Orsi e ricorsi in Trentino per una contesa insensata che la PAT non vuole far cessare

orsi ricorsi Trentino

Orsi e ricorsi in Trentino sono diventati la normalità: la giunta provinciale emette provvedimenti prepotenti e le associazioni fanno ricorso. L’amministrazione quasi sempre perde davanti ai tribunali amministrativi e riceve sonori schiaffoni dalle sentenze del Consiglio di Stato. Ma non molla la presa. Una guerra santa per dimostrare ai trentini chi comanda, per cercare di non perdere consenso in una provincia dove il problema principale non sono gli orsi, ma i pesticidi. Come ogni volta dimostrano le inchieste televisive.

Cani falchi tigri e trafficanti

Questa volta al centro della contesa sono le linee guide sulla gestione degli orsi, che la provincia ha ben pensato di poter stravolgere. Scordando che tecnicamente l’autonomia concessa non può essere intesa come extraterritorialità. Gli orsi, e non solo loro, sono inseriti in un patrimonio faunistico collettivo che appartiene all’intero paese. Per questo regioni e province possono gestirlo, ma rispettando la normativa di riferimento nazionale. Senza possibilità per Fugatti e la giunta di adottare provvedimenti che gli possano consentire di abbattere un orso alla prima occasione.

Quello che sconforta è questo costante scontro fra i poteri dello Stato. Sollecitati dalle associazioni che non possono tollerare i ripetuti abusi, fatti a spese dei cittadini, e in questo caso anche degli orsi. Quando le norme sono chiare, e quelle che regolano la gestione degli orsi anche in Trentino lo sono, non è tollerabile che l’amministrazione provinciale prenda sempre scorciatoie. Anche quando appare da subito palese che i provvedimenti adottati vadano oltre il lecito. Come ritenere che la Provincia di Trento possa emettere senza contraddittorio ordinanze di abbattimento di orsi senza seguire il percorso previsto dai piani di gestione.

Orsi e ricorsi in Trentino: scelte che sembrano costruite a tavolino per mantenere alto il conflitto senza affrontare il problema

Arriva la sconfitta presso il TAR di Trento che annulla la possibilità che sia l’amministrazione trentina, in autonomia, a decidere se abbattere un orso giudicato dalla stessa problematico? Fugatti non demorde, dando mandato all’ufficio legale di ricorrere al Consiglio di Stato contro la sentenza. Con la consapevolezza che in punto diritto la sentenza non potrà essere ribaltata. Questo gesto, l’ennesimo, serve a mostrare i muscoli a favore degli elettori, cercando di minimizzare le sconfitte e di distogliere dagli errori.

Il miglior modo per evitare scontri fra orsi e persone è quello di evitare incontri ravvicinati, come è stato detto più volte. Per ottenere questo risultato occorre un’idea di gestione intelligente e il rispetto di alcune regole. Uno dei problemi tardivamente affrontati e ben lungi dall’essere risolti è la gestione della frazione umida dei rifiuti. Quelli che noi vediamo come scarti alimentari per gli orsi sono invece risorse a basso costo energetico. Quindi se il Trentino non si dota, in tutti i Comuni interessati dalla presenza degli orsi, di contenitori di rifiuti appositamente realizzati sarà impossibile evitare che gli orsi si avvicinino agli insediamenti umani.

Occorre informare i turisti, ma anche i locali, dei corretti comportamenti da tenere e imporre che nelle zone frequentate da orsi, specie in primavera, i cani siano tenuti al guinzaglio. In particolari periodi, come avviene in Abruzzo, potrà essere necessario chiudere dei sentieri per evitare invasioni di campo da parte degli umani. Diffondendo il concetto che il territorio debba essere condiviso rispettando le diverse necessità. Mettendo in campo informazioni, sanzioni e controlli per evitare che i turisti inseguano gli orsi per fare riprese video e selfie per dimostrare il loro coraggio, che più banalmente è semplice stupidità.

