Rimozione degli orsi problematici in Trentino: non essere d’accordo non significa essere estremisti

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Rimozione degli orsi problematici in Trentino: non essere d’accordo non significa essere estremisti, ma solo fortemente in contrasto con una gestione irresponsabile. Questa riflessione scaturisce dall’infinita polemica che ogni volta identifica i contrari all’abbattimento o alla captivazione come animalisti da salotto. Adducendo come motivazione il fatto che la rimozione di qualche animale contribuirebbe a innalzare il tasso di accettazione della popolazione. Un’idea che potrebbe avere (forse) un fondamento se scaturisse da un progetto gestito in modo inappuntabile sotto ogni profilo, compreso quello dell’identificazione degli animali problematici.

Leggo che per esperti e scienziati il progetto è stato un successo e personalmente credo che lo sia stato solo in parte. Il progetto, infatti, prevedeva che dal ripopolamento in Trentino si potessero ripopolare le Alpi orientali, e questo non è accaduto se non in modo sporadico. Il secondo fallimento è rappresentato proprio dall’ostilità delle amministrazioni che si sono succedute nel tempo, che non hanno mai messo in atto in modo completo e compiuto le azioni necessarie. Queste sono le due certezze al momento. Il parziale successo è rappresentato dalla crescita, non esponenziale come qualcuno vorrebbe far credere, della popolazione ursina.

Quindi successo parziale e intolleranza alle stelle, alimentata dalla politica che la cavalca gioiosamente cercando di trarne vantaggi. Facendo dimenticare che è stata la stessa politica a fallire, non mettendo in atto quello che doveva fare per dare un senso a quel progetto. Ma anche per dare un senso ai soldi investiti dall’Europa che ha finanziato questo LIFE. Qualcuno, nello stato attuale delle cose, può davvero credere che la rimozione di qualche orso potrebbe rasserenare gli animi? Oppure come prevedibile aprirebbe le porte, anzi le spalancarebbe, a un crescendo di richieste di liberare le Alpi da quello che viene, stupidamente, visto come un intruso?

Rimozione degli orsi problematici in Trentino: ma l’orsa Jj4 è davvero un’orsa problematica oppure è solo la seconda vittima?

La tragica morte di Andrea Papi è da attribuire a un orso instabile e caratterialmente pericoloso, oppure a una mancanza di informazione che ha aumentato il rischio? Con la consapevolezza che, per tutti noi, il rischio di morte a seguito di incidente è una spada di Damocle che pende ogni giorno sulle nostre teste. Non serve essere in Trentino, non è necessaria la presenza di un orso a giudicare dal ragguardevole numero di morti fra i ciclisti in un anno. Un numero di morti esponenzialmente più alto, rispetto a quello causato da grandi carnivori in Europa nell’ultimo secolo. Eppure, pur comprendendo il comprensibilissimo risentimento della famiglia, questa orsa è stata individuata come la causa della morte, e non come l’effetto di quanto non fatto. Di una formazione e informazione prevista dal PACOBACE e mai realizzata.

Il famoso o famigerato PACOBACE, il piano di gestione degli orsi, identifica diversi casi di problematicità, che vanno collegati anche alle situazioni. In caso l’orso difenda i suoi cuccioli si concretizza una situazione di alto pericolo, che prevede azioni di dissuasione, rimozione per traslocazione o abbattimento. Sul potenziale pericolo nessuno fa questioni: una madre difende sempre i suoi cuccioli, dalla cornacchia all’orso e questo aumenta progressivamente rispetto alla possibilità offensiva dell’animale. Ma posto che i cuccioli stanno alla base di ogni piano di popolamento possiamo pensare di elinare il potenziale pericolo catturando tutte le orse?

Possiamo criticare il comportamento degli orsi che si avvicinano ai masi dove vengono lasciati rifiuti e alimenti oppure ai luoghi di foraggiamento? E’ giusto lamentarsi se dopo trent’anni ancora mancano i cassonetti per rifiuti a prova d’orso? Possiamo davvero ritenere questi animali colpevoli, assolvendo nel contempo amministratori incapaci di gestire un problema che andava, da tempo, affrontato con buon senso?

