Convivere con gli orsi richiede ponti da costruire non gabbie da riempire

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Convivere con gli orsi richiede ponti da costruire non gabbie da riempire, che non servono all’uomo e creano inutili sofferenze. Non si tratta di essere dalla parte degli orsi, ma soltanto dalla parte del buon senso che richiede di trovare la giusta via alla convivenza. Senza pensare che l’uomo abbia più diritti degli altri animali, perpetuando una visione miope che ci ha portati a vivere nell’Antropocene, con pochi vantaggi all’orizzonte. Non si tratta di due tifoserie contrapposte, di fazioni che non potranno mai trovare un punto d’accordo ma di un interesse comune da riconoscere. Non possiamo trattare con gli orsi, dobbiamo imparare a ragionare con gli uomini.

Se la politica usa spesso lo strumento della disinformazione e della paura, specie per coprire inadeguatezze e colpevoli omissioni, la persone devono far sentire la propria voce. Non consentendo che affermazioni prive di senso, come la traslocazione di una settantina di orsi, possano avere credito e cittadinanza. Affermazioni fatte per incompetenza oppure scelte competenti fatte per interesse, per cavalcare la tigre dell’oggi senza sapere come affrontare il futuro di un progetto mal gestito? Dove verrebbero traslocati gli orsi, scelti secondo il criterio scientificamente improponibile del “sono troppi”?

Il progetto Life Ursus è della fine degli anni ’90 del secolo scorso e praticamente la politica ha perso un quarto di secolo, baloccandosi alla ricerca del consenso. Senza occuparsi in modo costruttivo di creare ponti per agevolare la convivenza, facendo crescere una comunità consapevole dell’importanza degli equilibri naturali. Ora che il tempo è passato i nodi vengono piano piano tutti al pettine e li pagano gli orsi ma anche le persone, come il runner Andrea Papi, morto in un incidente probabilmente evitabile. Un prezzo pagato anche da quanti gli hanno voluto bene e non sano darsi pace.

Convivere con gli orsi richiede ponti da costruire nell’interesse della nostra specie

Morte forse evitabile, se ci fosse stata un’informazione chiara, con consigli utili per convivere, invece di anni spesi a cercar di far grigliate con le zampe d’orso per lisciare il pelo ai trentini? Occorre che la politica, che come compito primario dovrebbe avere il bene comune, smetta di indossare i panni di Rambo, calandosi maggiormentei nel ruolo che la Costituzione gli assegna. In un momento dove serve poco affilare le spade, ma dove occorre saper spiegare alle persone quanto la nostra salute sia interconnessa a quella dell’intero pianeta. Promuovendo una visione a tutto tondo della vita sul pianeta.

L’approccio One Health, scientificamente ritenuto l’unico perseguibile, consiste nel considerare importante la salute globale del pianeta al pari di quella dei singoli. Il benessere individuale passa attraverso azioni collettive di convivenza responsabile, che devono essere capaci di creare percorsi virtuosi. In questi percorsi, ineludibili, non possiamo più permetterci di ragionare come fossimo i soli padroni dell’universo, ma come la parte di un tutto molto più grande. Un percorso in cui non c’è spazio per affermazioni in cui si dice che lupi e orsi sono troppi, dimostrando un’ignoranza inescusabile per un amministratore, non di un piccolo condominio ma di uno Stato.

Gli orsi in Trentino sono stati oggetti di una reintroduzione e ora conviene fare proposte ragionevoli per conviverci, anche perché i problemi non derivano dal loro numero. Come raccontano ancora una volta pessimi cantori della paura. Andrea Papi non è morto perché gli orsi sono troppi, anzi quanto accaduto è la dimostrazione opposta di questo concetto. Se non si è informati su come comportarsi frequentando zone in cui vivono anche orsi un solo esemplare è più che sufficiente per creare incontri rischiosi. Proprio come trovarsi in mezzo fra il mirino di un cacciatore e un cinghiale, come purtroppo è spesso accaduto.

