L’orso M49 è prigioniero nel centro di Casteller dal 2020

L’orso m49 è prigioniero nel centro di Casteller dal 2020

L’orso M49 è definitivamente prigioniero nel centro di Casteller dal 2020. Costretto a vivere in un piccolo spazio di un centro che non è stato pensato per lunghe detenzioni. Un luogo destinato alle cure di animali feriti, non una struttura dove mantenere in permanenza un orso. Ben sapendo che un orso selvatico abbia grandissime difficoltà, ovunque, a accettare la cattività. Chiunque conosca un minimo le esigenze di questi plantigradi sa quanto sia impossibile realizzare situazioni di "benessere minimo" per un orso di cattura costretto a stare recluso.

Purtroppo la storia di M49 ricorda quella di Sacco e Vanzetti: in quel caso servivano due italiani a cui far pagare una colpa non commessa mentre qui è bastato un orso. Al quale sono state addossate tutte le colpe, senza coinvolgere minimamente l'amministrazione trentina per le mille carenze e inadempienze nella gestione del progetto. Così è lievitata a dismisura la convinzione che il problema siano gli orsi, non i comportamenti umani. In fondo M49 si potrebbe definire il primo orso detenuto per ragioni politiche. Serviva un capro espiatorio da agitare agli occhi dei trentini, proprio come la muleta davanti agli occhi del toro. Tracciando una strada che ha originato granitiche convinzioni, che saranno difficili da demolire.

Come spesso succede non è importante chi si trovi dalla parte della ragione e chi del torto, quanto a chi si possano efficacemente addebitare le colpe del mondo. Una volta costruita la narrazione poi tutto vien da sè, serve solo mantenere la via inclinata per far rotolare la valanga a valle. Chi ascolta perde interesse per la verità e si innamora del colpevole: in fondo è una modalità non infrequente anche nelle investigazioni che riguardano gli umani. Una volta aperta la breccia si può far passare di tutto: dalla pericolosità degli orsi al fatto che siano troppi.

L’orso M49 è prigioniero nel centro di Casteller dal 2020, nonostante i rapporti dei Carabinieri Forestali

"Tutti gli animali sono uguali ma alcuni sono più uguali degli altri” narrava George Orwell nel suo "La fattoria degli animali". Un modo semplice e chiaro per dire che tutti si è uguali di fronte alla legge, ma qualcuno supera il primato e si trasforma da uguale in speciale. Questo deve essere successo quando l'autorità giudiziaria di Trento ha preso visione del rapporto dei Carabinieri CITES che erano andati a fare un sopralluogo al Casteller. I militari descrissero nero su bianco i maltrattamenti , ma il procuratore decise che così non fosse e che, nonostante il parere della polizia giudiziaria e dei suoi consulenti, la situazione di M49 non meritasse un'indagine.

Il governo era quello Conte e il ministro della giustizia era Alfonso Bonafede, anch'egli pentastellato. Che nonostante la situazione apparisse molto grave, anche sotto il profilo della decenza istituzionale, ben si guardò dal chiedere un'ispezione presso la procura trentina. Un atto dovuto per comprendere come mai un atto della polizia giudiziaria, in cui si documentavano situazioni costituenti reato, restasse lettera morta. Certamente l'Italia si trovava in piena pandemia, ma questo non poteva giustificare un comportamento pilatesco.

Da allora M49 è rimasto un sepolto vivo, un orso non ucciso fisicamente ma spiritualmente. Un animale sedato, costretto a vivere sofferenze psicologiche indicibili, tenuto vivo non per umana pietà ma perché potesse essere una bandiera, da parte di chi lo vedeva solo come il primo dei tanti orsi da rimuovere e di quanti erano certo di potergli far riconquistare la libertà. Come è finita lo sappiamo tutti, così come è certo che l'unico a pagare un prezzo enorme sia stato l'orso M49, detto Papillon per essere riuscito a evadere dal penitenziario di Casteller.