Accettare questa politica di rimozione insensata e mal gestita è impossibile per ogni persona di buon senso

Tutti i ragionamenti che partono dicendo che ci sono “troppi” animali rappresentano scorciatoie demagogiche, che prendono a calci nel sedere scienza e scienziati. Se ci sono un certo numero di orsi significa che il territorio mette a loro disposizione le risorse necessarie. Se una parte di queste risorse è data da rifiuti, siti di foraggiamento, bestiame lasciato al pascolo incustodito la responsabilità è umana. Se si vuole sfruttare una tragedia forse evitabile, come la morte di Andrea Papi, per usarla come scusa per giustificare un periodo di abbattimenti questo è scorretto.

Dobbiamo pensare di mettere in campo azioni che stimolino la coesistenza, perché se la serena convivenza può sembrare difficile la coesistenza è una necessità. Per questo è importante richiedere agli amministratori azioni concrete e non promesse, perché se per Coldiretti il problema sono i cinghiali per le persone di buon senso il danno sono le azioni promesse e mai realizzate. Così come la messa in campo di progetti incomprensibili, come un nuovo centro di detenzione per orsi problematici, che diventerebbe per i plantigradi l’equivalente dei canili per i randagi. Un posto dove mettere tutti gli orsi indesiderati, che per l’amministrazione Fugatti sarebbero già lora una cinquantina.

La rimozione di qualche orso non servirebbe a nulla, sino a quando la politica non smetterà di gettare benzina sul fuoco. E gli esperti credo che dovrebbero riflettere prima di sostenere in modo acritico che questo risolverebbe i conflitti. In un paese ideale i conflitti sarebbero gestiti sul nascere, mentre spesso in Italia la gestione è assente, divorata dalla necessità di avere consenso elettorale. Li si annida il pericolo per i cittadini, nelle scelte scellerate giustificate dalla paura, che viene fatta lievitare e alimentata ogni giorno.

Convivere con gli orsi richiede ponti da costruire non gabbie da riempire

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Convivere con gli orsi richiede ponti da costruire non gabbie da riempire, che non servono all’uomo e creano inutili sofferenze. Non si tratta di essere dalla parte degli orsi, ma soltanto dalla parte del buon senso che richiede di trovare la giusta via alla convivenza. Senza pensare che l’uomo abbia più diritti degli altri animali, perpetuando una visione miope che ci ha portati a vivere nell’Antropocene, con pochi vantaggi all’orizzonte. Non si tratta di due tifoserie contrapposte, di fazioni che non potranno mai trovare un punto d’accordo ma di un interesse comune da riconoscere. Non possiamo trattare con gli orsi, dobbiamo imparare a ragionare con gli uomini.

Se la politica usa spesso lo strumento della disinformazione e della paura, specie per coprire inadeguatezze e colpevoli omissioni, la persone devono far sentire la propria voce. Non consentendo che affermazioni prive di senso, come la traslocazione di una settantina di orsi, possano avere credito e cittadinanza. Affermazioni fatte per incompetenza oppure scelte competenti fatte per interesse, per cavalcare la tigre dell’oggi senza sapere come affrontare il futuro di un progetto mal gestito? Dove verrebbero traslocati gli orsi, scelti secondo il criterio scientificamente improponibile del “sono troppi”?

Il progetto Life Ursus è della fine degli anni ’90 del secolo scorso e praticamente la politica ha perso un quarto di secolo, baloccandosi alla ricerca del consenso. Senza occuparsi in modo costruttivo di creare ponti per agevolare la convivenza, facendo crescere una comunità consapevole dell’importanza degli equilibri naturali. Ora che il tempo è passato i nodi vengono piano piano tutti al pettine e li pagano gli orsi ma anche le persone, come il runner Andrea Papi, morto in un incidente probabilmente evitabile. Un prezzo pagato anche da quanti gli hanno voluto bene e non sano darsi pace.

Convivere con gli orsi richiede ponti da costruire nell’interesse della nostra specie

Morte forse evitabile, se ci fosse stata un’informazione chiara, con consigli utili per convivere, invece di anni spesi a cercar di far grigliate con le zampe d’orso per lisciare il pelo ai trentini? Occorre che la politica, che come compito primario dovrebbe avere il bene comune, smetta di indossare i panni di Rambo, calandosi maggiormentei nel ruolo che la Costituzione gli assegna. In un momento dove serve poco affilare le spade, ma dove occorre saper spiegare alle persone quanto la nostra salute sia interconnessa a quella dell’intero pianeta. Promuovendo una visione a tutto tondo della vita sul pianeta.

