Lollobrigida, l’Europa e la carne coltivata: cautela o calcolo elettorale?

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Lollobrigida, l’Europa e la carne coltivata: cautela o calcolo elettorale? Cosa giustifica tanto attivismo e ostilità verso un prodotto ottenuto da replicazione cellulare? Non sarà proprio in prossimità della tornata elettorale di primavera? Per quale motivo si osteggia un prodotto che è stato già autorizzato anche negli Stati Uniti, dove la carne di pollo ha superato i rigidi standard americani sulla sicurezza dei cibi? Domande che solo apparentemente non hanno risposta, ma sufficienti a ottenere due risultati pratici, basati su diffidenza e convenienza.

La diffidenza che in questo momento si cerca di stimolare è quella dei cittadini, che vengono confusi ad arte da un’informazione manipolata e confusa. Grazie alla quale la carne coltivata, ottenuta per replicazione cellulare, viene raccontata, invece, come un alimento sintetico. Che come tale viene identificato come possibile causa di grandi rischi per la salute pubblica. La convenienza invece è quella elettorale, che in questo momento mette a rischio il futuro dell’Europa per come è stata pensata dai costuenti.

In queste elezioni si giocherà infatti il futuro del continente e il suo processo per arrivare a una reale federazione di Stati. Un’idea osteggiata dai partiti sovranisti, che fra i loro sostenitori hanno da sempre una gran parte del mondo agricolo e di quello venatorio, compresa la lobby delle armi. Un cambiamento di fronte che qualora si dovesse realizzare peggiorerebbe la tutela di ambiente e biodiversità, premiando le logiche di breve periodo, senza visione sul futuro.

Lollobrigida sulla carne coltivata vuole l’Europa fuori da un mercato che potrebbe ridurre emissioni e crudeltà

La carne coltivata è un prodotto alimentare ottenuto dalla crescita di cellule animali in un laboratorio anziché in un allevamento. Grazie a una tecnologia emergente, che potrebbe definitivamente rivoluzionare la produzione di proteine. Consentendo un miglior uso di quelle vegetali, che potrebbero essere interamente o quasi destinate all’alimentazione umana. Con la possibilità di poter disporre di proteine animali ottenute senza sofferenza e con ridotte emissioni, migliorando così anche il contrasto ai cambiamenti climatici.

Il 21 giugno 2023, la Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti ha approvato la vendita di carne coltivata di pollo di due aziende: GOOD Meat e UPSIDE Foods. Questa data sarà ricordata in futuro come una delle pietre miliari nella storia della carne coltivata, aprendo le porte di un modo del tutto nuovo di produrre cibo. Risulta evidente che, una volta aperta la strada al pollo coltivato negli USA, presto arriveranno sul mercato anche altre produzioni di derivazione animale.

Il tentativo del ministro dell’agricoltura Lollobrigida è quello di agglutinare intorno al divieto un numero sempre crescente di stati membri, a partire da Francia e Austria. Nazioni molto importanti nell’assetto delle politiche europee, ma anche grandi produttori e consumatori di carne. Un’attività posta in essere invocando un principio di cautela troppo spesso ignorato, invece, per difendere gli interessi agricoli. Come dimostra la recente proroga concessa sull’uso del glifosato in agricoltura, un erbicida non selettivo e potenzialmente pericoloso.

Le emissioni degli allevamenti intensivi e l’uso delle proteine vegetali per produrre carne sono rischi concreti per la salute

Allo stato delle cose sembra che nessuna richiesta di autorizzazione sia ancora arrivata all’ente europeo per la sicurezza alimentare (EFSA). Ragionevolmente è lecito pensare che le eventuali nuove richieste potranno essere valutate solo dopo le elezioni europee. Esattamente come il cambio della legislazione europea per il comparto allevamenti. Ma per qualcuno che continua a sollevare dubbi sulla carne coltivata vi sono certezze relative ai danni ambientali e quindi per la salute, causati dal comparto allevamenti.

Le attività umane hanno un impatto forte sul cambiamento climatico e rappresentano una minaccia seria per il pianeta e i suoi abitanti. L’ allevamento contribuisce per il 14,5% alle emissioni totali di gas serra globali, secondo i dati della FAO. Produrre carne intensivamente libera gas a effetto serra lungo tutta la catena produttiva.

Tratto dal sito di CIWF

La carne sintetica rivoluzionerà il comparto produttivo delle proteine, proprio come le grandi innovazioni che hanno caratterizzato l’avvento dell’industrializzazione. Non si capisce la ragione per la quale alcuni cambiamenti siano ritenuti ineluttabili, come l’avvento dell’intelligenza artificiale, mentre altri vengano presentati come dannosi e evitabili. Su un pianeta dove 8 miliardi di persone, dato in costante crescita, hanno necessità di essere sfamate oggi come nel futuro. Se vogliamo evitare migrazioni catastrofiche e guerre.

Carne coltivata vietata per legge: l’oscurantismo e la difesa delle corporazioni

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Immagine generata tramite AI

Carne coltivata vietata per legge: l’oscurantismo e la difesa delle corporazioni, dopo quella che sembrava essere stata una retromarcia sul divieto. Invece oggi è passato alla Camera, con con 159 sì, 53 no e 34 astenuti il disegno di legge presentato dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. La nuova norma, che dovrà essere assentita dal Quirinale, proibisce la produzione e di immissione sul mercato di alimenti e mangimi costituiti, isolati o prodotti a partire da colture cellulari o da tessuti derivanti da animali vertebrati. Una norma che contrasta con la direzione presa dalla Comunità Europea.

