La gabbia dell’orso M49 è una struttura mal realizzata, lo dicono le foto pubblicate da ISPRA

gabbia dell'orso M49

La gabbia dell’orso M49 o meglio una delle recinzioni del sito che lo ha ospitato sembra essere davvero mal realizzata. Tanto da consentire all’orso di fuggire aprendosi un vaco, danneggiando la struttura in più punti. Una recinzione realizzata con reti elettrosaldate, le stesse che sono impiegate per essere annegate nelle gittate di calcestruzzo in edilizia.

Queste reti sono fatte con tondini di ferro, che arrugginiscono come dimostrano le foto, e possono dissaldarsi perché non nascono per essere utilizzate come barriere. Ma solo per rinforzare il calcestruzzo in edilizia. Quindi M49 potrebbe aver avuto buon gioco, certo non in un solo giorno, per creare il varco da cui è scappato. Però nessuno sembra aver controllato.

La struttura della recinzione è composta da un cordolo di calcestruzzo nel quale sono inseriti i pali verticali di sostegno, ai quali sono imbullonati i tondini che formano la rete di recinzione. I tondini non sono affogati nel calcestruzzo, caratteristica questa che presumibilmente ha contribuito a rendere meno difficoltosa la rottura della rete. Pur considerando la mole dell’animale (peso superiore a 200 kg), la forza e la determinazione mostrate dal soggetto visionando il punto di rottura appaiono fuori dal comune.

Tratto dal comunicato stampa di ISPRA

La gabbia dell’orso M49 potrebbe avergli causato ferite durante la fuga, con grossi rischi per la sua salute

Su tutti gli organi di stampa si legge che M49, ribattezzato Papillon dal ministro Sergio Costa, viene rappresentato come un animale specializzato in evasioni. Ma non si trovano riscontri sulle possibili ferite che potrebbe essersi causato durante la fuga. Che potrebbero in via ipotetica causare gravi infezioni e anche la morte. Come non si trovano evidenze circa perizie sulla struttura, che forse avrebbe meritato di essere messa sotto sequestro.

Il punto non può essere semplificato nella sola pervicacia nell’evasione da parte dell’orso, sarebbe un grosso errore, ma anche un grosso favore fatto al presidente della Provincia di Trento, Maurizio Fugatti. Che evidentemente non si è preoccupato, nemmeno dopo la prima fuga di M49, di verificare la qualità costruttiva di questo centro.

Ben ha fatto il ministro Sergio Costa a inviare gli ispettori dell’ISPRA, ma la relazione, per come descritta nel comunicato stampa, è estremamente stringata nei concetti. Forse sarebbe stato opportuno chiedere un sopralluogo da parte del Centro di Referenza Nazionale di medicina veterinaria forense, che avrebbe potuto accertare la presenza di tracce ematiche.

Tutta la gestione degli orsi fatta in Trentino è sempre oggetto di polemiche e dubbi, per scarsa trasparenza

Non basteranno le dimissioni del responsabile della Forestale provinciale per mettere il coperchio a questa brutta questione. Che non si può escludere si possa concludere anche con la morte di M49, per le ferite che si può essere provocato a causa della fuga da una struttura inadeguata. Che andrebbe posta sotto sequestro per consentire indagini approfondite sul fronte del maltrattamento di animali, ma non soltanto.

Un’altro fronte che meriterebbe di essere indagato è l’aspetto economico che lega il centro di Casteller alla provincia di Trento. Se ci fosse un trasferimento di risorse economiche per la custodia degli animali, come probabile, sarebbe opportuno comprendere chi abbia autorizzato il centro e chi abbia valutato lo stato delle strutture. Un brutto pasticcio sul quale il ministro Sergio Costa dovrebbe fare subito chiarezza, chiedendo l’intervento di chi potrebbe indagare davvero.

Abbattimento orso in Trentino: il ministro Costa pronto a impugnare l’ordinanza della provincia

Abbattimento orso in Trentino

L’ordinanza di abbattimento dell’orso in Trentino, colpevole di aver avuto un incontro ravvicinato con due escursionisti locali, è decisamente sgradita al ministro Sergio Costa. Il provvedimento, firmato dal presidente della provincia trentina Maurizio Fugatti, prevede l’abbattimento di un orso non ancora identificato e potrebbe essere impugnato dal Ministero dell’Ambiente. Ritenendo l’ordinanza emessa dalla Provincia di Trento troppo frettolosa e poco rispondente ai criteri previsti dai piani di gestione.

