Un successo raggiunto oggi grazie alla tenacia e alla costanza del Nucleo di Polizia Giudiziaria della Polizia Stradale di Bergamo, che ha fatto tutto quello che era necessario per arrivare a questi arresti. A cominciare dalle intercettazioni telefoniche alle quali era sottoposta la famiglia del Vigani, che hanno fatto emergere comportamenti molto gravi. Che hanno dimostrato la piena consapevolezza degli indagati nel portare avanti condotte delittuose, con il fine di realizzare illeciti guadagni. Grazie al solito rodato meccanismo di cuccioli importati dall'Est Europa, tolti in giovane età alle madri e importati con documenti contenenti dati alterati. Uno schema operativo visto mille volte, ma complesso da individuare e da riconoscere, specie da un organo di controllo come la Polizia Stradale, che normalmente si occupa di altri tipi di reato.
Invece, con la volontà di conoscere come funzionano i traffici, gli uomini della Stradale hanno fatto come Pollicino, ricostruendo tassello dopo tassello come avveniva il traffico, come individuare i documenti falsi e ipotizzare le violazioni commesse. Potendo così portare al pubblico ministero le prove necessarie per mettere sotto controllo i telefoni, un'attività investigativa indispensabile per acquisire prove non discutibili. Come la frase acquisita agli atti "...il cane deve essere messo in braccio al bambino così si affeziona e lo compra di sicuro". Poco importa se poi i cuccioli muoiano dopo pochi giorni e i bambini si ritrovino assaliti dal dolore . Causato dall'ingordigia di quanti su questi traffici non solo campano ma pure si arricchiscono.
Indagando sulla tratta dei cuccioli la Polizia Stradale ha raccolto sessanta querele da parte degli acquirenti truffati
Conosco bene il fenomeno della tratta dei cuccioli, come saprà chi segue il blog, e ho conosciuto anche Vigani e il Roccolino. Un commerciante capace di fare lo slalom attraverso le maglie della giustizia, passando indenne attraverso sequestri e denunce. Grazie a una giustizia troppo lenta, che molte volte assicura non l'assoluzione ma la certezza della prescrizione, garantendo non solo impunità ma anche i guadagni. Come dimostra il caso dell'indagine finita in prescrizione a Monza, con restituzione dei cani al Vigani. Che alla fine li vendette ai custodi, guadagnando ancora soldi.
In Europa ogni anno il commercio legale e quello illegale movimentano circa 8 milioni di cuccioli. Il traffico illegale di cuccioli importati dai paesi dell'Est con documenti falsi copre più della metà di questo mercato della sofferenza. Vendendo cani pagati intorno ai cento euro, che nel giro di poche migliaia di chilometri moltiplicano il loro valore anche di trenta/quaranta volte. Più redditizio del traffico di droga, ma infinitamente meno rischioso. Un traffico dove la domanda non la creano i tossicodipendenti, ma le persone che comprano cani come fossero un complemento d'arredo.
Ho inseguito questo fenomeno per trent'anni e se agli inizi gli acquirenti erano inconsapevoli oggi non è più così. Le persone sanno o comunque potrebbero sapere con qualche piccola ricerca. Ma sono convinti che sul web si facciano ottimi affari e non si accorgono di essere fiancheggiatori dei criminali, che per giunta li truffano. Vendendo a prezzi da capogiro cani che non sono di razza, ma solo somiglianti: in fondo dei "bastardi" senza colpa ma meno sani dei meticci. Gli incroci fortificano ed è per quello che i meticci sono più sani dei cani della tratta dei cuccioli, incrociati mille volte fra consanguinei. Per questo bastardo è bello, anche se è un termine che oggi è ritenuto politicamente scorretto.
Qualche mese di carcere potrebbe essere un buon viatico per capire, ma chi traffica ha sempre ottimi legali
La parola fine però non la metteranno gli arresti fatti dai poliziotti della Stradale, ma le sentenze e questo è sempre il cuore del problema. Vigani, ancora una volta, l'ennesima, è innocente fino a prova contraria. Sino a quando la Corte di Cassazione non arriverà a rendere definitive le condanne, se ci saranno. Ma i reati contro le persone, contro gli animali e tutti quelli che comportano sofferenza a degli esseri viventi dovrebbero avere una corsia preferenziale. Con l'impossibilità di accedere alla prescrizione, perché questa tipologia di reato è grave, mina la coesistenza e denota l'assenza di empatia e il profilo sociopatico di chi li commette.