Tratto dalla pagina web del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste

Se è incredibile la scelta del governo, che ha ben presente quanto la strada intrapresa rischi di portare a una bocciatura della legge appena votata, ancor più incredibile è l’astensione del PD. Il partito che dovrebbe essere progressista ha deciso di non scontentare quella parte del mondo agricolo che costituisce il suo sempre più risicato bacino elettorale. Quando sarà promulgata la norma, perché prima o poi anche il Quirinale dovrà costituzionalmente desistere, non si potranno più fare riferimenti alla carne anche per tutti i prodotti che costituiscono le alternative vegetali.

Carne coltivata vietata per legge, una farsa che l’Europa ci renderà davvero indigeribile

La normativa appena votata dai due rami del parlamento prevede il divieto di produzione, importazione e commercializzazione di ogni prodotto realizzato attraverso la coltivazione cellulare. Ufficialmente la norma vorrebbe tutelare consumatori e tradizioni ma, di fatto, sembra essere maggiormente orientata a non tradire gli elettori di Coldiretti. Che oggi hanno manifestato sotto il palazzo della Camera per festeggiare la decisione del governo. Rischiando di creare incidenti con quella parte politica, come +Europa e Movimento 5 Stelle che hanno votato contro questo provvedimento.

Il ministro Lollobrigida dice che conservatore è colui che non rifiuta l’innovazione ma sa agganciarla a dei valori che non cambiano. Evidentemente dimentica o fa finta di dimenticare che i valori non cambiano, quando fa comodo, ma le temperature del pianeta sì e in modo tanto rapido quanto preoccupante. Grazie anche a una fetta importante di emissioni clima alteranti prodotto da quelle fabbriche di carne che chiamiamo allevamenti intensivi.

Dichiarazioni di Claudio Pomo, responsabile sviluppo di Essere Animali

La carne coltivata è il futuro e questa mossa è solo propaganda elettorale, considerando la vicinanza delle elezioni europee

In attesa di vedere quali saranno le decisione del Quirinale, che potrebbe rinviare la legge alle Camere, vedremo quali saranno nei prossimi giorni i commenti della Commissione Europea. Che certo non potrà gradire questa fuga in avanti del nostro governo, in una materia che sarà regolamentata dall’Unione. Insomma un pasticcio nel pasticcio, che rischia di costare caro al nostro paese, che non aiuterà nella inevitabile transizione verso un maggior consumo di proteine vegetali.

Allevatori condannati per aver maltrattato e ucciso dei maiali in un’azienda del gruppo Amadori

Allevatori condannati Amadori

Allevatori condannati per aver maltrattato e causato la morte di alcuni maiali in un’azienda del gruppo Amadori, dopo un’inchiesta di Essere Animali trasmessa su Report RAI nel 2016. L’inchiesta, realizzata da Sabrina Giannini con il team investigativo di Essere Animali aveva portato alla luce condizioni disumane di allevamento.

Poco tempo dopo la messa in onda del video di Essere Animali, ENPA con l’aiuto di Animal Equality aveva presentato una denuncia alla magistratura. Le condizioni di allevamento mostrate nell’inchiesta erano state viste da due milioni e mezzo di persone, dopo essere andate in onda su Report, allora condotto da Milena Gabanelli.

Sulla base di quanto diffuso dalla RAI la Procura di Forlì, a cui si era rivolta ENPA, aveva aperto un fascicolo per maltrattamento di animali. A seguito della denuncia furono disposti accertamenti che portarono alla recente sentenza. Sul banco degli imputati sono finiti l’amministratore delegato e il gestore dell’impianto, ma altri sembrano mancare all’appello. Quanti avevano il compito di controllare e lo hanno svolto male oppure con grande superficialità.

La condanna degli imputati, che hanno scelto di patteggiare, peserà come un macigno su Amadori

Il Giudice per le indagini preliminari di Forlì ha accolto le richieste di patteggiamento presentate dagli imputati. Condannando il rappresentante legale dell’azienda a 3 mesi di reclusione, pena sospesa, e 22.500 Euro di multa. La persona che aveva in custodia gli animali è stata condannata invece a un’ammenda di 1.600 Euro. Pene basse rispetto a quanto succedeva e alle sofferenze patite dagli animali. Ma il massimo possibile considerando lo sconto di pena per il patteggiamento e la normativa attuale.

La condanna ha riguardato un’allevamento intensivo di proprietà del Gruppo Amadori, che non potrà dire di non conoscere le condizioni in cui i maiali venivano tenuti. In gabbie piccolissime, con lesioni, senza arricchimenti ambientali e in condizioni talmente afflittive da causarne in alcuni casi la morte.

ENPA nel 2019 aveva già ottenuto dal Garante per la Concorrenza e il Mercato un provvedimento che obbligava Amadori a modificare la sua comunicazione pubblicitaria, ritenuta non conforme al disciplinare. Questa volta non si trattava di suini ma di polli, pubblicizzati scorrettamente. Il benessere animale negli allevamenti intensivi viene spesso usato per convincere i consumatori dell’attenzione del marchio nella produzione, senza che questo corrisponda realmente al vero.

I consumatori non devono credere che sia vero tutto quello che racconta il marketing

Il consumatore deve stare sempre molto attento a verificare quanto dichiarato dalle aziende, per non cadere in una trappola che garantisce solo maggiori introiti ai produttori.

Quando si parla di benessere animale, peraltro, questo non deve far supporre che gli animali conducano una vita secondo i loro bisogni, ma solo che sono allevati seguendo le normative. Negli allevamenti intensivi il benessere, nel senso completo del termine, non esiste. Nella maggior parte dei casi può esserci soltanto solo una condizione di minor sofferenza.

Per questo è importante avere consumatori attenti e informati, che non si facciano rapire dalle sirene della pubblicità. Racconti spesso ingannevoli, come le espressioni sorridenti dei maiali sui camion di certi salumifici.

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