La responsabiltà dell’amministrazione trentina è nell’aver promosso lo scontro fra uomini e animali

La natura sarebbe già in se armonica, una macchina perfetta per garantire una coesistenza basata sull’equilibrio che è amministrato secondo le esigenze della vita e non del denaro. L’uomo ha scelto, invece, di mettere al primo posto le questioni economiche e solo al secondo posto l’equilibrio naturale. Opzione che poteva avere un senso sino a quando le conoscenze scientifiche e l’esame delle diverse situazioni non ci avessero restituito esiti impietosi su questo modello di sviluppo. Che non può più permettersi di seguire modelli muscolari né sugli orsi, né su ogni altra questione ambientale.

Probabilmente la verità sta nel fatto che il nostro percorso sulla strada della convivenza è ancora molto impacciato, a causa di cattivi maestri e di una politica senza coraggio. Cercare di contribuire al cambiamento, senza poter fare promesse o proclami, è una via nuova quanto obbligata, che richiederà una mutazione profonda nel DNA dei nostri amministratori. Chiedere sacrifici, presentare la realtà e la complessità di questi momenti non porta subito consenso, anzi fa perdere voti. Questo è il motivo per il quale si fanno promesse roboanti, sapendo di non poterle mantenere, invece che chiudere il libro delle favole e comportarsi secondo realtà.

Il futuro è un’ipotesi, occorre cambiare perché sia veramente una certezza

La convivenza con gli orsi del Trentino è soltanto un piccolo assaggio di una lunga serie di ripensamenti, di correzioni necessarie in quel viaggio che la nostra specie sta compiendo, con alterni successi e non poche sconfitte. Il futuro non potrà essere lasciato in mano a persone come Fugatti, non per colore politico, ma per incompatibilità con la nostra presenza sul pianeta. Per vedere futuro servono statisti, non cacciatori d’orsi che sperano di fare come il pifferaio magico, portandosi dietro elettori che, grazie a una bassa qualità dell’informazione, ancora non si rendono conto dei pericoli. Diffidare da chi suscita paura, identificando sempre altri esseri viventi come responsabili di ogni problema.

Guerra ai lupi: la Svezia crea un pericoloso precedente contro il predatore

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Guerra ai lupi in Svezia, dove il parlamento ha deciso l’abbattimento di 75 animali, su una popolazione stimata di 460 esemplari, già considerata in pericolo. Secondo il parlamento svedese il numero dei lupi dovrebbe addirittura scendere sotto le 200 unità, una previsione considerata inaccettabile da quasi tutto il mondo scientifico e dalle organizzazioni ambientaliste. Un abbattimento massiccio che i cacciatori dovranno realizzare nell’arco di un mese, proprio nel periodo invernale, il più difficile per questi predatori. Una scelta politica in un paese dove la lobby venatoria è molto potente e considerata, tanto da avere un poligono riservato ai parlamentari cacciatori nella sede del parlamento.

Questa scelta non tiene conto delle dinamiche di popolazione, dell’importanza che i predatori hanno per l’ecosistema e nemmeno del parere degli organismi scientifici. La Svezia é un paese che sembra molto impegnato nella lotta ai cambiamenti climatici, che però non è nuovo a contrasti molto forti con lo stesso movimento ambientalista. A causa di scelte sbagliate proprio come quella di voler ridurre la popolazione dei lupi a un numero appena superiore alla teorica soglia di sopravvivenza.

Il mondo scientifico continua a lanciare allarmi, raccomandando la necessità di mettere in atto ogni azione possibile per la conservazione della biodiversità, unica via per mantenere l’ambiente in equilibrio. Ma la politica, in Svezia come in Italia, sembra più interessata a seguire il parere degli elettori piuttosto che quello della scienza. Cercando di mantenere costante la politica del dare un colpo al cerchio e l’altro alla botte.

La guerra ai lupi in Svezia potrebbe aprire pericolose falle nella difesa della biodiversità

La popolazione dei lupi presente in Svezia e Norvegia è già stata estinta una volta per mano dell’uomo intorno al 1970. come dimostra uno studio genetico realizzato dall’Ntnu, l’Università norvegese di scienza e tecnologia e dall’Università di Copenaghen. I lupi attualmente presenti in Svezia e Norvegia, secondo gli studi genetici compiuti, risultano essere provenienti dalla vicina Finlandia, da dove sono giunti andando a occupare le nicchie ecologiche lasciate libere a causa dell’uomo.