L’abbattimento è stato deciso a causa di un incontro ravvicinato con un orso al quale i due camminatori avevano invaso il territorio. Forse inconsapevolmente, anche se si tratta di residenti e cacciatori, che ben dovrebbero conoscere il territorio. Il plantigrado responsabile di aver causato leggere ferite ai due camminatori potrebbe essere stata una femmina, che difendeva i cuccioli.

Ora il ministro Costa ha deciso di chiedere un parere all’avvocatura dello Stato sull’ipotesi di poter procedere con un’impugnativa. Per fortuna al momento l’orso in questione risulta essere ancora sconosciuto e sarà identificato con certezza solo grazie alle analisi sul DNA. Questo consente di avere qualche giorno di respiro in attesa dell’eventuale impugnativa. E già contro l’ordinanza di Fugatti sono state raccolte in poco tempo oltre 60.000 firme. Con una petizione online, importante ma meno risolutiva dell’impugnazione del provvedimento.

L’abbattimento dell’orso non pare giustificato da quanto previsto nei piani di gestione

Se il Ministero dell’Ambiente ricevesse semaforo verde dall’avvocatura dello Stato per presentare ricorso potrebbero restare congelate le operazioni per l’abbattimento del’animale, in attesa della sentenza. Ma questa ipotesi rappresenta anche l’ultima speranza per la vita dell’orso. Considerando che Fugatti si è dimostrato, da sempre, molto poco propenso a promuovere strategie di pacifica convivenza al posto degli abbattimenti.

L’abbattimento dell’orso in Trentino costituirebbe una sconfitta per quanti da tempo sostengono che debbano essere differenti le modalità con cui gestire la fauna. Fatto ampiamente oggetto di dibattito, ma che ha sempre trovato la netta opposizione della Lega di cui Fugatti è un esponente. Comportamento che non risulta essere stato minimamente variato dopo le critiche per la cattura dell’orso M49 e il suo confinamento al centro di Casteller.

Queste scelte stanno provocando molte reazioni in tutta Italia, che accusano il Trentino di aver preso i fondi europei ma di non rispettare gli accordi. Anche molti residenti si sono dimostrati contrari a questo tipo di scelte, chiedendo il rispetto degli orsi. Senza poter dimenticare il ritorno economico prodotto dall’ecoturismo dei tanti che scelgono il Trentino proprio nella speranza di poter vedere l’orso e la fauna alpina della zona.

Il ministro Sergio Costa aveva cercato di evitare anche la cattura di M49, che aveva ribattezzato Papillon, come il celebre evaso

Le due province autonome hanno però statuti e competenze speciali, che forse andrebbero rivisitate su alcuni argomenti. Queste consentono una maggior autonomia, rispetto alle regioni a statuto ordinario, su molti argomenti, compresa la gestione faunistica.

In attesa di conoscere gli esiti degli esami del DNA, che porteranno all’identificazione certa dell’animale, si può sperare che la Provincia di Trento realizzi un piano di informazione degli escursionisti, prevedendo precise norme di sicurezza. Per evitare che comportamenti, anche involontari, possano comportare reazioni difensive da parte degli orsi, ai quali è l’uomo a invadere il territorio e non viceversa.

Aggiornamento delle 20 del 3 luglio 2020. È stato identificato con il DNA l’orso della scaramuccia con gli escursionisti che, come previsto è una femmina, che stava difendendo il territorio dei cuccioli. Sempre più determinato il ministro nel chiedere la sospensione dell’ordinanza di abbattimento. L’orsa, identificata con il codice Jj4 (una femmina di 14 anni) è una delle figlie di Jurka, una delle capostipiti del progetto che è stata catturata nel 2007 e rinchiusa a Casteller in quanto ritenuta un’orsa problematica.

Catturiamo gli orsi trentini

catturiamo gli orsi trentini

Al grido di “catturiamo gli orsi trentini” il presidente della provincia di Trento Maurizio Fugatti, eletto in una coalizione di centro destra, ha lanciato un ultimatum al ministro Costa.

