Nuova possibile pandemia dai suini, allevamenti ancora sotto accusa

Nuova possibile pandemia suina

Allarme per una nuova possibile pandemia dai suini, che potrebbe provenire ancora una volta dalla Cina. L’allarme pare essere molto serio, anche per la concomitanza con quella di Covid19. A lanciare il segnale di allarme sono state le tre maggiori organizzazioni che si occupano di agricoltura e salute: FAO, OIE e WHO. Raccomandando una sorveglianza molto attenta sugli allevamenti di suini e sui contagi che potessero colpire i lavoratori.

L’emergenza riguarda al momento soltanto i suini, essendo stato dimostrato che in alcuni casi il contagio del virus H1N1, già noto ma modificatosi nel tempo, ha colpito il personale negli allevamenti. Che risultano essere stati infettati dal virus potenzialmente pandemico G4 EA H1N1. Il virus ha dimostrato di avere, secondo i ricercatori, un’infettività molto alta quando entra in contatto con gli umani. Agli scienziati ovviamente il compito di studiare e di monitorare, con attenzione massima, l’evoluzione del problema.

Cani, falchi tigri e trafficanti

A noi resta il compito di sottolineare, ancora una volta, come la salute umana si possa difendere solo se viene riconosciuto il concetto di “One Health”. Una sola salute, intesa in senso globale, per uomini e animali, avendo raggiunto la certezza che tutti gli esseri viventi siano interconnessi in un delicato e precario equilibrio. Proprio a causa delle condizioni in cui costringiamo gli animali usati per l’alimentazione a vivere. Senza dimenticare la contiguità di allevamenti e fauna selvatica, con tutte le conseguenze che derivano da questa vicinanza.

La nuova possibile pandemia dai suini dimostra, ancora una volta, lo stretto rapporto fra umani e animali non umani

La riduzione del numero di allevamenti intensivi e degli animali costretti a viverci deve essere una delle priorità da subito. Essendo stato ampiamente dimostrato che il criterio economico che sta alla base delle rese economiche è in netto contrasto con la tutela della salute. Non solo umana. Per questo diventa sempre più urgente ridurre i consumi di carne e di proteine animali.

La necessità di allontanarci sempre più dal consumo di derivati animali non risulta essere ancora percepito, dall’opinione pubblica, come un obbligo che non è più solo morale. Oggi il rischio per l’uomo è concretamente sanitario. Grazie a una deriva sempre peggiore delle condizioni di allevamento degli animali. Con densità inimmaginabili che causano malattie e maltrattamenti, ma che sono permesse dalle normative di settore.

Il vaso di Pandora degli allevamenti intensivi si sta dimostrando molto più pericoloso di quanto si credeva

vaso Pandora allevamenti intensivi

Il vaso di Pandora degli allevamenti intensivi sembra essersi rotto, pronto a liberare tutto il suo potenziale pericoloso per la salute di uomini e animali. Un rischio che è ben presente agli scienziati, ampiamente non considerato dall’economia e quasi sempre ignorato dai consumatori. Circuiti per decenni dalle immagini di maiali sorridenti che campeggiavano sulle pubblicità.

Una nuova e diversa pandemia, non legata al virus che ha causato il Covid19, sembra possa profilarsi all’orizzonte. Un quadro a tinte fosche che sta preoccupando non poco l’Organizzazione Mondiale di Sanità. Questa volta l’allarme viene da una forma virale di influenza che colpisce i suini, che hanno dimostrato la capacità di infettare l’uomo. Quello che si sta studiando è se anche questo nuovo virus possa diffondersi per contagio fra esseri umani.

Se dovessimo usare toni da libro giallo potremmo affermare che “H1N1” è tornato! Il virus che nel 2009 causò l’abbattimento di milioni di maiali in Cina si è nuovamente presentato, infettando maiali e molti operai che lavorano negli allevamenti intensivi. Creando il rischio di avere due ceppi virali diversi, e molto pericolosi, che convivono con tutti i rischi che questo fattore comporta. La nuova variante del virus H1N1 è stata battezzata G4 dagli scienziati.

Il vaso di Pandora degli allevamenti intensivi di animali: una bomba a mano a cui è stata tolta la sicura

I rischi sono chiari a tutti: due pandemie diverse ma contemporanee che dovessero flagellare il mondo, nello stesso periodo, rappresentano un’ipotesi che potrebbe trasformarsi in un’Apocalisse. Ma non sembra che il mondo abbia imparato molto dalla recente emergenza sanitaria legata al Covid19.