Gli attacchi ai lupi non arrivano solo dal Nord Europa, ma anche dalla vicina Svizzera, che ha da poco compiuto il tentativo, fallito, di far modificare lo status del lupo riconosciuto dalla Convenzione di Berna, da specie “strettamente protetta” a “protetta”. In questo modo sarebbe stato possibile per la confederazione elvetica attuare ulteriori misure di sfoltimento dei branchi, in un paese dove i conflitti fra predatori e allevatori sono abbastanza frequenti.

Continuando a vedere i predatori solo come un problema, non riconoscendone il ruolo fondamentale che ricoprono nel mantenimento dell’equilibrio ambientale, si dimostra che gli interessi di pochi prevalgono su quelli collettivi. Tutela della biodiversità e protezione dell’ambiente hanno un valore, anche economico, molto superiore a quello che troppo spesso la politica gli riconosce, senza ascoltare in primo luogo la scienza. Lo dimostra la politica svedese, che in un paese grande una volta e mezza l’Italia e con una densità di popolazione di soli 23.1 abitanti per kmq (ben 8 volte più bassa di quella italiana) ritiene insopportabile la presenza di meno di 500 lupi.

Convivenza e condivisione: due parole magiche troppo spesso ignorate

Il nostro futuro come specie è strettamente legato alla nostra capacità di condividere le risorse con il resto degli abitanti del pianeta, sapendo che solo questa scelta obbligata potrà essere premiante. Convivere e condividere non possono essere considerati concetti astratti, da sognatori utopisti, ma necessità divenute oramai indispensabili se non vogliamo essere responsabili di un futuro tetro. Continuare a guardare le esigenze economiche dell’oggi, gli interessi di alcune categorie a scapito di altre rischia di far aprire una voragine dalle conseguenze tanto prevedibili quanto inevitabili.

Se guardiamo il nostro presente come se fossimo ancora negli anni ’70 lo potremmo definire una realtà degna di un film catastrofista. Purtroppo non si tratta di un film ma solo del vero annuncio di una catastrofe che non si è voluto impedire diventasse concreta. Oggi i veri illusi, la vera fantascienza, sta nel pensare che tutto sia risolvibile e che il perno della nostra futura sopravvivenza sia costituito dall’economia. Continuando a raccontarci, come rassicurazione, che stiamo procedendo nella giusta direzione per risolvere questi problemi. Mentre appare sempre più reale che l’ipotesi migliore potrà essere soltanto quella della mitigazione degli inevitabili danni.

Osso la lupa, allevatori e cultura: la prepotenza paga in un paese con poche conoscenze naturalistiche

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Osso la lupa, allevatori e cultura: quando vince la prepotenza perde sempre la cultura. In questi giorni una manifestazione organizzata dagli allevatori ha impedito a Antonio Matteo Rubino di presentare il suo libro, nel corso di un incontro organizzato per i ragazzi all’Alpe Devero, in Piemonte. Con una sgangherata protesta, il cui scopo era sintetizzato in uno striscione: “Via i lupi dai pascoli”. Gli allevatori, con giornalista al seguito hanno indotto l’autore di “Osso la lupa: uomini e lupi sulle Alpi” a rinunciare all’evento. Una minaccia indegna e arrogante come l’ignoranza di chi l’ha messa in atto.

Cani falchi tigri e trafficanti

Scrivere e fare divulgazione naturalistica sono attività che contribuiscono a diffondere cultura, illustrando, in questo caso, l’importanza della convivenza, della condivisione. Attività che in un paese libero devono essere garantite, come scritto nella Costituzione, che sancisce libertà di espressione. Questo non vuol dire che ci debba essere un pensiero unico, ma solo che nell’ambito dei limiti imposti dalle leggi sia sempre possibile esporre la propria opinione, senza subire intimidazioni.