I conflitti con gli allevatori vanno limitati grazie a capillari sistemi di dissuasione e protezione

Oltre alla gestione dei rifiuti, che è il principale motivo di avvicinamento dei selvatici ai centri urbani, come avviene per i cinghiali, occorre proteggere e gestire gli animali al pascolo. Se i malgari si sono abituati a essere da decenni senza predatori devono rendersi conto che, per fortuna, molti predatori sono tornati, o perché reimmessi come gli orsi o in quanto arrivati spontaneamente come i lupi. Quindi se non vogliono avere perdite devono comportarsi come i loro bisnonni, che non lasciavano gli animali al pascolo senza sorveglianza.

Allevare animali in natura non può essere fatto da dilettanti drogati dai fondi europei, dati a pioggia anche a chi svolge questa attività come secondo lavoro. Una situazione che non può più essere tollerata. Contro la quale devono battersi anche le amministrazioni, senza essere conniventi con comportamenti spesso ai limiti del lecito. Difendere le comunità locali non può e non deve prescindere dal dovere di far comprendere l’importanza dell’ambiente e del patrimonio faunistico, nell’interesse anche di chi in Trentino ci vive.

Nel frattempo fra orsi e ricorsi non bisogna dimenticarsi dei due orsi che restano prigionieri in condizioni inaccettabili a Casteller. Un fatto su cui in tantissimi si aspettavano un intervento mai arrivato della magistratura.

Trasferita l’orsa Dj3 da Casteller alla Foresta Nera, ma le bugie han le zampe corte

Trasferita l'orsa Dj3 da Casteller
Foto di repertorio

Trasferita l’orsa Dj3 da Casteller a un parco faunistico della Foresta Nera, senza preavviso e di nascosto. Ancora una volta la provincia di Trento ha avuto comportamenti contrari alla trasparenza, inconcepibili per un ente pubblico. Dj3 è figlia dell’orsa Daniza, uccisa durante la cattura decisa per tenerla in cattività, ed era rinchiusa a Casteller dal 2011. Si tratta quindi di un animale oramai piegato dalla prigionia, per il quale risultava difficile, se non impossibile, pensare alla reimissione in libertà.

Cani falchi tigri e trafficanti

L’orsa è stata trasferita in un parco faunistico tedesco che appartiene a una fondazione, nata con lo scopo di dare una vita migliore a orsi, lupi e linci che provengono da situazioni di cattività. Non è un parco, inteso come una grande area naturale, seppur cintata, ma una struttura aperta al pubblico e le sue dimensioni non sono enormi. La fondazione che lo gestisce è certamente animata da intenti migliori di quelli che hanno fatto finire gli orsi a Casteller. Ora sarà necessario capire e approfondire le condizioni reali di questa nuova sistemazione. Che si spera non essere paragonabile, almeno per attenzioni, a quella in cui Dj3 ha vissuto negli ultimi tempi.

Il fatto che la struttura sia aperta al pubblico non rappresenta, dal mio punto di vista, una condizione di per se negativa. Gli animali che non possono tornare liberi e che sono costretti a vivere in spazi comunque ristretti, rispetto ai loro bisogni, hanno infatti un grande nemico: la noia. Se i visitatori si comportano in modo rispettoso, sotto il controllo del personale della fondazione, il pubblico potrebbe rappresentare un diversivo: tutto dipende dalle distanze, dalla possibilità di sottrarsi alla vista e da altri fattori. Il problema vero sarebbe stabilire semmai se questa possa essere vita per un orso. Ma questo è argomento diverso e molto più complesso per le tantissime implicazioni che comporta.

Trasferita l’orsa Dj3 da Casteller si è liberato un posto: ora l’importante è impedire che possa essere occupato!

Il trasferimento di Dj3 nulla toglie, ma anzi aggiunge, al problema della gestione degli orsi in Trentino, alle chiacchiere della PAT che come sempre è incline su questi argomenti a travisare la realtà. Come dimostra la dichiarazione dell’assessore Zanotelli che ha sostenuto che per l’orsa sia in ottime mani visto che è stato rilasciato il certificato CITES! Una dichiarazione senza senso rispetto alle condizioni di reale benessere: il certificato è solo un atto amministrativo che viene rilasciato per confermare la legalità del trasferimento, che avviene fra strutture autorizzate alla detenzione di plantigradi. Come ricorda la vicenda delle tigri partite da Latina e rimaste bloccate alla frontiera russa.