L’approccio One Health, scientificamente ritenuto l’unico perseguibile, consiste nel considerare importante la salute globale del pianeta al pari di quella dei singoli. Il benessere individuale passa attraverso azioni collettive di convivenza responsabile, che devono essere capaci di creare percorsi virtuosi. In questi percorsi, ineludibili, non possiamo più permetterci di ragionare come fossimo i soli padroni dell’universo, ma come la parte di un tutto molto più grande. Un percorso in cui non c’è spazio per affermazioni in cui si dice che lupi e orsi sono troppi, dimostrando un’ignoranza inescusabile per un amministratore, non di un piccolo condominio ma di uno Stato.

Gli orsi in Trentino sono stati oggetti di una reintroduzione e ora conviene fare proposte ragionevoli per conviverci, anche perché i problemi non derivano dal loro numero. Come raccontano ancora una volta pessimi cantori della paura. Andrea Papi non è morto perché gli orsi sono troppi, anzi quanto accaduto è la dimostrazione opposta di questo concetto. Se non si è informati su come comportarsi frequentando zone in cui vivono anche orsi un solo esemplare è più che sufficiente per creare incontri rischiosi. Proprio come trovarsi in mezzo fra il mirino di un cacciatore e un cinghiale, come purtroppo è spesso accaduto.

La responsabiltà dell’amministrazione trentina è nell’aver promosso lo scontro fra uomini e animali

La natura sarebbe già in se armonica, una macchina perfetta per garantire una coesistenza basata sull’equilibrio che è amministrato secondo le esigenze della vita e non del denaro. L’uomo ha scelto, invece, di mettere al primo posto le questioni economiche e solo al secondo posto l’equilibrio naturale. Opzione che poteva avere un senso sino a quando le conoscenze scientifiche e l’esame delle diverse situazioni non ci avessero restituito esiti impietosi su questo modello di sviluppo. Che non può più permettersi di seguire modelli muscolari né sugli orsi, né su ogni altra questione ambientale.

Probabilmente la verità sta nel fatto che il nostro percorso sulla strada della convivenza è ancora molto impacciato, a causa di cattivi maestri e di una politica senza coraggio. Cercare di contribuire al cambiamento, senza poter fare promesse o proclami, è una via nuova quanto obbligata, che richiederà una mutazione profonda nel DNA dei nostri amministratori. Chiedere sacrifici, presentare la realtà e la complessità di questi momenti non porta subito consenso, anzi fa perdere voti. Questo è il motivo per il quale si fanno promesse roboanti, sapendo di non poterle mantenere, invece che chiudere il libro delle favole e comportarsi secondo realtà.

Il futuro è un’ipotesi, occorre cambiare perché sia veramente una certezza

La convivenza con gli orsi del Trentino è soltanto un piccolo assaggio di una lunga serie di ripensamenti, di correzioni necessarie in quel viaggio che la nostra specie sta compiendo, con alterni successi e non poche sconfitte. Il futuro non potrà essere lasciato in mano a persone come Fugatti, non per colore politico, ma per incompatibilità con la nostra presenza sul pianeta. Per vedere futuro servono statisti, non cacciatori d’orsi che sperano di fare come il pifferaio magico, portandosi dietro elettori che, grazie a una bassa qualità dell’informazione, ancora non si rendono conto dei pericoli. Diffidare da chi suscita paura, identificando sempre altri esseri viventi come responsabili di ogni problema.

Juan Carrito torna a Villalago, percorrendo grandi distanze per ritornare in quella che ritiene casa sua

Juan Carrito torna Villalago

Juan Carrito torna Villalago, il piccolo borgo abruzzese che lo aveva conosciuto cucciolo quando girava con la madre Amarena e i suoi tre fratelli. A nulla è servita la sua traslocazione, da Roccaraso a un luogo impervio lontano dall’abitato. L’ennesima dimostrazione, se fosse stata necessaria, che gli animali non si possono trasferire a nostro piacimento, neppure quando questo avviene nel loro interesse. In soli pochi giorni Juan Carrito ha dimostrato di voler, purtroppo, vivere vicino agli insediamenti umani. Con tutte le possibili complicazioni.