Il fallimento della giustizia è quando chi commette questi crimini li può reiterare una, due, tre volte senza mai pagare il prezzo. Dando l'idea alle forze di polizia che il crimine paga, ben più di quanto lo Stato paghi a loro di stipendio. Portandoli a non indagare su questi reati, così poco considerati il più delle volte, ma così gravi a conoscere davvero modus operandi e il danno causato, a cominciare dall'evasione fiscale per finire con i rischi sanitari. Come le nuove forme di cimurro e la rabbia, una zoonosi mortale per l'uomo.
Questo è il tema su cui bisogna lavorare per contrastare i crimini contro gli animali: formare e informare. Grazie alla formazione delle forze di polizia e degli organi di controllo su come contrastare i crimini contro gli animali, fornendo loro utili strumenti di lavoro. Strappando quel velo di pregiudizi che copre e nasconde questi reati, etichettandoli come minori. Occorre poi informare i cittadini dei rischi che corrono, delle sofferenze che causano, della malavita he finanziano. Sono queste le uniche strade per contrastare efficacemente un fenomeno diffuso e radicato come questo.
E' stato sequestrato per maltrattamenti un allevamento di cani a Trecastelli, nelle Marche. Il N.I.P.A.F. dei Carabinieri Forestali di Ancona, ha eseguito un sequestro preventivo disposto d'urgenza dalla Procura del capoluogo marchigiano. Il provvedimento è stato già convalidato dal GIP ed è stato eseguito con l'ausilio delle guardie del WWF locale e di altre associazioni.
I militari che hanno operato il sequestro della struttura e degli animali si sono trovati di fronte una situazione di maltrattamento e di degrado. Nell'allevamento, ben conosciuto nella zona, erano presenti più di 850 cani, fra cuccioli e riproduttori tenuti in condizioni di maltrattamento. I cani erano quasi tutti di piccola e taglia, appartenenti alle razze più richieste dal mercato.
Il numero degli animali sequestrati, a questa puppy mill nostrana, rende molto bene l'idea di quanto valga il il mercato dei cuccioli. Ma anche di quanto ci siano carenze nei controlli periodici che dovrebbero essere assicurati dai servizi veterinari pubblici. Considerando che la struttura era ben nota per precedenti episodi, che avevano portato a una drastica ma non rispettata limitazione del numero di cani. Che avrebbero dovuto essere, secondo notizie di stampa, non più di una sessantina.
Come mai viene sequestrato per maltrattamenti un allevamento di cani solo dopo anni di continue violazioni?
I cani oggetto del provvedimento di sequestro sono risultati, in gran numero positivi alla brucellosi del cane. Una zoonosi che potrebbe essere trasmessa anche all'uomo, fortunatamente in pochi casi e con lievi conseguenze. La patologia era stata già rilevata in precedenza all'interno dell'allevamento e per questo erano state emesse delle ordinanze. Evidentemente non rispettate dai titolari, con conseguente pregiudizio per gli animali ma anche con possibili rischi per la salute umana.
Una situazione nota, che peraltro per il numero di animali presenti non poteva passare inosservata. Resta quindi aperta la solita questione relativa ai controlli. Che non hanno fermato in tempo la crescita esponenziale di una struttura che, probabilmente, avrebbe dovuto essere già chiusa da tempo. Consentendo invece la detenzione in condizioni di maltrattamento e la commercializzazione di cuccioli malati.
All'interno dell'abitazione dei proprietari, all'interno dell'allevamento, sono stati rinvenuti ben 270 cuccioli, molti dei quali tenuti in gabbiette da trasporto. Una situazione inaccettabile che ha portato poi alla denuncia di 5 persone, sia per maltrattamento di animali che per il mancato rispetto delle ordinanze. La speranza ora è che la Procura possa svolgere indagini a tutto tondo, per capire cosa non abbia funzionato anche nel meccanismo dei controlli. Un fatto che sicuramente ha consentito ai commercianti di realizzare ingenti quanto illeciti guadagni.