Avrebbe fatto meglio l’assessore Zanotelli, invece, a dedicare più tempo alla lettura del rapporto dei Carabinieri Forestali della CITES sulle condizioni di detenzione degli orsi a Casteller. Che hanno certificato condizioni di custodia terribili, per le quali era legittimo aspettarsi un qualche intervento della magistratura. Questo purtroppo sino ad oggi non è accaduto ed è ragionevole credere che non accadrà. Salvo improbabili folgorazioni sulla via di Damasco. Il punto fondamentale, ora, deve essere un cambiamento di rotta nella gestione delle popolazioni dei grandi carnivori, che il Trentino ha purtroppo dimostrato di non essere in grado oppure di non voler condurre in modo corretto.

Non è un caso che tutti gli episodi di aggressione, reale o supposta, più o meno seria, siano tutti avvenuti in Trentino. Sotto giunte di diverso colore, accomunate però da una gestione degli orsi parzialmente se non totalmente sovrapponibile. Questo va ammesso, anche se è difficile togliere il primato della pessima gestione al governatore Maurizio Fugatti, che ha un percorso personale di mancato rispetto del capitale naturale e di maggior attenzione verso il mondo venatorio. Resta anche un’altra osservazione legittima: sulla questione orsi, dopo il rumorosissimo silenzio della magistratura trentina, il grande assente è il Ministero della Transizione Ecologica, il cui ministro non sembra interessato a queste vicende ursine.

Le associazioni, i gruppi e i singoli devono mantenere la pressione mediatica sull’amministrazione

Non esistono altri mezzi, allo stato attuale, se non quelli di mantenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica sui comportamenti dell’amministrazione trentina. Ricordando ogni giorno, come stanno facendo in molti, che il problema non sono gli orsi, ma la gestione del territorio, dei rifiuti e dell’informazione. Senza contare come il continuo allarmismo che la provincia stimola rappresenti un’ulteriore criticità verso la pacifica convivenza. Un conflitto permanente creato da un’amministrazione che non ha ancora ben chiaro di essere al servizio dei cittadini e non viceversa. Dimenticando che molti trentini non condividono affatto questi comportamenti e non amano essere additati come i carcerieri degli orsi.

Ora è necessario trovare soluzioni diverse, e se possibile anche migliori, per gli altri due orsi carcerati a Casteller: M49 e M57. Questi due plantigradi hanno una storia di prigionia molto più breve di quella di Dj3 e, prima che il danno di una cattività così privativa diventi ancora più grave, occorre toglierli da lì. Con concretezza, senza farsi troppe illusioni che ci sia la volontà di farli tornare in natura, ma anche con grande determinazione. Nessun orso merita una vita fatta solo di privazioni, per scontare senza colpe gli errori che gli uomini hanno commesso. Senza dimostrare nemmeno oggi pentimento o, almeno, una reale volontà reale di cambiamento.

Le uniche modifiche di percorse promesse dalla giunta trentina, secondo quanto riportato sulla stampa, riguardano la volontà di abbattere gli orsi, senza rinchiuderli in cattività. Un segno che non può essere visto come una scelta giustificata dall’evitar loro sofferenze prolungate, ma come una scorciatoia. L’abbattimento costa meno, produce reazioni negative ma destinate a finire in tempi più brevi, mentre il costante maltrattamento degli animali li costringe a restare sulla corda. Posizione politicamente molto scomoda.

Errare è umano, ma perseverare è diabolico e Maurizio Fugatti dovrebbe saperlo

Per risolvere la quasi totalità dei problemi basterebbe avere piani di periodo. Che prevedano i cassonetti dei rifiuti anti orso, informazione capillare a valligiani e turisti, divieti di condurre cani liberi in determinate zone, incentivi rapidi per i danni e maggiori controlli. Non bisogna dimenticare infatti che quasi sempre sono i comportamenti umani sbagliati a rendere gli orsi problematici. Insomma basterebbe che la PAT cercasse di copiare le attività del Parco d’Abruzzo. Non servirebbe molto altro, per interrompere questa catena di violenza, che danneggia nel mondo l’immagine del Trentino.