L'orso M49 è ancora un prigioniero politico che ha vissuto più di un migliaio di albe e tramonti sempre tutti uguali

Per cercare di risolvere la questione di M49 si mosse anche l'allora ministro dell'ambiente Sergio Costa, anch'egli pentastellato, senza però cavare un ragno dal buco con l'amministrazione dell'irremovibile Fugatti. Fu proprio Costa a battezzare l'orso con il nome di Papillon dopo la sua seconda evasione dal Casteller, proprio come il personaggio del libro autobiografico di Henri Charrière. Ma, come sappiamo, questo soprannome non bastò a ridargli la libertà. Come era prevedibile: un orso tenuto per mesi o anni in gabbia, da prigioniero e non da soggetto da riabilitare, non potrà mai più tornare libero. Una certezza questa che dovrebbe accomunare entrambi gli schieramenti.

Ora, dopo tutte le questioni orsi che si sono succedute in questi quattro anni, dall'incarcerazione definitiva di M49, dopo ben due evasiuoni, qualcuno ancora si ricorda di lui. Della sua sofferenza, dell'essere vivente recluso a Casteller in condizioni ben lontane dal poter essere in grado di soddisfare le sue necessità etologiche. Se ne è ricordata la senatrice Elena Sironi, un destino vuole che sia sempre appartenente al Movimento 5 Stelle, che è andata a fargli visita, trovando un animale piegato e sedato. Una visita svoltasi con protocolli di sicurezza tali da impedire, assurdo ma vero, che potesse essere accompagnata da un tecnico, da un osservatore. Ancora una volta gli animali sono tutti uguali, ma solo un senatore riesce a far visita all'orso detenuto.

La noia del vivere è l'amaro calice che bevono gli animali prigionieri

Così, chiuso l'ultimo cancello, di M49 sapremo in futuro poco o nulla. Se non il fatto che l'orso risulta essere sedato, come i matti nei manicomi prima dell'avvento della legge Basaglia. Personalmente provo pena per questo simulacro d'orso, per questo individuo costretto a subire l'arroganza umana, senza poter nemmeno scegliere di voler morire. Costretto al susseguirsi di albe e tramonti, immerso in una noia mortale, ostaggio della pessima politica ma (forse) anche dei buoni sentimenti.

Protagonista di una situazione vergognosa e paradossale dove forse anche i buoni qualche responsabilità ce l'hanno, per averlo voluto e per volerlo, ancora, tenere in vita a ogni costo. Ma albe e tramonti che si susseguono uno dopo l'altro, senza un tempo che si possa definire davvero vita, si sono trasformati in una probabile dannazione per M49!

L’orso M49 e Vasco Rossi: scoppiano le polemiche per il concerto di Trento che si terrà a poca distanza da Casteller

orso M49 Vasco Rossi

L'orso M49 e Vasco Rossi: una situazione che pare incompatibile a molti trentini, preoccupati per il frastuono causato dall'evento. Che avverrà a pochi passi da dove l'orso è recluso. Se per Maurizio Fugatti l'iniziativa di ospitare il concerto del Blasco nazionale, in un'arena costata 2,5 milioni di euro, sembra fantastica dello stesso parere non sono gli ambientalisti. Preoccupati che i rumori prodotti dal concerto possano terrorizzare l'ultimo orso ancora recluso nella prigione di Casteller. Una preoccupazione che pare legittima.

Un concerto significa emissioni acustiche molto forti, con suoni improvvisi per una durata di alcuni giorni, per poter dar corso alle prove. Sicuramente incompatibili con la vicinanza di un animale selvatico, ristretto in spazi che non consentono una vita degna, nemmeno senza l'aggravante concerto. Lucia Coppola, consigliere di Europa Verde, chiede all'amministrazione rassicurazioni sul fatto che M49 sarà monitorato da veterinari. Provvedendo se necessario a tenerlo tranquillo con dei sedativi, secondo quanto riporta il quotidiano Il Dolomiti.

