ancora pieno di azioni incompiute e di informazioni non pervenute

Leggendo il documento redatto dal ministero, nel quale è obbligato a rendicontare lo stato dell’arte della sua esecuzione, ci sono molte informazioni non pervenute e azioni rimaste incompiute. Come l’effettivo recupero delle Polizie Provinciali che rappresentavano un cardine indispensabile per il contrasto al bracconaggio e non solo. Smantellate quasi ovunque in tutto il paese dopo la “quasi abolizione” delle province, al termine di una delle tante riforme incompiute.

Nonostante la loro dichiarata inutilità le Polizie Provinciali, per diffusione e impegno, spesso erano i veri baluardi della tutela contro il bracconaggio, molto più del trasformato Corpo Forestale dello Stato. Ora inglobato nei Carabinieri, disperso in mille compiti e con un organico ridotto rispetto alle necessità. E quindi in questo delicato settore emerge l’importanza del servizio di vigilanza assicurato dal volontariato. Importante, ma che dovrebbe essere ausiliario rispetto a un controllo esercitato dagli enti pubblici.

Ora siamo molto vicini al rischio di incorrere in una nuova procedura di infrazione, in quanto i tre anni non sono serviti a completare il piano nelle parti forse più importanti. L’incremento dei servizi di vigilanza, l’uniformità della legislazione in materia in sede regionale e l’inasprimento delle sanzioni. Tre fronti su i quali la difesa della fauna selvatica ha raggiunto la sua Caporetto. Per ammissione dello stesso ministero.

Sono a macchia di leopardo anche i controlli messi in atto dai Carabinieri Forestali e un cambio di normativa resta sempre all’orizzonte

Secondo il rapporto che prende in esame il 2019 i controlli sono stati molto diversi in base alle regioni, sia su base popolazione che territorio. Così si possono riscontrare 7.773 controlli in Abruzzo, con l’individuazione di 22 reati, contro un numero esiguo di controlli effettuati in Lombardia, solo 2.563 controlli. Che però hanno portato però all’accertamento di ben 250 reati. Dimostrando un tasso di crimini accertati molto elevato, nonostante i pochi controlli effettuati, spesso in concorso con le guardie volontarie.

Il cambio di normativa invece, anche per la capacità di rallentare l’iter politico da parte delle associazioni venatorie, resta sempre all’orizzonte, in attesa dell’approvazione del collegato ambientale. Che dovrebbe trasformare in delitti molti reati contravvenzionali ora previsti, per chi abbatte animali protetti o mette in atto azioni contro l’avifauna. Ma resta, al momento, sempre un’attesa che in un paese come il nostro, che ha una legge vecchia di trent’anni, rischia di restar tale per molto tempo.

La pandemia ha le sue colpe, da dividere con il nostro parlamento

Sicuramente la pandemia ha fatto ritardare l’approvazione delle normative, ma vero è che nonostante le buona intenzioni del ministro Costa, le pressioni venatorie restano comunque forti. Quel che è certo è che nessuno voleva metterci mano prima delle elezioni regionali e amministrative. La politica è sempre molto prudente quando sfiora certi argomenti e dobbiamo ringraziare le pressioni dell’Europa. Ora speriamo che il provvedimento riesca a trovare l’approvazione definitiva.

Anche se le sanzioni proposte siano spesso sotto i limiti della sospensione condizionale e non prevedano un sequestro per equivalente dei beni, in relazione agli illeciti guadagni. Sanzioni inadeguate per danni irreparabili. Per questo bisognerebbe calcolare il valore per la collettività di ogni animale ucciso, che andrebbe aggiunto alla sanzione penale.

L’orsa Jj4 alleverà i cuccioli: sospesa fino al 22 ottobre l’ordinanza di Maurizio Fugatti

Jj4 alleverà i cuccioli

L’orsa Jj4 alleverà i cuccioli, almeno sino alla fine di ottobre, quando il TAR si pronuncerà definitivamente sull’ordinanza emessa da Maurizio Fugatti. Che aveva disposto l’abbattimento dell’orsa dopo un incontro tumultuoso avvenuto con due escursionisti.

Davvero un brutto periodo per il presidente dell’amministrazione della Provincia di Trento: fermato l’abbattimento di Jj4 e con l’orso M49 di nuovo in fuga. Scappato ancora una volta dal centro di Casteller fra mille polemiche, ma senza ancora alcuna indagine ufficiale della magistratura di Trento. Altrettanto non si può dire, invece, per le associazioni di tutela degli animali che hanno ricorso contro il provvedimento di abbattimento dell’orsa e che, almeno sino a ora, sono risultate vincenti.

Ma se l’orsa Jj4 alleverà i cuccioli resta sempre aperta la questione della gestione trentina degli orsi

Gli orsi del Trentino hanno iniziato a diventare un problema poco dopo la loro reintroduzione dalla Slovenia. Pur voluta dall’amministrazione e dai residenti che pensavano, evidentemente, che la gestione dei plantigradi in un territorio fortemente antropizzato fosse cosa semplice. Scontrandosi con una realtà diversa e con una popolazione non preparata, in quanto non adeguatamente informata.

Ora Jj4 è stata catturata, proprio alcuni giorni fa, e i test genetici hanno dimostrato che fosse proprio lei l’orso entrato nella trappola predisposta per M49. All’orsa è stato messo un radiocollare, come prevede il protocollo, ed è stata immediatamente rilasciata. Se non fosse intervenuta la sentenza del TAR di Trento il suo abbattimento sarebbe diventato molto più facile da eseguire, proprio grazie ai tracciati GPS.

Questa battaglia estenuante dell’amministrazione contro gli orsi non finirà. Sino a quando non ci sarà un’amministrazione in grado di far capire ai trentini, come da tempo è noto alle comunità del Parco d’Abruzzo, che la fauna non è un problema ma una risorsa. Che costa gestire ma che ricompensa i territori con l’afflusso dell’eco turismo.