L’orso M49 è definitivamente prigioniero nel centro di Casteller dal 2020. Costretto a vivere in un piccolo spazio di un centro che non è stato pensato per lunghe detenzioni. Un luogo destinato alle cure di animali feriti, non una struttura dove mantenere in permanenza un orso. Ben sapendo che un orso selvatico abbia grandissime difficoltà, ovunque, a accettare la cattività. Chiunque conosca un minimo le esigenze di questi plantigradi sa quanto sia impossibile realizzare situazioni di "benessere minimo" per un orso di cattura costretto a stare recluso.
Purtroppo la storia di M49 ricorda quella di Sacco e Vanzetti: in quel caso servivano due italiani a cui far pagare una colpa non commessa mentre qui è bastato un orso. Al quale sono state addossate tutte le colpe, senza coinvolgere minimamente l'amministrazione trentina per le mille carenze e inadempienze nella gestione del progetto. Così è lievitata a dismisura la convinzione che il problema siano gli orsi, non i comportamenti umani. In fondo M49 si potrebbe definire il primo orso detenuto per ragioni politiche. Serviva un capro espiatorio da agitare agli occhi dei trentini, proprio come la muleta davanti agli occhi del toro. Tracciando una strada che ha originato granitiche convinzioni, che saranno difficili da demolire.
Come spesso succede non è importante chi si trovi dalla parte della ragione e chi del torto, quanto a chi si possano efficacemente addebitare le colpe del mondo. Una volta costruita la narrazione poi tutto vien da sè, serve solo mantenere la via inclinata per far rotolare la valanga a valle. Chi ascolta perde interesse per la verità e si innamora del colpevole: in fondo è una modalità non infrequente anche nelle investigazioni che riguardano gli umani. Una volta aperta la breccia si può far passare di tutto: dalla pericolosità degli orsi al fatto che siano troppi.
L’orso M49 è prigioniero nel centro di Casteller dal 2020, nonostante i rapporti dei Carabinieri Forestali
Il governo era quello Conte e il ministro della giustizia era Alfonso Bonafede, anch'egli pentastellato. Che nonostante la situazione apparisse molto grave, anche sotto il profilo della decenza istituzionale, ben si guardò dal chiedere un'ispezione presso la procura trentina. Un atto dovuto per comprendere come mai un atto della polizia giudiziaria, in cui si documentavano situazioni costituenti reato, restasse lettera morta. Certamente l'Italia si trovava in piena pandemia, ma questo non poteva giustificare un comportamento pilatesco.
Da allora M49 è rimasto un sepolto vivo, un orso non ucciso fisicamente ma spiritualmente. Un animale sedato, costretto a vivere sofferenze psicologiche indicibili, tenuto vivo non per umana pietà ma perché potesse essere una bandiera, da parte di chi lo vedeva solo come il primo dei tanti orsi da rimuovere e di quanti erano certo di potergli far riconquistare la libertà. Come è finita lo sappiamo tutti, così come è certo che l'unico a pagare un prezzo enorme sia stato l'orso M49, detto Papillon per essere riuscito a evadere dal penitenziario di Casteller.
L'orso M49 è ancora un prigioniero politico che ha vissuto più di un migliaio di albe e tramonti sempre tutti uguali
Per cercare di risolvere la questione di M49 si mosse anche l'allora ministro dell'ambiente Sergio Costa, anch'egli pentastellato, senza però cavare un ragno dal buco con l'amministrazione dell'irremovibile Fugatti. Fu proprio Costa a battezzare l'orso con il nome di Papillon dopo la sua seconda evasione dal Casteller, proprio come il personaggio del libro autobiografico di Henri Charrière. Ma, come sappiamo, questo soprannome non bastò a ridargli la libertà. Come era prevedibile: un orso tenuto per mesi o anni in gabbia, da prigioniero e non da soggetto da riabilitare, non potrà mai più tornare libero. Una certezza questa che dovrebbe accomunare entrambi gli schieramenti.