Se non fosse per il concerto di un artista molto amato dal pubblico, che sembra essere molto seccato dalle polemiche, in molti si sarebbero dimenticati dell'orso Papillon. Dopo essere stato per mesi sotto i riflettori, grazie alle molte proteste delle associazioni e a infinite battaglie legali, sulla sorte di M49 era quasi sceso l'oblio. Un fenomeno comune a molte situazioni drammatiche, considerando quello che sta succedendo anche con la guerra in Ucraina. Il livello di attenzione piano piano scende, creando un'abituazione anche di fronte alle più grandi tragedie.

L'orso M49 e Vasco Rossi: due mondi che non dovrebbero mai potersi incontrare a distanza così ravvicinata

Animali selvatici e persone dovrebbero poter stare a debita distanza, essendo mondi che devono convivere ma che non dovrebbero avere interazioni strette. In particolare quando, come in questo caso, all'orso viene negata ogni possibilità di fuga, di potersi liberamente sottrarre a situazioni che generano stress. La storia di M49 rappresenta il triste epilogo di una convivenza che sarebbe stato meglio, alla luce dei fatti, non far neanche iniziare. Bisogna prendere atto che in Trentino non ci sarà, probabilmente mai, una convivenza serena con gli animali selvatici, in particolare con orsi e lupi. Almeno fino a che ci sarà questo stato di cose.

Ma se i lupi sono arrivati nel corso di una riconquista naturale del territorio lo stesso non si può dire per quanto riguarda gli orsi. Anni di proteste e di proposte, di scontri legali non hanno portato a nulla. Tutti gli orsi catturati sono rimasti in cattività e per gli orsi abbattuti c'è stata una giustizia solo parziale. Inutile illudersi che qualcosa possa cambiare a breve: i cambiamenti avvengono quando l'atteggiamento delle persone cambia, quando si fa strada l'idea che non ci possa essere un dominio assoluto dell'uomo sull'ambiente.

Se indigna il frastuono di un concerto messo in scena a poca distanza dalla gabbia dell'orso M49 bisogna anche chiedersi come lavorare per ottenere un cambiamento. Talvolta l'impressione è che vengano spese molte energie nelle proteste, ma non altrettanto nelle proposte, nella parte di azioni utili a generare una crescita culturale. Inutile cercare di gestire la coda velenosa e avvelenata del problema, se prima non si lavora per modificare le condizioni che generano il conflitto.

Orsi e lupi non diventano confidenti o problematici per una caratteristica comportamentale, ma solo per deviazioni indotte dall'uomo

Dopo anni di conflitti fra uomini e predatori, dopo aver fatto approfondite analisi sulle motivazioni che generano lo scontro sarebbe tempo di abbandonare le semplificazioni. La convivenza fra uomini e predatori è non solo possibile ma utile e necessaria, a patto che vengano rispettate le regole che potrebbero garantirla. Continuare a pensare che la soluzione per ridurre i conflitti possa passare dagli abbattimenti è una dimostrazione di miopia, come il solo protestare per gli atteggiamenti ostili. Occorre lavorare in via preventiva per cambiare le cose.

Pessima gestione dei rifiuti, invasioni di campo eccessive, gestione degli animali d'allevamento lasciati al pascolo, educazione dei residenti e dei turisti sono gli aspetti più importanti da affrontare. Su questo residenti e associazioni devono fare la loro parte con azioni di cittadinanza attiva e di confronto stringente con le amministrazioni. La strategia deve essere quella di non lasciare più alibi alla politica, che troppo spesso liquida le azioni di chi vorrebbe una diversa convivenza come atti emotivi o peggio irrazionali.

Per mettere la cattiva politica, quella che guarda solo ai risultati delle urne, all'angolo bisogna costringerla a doversi confrontare. Sulle proposte, sulle carenze dell'azione amministrativa e sulle inadempienze che poi generano incidenti con i selvatici. Un percorso certamente non breve, ma probabilmente anche l'unica direzione su cui lavorare, per garantirsi dei successi. Per non dover vedere più orsi rinchiusi in spazi angusti, destinati a impazzire in una gabbia.