Cani falchi tigri e trafficanti

Qualcuno potrebbe sorridere vedendo un orso, incredibilmente grande per la sua età, giocare con un cane che comunque avrebbe dovuto essere tenuto al guinzaglio. Purtroppo invece questa situazione, paradossale, dimostra quanto l’abituazione all’uomo abbia condizionato il comportamento del giovane plantigrado. Mettendolo in pericolo per la possibilità che a sua volta possa arrecare pericolo alle persone, non per aggressività ma perché comunque si tratta di un orso marsicano

la storia di Juan Carrito dimostra due cose: la prima è che ogni animale, umano o non umano, è un individuo diverso che interpreta le sue esperienze in base al proprio carattere. La seconda lezione ci insegna invece che il comportamento di un animale selvatico non può essere plasmato a nostro piacimento. Proprio come avviene per un cucciolo d’uomo sono le esperienze, la capacità di interpretarle e la personalità a determinare i comportamenti del singolo esemplare. Prova ne è che una cucciolata numerosa e insolita come quella partorita dall’orsa Amarena, ha prodotto tre orsi con comportamenti normali e uno decisamente diverso.

Juan Carrito torna Villalago perché è un orso completamente differente, nei comportamenti, dai suoi fratelli

Se stessimo parlando di un giovane uomo per descriverlo si parlerebbe di intraprendenza, di curiosità e di un’intelligenza fuori dal comune. Per Juan Carrito, essendo un orso, son diversi i termini del confronto con i fratelli e per questo viene definito come un orso problematico, potenzialmente pericoloso. con una difficoltà di gestione. Un comportamento che, se si trattasse di un orso trentino, avrebbe già potuto far decretare il suo abbattimento o la sua captivazione permanente.

Gli abruzzesi hanno sviluppato nel corso del tempo un’eccezionale tolleranza verso tutti gli animali selvatici. Un poco per cultura, un poco per abitudine che li ha sempre visti convivere in modo più meno pacifico. Certo senza le stesse asperità di comportamento dimostrate dai trentini che dapprima vogliono gli orsi per poi accorgersi che possono essere un problema. Questo però non deve far pensare che la situazione per Juan Carrito sia tranquilla e senza pericoli. Come dimostra il silenzio stampa del PNALM, che sta probabilmente valutando con attenzione i successivi comportamenti.

Il direttore del Parco, Luciano Sammarone, non ha mai fatto mistero circa la volontà dell’aerea protetta di fare tutto quanto possibile per evitare azioni drastiche nei confronti dell’orso. Risulta pero altrettanto chiaro che lo spazio di manovra sta diventando sempre più stretto perché quest’orso è davvero molto particolare. Non solo non dimostra alcun timore per gli uomini, ma purtroppo sembra quasi cercare la loro presenza. Per curiosità, per gioco o per essersi troppo abituato agli esseri umani a causa di un’abitudine originata dalle persone, che hanno plasmato il carattere di questo giovane maschio.

Il futuro di Juan Carrito è veramente un grande punto interrogativo

Per mesi è stato scritto e detto che i turisti, ma anche i residenti, devono imparare a tenersi lontani dagli animali selvatici in genere e dagli orsi in particolare. Proprio perché non era difficile prevedere che qualcuno dei figli di un’orsa confidente come Amarena, potesse ripercorrere le orme della madre, imparando a non temere gli uomini. Puntualmente questo timore ha preso sempre più corpo, a cominciare dalle prime incursioni del giovane orso nei pollai della zona.

Resta da vedere quale sarà l’epilogo di questa storia, che potrebbe non avere, purtroppo, un lieto fine. Quello che è appare certo è il bisogno di separare sempre più, anche in territori molto antropizzati la nostra vita da quella degli animali selvatici. Per non essere responsabili dei condizionamenti e delle alterazioni comportamentali degli animali, dalle quali potrebbe dipendere la decisione di catturare un giovane orso maschi, così importante per il futuro di una sottospecie importante come quella marsicana.

Imparando che gli errori fatti con gli animali non sono sempre rimediabili e che le alterazioni comportamentali non sempre possono essere corrette. Una sconfitta per Juan Carrito ma anche una sconfitta per la nostra specie, che ancora non sembra aver compreso quanto la vita in natura sia completamente diversa da quella del metaverso.