In un mix molto noto ai virologi di tutto il mondo, un virus simile a quello dell’influenza H1N1 responsabile della pandemia del 2009 è tornato a utilizzare l’organismo dei maiali per modificarsi, imparando ad aggredire l’uomo. E’ stato scoperto in Cina, nell’ambito di un progetto di sorveglianza avviato da anni per sorprendere sul nascere eventuali virus capaci di provocare pandemie.”

Tratto dall’articolo pubblicato da ANSA il 30/06/2020

La sensazione è che si stiano moltiplicando le operazioni di greenwashing per dare l’impressione di mettere in campo scelte virtuose, piuttosto che compierle veramente. E poche sono le voci che si sono levate contro gli allevamenti intensivi e tutto quanto comportano in termini di problematiche per l’ambiente, la salute e in sofferenza per gli animali.

La prima azione deve essere la chiusura degli allevamenti intensivi

L’industria della carne da decenni lavora per convincere i consumatori dell’indispensabilità dei suoi prodotti. Nonostante la carne si sia dimostrata più ricca di pericoli che di vantaggi per l’uomo e per l’ambiente. Mancano su questo prese di posizione politiche, che dichiarino con forza la non sostenibilità futura degli allevamenti intensivi. E dimostrino la volontà di operare un reale cambio di rotta.

Tempo di cambiare, tempo di capire ma anche di agire. Non si possono più rimandare scelte per rendere sostenibili le nostre attività, non è più tempo di chiudere gli occhi su sofferenza e rischi per la salute. Il governo italiano e la Comunità Europea devono essere parti attive per il cambiamento e i cittadini devono essere un costante sprone in questa direzione.

Il futuro della lotta al randagismo in tempi di pandemia non sarà roseo

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La lotta al randagismo in tempi di pandemia è difficile prevedere che possa dare risultati migliori di quelli di questi anni. Dove la battaglia è stata persa per mancanza di visione e di fondi. Credendo che tutto potesse passare dal meccanismo dei canili, piuttosto che da massicce campagne di sterilizzazione, anche dei cani di proprietà. Se le risorse economiche erano scarse prima, difficile pensare che possano aumentare ora. In un paese che non ha ancora cominciato a “pesare” realmente le macerie del terremoto economico causato dal Covid19.

Il lockdown di primavera potrebbe portare a un baby boom, e non solo per gli umani, ma anche per i randagi. Con le sterilizzazioni dei servizi veterinari pubblici che sono andate avanti a singhiozzo, a buona volontà. Con associazioni e privati che hanno avuto un sacco di limitazioni negli spostamenti e con le oggettive difficoltà delle strutture veterinarie. Senza dimenticare che durante questo periodo certo qualcuno avrà approfittato per scaricare sul territorio qualche cucciolata.

Il futuro del randagismo non sarà roseo perché anche il terzo settore, il volontariato, dovrà fare i conti con una crisi che diminuirà le risorse. Difficile donare in un paese che si trovava in crisi economica già prima della pandemia. E che ora non ha certezza di futuro, stretto fra epidemia e economia fatta a brandelli. Questa situazione, che era stata ampiamente prevista, tanto da richiedere un mai attuato piano di emergenza per contrastare le pandemie, rischia di avere grandi ripercussioni. Non solo sul randagismo ma sulla tutela dell’ambiente.

La lotta al randagismo in tempi di pandemia non sarà facile, ma nemmeno la tutela dell’ambiente

La pubblicità sembra comunicare che sia arrivato il tempo per fare grandi cose, ma poco di concreto si vede all’orizzonte per tutelare l’ambiente. Difficile anche scorgere segni di una maggior consapevolezza da parte dell’opinione pubblica su questi argomenti. Se la valutazione dovesse passare dal senso di responsabilità che fotografano alcune immagini, sullo smaltimento di mascherine e guanti, si potrebbe tranquillamente dire che il futuro sarà plastico. Nel senso di pieno zeppo di altri rifiuti plastici abbandonati in giro.

Il rischio che pandemia e economia diventino le priorità di questo immediato futuro, dove per ottenere una ripartenza tutto potrebbe passare in secondo piano, è più che concreto. Un possibilità che bisogna impedire a ogni costo: fare un salto all’indietro nella tutela di animali e ambente sarebbe un grande problema: non abbiamo più tempo per rimandare scelte e comportamenti virtuosi.