Il Consiglio di Stato manda orsa Jj4 in letargo, smontando a pezzettini l’ordinanza di Fugatti

Consiglio di Stato manda orsa Jj4
Foto di repertorio

Il Consiglio di Stato manda l'orsa Jj4 e i suoi cuccioli probabilmente in letargo, grazie all'ordinanza che ha ribaltato la sentenza del tribunale amministrativo del Trentino. Che solo pochi giorni fa aveva a sua volta annullato la sospensiva dell'ordine di cattura, disposta in via cautelare dallo stesso Tribunale. Un giro di ordinanze, sentenze e ricorsi che rimarcano la costanza delle associazioni (ENPA e OIPA) e l'assenza di buon senso delle istituzioni locali.

cai falchi tigri e trafficanti

Il presidente della Provincia di Trento, Maurizio Fugatti, ha attuato una crociata contro gli orsi. Ordinando la cattura di M49, evaso per ben due volte dal centro dove è rinchiuso. Disponendo prima l'abbattimento e poi la sola cattura per l'orsa Jj4. Che ricordiamo vive da anni in Trentino senza aver mai creato problemi, sino all'estate scorsa. Quando per difendere i suoi cuccioli è rimasta coinvolta in una scaramuccia con due residenti. Un attacco difensivo che aveva il solo scopo di spaventare gli intrusi e che sarebbe stato possibile evitare con comportamenti più accorti dei due uomini.

Così questo periodo è stato tutto un susseguirsi di ordinanze, prima di abbattimento, poi di cattura e captivazione permanente nel centro di Casteller. Una struttura oggetto di infinite polemiche per le condizioni in cui detiene M49, l'orso più famoso dell'arco alpino, e altri due plantigradi catturati e rinchiusi nel centro. Tenuti secondo molti in condizioni di maltrattamento, un reato perseguibile d'ufficio che ha portato la Procura di Trento a aprire diversi filoni di indagine.

Ma se il Consiglio di Stato manda l'orsa Jj4 e i suoi cuccioli in letargo, il loro destino non è ancora certo

Il decreto emesso dal presidente della Terza Sezione del Consiglio di Stato, Franco Frattini, ripercorre l'intera vicenda dell'orsa. Partendo dai due distinti episodi in cui l'animale avrebbe avuto comportamenti aggressivi nei confronti di due escursionisti, prima, e di due operai forestali poi. Evidenziando come quanto accaduto si sarebbero potuto evitare se i responsabili avessero seguito le direttive fornite della stessa amministrazione. Fatto particolarmente grave quando i comportamenti, che hanno causato uno dei due episodi, risultano essere stati messi in atto da dipendenti provinciali.

(...) la seconda relazione, questa volta effettuata allorché l’ordine di abbattimento era stato sostituito a quello di captivazione, desume la pericolosità tale da imporre la captivazione definitiva da azioni descritte dai due dipendenti forestali nel riferire sul “falso attacco”, che indicano negli stessi operatori, e per loro stessa dichiarazione, il compimento di azioni che rappresentano l’opposto di ciò che le stesse istruzioni della Provincia di Trento raccomandano alla generalità dei cittadini (e ovviamente anzitutto agli operatori forestali) e cioè: atti di disturbo (suono del clacson ) in particolare quando gli orsi si nutrono nel periodo anteriore al letargo; avvicinarsi nel bosco fitto a un’orsa con cuccioli (come detto, per verificare “cosa stesse mangiando”) mentre gli stessi mangiano; non correre o fuggire in presenza dell’orso, restare fermi o allontanarsi lentamente – come raccomandato in tutta la cartellonistica provinciale disseminata nella stessa Provincia delle aree frequentate da orsi.

Tratto dal Decreto del Consiglio di Stato del 12 ottobre 2020

L'ordinanza di Fugatti viene smontata pezzo dopo pezzo, evidenziando incongruenze e abusi

Il decreto del Consiglio di Stato stabilisce che la sentenza definitiva sarà emessa nell'udienza collegiale del 19 novembre. Quando con molta probabilità l'orsa Jj4 e i suoi cuccioli saranno già andati in letargo. Quale che sia, quindi, la decisione del Consiglio di Stato per un'eventuale cattura se ne dovrà riparlare a primavera. Ma leggendo il dispositivo emergono molte contraddizioni, erronee valutazioni e omissioni. Grazie a una disamina più che attenta fatta dal presidente Frattini sui documenti prodotti dalla Provincia.

