L’orso Juan Carrito è a Palena, ma intanto si moltiplicano polemiche e iniziative contro la sua cattura

orso Juan Carrito Palena
Foto tratta dal sito del Parco della Majella

L’orso Juan Carrito è a Palena, nell’area orsi, in attesa secondo quanto dichiarato dagli enti preposti, di un suo rilascio in alta montagna. La cattura è avvenuta, come oramai è risaputo visto che l’orso è una star del web, perché Juan Carrito aveva dimostrato di preferire i paesi alle cime selvagge. In particolare aveva scelto l’area della stazione invernale di Roccaraso come un luogo da visitare con certa frequenza. Nonostante una prima cattura e una traslocazione in montagna, con la speranza di un non ritorno vicino ai centri abitati.

La speranza però non è stata esaudita e Carrito, figlio dell’orsa Amarena, anch’essa confidente, è tornato a vagare per il centro di Roccaraso. La genesi di questa vicenda la potete trovare in un articolo recentemente pubblicato sulla Rivista della Natura. Ora sono iniziati i giorni da trascorrere a Palena, con l’impegno del Parco, di riportarlo quanto prima in montagna. Per il secondo tentativo, che avverrà dopo qualche tempo per una sorta di “rieducazione”, sulla quale mancano dettagli. Un punto interrogativo questo, mentre i giornali riportano le notizie di critiche e iniziative contrarie a questa cattura,

A un profano potrebbe sembrare incredibile ma tutti, o quasi, i problemi degli orsi in Italia sono legati alla gestione, anzi alla cattiva gestione dei rifiuti. Per Juan Carrito però esistono anche fattori diversi, il primo dei quali è la mancata paura nei confronti dell’uomo. Una questione creata in massima parte da quelle persone che dicono di amare gli orsi. Così tanto da perseguitarli per una foto, inseguendoli, esponendoli a rischi, alterando il naturale comportamento. Che prevede che tutti gli animali selvatici abbiano timore dell’uomo, un’emozione, quella della paura verso gli umani, che li protegge dai pericoli.

L’orso Juan Carrito è a Palena e ritorna l’idea che questa situazione potesse essere evitata con dei punti di alimentazione in montagna

La soluzione alle scorribande a Roccaraso e in altri centri abitati secondo alcuni, poteva essere evitata creando punti cibo alternativi. Un’idea che, come riporta il Gazzettino, Paolo Forconi, filmaker della zona, propone da tempo. Senza successo ed io credo a buona ragione perché non si rimedia un problema creandone potenzialmente un altro. Con l’idea di gestire la fauna nel corso degli ultimi decenni non abbiamo fatto molta strada, forse perché l’uomo non deve rimediare agli errori fatti, deve imparare a evitarli. Per due ordini di motivi: il primo di natura etica riguarda l’idea che i selvatici possano essere gestiti secondo tecnica e non rispettati secondo caratteristiche etologiche. Il secondo motivo invece è di natura educativa: non possiamo continuare a far credere che i nostri errori trovino sempre una possibile cura, un rimedio.

Se sul territorio non ci fossero sufficienti risorse alimentari, salvo in momenti davvero eccezionali, che non sono gli inverni di questi anni, ci sarebbero meno selvatici di questa o quella specie. Questa cosa la dicono gli studi scientifici, che mettono sempre in relazione densità di popolazione con risorse alimentari. Il punto non è che gli orsi sono alla fame, anche perché se così fosse ci sarebbero decine di orsi in Abruzzo che girano nei paesi. Così non è, fortunatamente, perché negli abitati, salvo eventi occasionali e sporadici, arrivano sempre gli stessi individui. Quelli che gli uomini hanno abituato al cibo facile, hanno avvicinato troppo dimostrando di non costituire un pericolo. Ma che anche hanno deliberatamente alimentato, lasciando alimenti per attirarli.