Occorre che l’economia riparta con una direzione ecosostenibile, che vengano messe in cantiere operazioni che vadano in una direzione nuova, virtuosa e sepre più attenta. Devono essere previsti piani di efficientamento energetico, di riduzione drastica delle energie fossili e di incremento di quelle rinnovabili, di tutela ambientale e valorizzazione delle risorse naturali. Di un paese meraviglioso che potrebbe vivere solo delle sue bellezze ambientali e della sua storia.

In questo tempo le risorse economiche vanno misurate e utilizzate con responsabilità, senza concedere nulla al malaffare

Pensando alla lotta al randagismo e ai soldi spesi e in buona parte buttati, dove si potrebbero fare stime per qualche miliardo di euro. Denaro che spesso è andato a ingrassare il malaffare e le mafie, con fiumi di soldi che hanno arricchito molti, senza ottenere un risultato reale per gli animali. In un tempo come questo il primo risparmio dovrebbe essere compiuto grazie a una gestione oculata delle risorse. Per evitare che questa crisi di dimensioni spaventose ci costringa al suolo per sempre, in un paese che ha ancora a terra le macerie di terremoti di decenni.

Per cambiare occorre impegno collettivo, smettere di demandare tutto alla politica, ragionare con il proprio cervello. Cercando di separare la verità dalle mille bugie e falsità, smettendo di trovare scuse per una scarsa propensione a svolgere azioni utili per la comunità nel suo senso più ampio. Questa dovrebbe essere la chiave che apre il lucchetto che da decenni ha chiuso la catena che imbriglia la società italiana. Fatta di pigrizia verso il sociale, disillusione ma anche da molto di più di un solo pizzico di egoismo.

Dobbiamo affrontare pandemia e emergenza ambientale nello stesso tempo

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© WWF : James Morgan

Il tempo delle scelte è finito, è arrivato purtroppo quello delle azioni obbligate: dobbiamo affrontare pandemia e emergenza ambientale in contemporanea, agendo a livello planetario in modo coordinato. Nonostante quanto continuano a affermare i negazionisti il problema climatico e la tutela dell’ambiente rappresentano realtà sulle quali agire ora. La pandemia di Covid19 ha affermato, in tutta la sua tragicità, quanto sia importante per la salute umana quella del pianeta.

Il WWF ha diffuso i dati, invitando anche a sottoscrivere una petizione, relativa a un’inchiesta sul traffico di natura e sulle distruzioni ambientali. Secondo uno studio compiuto dal TRAFFIC unitamente a IUCN nel 2018 c’è stato un significativo incremento nel sequestro di specie protette. Senza considerare traffici e distruzioni compiuti a danno di specie che non risultano tutelate dalla CITES.

Nel solo 2018 sono stati sequestrati ben 7.000 kg di derivati protetti destinati alla medicina orientale e oltre 300.000 parti commerciate illegalmente. La sola richiesta di scaglie di pangolino sta portando tutte le specie di questo animale sull’orlo dell’estinzione. Pur mancando il riscontro sul reale effetto terapeutico trattandosi di placche composte da cheratina, lo stesso materiale che da origine ai capelli e alle unghie.

Dobbiamo affrontare pandemia e emergenza ambientale ora, senza poterci permettere ulteriori ritardi

Non dobbiamo pensare che la priorità unica e assoluta ora sia l’epidemia da Coronavirus. Se ci dimenticassimo tutti gli altri problemi, rimandando le soluzioni a un domani imprecisato, commetteremmo un grande errore. Rischiando di arrivare oltre il tempo rimanente per rimediare, almeno in parte, ai danni che abbiamo creato.

La nostra specie per poter sopravvivere alle catastrofi che ha causato, omettendo il controllo degli equilibri e lasciando che il solo profitto prendesse il sopravvento, senza perdere altro tempo. Gli uomini sono dipendenti, al pari di tutti gli esseri viventi, dalla salute del pianeta, dei suoi abitanti oltreché dalla nostra. Un concetto che la scienza ha oramai imboccato in modo chiaro, definendo la necessità di mantenere questo equilibrio “One Health”. Una sola salute: quella che riguarda l’intero ecosistema terrestre.

Per questo, fra le tante cose, occorre contrastare con ogni mezzo il traffico di animali e vegetali protetti, Per far comprendere quanto questo possa essere rilevante il servizio TRAFFIC ha realizzato un dossier che merita di essere letto. Con grande attenzione, per accorgersi di quanto sia importante agire ora.