Peraltro se Jj4 fosse stata catturata dai Forestali non avrebbe potuto essere rinchiusa a Casteller, considerando le precarie condizioni di detenzione dei tre plantigradi già presenti nel centro. Un'ulteriore dimostrazione di decisioni prese in modo frettoloso e approssimativo. Nulla a che vedere con una corretta gestione della popolazione di orsi, ma bensì con posizioni dettate esclusivamente da scelte politiche.

Adesso è necessario che l'amministrazione si occupi di garantire il benessere degli orsi che ha già catturato, secondo molti senza una reale motivazione. Da tempo il ministro Sergio Costa chiede che siano rimessi in libertà, ma sembra giunto il momento per rivedere anche l'intero progetto, valutando le ragioni per le quali sia diventato solo una ragione di conflitto. Mentre avrebbe potuto essere anche un motivo di sviluppo legato all'ecoturismo, sempre più compromesso dall'immagine che il Trentino da al mondo di se.

L'orso Papillon/M49 è diventato una star internazionale, mentre sono sempre più le azioni di boicottaggio del Trentino

Il paragone fra Trentino e Abruzzo risulta inevitabile, anche si tratta di realtà diverse, per un territorio caratterizzato da ambienti meno antropizzati. Gli orsi marsicani, a differenza di quelli reimmessi in Trentino, convivono da sempre con gli abruzzesi, che li considerano non come presenze ostili ma quasi come componenti di una famiglia allargata. Che si divide gli spazi con attenzione e rispetto grazie a una popolazione consapevole dei benefici, anche economici, garantiti dalla presenza degli orsi.

In Abruzzo ogni orso ha un nome, mentre in Trentino sono riconosciuti solo tramite le sigle alfanumeriche del progetto di reintroduzione. Potrebbe sembrare un particolare insignificante, ma non è così: a un nome viene sempre abbinato un individuo, che diversamente resta spersonalizzato, come una cosa. E l'orsa più famosa del parco d'Abruzzo ora è Amarena, con i suoi quattro cuccioli, che tutti si augurano possano andare presto in letargo. Interrompendo le incursioni dell'ingombrante famigliola nei centri abitati, fatto che non ha mai impensierito troppo i residenti.

A onore del vero non tutti i trentini manifestano ostilità contro gli orsi, anzi molti residenti sono contenti della loro presenza. Che non potrà aumentare a dismisura, ma seguirà le dinamiche di una popolazione con scarse possibilità di espansione. A causa dell'assenza dei corridoi faunistici necessari per consentire la loro disseminazione in altre zone dell'arco alpino.

Per una convivenza intelligente sarà però necessario chiudere questo periodo di ostilità, del tutto improduttivo di risultati. Cercando di capire gli errori commessi nell'attuazione del progetto, come la scarsa informazione alla popolazione e la cattiva gestione dei rifiuti, che porta gli orsi ad avvicinarsi troppo ai centri abitati, come accaduto recentemente a Andalo.

Fra azioni e probabili omissioni prosegue il maltrattamento degli orsi in Trentino

maltrattamento degli orsi in Trentino
Foto di archivio

Il maltrattamento degli orsi in Trentino sembra essere stato svelato, da un'informativa dei Carabinieri Forestali mandati dal ministro Sergio Costa. Della quale abbiamo saputo solo grazie alle attività di alcune associazioni e non ancora resa pubblica dal Ministero dell'Ambiente. Ma pubblicata per stralci dal giornale il Dolomiti.

Dunque è gravemente compromesso il benessere, anche quello minimo, che dovrebbe essere garantito agli orsi prigionieri nel centro di Casteller. Che come ho scritto più volte avrebbe meritato un'indagine approfondita da parte della Procura della Repubblica, in quanto il maltrattamento degli orsi era già stato più volte ipotizzato. Indagine che però l'Autorità Giudiziaria, ad oggi, non parrebbe aver ancora attivato.