Orsi detenuti a Casteller: arrivano Le Iene e realizzano un lungo servizio, ma succederà qualcosa?

Orsi detenuti a Casteller

Gli orsi detenuti a Casteller in condizioni di maltrattamento sono al centro di un servizio de Le Iene che racconta una realtà nota ma incredibile. Paragonandola con quanto avviene nel Parco d’Abruzzo Lazio e Molise, dove non sono stati registrati incidenti e non risultano catturati o abbattuti orsi. Sono tante, invece, le cose che non hanno funzionato nella realizzazione del progetto di reintroduzione. Che ha coinvolto amministratori di differenti colori politici nel corso di svariati anni. Pare che nessuno le voglia risolvere, sperando in un oblio che non scenderà mai. Grazie anche a servizi come quello realizzato dal noto programma televisivo e all’impegno di molti attivisti.

Cani falchi tigri e trafficanti

Dal punto di vista politico la gestione di questo progetto è stata un fallimento. Per non aver assolto agli impegni presi in materia di formazione e divulgazione e per non avere mai creato quei corridoi faunistici che avrebbero consentito la dispersione degli animali. In questo modo la popolazione trentina degli orsi, che doveva ripopolare l’intero arco alpino, secondo le previsioni del LIFE, è rimasta imprigionata. Un problema che in futuro potrà solo ingigantirsi, con le prevedibili conseguenze visto che già si parla di abbattimenti, come alternativa alla captivazione.

Ma guardate il video del servizio de Le Iene postato sulla pagina Facebook del gruppo “Convivere con orsi e lupi si può?”

L’amministrazione sta spendendo più soldi pubblici per tenere gli orsi detenuti a Casteller che per rifondere i danni causati

In questa situazione paradossale, in cui il costante maltrattamento subito dagli animali sembra non avere conseguenze. la PAT sta spendendo molti soldi per la Guantanamo degli orsi. Ben più di quelli impegnati per la rifusione dei danni agli allevatori che hanno subito qualche danneggiamento o predazione. Nonostante servizi sui giornali di tutta Europa, interventi di associazioni e inchieste televisive le certezze al momento sono solo due: la Provincia non arretra e la Procura non avanza.

Uniche notizie di rilievo sono le offerte di luoghi alternativi dove custodire gli orsi imprigionati a Casteller. Su questo fronte si è mossa anche l’associazione presieduta da Brigitte Bardot che ha dato la sua disponibilità a trasferire gli animali in un centro al di fuori dei confini nazionali. Proposte sulla quali l’amministrazione provinciale si è dimostrata possibilista, ma che non piacciono al fronte che vorrebbe vedere tornare liberi almeno gli orsi di più recente cattura.

La realtà è che la cattività per un orso è sempre una condizione afflittiva, in quanto questi animali sono abituati a occupare territori molto vasti. Arrivando a percorrere anche 40 chilometri in una sola notte. Per questo i centri, che potrebbero essere visti positivamente per orsi abituati alla cattività, provenendo magari da circhi e zoo, vengono invece osteggiati dalla maggioranza delle associazioni. Che non li ritengono idonei a garantire il benessere dei plantigradi.

Ci sono purtroppo poche possibilità che gli orsi possano tornare liberi e questa è una realtà da affrontare

Mai dire mai, sostiene qualcuno, ma liberazione di M49 e M57 pare, allo stato delle cose, decisamente improbabile. Salvo che non ci sia un imprevisto quanto improbabile intervento della magistratura, che renda improvvisamente percorribile questa strada. Ma le previsioni fosche purtroppo non si possono limitare soltanto ai tre prigionieri del centro di Casteller, perché con la primavera alle porte gli orsi riprenderanno il loro vagare. Terminato il letargo anche la loro vita riprende e le orse avranno con loro i nuovi cuccioli. Verso i quali si dimostrano molto protettive come tutte le femmine di orso, temendo aggressioni dai maschi.