Trasferito l’orso Juan Carrito lontano dai centri abitati, per cercare di salvarlo da un futuro incerto

trasferito orso Juan Carrito
Foto F.Lemma / PNALM

Trasferito l’orso Juan Carrito, portato in elicottero lontano dai centri abitati nella speranza di fargli cambiare comportamento e abitudini. Il giovane orso maschio, uno dei quattro figli dell’orsa Amarena, era diventato, negli ultimi tempi, un frequentatore abituale dei paesi della zona di Roccaraso. Una scelta fortunatamente non così comune fra gli orsi marsicani, in parte causato dall’essere figlio dell’orsa Amarena, l’orsa confidente più nota in Italia. Questa mattina presto l’animale è stato catturato, nella zona di Roccaraso ed è stato portato in una zona impervia del Parco.

Il tentativo mira a ottenere un radicale cambiamento delle abitudini del giovane orso. Sperando di risolvere quell’eccesso di confidenza indotto dagli uomini. Juan Carrito in passato è stato al centro di molte operazioni condotte dai Guardia Parco e dai Carabinieri Forestali. Messe in atto con lo scopo di rendere l’orso meno confidente nei confronti dell’uomo, dopo che era stato sorpreso in pollai e centri urbani, attirato dal cibo. Un comportamento in parte dovuto a quello della madre Amarena, in parte causato da curiosi e turisti che hanno braccato l’intera famiglia per un’intera estate, l’anno della sua nascita.

Tutti volevano fare una foto o un video di Amarena e di Juan Carrito con i fratelli, un comportamento irresponsabile che il Parco ha contrastato con ogni mezzo. Senza riuscire a evitare le conseguenze di questa vicinanza, che ha avuto il suo epilogo, prevedibile, nella cattura di questa mattina. Dopo diversi tentativi di dissuasione anche con l’uso di proiettili di gomma per portarlo a evitare i centri abitati. Senza ottenere il risultato auspicato. Fortunatamente gli altri tre figli dell’orsa Amarena non hanno seguito l’esempio del loro fratello, perché ogni orso ha la sua natura, proprio come succede per le persone.

Trasferito l’orso Juan Carrito dai dintorni di Roccaraso a una località impervia, per cercare di tenerlo lontano dai guai

Il cibo e l’assenza di timore per l’uomo sono i due principali fattori che stanno alla base di comportamenti non graditi, messi in atto dai plantigradi. Che anche se attuati in una regione da sempre tollerante nei confronti degli orsi e dei selvatici, rischiavano di creare situazioni di reciproco pericolo. L’ultima scorribanda che ha avuto quest’orso confidente come protagonista è stata, infatti, un’incursione in una pasticceria di Roccaraso. Episodio finito su tutti i social, che purtroppo non ha contribuito, come altri fatti, a educare le persone a un maggior rispetto verso gli orsi. Alla necessità di non invadere il loro territorio.

L’orso è diventato una star e le persone facevano qualsiasi cosa per cercare di poterlo avvicinare. Creando un danno che non si riesce a far comprendere, perché alla fine un orso confidente è destinato a essere spostato, catturato oppure ucciso. Proprio per colpa dei comportamenti umani, messi in atto senza preoccuparsi delle conseguenze. Per evitare il peggio è stato quindi necessario trasferire Juan Carrito in un’area impervia, per impedire che la sua presenza potesse alla fine portare a qualche episodio spiacevole. Mettendo in pericolo le persone e l’orso.

Roccaraso è una rinomata stazione sciistica, che per tutto l’inverno sarà affollata di turisti: una situazione incompatibile con la presenza dell’orso. Bisogna dire che la colpa tuttavia non è solo delle persone, ma anche delle amministrazioni come quella del Comune di Roccaraso, che non ha ancora messo in sicurezza i cassonetti dei rifiuti, creando una grande disponibilità che attira gli orsi nei centri urbani. Una replica davvero indesiderata di quanto da anni avviene in Trentino. Costituendo la causa scatenante che ha portato alla carcerazione permanente di M57, ma anche a quella del famoso orso M49/Papillon, che si era troppo avvicinato alle malghe dove erano stati lasciati rifiuti alimentari.