''Nel report, in corrispondenza del 10 settembre, il medico veterinario incaricato segnala inoltre che nell’arco di 48 ore la situazione ha subito un grave peggioramento. Tutti e tre gli orsi versano in una situazione di stress psico-fisico molto severa, dovuta in primis alla forzata e stretta convivenza dei tre esemplari, contrariamente a quanto permette la base etologica di specie, ed alle ridotte dimensioni degli spazi a disposizione. M49 ha smesso di alimentarsi e scarica tutte le sue energie contro la saracinesca della tana. Reagisce in maniera nervosa alla presenza umana."

Tratto integralmente dall'articolo de il Dolomiti del 01/10/2020

Nel frattempo M49 e gli altri due orsi prigionieri nel centro di Casteller, che ricordo è gestito dai cacciatori locali, sono sottoposti a condizioni di detenzione peggiori di quelle di un detenuto al 41bis. In questo momento ben tre orsi verserebbero in condizioni che possono andare dalla detenzione in condizioni incompatibili al maltrattamento di animali. Per aver sottoposto gli orsi M49, M57 e Dj3 a vere e proprie sevizie, somministrandogli per giunta sostanze tranquillanti.

Il maltrattamento degli orsi in Trentino, che risulterebbe dalla relazione dei Carabinieri, sarebbe vergognoso per istituzioni chiamate a far rispettare le leggi

Certo guardando la questione con occhio tecnico tante sono le domande che riguardano le omissioni. E altrettante potrebbero essere le persone che le hanno commesse. La catena dell responsabilità è sicuramente lunga e lascia chi si occupa di questa situazione, guardandola dall'esterno, pieno di perplessità. Considerando i tanti, fra attori e comparse, che ruotano intorno a questa vicenda. A cominciare dal presidente della Provincia Maurizio Fugatti, che resta sempre un amministratore pubblico.

Fra pubblici ufficiali, incaricati di pubblico servizio e esercenti una professione sanitaria, i veterinari, certo non si fa grande fatica a fare delle ipotesi. Che dovrebbero portare a far scaturire indagini e provvedimenti anche di natura giudiziaria. La prima domanda che sorge spontanea è se i Carabinieri Forestali incaricati dal ministro Costa abbiano presentato un'informativa al Procuratore, se non una notizia di reato. E qualche dubbio viene sul punto se le associazioni hanno ottenuto copia degli atti.

Cosa mai avranno fatto i funzionari di ISPRA che hanno fatto l'ispezione, e credo non solo una, prima e dopo la seconda fuga di M49? Me lo chiedo perché ritengo che operando per un ente pubblico rivestano la qualifica di pubblici ufficiali, con il conseguente obbligo di riferire all'Autorità Giudiziaria di ogni reato del quale vengano a conoscenza per ragione del loro ufficio.

Cosa ha fatto il veterinario che segue il centro, che sembrerebbe avere le idee molto chiare sulle condizioni di enorme disagio, se non di reale maltrattamento, degli orsi detenuti a Casteller? Si sarà ricordato che come esercente una professione sanitaria ha l'obbligo del referto? Che gli impone di segnalare senza ritardo all'Autorità Giudiziaria o a un comando di Polizia Giudiziaria qualsiasi ipotesi di reato della quale possa essere venuto a conoscenza, anche per semplice indizio?

Se tre indizi fanno una prova, secondo gli investigatori, tante omissioni, se ci sono state, profumano di connivenza

E poi i gestori di Casteller che gestiscono beni dello Stato, gli orsi, probabilmente in regime di convenzione onerosa, saranno o non saranno almeno incaricati di pubblico servizio? Perché se fosse così avrebbero anche loro dovuto prendere carta e penna e scrivere alla Procura della Repubblica. Non per autodenunciarsi, ma per spiegare che non potevano garantire il benessere minimo degli animali.