Quando i profitti degli illeciti sono molto alti e le sanzioni per chi maltratta sono molto contenute delinquere è vantaggioso
Da quello che si può sapere l'ipotesi di reato nei confronti degli allevatori è quella di detenzione in condizioni incompatibili, punita dall'articolo 727 del codice penale. Un reato di natura contravvenzionale, che prevede una sanzione esigua, rispetto ai guadagni, e ha soprattutto un tempo di prescrizione più breve di un delitto. Un condizione che molte volte rende inevitabile che i procedimenti si estinguano per intervenuta prescrizione. In un paese come il nostro dove i tempi della giustizia non sono mai brevi. E un reato prescritto fa cadere ogni possibilità d confisca, perché è come se non fosse mai stato commesso.
Un'ultima annotazione riguarda sempre anche il numero degli animali coinvolti: più questo cresce e più diventa complessa la gestione di un sequestro. Per questo i controlli dovrebbero essere maggiori in tutti i luoghi ove si allevano animali, per impedire che il loro numero diventi uno scudo che protegge i malfattori. Un'attività concretamente realizzabile se venissero garantiti maggiori mezzi e uomini ai Carabinieri Forestali, che sono purtroppo in numero insufficiente rispetto ai loro compiti e alle necessità.
Ben cinquecento bulldog francesi cuccioli spediti dall'Ucraina al Canada, per essere piazzati sul mercato locale. Ma purtroppo la spedizione finisce in tragedia: questa razza di cani ha seri problemi nella respirazione. All'arrivo, fra lo sconcerto dei funzionari dell'aeroporto si scopre che ben 38 animali erano già morti e altri si presentavano in cattive condizioni. Vittime di commercianti senza scrupoli e di una compagnia aerea che mai avrebbe dovuto accettare il carico.
Il volo da KIev a Toronto dura ben dieci ore, alle quali vanno aggiunte quelle necessarie all'imbarco e allo sbarco dei poveri animali. Un tempo di almeno 16/18 ore complessive durante il quale gli animali sono stati lasciati al loro destino. Un fatto inconcepibile specie quando riguarda cuccioli, troppo giovani per affrontare un viaggio così lungo, in stiva, che anche se pressurizzata rappresenta un grave pericolo per queste razze.
La Canadian Food Inspection Agency ha ora aperto un'inchiesta per comprendere come un fatto di questo genere sia potuto succedere. Senza che le autorità sanitarie del paese di destinazione fossero preventivamente avvisate di una spedizione di animali così particolare. Cinquecento cuccioli, spediti tutti in un solo blocco, rappresenterebbero un numero enorme anche per l'Europa.
500 bulldog francesi cuccioli spediti per essere venduti a caro prezzo nei negozi canadesi
Secondo il Washington Post che per primo ha dato la notizia, questi cuccioli in Canada possono raggiungere un valore molto alto, maggiore ancora di quello europeo. Nei negozi un cucciolo di bulldog francese può arrivare a costare fra i 4.500 e gli 8.000 dollari canadesi. Ragione che rende molto vantaggioso questo commercio, anche se dovesse arrivare morta la meta dei cuccioli.
Per le autorità canadesi questa importazione di cuccioli rappresenta anche un rischio sanitario, per la rabbia
I cuccioli, sul cui destino ci saranno notizie nei prossimi giorni, sono potenziali portatori di rabbia, provenendo da un paese, l'Ucraina, che non ha ancora sconfitto la diffusione del virus rabido. Un'ipotesi che in un periodo di pandemia ha messo in grande allerta le autorità sanitarie. Una spedizione comunque eccezionale ma non unica, considerando che da tempo anche il Nord America è diventato terra di conquisti per i trafficanti di cuccioli.
Molti paesi dell'Est, secondo il Washington Post che cita un rapporto di Dogs Trust, si stanno buttando in questo affare: Lituania, Polonia, Ungheria, Slovacchia, Serbia,Romania e Ucraina. Profitti alti, rischi bassi e una rete capillare di piccoli allevatori che riforniscono trafficanti senza scrupoli. Fiancheggiati spesso da veterinari compiacenti e da funzionari pubblici corrotti. L'unico rimedio sarebbe quello di riuscire ad azzerare la domanda, convincendo gli acquirenti che queste scelte non sono meno immorali dei traffici messi in atto.
Il contrasto alla tratta dei cuccioli potrebbe essere potenziato all'interno della Comunità Europea, dopo anni di immobilismo che ha consentito di far arricchire i trafficanti. Dalle stime sembra che ogni anno otto milioni di cuccioli transitino all'interno dell' Unione Europea, per soddisfare la richiesta di un pubblico poco informato. Ma anche poco attento ai diritti degli animali e ai maltrattamenti che questo commercio compie sugli animali.