Un selvatico abituato a ricevere cibo dagli uomini è un potenziale selvatico morto. Il cibo è lo strumento tramite il quale da millenni inizia la domesticazione, tramite il cibo si ottiene prima la confidenza e poi il dominio assoluto. Come ben sanno i falconieri che di questo ricatto alimentare hanno fatto la base su cui è costruito il rapporto di sottomissione dei rapaci. La nobile arte, come viene definita, è presentata in modo ingannevole: il falco non è legato da affetto al suo carceriere, ma è soggiogato da imprinting e cibo.

Per evitare situazioni come quella di Juan Carrito e di sua madre Amarena occorrono rispetto e comportamenti virtuosi

Prima di parlare di carnai e punti di alimentazione io credo sia necessario riflettere su quello che di alternativo si può fare. Senza cercare sempre di plasmare la natura secondo le necessità umane. Iniziando, per esempio, a stabilire un obbligo per le amministrazioni di mettere in sicurezza i rifiuti, per non creare punti di alimentazione urbana per molti animali, dagli orsi alle cornacchie, dalle volpi ai cinghiali. Rendendo responsabili gli enti pubblici con una programmazione capace di risolvere, seppur in qualche anno, in via definitiva un problema. Dando priorità per quei luoghi dove i rifiuti alimentari, di qualsiasi natura, compresi quelli zootecnici, possano costituire un’attrattiva per i grandi carnivori.

L’orso Juan Carrito è a Palena proprio per questo motivo. Roccaraso si è dimostrata una certezza in materia di risorse alimentari. Grazie a cassonetti facilmente accessibili, a rifiuti da trasformare in cibo con un dispendio energetico per l’orso pari a zero. Con qualcuno che sembra abbia lasciato deliberatamente del cibo per Juan Carrito e con hotel che affittavano camere “con vista orso”. Una maggior informazione servirebbe a far capire alle persone il motivo del divieto di alimentare gli animali selvatici. Una seria attività di prevenzione messa in atto dai Comuni avrebbe potuto evitare questa spiacevole cattura.

Non servono soluzioni mirabolanti, basterebbe l’uso del buon senso per non alimentare una catena di avvenimenti che possono mettere in pericolo gli animali. Considerando poi che anche se pur sempre Carrito è un orso confidente e per nulla aggressivo resta un orso. Per questo il pericolo di incidenti è sempre dietro l’angolo e deve essere previsto e prevenuto. Per non dover poi piangere sul classico latte versato.

Ucciso orso marsicano in autostrada: servono attraversamenti sicuri e protezioni efficaci

ucciso orso marsicano autostrada

Ucciso un orso marsicano in autostrada per carenza nelle protezioni, come più volte segnalato dal Parco d’Abruzzo. Nei mesi scorsi il PNALM era intervenuto per mettere in sicurezza un tratto dell’Autostrada dei Parchi, proprio nel tentativo di proteggere persone e animali. L’incidente è accaduto in un diverso tratto del percorso, non adeguatamente protetto da recinzioni. Una perdita importante, per una popolazione così piccola come quella degli orsi marsicani. Una morte però ampiamente prevedibile.

Cani falchi tigri e trafficanti

Nel corso della primavera 2021, dopo aver ricevuto la segnalazione che l’orsa Amarena e i suoi quattro cuccioli avevano nuovamente attraversato l’autostrada, il PNALM aveva nuovamente acceso i riflettori sul pericolo. Sollecitando nuovamente il gestore dell’autostrada A25 a porvi rimedio. Per questo era stato anche convocato un tavolo in prefettura, ricco di buone intenzioni ma con scarsi risultati pratici. La mancanza di azioni è la causa della morte di questo giovane maschio.

L’investitore ha preferito non fermarsi e non avvisare dell’accaduto, lasciando il plantigrado morto sulla careggiata. A giudicare dalla foto l’orso sembra essere morto subito dopo l’impatto, probabilmente con un mezzo pesante. Il Parco attende ora i risultati delle analisi genetiche per avere maggiori dati sull’orso che non era identificato. Nel frattempo i Carabinieri Forestali si sono attivati per cercare di individuare il responsabile grazie alle telecamere poste sul tracciato.