Ora, dopo tutte le questioni orsi che si sono succedute in questi quattro anni, dall'incarcerazione definitiva di M49, dopo ben due evasiuoni, qualcuno ancora si ricorda di lui. Della sua sofferenza, dell'essere vivente recluso a Casteller in condizioni ben lontane dal poter essere in grado di soddisfare le sue necessità etologiche. Se ne è ricordata la senatrice Elena Sironi, un destino vuole che sia sempre appartenente al Movimento 5 Stelle, che è andata a fargli visita, trovando un animale piegato e sedato. Una visita svoltasi con protocolli di sicurezza tali da impedire, assurdo ma vero, che potesse essere accompagnata da un tecnico, da un osservatore. Ancora una volta gli animali sono tutti uguali, ma solo un senatore riesce a far visita all'orso detenuto.
La noia del vivere è l'amaro calice che bevono gli animali prigionieri
Protagonista di una situazione vergognosa e paradossale dove forse anche i buoni qualche responsabilità ce l'hanno, per averlo voluto e per volerlo, ancora, tenere in vita a ogni costo. Ma albe e tramonti che si susseguono uno dopo l'altro, senza un tempo che si possa definire davvero vita, si sono trasformati in una probabile dannazione per M49!
L'orso M49 rimane rinchiuso, secondo la sentenza del Consiglio di Stato, pur rimanendo ingiustificabili le condizioni di detenzione a Casteller. Lo ha stabilito una sentenza della terza sezione del Consiglio di Stato, presieduta da Franco Frattini. Il dispositivo della sentenza, pubblicato oggi, è molto articolato e tiene presente tutte le situazioni di questa incredibile vicenda, evidenziando anche diverse criticità, nel ricorso. Non solo ascrivibili alla Provincia Autonoma di Trento per la verità.
La sentenza ripercorre tutta la vicenda dell'orso M49 e il susseguirsi dei provvedimenti amministrativi che lo hanno visto protagonista. Dalle ordinanze emesse dal presidente Fugatti, che vengono giudicate giuridicamente legittime, alle sentenze del TAR e ai ricorsi. Riconoscendo la possibilità di agire in base a presupposti che non riguardano direttamente la gestione degli orsi, ma la sicurezza pubblica. Per meglio comprenderne la portata è bene sottolineare che la giustizia amministrativa non può entrare in meriti diversi, seppur evidenziando gli aspetti di criticità, dalla corretta applicazione delle norme.
Il presidente Frattini, già ricusato dalla Provincia di Trento in quanto ritenuto troppo vicino ai diritti degli animali, e i giudici della terza sezione non hanno quindi potuto fare altro che applicare la legge. Che poi, anche in caso di sentenza sfavorevole alla vita e al benessere di M49, è quello che ci si attende da un tribunale. Nell'interesse del rispetto delle regole, delle sue prerogative e di una corretta difesa dei principi giuridici. Che in buona sostanza significa nell'interesse dei cittadini.
In proposito, anche a seguito della relazione ispettiva dei Carabinieri Forestali, inviata sul posto dal Ministero dell’Ambiente, e conclusa con l’indicazione della assoluta inadeguatezza della struttura e delle condizioni di stress degli orsi captivati, il Collegio può solo ribadire che ad altre Autorità spetta assicurare che le condizioni di inadeguatezza di recente accertate – e fonte di responsabilità che in altre sedi potranno essere valutate – siano eliminate, adottando tutte le misure necessarie, prima fra tutte la tempestiva realizzazione di una nuova area di custodia idonea su cui la stessa Provincia di Trento ha dato precise, ma ancora non attuate, pubbliche assicurazioni.
Tratto dalla sentenza della Terza Sezione del Consiglio di Stato pubblicata in data 19/01/2021
Ora si parla di fare ricorso alla Corte di Giustizia Europea, che potrebbe dire la sua sulle procedure e sulle motivazioni che hanno portato a catturare M49. Ma i tempi si prospettano talmente lunghi da rendere davvero improbabile la liberazione di M49. Che arriverebbe dopo un tempo lungo di cattività con tutte le conseguenze del caso. Questo però impone che, almeno, a questi orsi siano garantite condizioni di vita rispettose delle loro necessità e dei bisogni etologici della specie. Impossibili da assicurare dove gli orsi sono ora rinchiusi, anche dopo un eventuale ampliamento della struttura.