Il 12 febbraio 2020 il Parlamento Europeo ha adottato una risoluzione sul tema del Commercio illegale di animali da compagnia nell'UE per implementare il contrasto a questo traffico illecito. Un giro d'affari di centinaia di milioni di euro che spesso finiscono in mano a organizzazioni criminali che hanno capito quanto alto sia il profitto. Con un rischio calcolato davvero molto basso per gli organizzatori.
La risoluzione non nasce soltanto per garantire i diritti degli animali ma per tutelare quelli degli acquirenti e per proteggere il mercato legale. Un'azione di contrasto che, comunque, se si tradurrà in atti concreti produrrà un riflesso positivo sul benessere degli animali.
"visto l'articolo 13 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), che prevede che l'Unione e gli Stati membri tengano pienamente conto, nella formulazione e nell'attuazione delle politiche dell'Unione, delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti"
Tratto dal preambolo della Risoluzione del Parlamento Europeo del 12/02/2020
Il contrasto alla tratta dei cuccioli deve essere compiuto con strumenti efficaci
La risoluzione del Parlamento Europeo prende le mosse dalle numerose segnalazioni che arrivano dagli organi di controllo e dalle ONG che su occupano della tutela degli animali. Che in questi anni hanno rilevato come il commercio illegale messo in atto grazie alla falsificazione dei documenti sia in costante aumento.
"considerando che, nella maggior parte dei casi, i trafficanti e i venditori illegali agiscono nella più completa impunità in quanto sono consapevoli del fatto che la maggior parte dei clienti che hanno acquistato un animale da compagnia in cattiva salute non avvierà un'azione legale;
Tratto dal preambolo della Risoluzione del Parlamento Europeo del 12/02/2020
Il Parlamento invita la Commissione Europea a voler prevedere divieti di allevamento degli animali in condizioni di mancato benessere, facendo riferimento alle fabbriche dei cuccioli. Queste misure dovrebbero essere poi recepite, una volta disposte, dai governi nazionali dei singoli stati. In particolare di quelli come Ungheria, Slovacchia. Paesi che rappresentano il maggior distretto in cui vengono allevati e trafficati i cuccioli della tratta.
Campagne informative contro la tratta dei cuccioli
La risoluzione adottata da Parlamento Europeo vincola la Commissione a impegnarsi per l'adozione dei provvedimenti conseguenti, anche se ancora non pienamente definiti. Viene comunque riconosciuta la priorità di fare informazione sulla tratta dei cuccioli, in modo da far crescere la consapevolezza nei potenziali acquirenti.
Troppe volte gli acquirenti ancora non conoscono le implicazioni di questo traffico, i maltrattamenti subiti dagli animali nelle varie fasi del commercio e i rischi anche di natura sanitaria. Senza trascurare il fatto che spesso siano vittime di truffe, mancando la consapevolezza che la maggioranza dei cani venduti sul mercato europeo non siano nemmeno cuccioli di razza.
Occorrerà che in un tempo breve la Commissione Europea attui nuovi strumenti di controllo e diversi metodi per assicurare il rispetto dell'età minima dei cuccioli. Richiesti dal mercato in età sempre più giovane per soddisfare i capricci di chi li acquista. Forse i timori sanitari, legati alla trasmissione di malattie anche agli uomini, potrebbe diventare, in questo periodo, un attivatore importante di nuove misure di controllo.
Stabilendo delle attività di controllo per comprendere anche la fine, spesso misteriosa, degli animali che restano invenduti all'interno del circuito commerciale. Che li tratta sempre come fossero merci inanimate e non esseri senzienti, meritevoli di tutele.
Otto milioni di cuccioli di cane all'anno, sembra un numero esagerato ma questa è soltanto una sottostima di quanti sono richiesti dal mercato europeo. Lo attesta l'organizzazione CAROdog che ha lo scopo di raccogliere, generare e diffondere conoscenze affidabili sui cani in Europa, concentrandosi sulla sovrappopolazione canina.