L’emergenza ambientale è anche il surriscaldamento del pianeta dovuto ai gas serra

La parte più rilevante di queste emissioni è causata dagli allevamenti intensivi e da tutto l’indotto necessario a sostenerli. Per ricavare proteine animali vengono utilizzate moltissime proteine vegetali che potrebbero essere destinate all’alimentazione umana. Basti pensare che in questo momento nel mondo, anche a causa del Covid19, ci sono 250 milioni di persone che rischiano di morire per fame.

Gli animali degli allevamenti sono tantissimi e producono enormi quantità di metano, uno dei gas considerati più dannosi per l’incremento dell’effetto serra. Senza contare le emissioni di anidride carbonica causate dall’intero ciclo produttivo delle fabbriche della carne.

Queste sono le ragioni che ci portano a dover lavorare simultaneamente su più fronti per affrontare emergenze sanitarie e climatiche che stanno già condizionando in modo molto pesante il nostro presente. Ponendo concrete ipoteche sul futuro.

Una, nessuna, centomila: le troppe ipotesi sul Covid19 allontanano la verità

troppe ipotesi sul Covid19

Troppe ipotesi sul Covid19, sulla sua origine, rischiano di spostare l’attenzione delle persone dall’emergenza ambientale verso ipotesi più o meno fantasiose. Come la possibilità che questo virus sia stato costruito in laboratorio e sia sfuggito dal controllo degli scienziati. Teorie da spy story che possono essere utili a chi non intende agevolare un cambiamento dell’attuale modello economico.

La situazione economica e sanitaria risulta essere davvero molto complessa, generando paure e ansie nei cittadini in tutto il mondo . Che non trovano una classe politica in grado di dare fiducia, nella quale poter riconoscere la capacità e la rassicurante determinazione di saper contrastare la pandemia. La politica ora sembra stia facendo calcoli elettorali più che scelte basate sulla realtà, senza avere il coraggio di indicare con chiarezza un percorso di periodo.

Come esempio succede al presidente Trump, che con le elezioni a novembre, si preoccupa di non indebolire la sua fragile posizione personale, piuttosto che contrastare con forza l’epidemia. Arrivando a minacciare di licenziare il virologo che non condivide i possibili scenari di ripresa delle attività ipotizzati dal presidente americano. Trump per difendere la sua politica economica ha sempre negato cambiamenti climatici, problematiche ambientali, sino a minimizzare anche i pericoli del Covid19.

Troppe ipotesi sul Covid19 disorientano l’opinione pubblica e questo pone un’ipoteca sul post pandemia

Questo momento può rappresentare un’opportunità oppure una catastrofe. Comprendendo che il problema sia stato causato da errati comportamenti umani questo tempo potrà trasformarsi un vantaggio. Se al rallentamento dei contagi la parola d’ordine sarà quella di far ripartire l’economia a tutti i costi questo, invece, potrebbe diventare un doppio flagello. Ignorando il messaggio e continuando nella devastazione ambientale.

Disorientare l’opinione pubblica può rendere un pessimo servizio alla collettività. Che deve premere per far partire una nuova economia di transizione basata su concetti di tutela dell’ambiente e della condivisione delle risorse. Coinvolgendo l’intero pianeta in un processo di cambiamento senza precedenti.

Con la consapevolezza che al di là della provenienza del Coronavirus il problema siamo noi. I nostri stili di vita, i nostri consumi eccessivi, la mancata condivisione delle ricchezze prodotte. Se è vero che il latifondo per allevare bestiame sta distruggendo le foreste è vero anche che, spesso, la devastazione viene prodotta dalla fame. Nei paesi più poveri i contadini danno fuoco alla foresta per ottenere, in modo veloce, la possibilità di coltivare. Per praticare l’agricoltura di sussistenza che serve per sfamare le loro famiglie.

Il problema ambientale deve essere considerato a tutto tondo, per poter essere affrontato in modo efficace

Occorre far ripartire l’economia con il preciso intento di scardinare un sistema che non ha funzionato. Per creare stabilità economica e un benessere diffuso e condiviso, per perseguire interessi comuni. La natura e l’ambiente hanno una capacità molto grande di rigenerazione, ma non devono essere portate oltre il limite. Bisogna ascoltare le richieste che gli ambientalisti di tutto il mondo portano avanti da decenni.

Il tempo per essere rassicurati sul futuro del pianeta non è ancora questo. Ma tutti insieme, se lo volessimo, potremmo realmente cambiare il mondo. Con costanza e determinazione, con impegno e solidarietà. Sarebbe davvero meraviglioso impegnarsi in un progetto che renda il pianeta una casa comune.