La Regione Piemonte combatte le fake news con giornalisti formati e preparati

Piemonte Parchi combatte fake

La Regione Piemonte combatte le fake news naturalistiche grazie all’idea dell’ufficio stampa diffuso. Un’intuizione che sta dando buoni frutti, con un percorso non ancora completato ma ricco di soddisfazioni. Soprattutto per gli appassionati di natura, che potranno sempre contare su informazioni di qualità, in grado di sconfiggere il giornalismo sensazionalistico. Non c’è giorno, infatti, in cui non si leggano notizie false, approssimative che molto spesso riguardano argomenti divisivi, come possono essere i lupi.

Cani falchi tigri e trafficanti

Per questo è importante che chi si occupa di comunicazione naturalistica abbia i piedi ben radicati al suolo, conosca gli argomenti e supporti chi deve fare informazione. Da qui nasce l’idea della regione, che ha deciso di formare dei professionisti della comunicazione, in modo che in futuro ogni parco possa contare su un ufficio stampa competente. Oggi ben cinque parchi sui dieci operativi possono già contare sulla presenza di giornalisti come addetti stampa: un fiore all’occhiello per la regione, ma anche una garanzia per il sistema delle Aree naturali protette piemontesi.

Avere un giornalista in ogni parco, significa superare il concetto per cui la natura fa notizia solo quando è cartolina (e quindi bellissima, da visitare) oppure tragedia (e quindi, vittima, delle azioni dell’uomo). La natura è questo ma è anche molto di più. Un capitale naturale che ha un valore nella nostra quotidianità, in grado di produrre servizi ecosistemici ancora poco conosciuti. Utilissimi per ribaltare l’idea della conservazione:  da fastidioso vincolo, a risorsa anche economica.

La Regione Piemonte combatte le fake news con l’ufficio stampa diffuso, frammentato nei parchi a garanzia della buona informazione

Il percorso, iniziato solo due anni fa, è tuttora in itinere e su dieci enti di gestione ben cinque possono già contare di un proprio giornalista come addetto stampa (Aree protette delle Alpi Cozie, Po piemontese, Marittime, Monviso, Appennino piemontese). Altri due sono già in dirittura d’arrivo (Ticino e Lago Maggiore e Paleontologico astigiano), portando la copertura al 70% delle aree regionali. Un bellissimo traguardo raggiunto in poco tempo, che ha il pregio di aver aperto una strada che non potrà più essere chiusa. Servendo da esempio anche per molte altre regioni.

Racconta Emanuela Celona, direttore responsabile di Piemonte Parchi: “Siamo stati capaci di trasformare una una debolezza in un punto di forza. Tanto è vero che questo ufficio stampa ‘diffuso’ dei parchi piemontesi nasce proprio dalla frustrazione di chi si occupa di comunicazione/informazione all’interno di un’area protetta (e, probabilmente, non solo). Della serie, tutti comunichiamo, e quindi tutti siamo capaci a farlo! Poco importa, invece, se alla base di una buona comunicazione, e soprattutto di una corretta informazione, ci sia analisi, studio, ricerca, verifica (!) delle fonti e una deontologia che dovrebbe essere il faro di ogni giornalista.”

La considerazione che l’informazione debba rappresentare una priorità per un’area naturalistica è un concetto ancora poco apprezzato. Molto meno di quanto, grazie a questa intuizione, non siano “diffusi” gli addetti stampa, che presto saranno una realtà presente in tutte le aree protette regionali. Non è stata cosa facile, le novità spesso spaventano, ma perseveranza e risultati hanno alla fine avuto la meglio. Riuscendo a convincere anche i presidenti e i direttori più riottosi. Grazie all’entusiasmo di chi ha pensato e lavorato a questo progetto.

L’osmosi funziona anche per far funzionare Piemonte Parchi, la rivista tematica che si occupa di aree protette

Una considerazione che fa propria Emanuela Celona, che conferma questa impressione: “Si, è vero questo ufficio stampa ‘diffuso’ – ci piace chiamarlo così! – è linfa vitale per la rivista ‘Piemonte Parchi’ che pubblica con continuità articoli di colleghi neo-giornalisti, qualificati e appassionati. La speranza è che si possa dedicare il tempo necessario a questo progetto, e alla comunicazione dei parchi in genere, per fare un bel lavoro.”