Se la legge fosse davvero uguale per tutti sarebbe legittimo voler vedere alla sbarra i responsabili dei maltrattamenti fatti subire agli orsi
L'incapacità forse non è un reato, anche se quando riguarda l'esercizio di funzioni pubbliche potrebbe diventarlo, ma la storia dell'orso M49, scappato per ben due volte dalla prigione di Casteller potrebbe essere un buon punto di partenza. Mentre il sottoporre gli orsi a dei maltrattamenti ambientali viola le disposizioni di legge. Considerando che le esigenze dei plantigradi erano note agli amministratori prima di disporne la cattura. Senza che questo abbia fatto compiere tutte le necessarie attività per realizzare una struttura idonea. In grado di garantire almeno quel minimo che la legge prevede in termini di benessere animale.
Ora tutto tornerà a essere immoto, salvo una nuova fuga dell'orso M49 che rimescolerebbe le carte in gioco, come indicato anche dal Consiglio di Stato. Fuga che oggi pare però altamente improbabile. L'ultima speranza resta quindi la Procura della Repubblica di Trento, che avrebbe dovuto già attivarsi per porre fine alla sofferenza degli orsi. Mentre è rimasta apparentemente immobile sino ad ora. Forse pensando che venissero trovate soluzioni diverse per risolvere il problema. Come, per ipotesi, la liberazione degli orsi.
La priorità ora è quella di trasferire gli orsi da Casteller
Ora occorre trovare nel minor tempo possibile strutture in Italia o in Europa che possano garantire condizioni di vita almeno accettabili agli animali che si trovano imprigionati a Casteller. Su questo vogliamo credere che ci sarà anche l'attivazione del ministro Costa e del suo ministero sul quale moltissimi cittadini avevano riposto grandi speranze.
Occorre però, in un territorio come quello trentino, fortemente antropizzato, compiere una serie di azioni che evitino ai plantigradi di diventare confidenti. Dalla gestione dei rifiuti alla creazione di aree di foraggiamento. Con zone interdette all'accesso delle persone e prevedendo la creazione di efficaci corridoi ecologici, che consentano agli animali di spostarsi senza pericolo. Appare infatti evidente che il perseverare in una gestione della popolazione ursina con metodi che si sono rivelati fallimentari, rischi di aprire la strada a un elevato numero di captivazioni. Che danneggerebbero gli orsi ma anche i contribuenti e l'immagine del Trentino.
Un orso è solo e sempre un orso, non ha possibilità di pianificare rocambolesche evasioni, non ha complici che l'aspettano all'esterno. Non ha nemmeno sodali che facciano saltare il muro di cinta del carcere perché un orso è solo un orso e riconoscergli un'intelligenza innaturale serve solo a sminuire l'approssimazione dei carcerieri. Che hanno commesso una serie di stupidaggini che attestano in modo certo la non capacità di gestione del problema. Uomini problematici, contro un orso definito problematico ma dai comportamenti ordinari. Da orso!
La terza cattura di M49/Papillon non è una vittoria per Fugatti, anche se la spaccerà come tale, ma rappresenta la certificazione dei suoi fallimenti. Il fatto che si tratti di un orso senza superpoteri lo dimostra il fatto M49/Paillon sia entrato per la terza volta in una gabbia a tubo. Proprio perché si tratta di un orso, che non pianifica, non riconosce ed è anche dannatamente miope, il motivo per cui molte volte orsi e uomini si scontrano, più che con altre specie animali.
Ma se aver ricatturato l'orso M49 è stata in fondo una passeggiata, che sia stata pianificata nelle tempistiche?
Dopo la fuga il ministro Costa chiese che l'orso venisse lasciato libero. Senza essere ascoltato perché il presidente trentino doveva rimediare la figuraccia. Ci volle tempo ma poi M49 fu catturato di nuovo, sempre con la solita trappola, e fu segregato in una zona piccolissima, quasi fosse un mafioso pericolosissimo. Meritevole di essere sottoposto al carcere duro, un 41bis per orsi problematici. Poi l'orso fu castrato, munito di radiocollare e messo in un recinto più grande. Costruito con la rete elettrosaldata. e fuggì di nuovo. Una situazione meritevole di un'indagine giudiziaria, mai attivata.