Secondo Fugatti in Trentino infatti ci sono dai 20 ai 30 orsi di troppo, che devono essere catturati e, conseguentemente, rinchiusi in strutture. Per questo ha chiesto l’autorizzazione al Ministero dell’Ambiente, dal quale però non ha ancora avuto risposta. E’ quanto emerge a margine della riunione del Consiglio provinciale che si è tenuto oggi a Stenico.

In caso il ministro Sergio Costa continui a non rispondere Fugatti ha dichiarato che “il Trentino si prenderà le sue responsabilità“. Che tradotto dal politichese significa che procederà a catture, o peggio ad abbattimenti, senza avere l’autorizzazione dal ministero.

Del resto che la politica trentina assecondi la componente più legata al mondo agricolo e venatorio del territorio non è cosa di adesso. Una parte dei trentini, da tempo, vorrebbe avere sul loro territorio solo orsi di peluche.

Gli orsi del Trentino devono lottare contro l’ignoranza

La motivazione di Fugatti è sempre la stessa, quella che ha portato gli allevatori diverse volte a mettere in atto proteste: gli orsi sul territorio sono troppi. Questa affermazione è però in contrasto con i dati scientifici che parlano di una crescita della popolazione molto limitata e poco consistente.

La soluzione di catturare gli orsi apre le porte a uno scenario che per i plantigradi potrebbe essere peggiore dell’essere abbattuti. La vita in cattività è una sofferenza per questi animali, che non possono essere detenuti in condizioni di accettabile benessere.

L’orso, quando non ha enormi spazi in cui vivere, tende a distruggere tutto e a scavare per trovare una via di fuga. Per questo in quasi tutti gli zoo del mondo questi animali sono confinati in fosse di cemento. Dove trascorrono la loro triste esistenza morendo di noia.

Ma i trentini hanno scelto di volere gli orsi tempo addietro, con una consultazione popolare. Grazie a questa scelta i plantigradi stati introdotti dalla Slovenia, con i fondi stanziati da un progetto LIFE europeo. La reintroduzione era stata voluta per aumentare il numero di orsi dopo che la loro consistenza era ridotta al lumicino.

Gli orsi non sono nemici da battere, ma una componente del territorio

Qualcuno continua invece ad alimentare la paura dei residenti, scarsamente formati e informati dall’amministrazione. Per questo si da corpo ai fantasmi, si parla di aggressioni, anche se a cominciare da quella attribuita a Daniza sono molti più i dubbi che le certezze.

Le aggressioni sono spesso state inventate oppure ingigantite, raccontando anche fatti non veri. Come il morso dato a uno scarpone dall’orsa Daniza, lasciando il segno un canino che aveva perso, in realtà, molto tempo prima. Una fake news costruita ad arte. Come non sono stati evidenziati a sufficienza gli errori, come quello di andar per boschi lasciando i cani liberi.

Bisogna dire che la maggior parte dei trentini non sono affatto turbati dagli orsi e non li vorrebbero né catturare né abbattere, ma si sa che fa meno rumore una foresta che cresce di un albero che cade. E il mondo agricolo e venatorio sa bene come amplificare il rumore e la paura.

Bisognerà a questo punto attendere la risposta del Ministro Sergio Costa, che già con il piano lupo ha dimostrato di non voler lisciare il pelo a quanti li vorrebbero abbattere. Vedremo cosa succederà con gli orsi e se il governo provinciale avrà davvero il coraggio di sfidare a viso aperto il governo centrale in caso ottengano solo un prevedibile diniego.

Salvare lupo, capra e cavoli dai luoghi comuni

salvare lupo capra e cavoli

Salvare lupo, capra e cavoli dai luoghi comuni e dalle convenienze della politica non è sicuramente un’impresa facile, considerando il gran numero di attori che soffiano sul fuoco delle paure.

E’ stata rinviata dalla Conferenza Stato Regioni la decisione sull’abbattimento dei lupi, ma questo certo non significa che alla fine il lupo si salvi davvero: bisognerà aspettare le decisioni definitive prima di poter dire che questa guerra di buonsenso sia stata davvero (temporaneamente) vinta.