Ho volutamente lasciato per ultimo lui, il dominus di tutta questa intricata vicenda. Il principe delle delibere impugnate e sconfessate dai TAR, il signore del Trentino: Maurizio Fugatti. Non è che come amministratore della cosa pubblica, ancorché sia un politico, vada considerato un pubblico ufficiale? Se così fosse certo sarebbe un problema e nemmeno secondario. Considerando peraltro che la fauna è patrimonio dello Stato (non della Provincia) ed è gestita dalle autorità amministrative per delega. Atto che non prevede, comunque sia, un trasferimento di proprietà rispetto a quanto previsto all'articolo 1 dalla legge 157/92.

Ma se già sotto il profilo tecnico giuridico questa vicenda appare davvero mal gestita, sotto il profilo della sofferenza degli animali la questione non è grottesca, ma vergognosa. Nelle premesse contenute nel progetto LIFE e nel sempre invocato PACOBACE era chiaro che sarebbe stato più che possibile dover gestire orsi in cattività. Ma nonostante questo non viene predisposta nemmeno una struttura adeguata. Un classico nelle situazioni che riguardano gli animali.

Non si tratta solo di diritti degli animali, ma anche di doveri di chi amministra la cosa pubblica e di diritti dei cittadini

Questa vicenda mi indigna, per la levità di comportamenti con la quale è stata gestita dall'amministrazione trentina. Per aver deliberatamente voluto ignorare la sofferenza degli animali per ragioni politiche, per cercare di mantenere il consenso elettorale. Tanto da non aver scrupoli nel voler rinchiudere a Casteller anche Jj4, un'orsa che aveva soltanto difeso i suoi cuccioli dopo anni di comportamenti schivi e tranquilli. Ben sapendo le condizioni di detenzione in cui già versavano gli altri orsi, forzati ospiti del centro.

Ora appaiono chiare anche le motivazioni delle reiterate fughe da Casteller di M49/Papillon. Non un genio dell'evasione, ma una vittima della disperazione provocata da condizioni di cattività inaccettabili. Che hanno inciso in modo talmente profondo nel suo essere orso da fargli avere comportamenti che andavano oltre alla normalità. Adesso però, da quel che si legge su il Dolomiti il re è nudo. E qualcosa dovrà pur succedere.

Ministro Costa faccia sapere on urgenza alle tante persone che si sono occupate e preoccupate di questi orsi che cosa intende fare il suo ministero. Non parrebbe più tempo di attendere anche se capisco che la situazione non sia facile. Ma comunque vada non sarà scopando la polvere sotto il tappeto, aspettando che la tempesta cali, che si risolverà il problema dei tre orsi prigionieri. E di tutti gli altri che Maurizio Fugatti sogna di poter rinchiudere.

E’ stato ricatturato l’orso M49 in fuga per la terza volta: un colpo di teatro con le elezioni alle porte

ricatturato l'orso M49 in fuga
Foto di repertorio

E' stato nuovamente ricatturato l'orso M49, per la terza volta, con la solita trappola a tubo. Questo rassicura molti sull'effettiva esistenza in vita dell'orso soprannominato Papillon, messa in dubbio da tanti compreso il sottoscritto. Ma se il suo essere vivo possa essere davvero inteso come una buona notizia, ora che è stato di nuovo catturato lo potrà dire solo il futuro. Anche se una certezza a questo punto l'abbiamo: l'intelligenza di M49 supera di gran lunga quella dei suoi carcerieri, che bisogna dirlo, hanno dimostrato di essere una buona dose di cialtronaggine.

Un orso è solo e sempre un orso, non ha possibilità di pianificare rocambolesche evasioni, non ha complici che l'aspettano all'esterno. Non ha nemmeno sodali che facciano saltare il muro di cinta del carcere perché un orso è solo un orso e riconoscergli un'intelligenza innaturale serve solo a sminuire l'approssimazione dei carcerieri. Che hanno commesso una serie di stupidaggini che attestano in modo certo la non capacità di gestione del problema. Uomini problematici, contro un orso definito problematico ma dai comportamenti ordinari. Da orso!