Osso la lupa, allevatori e cultura devono poter convivere e se qualcuno pensa di intimidire ha sbagliato strada

L’atteggiamento degli allevatori contro i lupi puzza di stantio, di ignoranza e di pregiudizi. Ma parla anche di un’agricoltura drogata dai finanziamenti comunitari che in nome della produzione di cibo sovvenziona realtà economicamente insostenibili. La UE da una parte stimola il cambiamento per poi, dall’altra, finanziare allevamenti, compresi quelli intensivi e le campagne per incentivare il consumo di carne.

Sino a quando i lupi non hanno nuovamente colonizzato i loro territori ancestrali gli allevatori erano abituati ad avere reddito da animali lasciati liberi al pascolo. Quasi sempre senza custodi, senza difese, visto che il massimo rischio era un quello di un animale caduto in un dirupo oppure un furto. Poca cosa rispetto all’assenza di costi vivi, sino a quando non sono tornati i predatori e come una volta è tornata l’esigenza di difendere gli animali. Un cambiamento che gli allevatori non hanno mai accettare, nonostante le sovvenzioni, nonostante gli indennizzi per i capi predati e le sovvenzioni per i sistemi di difesa.

I tempi cambiano. non solo per gli agricoltori ma per tutti. Una realtà che troppo spesso non viene sottolineata in modo chiaro. Ogni attività economica ha registrato importanti modifiche nello svolgimento del lavoro dal dopoguerra a oggi. Basti pensare alle norme antinfortunistiche sulla sicurezza dei luoghi di lavoro e a quelle di natura ambientale. Fra i pochi settori ai quali si è consentito decisamente troppo ci sono proprio tutti gli allevamenti di animali. In nome della produzione di alimenti abbiamo calpestato benessere e buon senso. Lasciando mani libere a chi pensava solo al guadagno.

Dietro le manifestazioni degli agricoltori ci sono confederazioni e partiti politici, che soffiano sul fuoco per avere adesioni e voti

La manifestazione inscenata all’Alpe Devero per impedire la presentazione del libro non può essere considerata legittima espressione di opinioni, quando vìola le libertà garantite dalla democrazia. Un libro non è mai solo un libro, ma è uno strumento che diffonde conoscenza. Un bene supremo in un paese che legge poco, si informa male e partecipa controvoglia alla vita sociale. Un libro può essere utile per raccontare l’importanza dei predatori, che non diminuisce solo perché qualche allevatore minaccia o strepita. I pascoli e l’ambiente non sono di chi li sfrutta, ma devono essere considerati un patrimonio collettivo.

I lupi in Italia, nonostante le leggende messe in circolazione da allevator e cacciatori, non sono mai stati oggetto di reintroduzione. Si sono ripresi gli ambienti nei quali hanno sempre vissuto, dando un grande esempio su resilienza e resistenza della natura. Una forza, quella dei lupi, che non si piega ai voleri dell’uomo, ai suoi abusi, al bracconaggio dilagante. I lupi sono animali intelligenti, adattabili, con branchi che per molti versi ricordano le famiglie umane, dimostrando grande capacità di adattamento.

L’importanza dei predatori è nota: collocandosi al vertice della catena alimentare rappresentano una presenza indispensabile per la ricostruzione degli equilibri spezzati dall’uomo. Eliminando i predatori sono aumentate le prede, spesso reintrodotte per potergli dare la caccia, senza preoccuparsi delle inevitabili alterazioni ambientali che ne sarebbero derivate.

Cambiamo le regole sugli allevamenti di animali, che non sono più sostenibili sotto il profilo ambientale e etico

Per far cessare le polemiche sui predatori sarebbe sufficiente stabilire che non possa essere soggetto destinatario di contributi pubblici chi alleva animali senza proteggerli in modo adeguato. Impedendo di dare sovvenzioni a chi lascia gli animali a pascolare senza sorveglianza e senza strumenti di protezione adeguati, come i recinti elettrici e i cani da guardiania. L’accesso agli indennizzi per le predazioni non dovrebbe essere concesso a chi non rispetta queste regole.