La volontà di fare un buon lavoro la si percepisce dalle dichiarazioni di chi è in forza al progetto nelle varie realtà protette. Come quella di Nadia Faure, addetta stampa Parchi Alpi Cozie: Poter essere accompagnata dal gruppo redazionale che Piemonte Parchi ha creato è un grande aiuto: avere con chi condividere i propri contenuti è una grande sicurezza e poi a ogni articolo, si apre un mondo… e si conoscono nuove persone che arricchiscono!

A cui fa eco la sua collega Laura Succi, addetta stampa Po piemontese: “Diventare addetto stampa di un’area protetta significa diventare uno strumento in più per lavorare a salvaguardia della natura. In un momento come questo, “l’epoca della transizione ecologica”, i parchi dovrebbero far viaggiare la macchina della comunicazione a mille chilometri l’ora!”

Comunicare correttamente si basa su veridicità della notizia e qualità dei contenuti

Fare informazione di qualità ha come presupposto la verifica delle notizie, senza usare sensazionalismi e rispettando il lettore. Ma chi legge deve imparare a separare le notizie dalle fake news, impegnandosi a verificare che quanto legge sia credibile, prima di condividerlo. Troppo spesso oggi le dita scivolano veloci sulle tastiere dei telefoni, prima ancora che sia compreso il contenuto. Magari perché non si legge, ci si ferma alla foto o al titolo.

Ma le notizie false sono come il lupo della foto, che sembra essersi travestito da pecora. Possono essere ben costruite ma se non siamo convinti della veridicità dobbiamo evitare di diffonderle senza criterio. Meglio un like in meno di una fake news in più.

Cani abbandonati causa Covid-19: una fake news diffusa da troppi giornali

Cani abbandonati causa Covid-19

Cani abbandonati causa Covid-19: una fake news diffusa da troppi giornali, che rilanciano notizie senza un preventivo controllo. Nonostante queste notizie false provengano molto spesso sempre dalla stessa fonte, quando sono relative agli animali. Una sedicente associazione abituata a comunicati roboanti solo per fare notizia.

C’è il coronavirus? Abbandonati 2mila cani

Duemila sono i cani abbandonati nei canili di tutta Italia dall’inizio della pandemia. A darne notizia è l’Aidaa, l’associazione italiana di difesa degli animali e dell’ambiente.

Articolo de “Il Giornale” del 13 marzo 2020 di Emanuela Carucci

Il problema non sono le dichiarazioni di Aidaa, che in tempi di fake news potrebbero anche lasciare il tempo che trovano. Chi si occupa di animali conosce questa sigla e il personaggio che si definisce presidente della stessa. Sul quale non vale davvero la pena di perdere del tempo.

Cani abbandonati causa Covid-19 è una notizia ghiotta per i giornali, che la pubblicano senza verifiche

Il vero problema: è proprio nel mancato controllo delle fonti, anche in momenti come questi dove la prudenza dovrebbe essere fondamentale. Per non passare all’opinione pubblica informazioni che creano un allarme sociali ingiustificato, speculando durante un momento come questo. Quando la prudenza dovrebbe essere la linea guida da seguire per ogni attività di comunicazione.

Secondo quanto riportato dall’AIDAA (associazione italiana difesa animali ed ambiente) in un comunicato datato 9 marzo 2020, “ora anche il coronavirus diventa motivo di abbandono di cani ed altri animali, nei cento canili monitorati dall’associazione italiana difesa animali ed ambiente, dal 20 febbraio a ieri domenica 8 marzo sono entrati nei canili quasi duemila cani in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno con una media di oltre cento cani al giorno e in quasi tutti i casi chi ha portato i cani in canile ha sostenuto di non poterli piu gestire a causa del coronavirus o comunque per motivi di malattia, non dei cani ma dei proprietari.