L’orso marsicano ucciso in autostrada è il terzo esemplare in diversi anni, ma altre e diverse sono state le situazioni pericolose

Se è vero che la messa in sicurezza dell’A25, concordata con il Parco dopo la riunione con il Prefetto dell’Aquila non possa essere realizzata in un batter d’occhio è anche vero che volere è potere. Come ha dimostrato il PNAL che ha realizzato in pochi giorni la protezione di un tratto di strada, non solo per evitare l’attraversamento degli orsi, ma per proteggere la fauna in genere. Con una struttura in grado di impedire le invasioni di carreggiata anche a caprioli, cervi e alla fauna minore.

Purtroppo la creazione dei corridoi faunistici è materia sulla quale l’Italia è in grandissimo ritardo, con tutte le conseguenze per gli animali e per la sicurezza della circolazione stradale. Imprevisti attraversamenti di animali su strade a scorrimento veloce come le autostrade, rappresentano un pericolo che non dovrebbe essere sottovalutato. Se chi ha investito l’orso fra gli svincoli di Avezzano e Cenano si fosse trovato su una piccola autovettura le conseguenze avrebbero potuto essere letali anche per le persone. Certo il conducente del mezzo ha dimostrato una totale assenza di senso civico.

I fondi europei destinati alla transizione ecologica dovrebbero essere utilizzati anche per realizzare una rete di corridoi faunistici. Strutture che possano garantire ai selvatici di potersi muovere liberamente sul territorio. Senza correre pericolo di essere travolti dagli autoveicoli e senza far rischiare inutili incidenti. Agevolando la dispersione di tantissime specie e quindi contribuendo a tutelare la nostra biodiversità.

Gli eccessi di velocità, specie di notte, possono essere letali per gli animali selvatici

Quanto successo in Abruzzo non è stato un caso isolato. Nelle ultime settimane altri orsi sono morti in Trentino a seguito di investimenti o hanno riportato ferite. In questi eventi purtroppo è ragionevole pensare che la responsabilità vada addebitata ai conducenti. Il mancato rispetto dei limiti di velocità, specie nelle ore notturne, è una delle principali cause di investimento e di mortalità per la fauna.

In attesa che siano realizzati i corridoi faunistici occorre posizionare una cartellonistica adeguata, ma anche rilevatori di velocità che servano per dissuadere dal superamento dei limiti consentiti. Un’andatura moderata consentirebbe di rallentare o fermarsi e di evitare pericolose collisioni. Occorre anche tenere presente che mentre l’investimento di un orso o di un lupo fa notizia, nulla arriva sullo stillicidio dei piccoli selvatici morti ogni notte a causa della velocità. Una strage dannosa che non fa rumore, ma che è causa di sofferenze e problemi evitabili con un poco di attenzione.

Orso ucciso a Pettorano sul Gizio, condannato definitivamente il responsabile ma in futuro cosa succederà?

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Per l’orso ucciso a Pettorano sul Gizio nel 2014, in pieno Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise, la Cassazione ha confermato la condanna della Corte d’Appello del luglio del 2020. Una sentenza che mette la parola fine al lungo iter giudiziario, iniziato nell’oramai lontano 2014, obbligando l’imputato a risarcire le parti civili. Purtroppo per un vizio di forma, la condanna non ha potuto avere conseguenze penali e quindi il danno per il responsabile sarà solo economico.

Cani falchi tigri e trafficanti

Bisognerà attendere le motivazioni per conoscere i dettagli della sentenza, ma appare evidente che la vittoria già in Corte d’Appello sia stata solo parziale. La mancanza di conseguenze penali per il responsabile, che aveva ucciso un orso per aver predato una gallina, non consentirà di applicare misure accessorie. Come il ritiro del porto d’armi o della licenza di caccia, che sarebbe scattato automaticamente con la condanna definitiva. Ma questa non è la sola problematica che si evidenzia da questa vicenda giudiziaria per un caso di bracconaggio.