I soldi risparmiati potrebbero essere impiegati nella divulgazione delle buone pratiche, delle corrette informazioni scientifiche e per la formazione sulla necessità di convivenza con gli animali selvatici. Facendo cessare la propaganda che vede la gestione venatoria della come unico strumento per garantire gli equilibri faunistici. Una grande bugia, analizzando i fallimenti succedutisi in decenni di gestione dei selvatici lasciata nelle mani dei cacciatori. Bugie come quelle che raccontano di lupi reintrodotti dagli animalisti o lanciati nei boschi dagli elicotteri.

Nel frattempo speriamo che i Carabinieri abbiano identificato i responsabili della manifestazione all’Alpe Devero, che hanno di fatto impedito a Rubino di presentare il suo libro ai ragazzi. La vittoria della prepotenza, e dell’arroganza su cultura, sensibilità e divulgazione è stata l’arma sempre usata dalle dittature. Impedire alla conoscenza di circolare liberamente mette i presupposti per la creazione di una comunità di sudditi.

Catturate l’orso M49: lo ordina il presidente Fugatti

Il presidente leghista del Trentino ha rotto gli indugi e ha firmato, in completa autonomia e in contrasto con la legge, il mandato di cattura per l’orso M49. Reo di aver predato alcuni capi di bestiame e per questo meritevole della peggior pena per un orso: la vita in cattività.

Fugatti ha deciso di violare le norme nazionali e comunitarie e ha dato ordine al Corpo Forestale provinciale di procedere alla cattura di M49, che potrebbe avvenire in pochissimo tempo. L’orso infatti è munito di un radiocollare e di conseguenza è molto facile da individuare.

Lo strappo del presidente leghista è un chiaro gesto di sfida al ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che non ha autorizzato la cattura. Sostenendo che non vi erano i presupposti e che, comunque, sugli orsi, era del ministero e non della provincia la decisione ultima.

Chissà se il ministro Salvini troverà questo gesto una violazione deliberata delle normative nazionali e comunitarie, un atto di pirateria istituzionale da condannare oppure si guarderà bene dall’intervenire. Per non contrastare i suoi sostenitori che sono molti fra le file del mondo agricolo e venatorio.

Catturate l’orso M49 e rinchiudetelo per sempre in un recinto

Certo non è facile ragionare da orso ma pensate che un plantigrado può percorrere in una sola notte dai 50 ai 60 chilometri: il recinto che lo ospita è di soli 8 ettari, non pochi in senso generale ma non per un orso. La prigionia di M49, se sopravvive alla cattura, sarà nel recinto del centro di Casteller, gestito dai cacciatori trentini.

Difficile dire se sia meglio per l’orso restare vivo e trascorrere la sua vita, tutta quella che gli resta, in una prigione seppur dorata, come potete leggere in questo articolo del giornale Trentino. Un orso non apprezza la vita come tale, ma identifica nell’essere vivo la possibilità di esercitare i suoi comportamenti naturali. Quelli che gli derivano dal suo processo evolutivo.

Il più grande nemico degli animali in cattività diventa la noia, la ripetitività delle giornate, la mancanza di stimoli difficili da garantire a un orso confinato in un recinto. Un animale che ha bisogno di grandi spazi, anche per non rendere l’area che lo ospita una landa inospitale a causa dei suoi comportamenti. Il recinto che lo dovrebbe ospitare è una sorta di fortino circondato da cemento armato e corrente elettrica, in cui M49 probabilmente si annoierà mortalmente.

Tutti aspettano di conoscere le decisioni del ministro Costa

Cosa intenderà fare il ministro Costa per riportare il presidente Fugatti alla ragione, considerando che appartiene a uno dei due partiti di governo? Arriverà allo scontro finale e impedirà la cattura oppure sarà costretto a seguire la ragion non di Stato ma di Governo e chinare il capo?

La libertà di M49 non durerà più di una manciata di ore: un orso con il radiocollare non è difficile da trovare e sicuramente il presidente del Trentino Fugatti ha fretta. Deve catturare l’orso prima che un intervento del governo centrale lo faccia apparire un pirata. E lo fermi facendogli fare una pessima figura.

Le prossime ore saranno decisive per capire se il diktat “catturate l’orso M49”, avrà effettivamente la conseguenza peggiore per il plantigrado: carcere duro, ergastolo senza appello.