Beffando nuovamente i carcerieri ebbe buon gioco a fuggire da una pessima struttura. Mal costruita, altrettanto mal gestita e con poca manutenzione. Sfondandola nonostante la solita barriera elettrica. Cristallizzando senza ombra di smentita la certezza che il centro di Casteller fosse gestito in modo pessimo. Ma questa volta M49 aveva il radiocollare, perché gli fu nuovamente messo dopo la cattura che seguì alla prima rocambolesca fuga. Così fu più facile localizzarlo in seguito e seguirlo nei suoi spostamenti.
M49 in fuga, braccato dai forestali trentini, sembra morto. Il radiocollare non rileva infatti più movimenti dell'orso
I forestali scoprono che M49 non ha più il collare e qualcuno, non del tutto a torto, avanza l'ipotesi che M49 sia morto o sia stato ucciso. Facendo sparire il corpo e lasciando solo il dispositivo GPS. Un'ipotesi non così fantascientifica, smentita dall'evidenza di un ulteriore segno di cialtronaggine. Il radiocollare era stato perso dall'orso perché evidentemente era stato collocato in modo errato. Sempre perché un orso è solo un orso e non il celebre prestigiatore Houdinì.
cialtróne s. m. (f. -a) [etimo incerto]. – Persona volgare e spregevole, arrogante e poco seria, trasandata nell’operare, priva di serietà e correttezza nei rapporti personali, o che manca di parola nei rapporti di lavoro. Anche, con significato attenuato, persona sciatta nel vestire e nel portamento, o che nel lavoro sia solita fare le cose in fretta e senza attenzione.
Viene così ricatturato l'orso M49 seppur privo di collare, e sarà riportato a Casteller, almeno provvisoriamente. Visto che secondo le intenzioni di Fugatti il centro dovrebbe ospitare ben più orsi di quello che quella vecchia struttura potrebbe. Per estensione territoriale e strutture, come dice chiaramente il quotidiano Il Dolomiti. Con Fugatti che continua a emettere ordinanze su ordinanze per catturare orsi, anziché interrogarsi sulle capacità della sua amministrazione, che pare incapace anche di gestire i rifiuti. Figuriamoci gli orsi.
Ci sarà sicuramente un seguito del quale vi terrò al corrente. Nel frattempo il pensiero va a un orso terrorizzato!
L'orsa Jj4 avrà salva la vita perchè al momento non potrà essere abbattuta, salvo che attacchi gli uomini che la vogliono catturare. Lo ha stabilito il TAR del Trentino, chiamato a pronunciarsi sulla legittimità dell'ordinanza di abbattimento dell'orsa. Decisa in fretta e furia da Maurizio Fugatti, governatore del Trentino, nonostante una serie di illogicità del provvedimento.
Il tribunale amministrativo della provincia autonoma si è pronunciato su un ricorso di diverse associazioni di protezione e ambientaliste (Lav, Wwf, Lac, Lipu e Lndc). Che chiedevano l'annullamento del provvedimento impugnato, giudicandolo eccessivo e carente nei presupposti. Per questa ragione il tribunale ha stabilito che l'abbattimento sia l'ultima spiaggia e solo in caso di aggressione.
Indicando provvedimenti intermedi, come la cattura e l'apposizione di un radiocollare o la reclusione in un centro autorizzato. Ipotesi quest'ultima che tiene conto meramente della tutela della vita, ma non della dignità dell'animale orso. Che non è nato per essere confinato dietro sbarre o recinzioni elettrificate. Trascorrendo una vita di sofferenze come tutti i selvatici reclusi.
L'orsa Jj4 avrà salva la vita ma solo fino al 30 luglio, il termine indicato nella sospensiva disposta dal tribunale
Il provvedimento che grazia, ma solo momentaneamente l'orsa Jj4, figlia di Jurka una delle capostipiti del progetto sarà riesaminato in via definitiva. Entro i termini della scadenza della sospensiva. Sperando che nel frattempo anche il ministero guidato da Sergio Costa si attivi con azioni concludenti. Che dovrebbero poter essere più incisive di quelle delle associazioni.