Tratto da Lavocedibolzano.it dell’11 marzo 2020

Non bisogna credere a tutto, non bisogna veicolare e condividere notizie false e bisogna ricordarsi delle fonti inattendibili. Che fanno comunicati fotocopia buoni per ogni occasione: abbandono estivo, gatti neri ad Halloween ed ora anche con gli abbandoni a causa del coronavirus.

Buone fonti per buone notizie: prima di condividere riflettere sempre

I social hanno un grande potere di amplificazione della notizia e sono strumenti davvero utili quando servono per diffondere corretta informazione. Appestano invece la rete quando le notizie che vengono condivise servono solo a disinformare, a spaventare o peggio a creare tensioni inutili.

Bisogna che ognuno impari a leggere i contenuti, non si fermi ai titoli e capisca de quanto è pubblicato proviene da una fonte attendibile. Diversamente si diventa protagonisti e corresponsabili della creazione di leggende che poi restano sulla rete per decenni. Provocando danno senza creare alcun vantaggio, se non quello dei ritorni pubblicitari che le notizie false generano più di quelle vere.

Uomo aggredito da un cinghiale che sembra girasse con un lupo al guinzaglio

uomo aggredito da un cinghiale

Uomo aggredito da un cinghiale: è il titolo che compare questa mattina sul sito online di Repubblica.

Per fortuna il titolista non ha voluto aggiungere enfasi dicendo che il suino aggressivo portava con se anche un lupo al guinzaglio.

Forse avrebbe esagerato un poco troppo e avrebbe perso di credibilità ma oramai i titoli a effetto sono la norma e evocano sempre situazioni da temere, pericoli in agguato a causa degli animali, quasi fossero esseri malvagi che attaccano l’uomo senza un motivo.

Però, oramai nelle notizie che riguardano cinghiali e lupi c’è sempre da premettere un però, si scopre che il titolo “Uomo aggredito da un cinghiale nei boschi del genovese” non è affatto in linea con il contenuto dell’articolo (leggi qui)  visto che farebbe subito pensare a un attacco immotivato, messo in atto dal cinghiale per pura aggressività.

L’uomo “aggredito” infatti non era un innocuo gitante, ma bensì un cacciatore che con la sua squadra di cinghialai ha braccato l’animale, facendolo inseguire dai cani. Il cinghiale certo non può aver preso questo accadimento come una gita in montagna né può aver visto gli uomini con grande simpatia. Terrorizzato, inseguito dai cani si sarà trovato un uomo a sbarrargli la strada e ha fatto quello che avrebbe fatto anche un uomo in quella situazione: ha cercato di difendersi aggredendo, per puro istinto di sopravvivenza.

A ben vedere poi il titolo avrebbe anche potuto essere diverso, molto, molto diverso: “Ennesimo intervento dell’elisoccorso pagato dai contribuenti per un cacciatore ferito da un cinghiale”.  In effetti non si capisce perché il cacciatore debba essere soccorso gratuitamente, stante che ha deciso, liberamente, di compiere un’attività inevitabilmente pericolosa. Ma questo è altro problema dirà qualcuno mentre altri, inaccettabili, ne invocheranno la morte (l’inutile aggressività di certi protezionisti non mi causa minor ostilità di quanto non riescano a provocarmi i cacciatori).

E quando la vittima dei titoli e della pessima cronaca non è il cinghiale state certi che qualcosa con il lupo nello stupidario giornalistico  lo troverete sempre e con poca fatica. Non è più il tempo di quando i giornali facevano informazione e il motto di un noto settimanale era “i fatti, separati dalle opinioni”, ora la stampa deve attrarre lettori e fare clic. Poi, ma solo poi, deve anche fare informazione, mentre succede sempre più spesso che i fatti siano confusi con il diritto di opinione e con la narrazione.

Così il 17 novembre Il Gazzettino pubblica un articolo che sarebbe davvero esilarante se non avesse toccato un tema serio e alimentato, ancora una volta, la paura verso i lupi. Il pezzo titola “A caccia fra le malghe, fotografati due lupi“, che però sono due cani lupo cecoslovacchi, come quelli che qualche giorno prima assediavano, secondo qualcuno, una villa in Toscana! Un articolo davvero fantasioso che è stato ripreso anche dal sito del progetto LIFE Wolfalps (leggi qui) per la sua manifesta assurdità.