Il fronte del SI all’abbattimento è composito e singolare, anche se per correttezza bisogna dire che il provvedimento riguarderebbe solo il 5% della popolazione lupina: sono favorevoli all’abbattimento i sindacati degli agricoltori, da CIA a Coldiretti, neanche a dirlo le associazioni venatorie e, certo non ultimo, il Ministero dell’Ambiente capitanato dall’inossidabile Gian Luigi Galletti che difende la bontà del suo piano, invero strampalato, che a secondo il ministro sarebbe addirittura un “piano salva lupo”.

Non si è mai visto che la salvezza di una specie passi dall’uccisione dei suoi appartenenti, ma secondo il ministro è proprio questo che gli ambientalisti non capiscono: se facciamo abbattere un po’ di lupi tutto si sistema, ma se continuiamo a ostinarci che questa cosa non s’ha da fare allora arriva la giustizia sommaria del bracconaggio e quella si che metterà all’angolo la sopravvivenza della specie. Forse che non si siano accorti che il bracconaggio è già dilagante, complice una legge ridicola che rende più costoso attraversare con il rosso che abbattere un lupo.

Il lupo in questi anni ha avuto un’espansione non certo per le leggi che regolamentano la caccia, e solo molto dopo tutelano la fauna: il lupo è stato considerato un animale nocivo, sterminabile, fino a una quarantina d’anni fa e fino alla fine degli anni ’80 la sua presenza era rimasta confinata ai monti della Sila. Il suo incremento e la maggior diffusione è dovuta a vari fattori, i principali dei quali sono stati lo spopolamento delle campagne e i ripopolamenti fatti per fornire prede ai cacciatori, che hanno poi costituito un incremento delle prede del lupo.

Il bracconaggio non si è mai interrotto, anzi per moltissimi casi i bracconieri si sono comportati come la ‘ndrangheta, si sono ingrottati, apparentemente pochi i lupi ammazzati perché uccidono ma senza clamore, e solo qualche occasionale invasato attacca i lupi ai cartelli stradali, come minaccia. Quindi questo non è stato un problema e il lupo, nonostante i molti lupari disponibili a commettere reati, ha retto il colpo. Ma un ministro non può istigare lo Stato a comportarsi come il più sconsiderato bracconiere, non può in particolare farlo se il suo ministero è quello dell’Ambiente.

Il piano prevede, fra le altre misure di tutela per il bestiame, l’abbattimento di un’aliquota di lupi pari al 5% della popolazione e già questo è un problema in quanto censimenti seri non ne hanno fatti, quindi si andrebbe ad abbattere il 5% di X, un’incognita. Il secondo problema è che la manovra, politica, andrebbe forzosamente ripartita sul territorio e quindi non può essere nemmeno fatta con oculatezza, seppur nella sua completa inutilità. Gli studi dimostrano che dopo gli abbattimenti aumentano le predazioni del bestiame, a causa delle alterazioni causate nella composizione dei branchi e il lupo, per cacciare gli ungulati, le sue prede d’elezione, ha bisogno del branco, delle sue gerarchie, delle abilità di ogni componente.

Il ministro Galletti è stato costretto alla retromarcia dai presidenti di molte regioni italiane, davvero poco convinti sia della bontà del piano sia del danno sotto il profilo elettorale, in considerazione della sollevazione di tecnici, studiosi e opinione pubblica contro questo provvedimento. Una sorta di italico Donald Trump, capace di far arrabbiare anche chi lo ha sostenuto, grandi aziende e le celebrities. Da noi Galletti ha fatto scendere in campo anche Almo Nature, azienda che fa mangimi per animali, per cani -ovviamente anche per quelli dei cacciatori- che si è schierata frontalmente a favore del lupo.

Così gli agricoltori se la sono presa, come i cacciatori, con la politica, dimenticando che i danni causati dai lupi al bestiame negli ultimi 5 anni sono stati infinitesimamente più bassi di quelli causati dalla mancata costruzione delle stalle nelle zone terremotate, che ha causato una morìa negli allevamenti.

Ma i lupi bipedi, che talvolta non son neppure lupi come quelli delle favole ma solo un poco sprovveduti, han sempre più scuse di quelli quadrupedi. Chi caccia per vivere merita meno tutele di chi lo fa per passione.

AGGIORNAMENTO DEL 18/02/2017