Dietro questo mercato fiorente si nascondono trafficanti e allevatori senza scrupoli, trasportatori, distributori, veterinari e commercianti che servono per riempire il complesso puzzle del traffico. Senza dimenticare gli otto milioni di acquirenti che troppo spesso non si chiedono da dove vengano questi cuccioli, ma soltanto quanto costano e se sono del "modello" alla moda.
Ogni paese ha le sue preferenze e in Italia, per esempio, sono molto richiesti i carlini, i bulldog francesi e i chihuahua. Le prime due razze sono state così esasperate per venire incontro alle richieste del pubblico che soffrono di enormi disturbi respiratori (leggi qui), ma questo sembra importare poco agli acquirenti. Influenzati dalla moda e dalle scelte fatte da personaggi famosi come Chiara Ferragni o Federica Pellegrini.
I compratori cercano di fare buoni affari ma vengono truffati
Molti acquirenti non si accorgono nemmeno di venire truffati dai trafficanti, che spacciano per cani di razza dei cuccioli senza pedigree che, nel migliore dei casi, sono soltanto somiglianti ai cani di razza, senza esserlo davvero. Il pedigree infatti o viene soltanto promesso e mai consegnato oppure è falso: una regola, purtroppo, quando si acquistano cani della tratta dei cuccioli.
Il prezzo che i compratori rischiano di pagare, il più alto. è quello della sofferenza causata dalla morte del cucciolo appena acquistato, magari direttamente tramite annunci sulla rete. Cuccioli troppo piccoli, strappati alle madri, non vaccinati correttamente, soggetti a incredibili stress e a trasporti in promiscuità. In questo modo le malattie virali si diffondono e può accadere che la gioia per il nuovo ingresso in famiglia, in pochi giorni, si trasformi in disperazione.
Nonostante inchieste, processi e sequestri la tratta dei cuccioli non si arresta e ha contagiato l'intera Europa, anche grazie alla rete che agevola i traffici. Otto milioni di cuccioli di cane sono un numero davvero enorme, sconcertante anche riflettendo su quanti cani siano prigionieri nei rifugi, solo perché non sono più cuccioli, non sono alla moda. E pensare che un cane meticcio adottato in canile costa poco, regala lo stesso affetto e consente di fare un'opera buona.
Pedigree Dream è un documentario che spalancherà le porte sulla tratta dei cuccioli
Pedigree Dream sarà probabilmente il film documentario più completo mai realizzato sul commercio dei cani in Europa . È stato girato in molti paesi europei coinvolti nel fenomeno del traffico dei cuccioli: Romania, Finlandia, Spagna, Germania, Lituania, Polonia, Belgio, Estonia e Repubblica Ceca.
Questo docufilm offrirà al pubblico una visione a 360° sul commercio e sul traffico dei cani, grazie anche a più di 50 interviste fatte in vari paesi. Sono stati ascoltati per realizzare il documentario funzionari di frontiera, membri del Parlamento europeo, politici, rappresentanti delle forze di polizia, allevatori legali e illegali ma anche gli stessi acquirenti dei cani.
Per completare le riprese è stata lanciata una campagna di crowdfunding per raccogliere i fondi necessari a raccogliere ulteriori testimonianze. Questo documentario potrà rappresentare uno strumento educativo, per far capire alle persone quanto sia sbagliato e quanta sofferenza comporti agli animali acquistare un cane della tratta, sostenendo un traffico criminale.
Informare per combattere la tratta dei cuccioli
Più le persone sono informate, più verranno esercitate pressioni mediatiche sulla Commissione Europea per arrivare a una modifica legislativa e maggiori saranno le possibilità di contrastare il traffico. L'Europa da tempo deve darsi una nuova legislazione in materia ma i tempi si stano allungando oltre la decenza. Gli addetti ai lavori sanno che queste nuova legge, se fosse fatta con i criteri corretti, potrebbe essere un valido mezzo di contrasto del traffico.
Ricordando sempre che non esiste offerta se manca la domanda e che la contrazione di questo fenomeno in continua espansione dipende dagli acquirenti. Se non ci fossero infatti 8 milioni di acquirenti non ci sarebbero 8 milioni di cuccioli ogni anno da vendere.
Ma decidere di acquistare un cane non è il risultato di una dipendenza, non dobbiamo contrastare persone tossicodipendenti o ludopatiche, stiamo semplicemente parlando di persone non informate oppure indifferenti, egoiste. Un cambiamento è quindi possibile e passa attraverso informazione e prese di coscienza.
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