Non pago dell’errore il giornalista (regolarmente iscritto all’abo del Veneto) ha poi rincarato la dose, iniziando la solita tiritera sui lupi ibridi, che sulle Alpi peraltro non risultano presenti. Ma quello che ha scritto, errori compresi che sono suoi, merita una citazione speciale:

Ma in questo panorama desolante per i malgari del Grappa ci potrebbe essere uno spiraglio: i lupi meticci. In pratica se venisse riscontrato che alcune tipologie di lupo presente è frutto di qualche tipo di incrocio, e quindi “non originale”, ecco in questo caso potrebbe essere abbattuto. Come ad esempio i lupi avvistati e fotografati (…). Due lupi che sono sembrati grossi per la tipologia del lupo e che magari potrebbero essere dei “meticci”. (Tratto da Il Gazzettino del 17 novembre 2017 – Articolo di Gabriele Zanchin)

Credo che dopo tanto parlare di fake news gli l’ordine dei giornalisti, che personalmente abolirei subito insieme a tutti gli altri, dovrebbe prendere provvedimenti contro quegli iscritti che usano le notizie alterandole, travestendole, rendendole false come una banconota da 7 Euro. Se non è fatto con volontà è fatto per mancanza di conoscenza del tema, ma questo non cambia il risultato: nessuno agisce, nemmeno quando, oltre ai lupi, prendono a sassate anche la lingua italiana.

Difendere gli animali senza diffondere bufale

Difendere gli animali senza diffondere bufale

Difendere gli animali senza diffondere bufale deve essere uno dei primi impegni per chi voglia battersi per l’affermazione dei loro diritti.

La diffusione di fake news serve soltanto a ingannare i lettori senza fornire contenuti.Gli animali sono molto usati per confezionare fake news: parlarne e mostrare foto garantisce una grande diffusione dei post, purtroppo anche quando contengono notizie false, distorte oppure creano disinformazione.

Tutto si basa su condivisioni fatte dagli utenti spesso senza nemmeno leggere gli articoli. In questo modo un post diventa un’arma di distrazione di massa, creata dagli utenti che pensano possa essere vero tutto quanto viene pubblicato nei social.

Senza preoccuparsi di avere un minimo di senso critico così la bufala ha invaso la rete, contaminandola con informazioni spazzatura su tutti gli argomenti dello scibile umano, senza escludere naturalmente il mondo animale.

Una piccola dimostrazione di quanto sia vero è stata fatta anche su questo blog, pubblicando un articolo dal titolo fuorviante Steven Spielberg va punito senza riserve” (leggi qui) che racconta come gli eccessi di superficialità possano trasformare un’immagine come tante in una fake news destinata a scatenare i leoni della tastiera. Cosa puntualmente accaduta!

La rete è un insuperabile serbatoio di informazioni, un incubatore di riflessioni a patto che ci sia la necessaria attenzione degli utenti, la voglia e la capacità di distinguere fra notizie e spazzatura, fra reale e improbabile. Diversamente un commento distratto, un like, una condivisione diventano carburante fornito al motore della disinformazione.

Come si potrebbe dimenticare di citare la mamma di tutte le bufale sugli animali: la storia dei bonsai kitten, gatti che venivano fatti crescere dentro un vaso di vetro sigillato assumendone la forma. Contro questa goliardata, inventata da uno studente del prestigioso Massachusset Institute of technology (leggi qui), arrivano ancora oggi richieste di intervento per punire i responsabili. A dimostrazione di quanto diventi persistente la disinformazione.

Chi si occupa di animali si ricorderà della splendida cucciolata cani golden retriever, fotografati mentre una bellissima cagna li allatta, che ha creato centinaia di migliaia di richieste di adozione perché nel post era scritto che i cuccioli sarebbero stati soppressi in pochi giorni.

Per questo è importante difendere gli animali senza diffondere bufale, verificando la serietà di chi pubblica, giudicando il contenuto della notizia che troppo spesso è inverosimile, senza farsi prendere dall’entusiasmo.

Come spesso accade per con i numeri contro l’abbandono di animali nel periodo estivo che si rivelano sempre tutti inventati.