Stagione e luogo di traslocazione non sono ideali per garantire che Juam Carrito vada in letargo

Nel comunicato stampa è la stessa amministrazione del Parco, a cui bisogna dare atto di essere sempre molto trasparente, a giudicare non ideale la località di trasferimento. Giustificando però la scelta con necessità pratiche, probabilmente legate alla stagione fredda e anche amministrative, che impedivano il rilascio in Comuni esterni all’area protetta. Occorreva infatti sia spostare Juan Carrito rapidamente, che portarlo in una località dove la neve non fosse ancora troppo alta da impedirgli di trovare una tana in cui passare il periodo di letargo. In un territorio che doveva ricadere entro i confini del PNALM.

Il Parco ha affermato che in altre realtà nazionali o internazionali Juan Carrito sarebbe già stato catturato o abbattuto. Un fatto difficilmente contestabile, anche alla luce dei comportamenti trentini. Il PNALM invece ha sempre cercato di fare tutto il possibile per dissuadere l’orso ritenendolo un dovere, nel tentativo di evitare soluzioni estreme. Quello che appare certo è che, ancora una volta, siano i comportamenti errati di persone e amministrazioni a mettere in pericolo la vita degli animali. Per incuria o per un malinteso senso di amore verso gli orsi, per quanto riguarda le disponibilità alimentari, per stupido egoismo quando la motivazione è quella di volere un’immagine dell’orso.

Juan Carrito sarà monitorato nel periodo invernale da parte degli uomini del Parco, che cercheranno di assicurarsi che l’orso sia in buone condizioni. Un aiuto in questo senso verrà dal radiocollare indossato dal plantigrado, che fornirà costanti segnali sulla sua posizione. Nella speranza non solo che possa avere un buon letargo, ma anche che non ritorni rapidamente nella zona di Roccaraso. Bisogna ricordare che in una sola notte un orso è in grado di percorrere decine di chilometri e che gli animali scelgono dove vivere. Inconsapevoli del fatto che in questo caso una scelta sbagliata potrebbe rivelarsi fatale.

Se tenete alla salvezza dei selvatici non dategli da mangiare: il cibo rappresenta sempre una fonte di condizionamento

Lo sanno i cacciatori e ancora meglio i bracconieri, ma è un fatto ben noto anche agli etologi. Le disponibilità alimentari offerte dall’uomo, volontariamente o involontariamente, creano una dipendenza. Fanno abituare gli animali agli odori e alla presenza dell’uomo, diminuendo il naturale senso di timore nei confronti della nostra specie. Dal fornire cibo è nato il rapporto dei nostri antenati con il lupo, e da questo comportamento il cane nel corso di millenni è diventato il migliore amico dell’uomo.

Offrire cibo agli animali, in particolare ai predatori, li mette in pericolo, incrina la loro diffidenza, li avvicina a noi mettendoli in pericolo. Come è successo a Juan Carrito, ma anche come succede ogni giorno con le volpi, che hanno imparato a mendicare cibo dagli automobilisti. E che per questa ragione, per il loro restare in attesa delle macchine, molto spesso vengono investite, specie nelle ore notturne.

Orsi e ricorsi in Trentino per una contesa insensata che la PAT non vuole far cessare

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Orsi e ricorsi in Trentino sono diventati la normalità: la giunta provinciale emette provvedimenti prepotenti e le associazioni fanno ricorso. L’amministrazione quasi sempre perde davanti ai tribunali amministrativi e riceve sonori schiaffoni dalle sentenze del Consiglio di Stato. Ma non molla la presa. Una guerra santa per dimostrare ai trentini chi comanda, per cercare di non perdere consenso in una provincia dove il problema principale non sono gli orsi, ma i pesticidi. Come ogni volta dimostrano le inchieste televisive.

Cani falchi tigri e trafficanti

Questa volta al centro della contesa sono le linee guide sulla gestione degli orsi, che la provincia ha ben pensato di poter stravolgere. Scordando che tecnicamente l’autonomia concessa non può essere intesa come extraterritorialità. Gli orsi, e non solo loro, sono inseriti in un patrimonio faunistico collettivo che appartiene all’intero paese. Per questo regioni e province possono gestirlo, ma rispettando la normativa di riferimento nazionale. Senza possibilità per Fugatti e la giunta di adottare provvedimenti che gli possano consentire di abbattere un orso alla prima occasione.