I fatti risalgono al 2014 e questo significa che sono passati dal momento della fucilata alla condanna definitiva ben sette anni. Un tempo lunghissimo per ottenere giustizia, arrivato sul filo della prescrizione e che in futuro potrebbe portare a conclusioni molto differenti. Al di là del vizio di forma che ha impedito la condanna penale del bracconiere su questo genere di reati pende una ben più grave spada di Damocle. La riforma della giustizia che abbrevia i termini del processo, usando scorciatoie che non garantiranno una maggior tutela reale alle vittime di reati.

La condanna per l’orso ucciso a Pettorano sul Gizio potrebbe non ripetersi per casi analoghi a seguito delle modifiche al sistema penale

La riforma della giustizia penale, per come è stata delineata, renderà più difficile poter perseguire quelli che per il nostro codice sono classificati come reati minori. Puniti peraltro con sanzioni troppo basse, che non consentono di costituire un reale deterrente per chi abbatte specie protette, e non solo. Crimini soggetti a una valutazione sulla loro gravità, che potrebbe farli finire in fondo alla scala dei reati prioritari, allungando i tempi dei processi. Se in futuro, infatti, la prescrizione si fermerà dopo la condanna di primo grado, saranno le tempistiche dei successivi gradi di giudizio che potranno “spegnere” i processi.

La riforma prevede che il processo di appello debba essere celebrato entro due anni da quello di primo grado e che l’eventuale sentenza della Cassazione arrivi entro i dodici mesi successivi. Con una facoltà per i tribunali di calendarizzare i procedimenti secondo una scala di priorità, non temporale ma di gravità del reato. Tutti i reati commessi contro la fauna selvatica sono contravvenzioni, quindi reati meno gravi dei delitti che dovranno avere la priorità nei giudizi.

Un bravo avvocato potrebbe essere in grado di usare le varie pieghe della legge, oltre ai costanti ritardi presenti nel nostro sistema giudiziario, per ottenere l’allungamento dei tempi. Un fatto che potrebbe portare allo sforamento dei tempi obbligatori, con la conseguente estinzione del reato. Vanificando le possibilità per le vittime di ottenere giustizia nel nome di una giustizia più rapida e efficace, che difficilmente potrà essere giudicata come tale quando non assicura la punizione dei colpevoli.

Il rischio è che i crimini contro gli animali possano sparire dai radar dei tribunali, vanificando la repressione di questi reati

I cittadini hanno l’impressione che questa riforma non sia stata pensata nell’ottica di ottenere una maggior efficienza del sistema ma soltanto per ottenere un accorciamento delle tempistiche. Se i tribunali continueranno a restare sotto organico, se non si arriverà a una velocizzazione della digitalizzazione il rischio è che l’accelerazione dei tempi ammazzi i processi. Un dato che modificherà le statistiche, dando un’impressione di efficienza, rischiando seriamente però di tagliare le gambe alla giustizia vera.

In Italia troppo speso la scorciatoia viene presa come il migliore dei percorsi. Ma questo non può essere considerato vero nel momento in cui viene negato un diritto costituzionale. La giustizia deve essere veloce ma anche giusta, deve perseguire i reati e individuare i responsabili. Senza lungaggini ma con un percorso lineare che garantisca imputati e vittime. Un fatto che spesso resta solo nel libro dei sogni. Con i cittadini che perdono fiducia nei confronti di un sistema che dimostra di non tutelare a sufficienza i deboli.

Un paese che non sia in grado di difendere in modo efficace il proprio patrimonio naturalistico, tutelandolo e difendendolo nell’interesse della collettività, ha comunque perso. In un momento nel quale la tutela ambientale dovrebbe essere il perno sui cui tutto ruota, su cui dovrebbe velocemente collocarsi l’intero sistema economico nazionale. La priorità più urgente, la necessità non più rimandabile. Il tempo sarà in grado di rispondere a tutte queste domande, ma il tempo a disposizione è sempre meno. Scivola via come la sabbia in una clessidra che non potrà continuare a essere ribaltata per ricominciare da capo.