La terza cattura di M49/Papillon non è una vittoria per Fugatti, anche se la spaccerà come tale, ma rappresenta la certificazione dei suoi fallimenti. Il fatto che si tratti di un orso senza superpoteri lo dimostra il fatto M49/Paillon sia entrato per la terza volta in una gabbia a tubo. Proprio perché si tratta di un orso, che non pianifica, non riconosce ed è anche dannatamente miope, il motivo per cui molte volte orsi e uomini si scontrano, più che con altre specie animali.

Ma se aver ricatturato l'orso M49 è stata in fondo una passeggiata, che sia stata pianificata nelle tempistiche?

Il nostro Maurizio Fugatti sugli orsi trentini sta accumulando una serie di brutte figure, da Guinnes dei primati. Che meritano di essere riassunte in sintesi, visto che dopo la madre di tutte catture, la prima, gli fu subito tolto il radiocollare. E l'orso, probabilmente per un cattivo funzionamento degli impianti, evase beffandosi dell'impianto ad alta tensione che presidiava la sicurezza della gabbia. Lasciando Fugatti e i responsabili del centro di Casteller con un palmo di naso.

Dopo la fuga il ministro Costa chiese che l'orso venisse lasciato libero. Senza essere ascoltato perché il presidente trentino doveva rimediare la figuraccia. Ci volle tempo ma poi M49 fu catturato di nuovo, sempre con la solita trappola, e fu segregato in una zona piccolissima, quasi fosse un mafioso pericolosissimo. Meritevole di essere sottoposto al carcere duro, un 41bis per orsi problematici. Poi l'orso fu castrato, munito di radiocollare e messo in un recinto più grande. Costruito con la rete elettrosaldata. e fuggì di nuovo. Una situazione meritevole di un'indagine giudiziaria, mai attivata.

Beffando nuovamente i carcerieri ebbe buon gioco a fuggire da una pessima struttura. Mal costruita, altrettanto mal gestita e con poca manutenzione. Sfondandola nonostante la solita barriera elettrica. Cristallizzando senza ombra di smentita la certezza che il centro di Casteller fosse gestito in modo pessimo. Ma questa volta M49 aveva il radiocollare, perché gli fu nuovamente messo dopo la cattura che seguì alla prima rocambolesca fuga. Così fu più facile localizzarlo in seguito e seguirlo nei suoi spostamenti.

M49 in fuga, braccato dai forestali trentini, sembra morto. Il radiocollare non rileva infatti più movimenti dell'orso

I forestali scoprono che M49 non ha più il collare e qualcuno, non del tutto a torto, avanza l'ipotesi che M49 sia morto o sia stato ucciso. Facendo sparire il corpo e lasciando solo il dispositivo GPS. Un'ipotesi non così fantascientifica, smentita dall'evidenza di un ulteriore segno di cialtronaggine. Il radiocollare era stato perso dall'orso perché evidentemente era stato collocato in modo errato. Sempre perché un orso è solo un orso e non il celebre prestigiatore Houdinì.

cialtróne s. m. (f. -a) [etimo incerto]. – Persona volgare e spregevole, arrogante e poco seria, trasandata nell’operare, priva di serietà e correttezza nei rapporti personali, o che manca di parola nei rapporti di lavoro. Anche, con significato attenuato, persona sciatta nel vestire e nel portamento, o che nel lavoro sia solita fare le cose in fretta e senza attenzione.

Definizione tratta dal vocabolario Treccani

Viene così ricatturato l'orso M49 seppur privo di collare, e sarà riportato a Casteller, almeno provvisoriamente. Visto che secondo le intenzioni di Fugatti il centro dovrebbe ospitare ben più orsi di quello che quella vecchia struttura potrebbe. Per estensione territoriale e strutture, come dice chiaramente il quotidiano Il Dolomiti. Con Fugatti che continua a emettere ordinanze su ordinanze per catturare orsi, anziché interrogarsi sulle capacità della sua amministrazione, che pare incapace anche di gestire i rifiuti. Figuriamoci gli orsi.

Ci sarà sicuramente un seguito del quale vi terrò al corrente. Nel frattempo il pensiero va a un orso terrorizzato!