Quello che sconforta è questo costante scontro fra i poteri dello Stato. Sollecitati dalle associazioni che non possono tollerare i ripetuti abusi, fatti a spese dei cittadini, e in questo caso anche degli orsi. Quando le norme sono chiare, e quelle che regolano la gestione degli orsi anche in Trentino lo sono, non è tollerabile che l’amministrazione provinciale prenda sempre scorciatoie. Anche quando appare da subito palese che i provvedimenti adottati vadano oltre il lecito. Come ritenere che la Provincia di Trento possa emettere senza contraddittorio ordinanze di abbattimento di orsi senza seguire il percorso previsto dai piani di gestione.

Orsi e ricorsi in Trentino: scelte che sembrano costruite a tavolino per mantenere alto il conflitto senza affrontare il problema

Arriva la sconfitta presso il TAR di Trento che annulla la possibilità che sia l’amministrazione trentina, in autonomia, a decidere se abbattere un orso giudicato dalla stessa problematico? Fugatti non demorde, dando mandato all’ufficio legale di ricorrere al Consiglio di Stato contro la sentenza. Con la consapevolezza che in punto diritto la sentenza non potrà essere ribaltata. Questo gesto, l’ennesimo, serve a mostrare i muscoli a favore degli elettori, cercando di minimizzare le sconfitte e di distogliere dagli errori.

Il miglior modo per evitare scontri fra orsi e persone è quello di evitare incontri ravvicinati, come è stato detto più volte. Per ottenere questo risultato occorre un’idea di gestione intelligente e il rispetto di alcune regole. Uno dei problemi tardivamente affrontati e ben lungi dall’essere risolti è la gestione della frazione umida dei rifiuti. Quelli che noi vediamo come scarti alimentari per gli orsi sono invece risorse a basso costo energetico. Quindi se il Trentino non si dota, in tutti i Comuni interessati dalla presenza degli orsi, di contenitori di rifiuti appositamente realizzati sarà impossibile evitare che gli orsi si avvicinino agli insediamenti umani.

Occorre informare i turisti, ma anche i locali, dei corretti comportamenti da tenere e imporre che nelle zone frequentate da orsi, specie in primavera, i cani siano tenuti al guinzaglio. In particolari periodi, come avviene in Abruzzo, potrà essere necessario chiudere dei sentieri per evitare invasioni di campo da parte degli umani. Diffondendo il concetto che il territorio debba essere condiviso rispettando le diverse necessità. Mettendo in campo informazioni, sanzioni e controlli per evitare che i turisti inseguano gli orsi per fare riprese video e selfie per dimostrare il loro coraggio, che più banalmente è semplice stupidità.

I conflitti con gli allevatori vanno limitati grazie a capillari sistemi di dissuasione e protezione

Oltre alla gestione dei rifiuti, che è il principale motivo di avvicinamento dei selvatici ai centri urbani, come avviene per i cinghiali, occorre proteggere e gestire gli animali al pascolo. Se i malgari si sono abituati a essere da decenni senza predatori devono rendersi conto che, per fortuna, molti predatori sono tornati, o perché reimmessi come gli orsi o in quanto arrivati spontaneamente come i lupi. Quindi se non vogliono avere perdite devono comportarsi come i loro bisnonni, che non lasciavano gli animali al pascolo senza sorveglianza.

Allevare animali in natura non può essere fatto da dilettanti drogati dai fondi europei, dati a pioggia anche a chi svolge questa attività come secondo lavoro. Una situazione che non può più essere tollerata. Contro la quale devono battersi anche le amministrazioni, senza essere conniventi con comportamenti spesso ai limiti del lecito. Difendere le comunità locali non può e non deve prescindere dal dovere di far comprendere l’importanza dell’ambiente e del patrimonio faunistico, nell’interesse anche di chi in Trentino ci vive.

Nel frattempo fra orsi e ricorsi non bisogna dimenticarsi dei due orsi che restano prigionieri in condizioni inaccettabili a Casteller. Un fatto su cui in tantissimi si aspettavano un intervento mai arrivato della magistratura.