Cosa succederà ancora e quale sarà questa volta la reazione della Provincia in caso di incontri troppo ravvicinati? Maurizio Fugatti e Giulia Zanotelli hanno già messo nero su bianco che gli orsi problematici potranno anche essere uccisi. Una scelta che potrebbe diventare prioritaria, considerando che l’attuale centro di detenzione non ha certamente posti liberi. Scelta che potrebbe essere adottata anche per calcolo politico: gli amministratori potrebbero decidere che la decisione di abbattere un orso possa causare minori danni, rispetto allo stillicidio di proteste che sta causando la loro prigionia.

Sarebbe necessario, invece, attuare le condizioni previste dal progetto LIFE e pensare a come realizzare rapidamente i corridoi faunistici, che consentirebbero la dispersione degli orsi su un territorio più vasto. Altra priorità non rinviabile è quella della collocazione ovunque dei cassonetti anti orso per i rifiuti. Per impedire che la loro cattiva gestione diventi un’attrattiva per gli animali e incrementi il rischio di incontri indesiderati con gli umani. Attività queste che la PAT non ha mai realizzato in precedenza, rendendosi non solo inadempiente rispetto al progetto, ma anche responsabile moralmente, e non solo, dei possibili eventi dannosi.

Orsi catturati in Trentino: mentre nulla succede qualcuno pensa di costruire un secondo carcere

orsi catturati in Trentino
Foto di repertorio

Per gli orsi catturati in Trentino tutto è immoto. Certo il momento è incredibilmente complesso, ma visto che, nonostante la pandemia, sembra che il tempo non manchi per le attività futili, appare ovvio che bisognerebbe dare priorità a quelle utili. Come sottrarre gli orsi selvatici di Casteller a una detenzione in condizioni insostenibili. Questa questione passa sulle teste degli animali ma è eminentemente politica e, come sempre, finisce che per questo siano i più deboli a pagare.

cai falchi tigri e trafficanti

Un esempio è l’assessora Giulia Zanotelli, titolare della delega per la Provincia di Trento su agricoltura, foreste, caccia e pesca, che trova il tempo per occuparsi (male) degli orsi. Rilasciando un’intervista a Il Dolomiti nella quale espone teorie e progetti per la loro gestione. Sostenendo come l’abbattimento degli orsi problematici possa essere un “modo funzionale di gestione del progetto“. Una teoria che non è la prima ad agitare, sostenendo che l’eliminazione di alcuni orsi, che hanno avuto un normale comportamento ursino ma hanno creato danno all’uomo, sarebbe utile alla gestione del progetto.

Su questa ipotesi si scontrano da sempre due opposte fazioni, nelle quali militano anche persone titolate per parlare del problema. Non il politico di turno per intenderci. Omettendo di considerare però, senza per questo andare alle origini del piano di reintroduzione degli orsi, che questa non era una scelta obbligata per la Provincia di Trento e che questo tipo di azioni dovrebbero essere considerate l’ultima spiaggia. Dopo aver perseguito ogni strada possibile e eliminato le cause che sono alla base dei comportamenti indesiderati.

Per gli orsi catturati in Trentino c’erano altre alternative alla detenzione in un centro inadeguato

Prima di arrivare a pensare a carcerazione e/o abbattimento la politica dovrebbe avere percorso tutte le strade necessarie, anzi indispensabili, per una convivenza pacifica. Azioni che in Trentino non sembrano essere state fatte, preferendo percorrere la sola scorciatoia della captivazione o dell’abbattimento. Imprigionando gli orsi in una struttura non pensata per essere un posto in cui i plantigradi possano essere ospitati per un lungo periodo, potendo condurre una vita quantomeno accettabile sotto il profilo etologico.

D’altro canto trovare delle soluzioni strutturali comporta dei costi con investimenti che la Giunta non pare intenzionata a sostenere, così la via comoda è quella del fucile: “Queste soluzioni sono molto impegnative in termini di costi – commenta Zanotelli – e non costituiscono una soluzione nel lungo periodo. In questo senso è necessario prendere in considerazione sin da subito anche l’abbattimento quale strumento funzionale alla rimozione di esemplari problematici o pericolosi”.