“Un grandissimo risultato – commentano le associazioni ambientaliste in una nota congiunta – che ora obbliga il Presidente Fugatti a disattivare le gabbie di cattura e richiudere i fucili del Corpo Forestale nei loro armadi: nessuno potrà torcere un pelo all’orsa”. Il ministro all’Ambiente, Sergio Costa, ha ringraziato gli animalisti per il lavoro svolto.
Questa vicenda, dopo quella dell'orso M49, castrato e sedato per farlo adattare a una cattività inaccettabile per un orso, dimostra ancora una volta una pessima gestione. La cui responsabilità cade proprio sull'amministrazione muscolare del Trentino, incapace di educare la sua stessa popolazione alla convivenza con gli orsi. Nonostante i fondi europei introitati anche per fare informazione.
Occorre mettere il governatore Fugatti in un angolo, contestando le responsabilità nella mancata gestione della convivenza
Le aggressioni, che sarebbe più opportuno denominare scaramucce, perché questo sono state, potevano essere evitate, con regole semplici e qualche cautela. Come non andare sul monte Peller, notoriamente frequentato in questa stagione da orse con i cuccioli, in silenzio e senza nemmeno un campanello per avvisare del passaggio.
Senza dimenticare di tenere i cani al guinzaglio, di fare rumore sui sentieri, di non andare in piccoli gruppi. Piccole cose essenziali che garantiscono la pacifica convivenza. In attesa che anche in Italia si possa usare come strumento contro le ipotetiche aggressioni lo spray anti orso,
Ancora non è dato capire da cosa derivi la certezza che sia proprio M49 l'orso che ha fatto un'incursione fra le arnie di un apicoltore in Val di Fiemme. Considerando che, prima che riuscisse a scappare dalla prigione in cui lo avevano portato, qualcuno aveva pensato di togliergli il radio collare. Tanto non poteva più scappare, avranno pensato, da un recinto protetto da cavi elettrificati a 7.000 volt. Ma invece, stupendo tutti, l'orso M49 si era riconquistato da solo la strada verso la libertà. Diventando imprendibile, almeno sino ad ora.
L'orso è onnivoro, ma uscendo dal letargo durante l'inverno non trova cibo e rivolge quindi le sue attenzioni alle risorse presenti negli insediamenti umani. L'interruzione anticipata del letargo è un fenomeno in parte causato dai cambiamenti climatici, che prolungano il tepore estivo e riducono il rigore degli inverni. Creando serie difficoltà a tutti gli animali, come ricci e pipistrelli, che con i risvegli anticipati non trovano cibo. Anche se non è infrequente che alcune specie, come orsi e scoiattoli, abbiano dei brevi risvegli dal letargo.
Il centro di Casteller ha rinnovato le misure di sicurezza per impedire una nuova evasione di M49
Sembra che tutto sia pronto al centro di gestione della fauna di Casteller per accogliere in sicurezza M49, per impedire altre fughe. La brutta figura fatta in occasione della precedente cattura ha lasciato il segno, non solo nei ricordi del plantigrado, ma anche nella storia politica del presidente Maurizio Fugatti, che ne aveva disposto abbattimento o cattura.
Per un orso come M49, che ha dimostrato di non voler restare prigioniero, è davvero difficile poter dire se la prigionia possa essere migliore della sua uccisione. Destinato a passare una vita in un recinto, con ben poche possibilità di mettere in atto i comportamenti tipici della sua specie.
Giusto sottolineare come molti trentini non siano affatto favorevoli alla cattura e reclusione di M49, che si trova in Trentino con un contributo di tutti i paesi europei. Che attraverso un LIFE hanno finanziato le operazioni di per riportare gli orsi in quella parte del territorio alpino. Un progetto che avrebbe dovuto portare a una maggior consapevolezza dei residenti, molto prima di essere attuato. Che invece hanno votato un referendum per approvare il progetto, e introitare i finanziamenti, per poi ripensarci.
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