Tratto dall’articolo de Il Dolomiti dell’8 novembre 2020

L’assessora Zanotelli dimentica di citare una serie di colpevoli omissioni che l’amministrazione trentina ha compiuto dalla partenza di questo progetto sino ad ora. Mancanze che, per correttezza, non hanno riguardato solo la parte politica che governa in questo momento, ma anche i predecessori di diverso orientamento politico. Cosa che in fondo interessa poco sia agli orsi che ai cittadini che hanno a cuore la loro sorte. Il progetto è stato, dal mio punto di vista, carente nella parte logistica (centro detenzione orsi) e comunicativa. E i danni conseguenti a queste carenze, nel medio periodo, stanno affiorando tutti.

Un amministratore pubblico dovrebbe avere un concetto diverso della fauna, una parte del capitale naturale del paese da proteggere

Le aggressioni alle persone da parte degli orsi in Trentino sono tutte, nessuna esclusa, provocate da azioni umane sbagliate. Fatto che non stupisce considerando che neppure gli stessi operai forestali sembrano essere stati istruiti su come comportarsi incontrando un orso. Eppure basterebbe davvero poco per evitare problemi: non andare con i cani liberi nei boschi, avere una fonte di rumore come un campanellino sullo zaino, non frequentare le zone dove si sa che ci sono orse con piccoli e vietare l’ingresso alle persone, in determinate aree e in particolari periodi, come avviene in Abruzzo. Oltre alla gestione corretta dei rifiuti urbani.

Quando qualcuno si lamenta che in questo modo si viene a limitare la libera fruizione della montagna, anche se per tutelare un animale che non solo è un simbolo ma un importante componente dell’ecosistema, bisognerebbe ricordar loro i limiti che impongono i cacciatori durante la stagione venatoria. Quando un grandissimo numero di persone non sono più libere di passeggiare tranquillamente in mezzo alla natura. Per evitare il rischio, non così improbabile, di prendersi una fucilata. Sono molti di più morti e feriti per cause di caccia di quante siano le persone ferite, anche solo lievemente, da animali selvatici (escludendo le punture di api, vespe e calabroni).

L’assessora Zanotelli dovrebbe recitare il mea culpa, per aver perpetuato la scelta di non predisporre, preventivamente, di strutture adeguate per la captivazione di orsi. E per aver esagerato, con la sua amministrazione, nell’emettere una prolusione di ordinanze confuse, arroganti nel modo e immotivate nei contenuti. Facendo perdere soldi ai contribuenti, tempo ai tribunali, faccia e considerazione al Trentino nel mondo. Forse potrebbe essere valutato il danno erariale quando si usano strumenti amministrativi per ottenere consenso politico?

Bisogna separare la gestione faunistica e quella ambientale da caccia e pesca, eliminando una contraddizione in termini

Il capitale naturale costituito dalla fauna e dalle risorse ambientali non deve continuare essere gestito da chi ha come punto di riferimento i cacciatori e i pescatori. Sarebbe come se venisse creato un ministero destinato a occuparsi, contemporaneamente, della tutela dell’ambiente e di quella dell’industria delle energie fossili. Una scelta decisamente irrazionale e illogica ma anche molto, molto poco credibile.

La prima attività dello Stato dovrebbe essere la difesa dell’ambiente nella sua interezza, per preservare un patrimonio che appartiene a ogni singolo cittadino. Senza privilegiare invece il depauperamento delle risorse per motivi ludici: la caccia non deve più essere considerata il metodo con cui regolare le dinamiche di popolazione della fauna e non deve venire anteposta alle azioni di tutela.

Una contraddizione riconosciuta da tempo in ambiente scientifico e dimostrata in modo empirico da decenni di fallimenti nel contenimento degli animali ritenuti dannosi. Soltanto che gli interessi politici e quelli economici troppo frequentemente si sovrappongono, creando danno ma anche impedendo una gestione corretta della politica faunistica nazionale.

Sugli orsi imprigionati a Casteller restano immutate le perplessità sull’immobilismo giudiziario che nonostante più denunce e una nota informativa dei Carabinieri Forestali consente il permanere dei plantigradi nella prigione trentina. Senza che l’opinione pubblica possa, allo stato dei fatti, poter sperare in qualche risultato sulla tutela effettiva di questi animali.