Amarena orsa resa problematica da comportamenti umani sbagliati

Amarena orsa resa problematica
Foto tratta dalla pagina Facebook del PNALM

Amarena orsa resa problematica dagli uomini, ha perso il naturale timore che la terrebbe al riparo da molti guai. Consentendole di svolgere la sua vita da orso all’interno della meravigliosa cornice del Parco, senza diventare un fenomeno da baraccone. Un concetto che sembra sfuggire a molti seppur semplicissimo: gli animali selvatici devono avere paura dell’uomo. Noi siamo il loro “nemico” naturale e la coabitazione stretta non è un vantaggio. Questa considerazione vale sia per gli orsi che per gli uomini, che sono i soli a essere davvero problematici nella convivenza con gli animali selvatici.

Cani falchi tigri e trafficanti

La paura, quello stato che fa accendere la luce rossa che significa “pericolo in avvicinamento”, rappresenta la migliore assicurazione per avere vicinanza, senza invasioni di campo. Un orso che ha paura dell’uomo non si avvicina agli insediamenti umani, salvo che non sia attratto dal cibo che, più o meno consapevolmente, gli mettiamo a disposizione. Per un animale selvatico il termine cibo è molto vasto e nel caso dell’orso spazia dalla frutta ai rifiuti, dalle carcasse di animali degli allevamenti al cibo offerto dai turisti. Probabilmente nessuno di noi, salvo alcuni appartenenti a determinate categorie come allevatori e cacciatori, vorrebbe essere causa della morte di un orso. Eppure i responsabili sono molti più di quanto si possa immaginare. E anche molti di più di quanti sappiano di essere tali.

Lo dimostra la storia di Amarena, orso confidente abituato a scorrazzare nei paesi dentro e ai limiti del Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise come se si trovasse a casa sua, nei boschi. Almeno sino a quando il pressing umano non causa serie difficoltà, portandola ad avere comportamenti che la mettono in pericolo, per assenza di vie di fuga. L’amministrazione del Parco ha fatto il possibile per cercare di limitare le invasioni di Amarena, raccogliendo la frutta, chiudendo alcune zone, dissuadendo fotografi e turisti. Ma non esiste peggior sordo di chi non vuole sentire e così Amarena è stata fatta diventare un’orsa confidente, che può essere problematica.

Amarena orsa resa problematica partorisce quattro cuccioli nell’estate 2020, un evento eccezionale

L’orsa più famosa d’Italia la scorsa primavera mette al mondo ben quattro cuccioli, un evento molto raro. Fatto ancora più raro riesce a portarli tutti e quattro al grande traguardo della seconda primavera. Così tutti vogliono vedere Amarena, in tanti la cingono d’assedio per un video, una foto o per semplice curiosità. Senza rendersi conto, nonostante gli appelli del Parco, che questi comportamenti sono forieri di guai. Cosi grossi che in Trentino avrebbero portato già alla captivazione di Amarena o al suo abbattimento. Ma l’Abruzzo è da sempre terra di orsi e la tolleranza è differente.

Il problema si sta però amplificando: i comportamenti di Amarena vengono appresi dai cuccioli, che la accompagnano nelle sue scorribande. Che vanno dalle visite nei paesi a quelle nei pollai, dove queste ultime finiscono sempre con qualche animale d’allevamento ucciso. Prontamente indennizzato dall’amministrazione del Parco, che in questo modo tiene sotto controllo i conflitti fra orsi e allevatori. Ma non riesce certo a evitare che turisti e residenti abbiano trasformato Amarena in un orso confidente. Con ben quattro cuccioli che in breve saranno orsi adulti e che hanno già dimostrato di essersi abituati alla presenza umana.

Questo ha spinto l’amministrazione del Parco a catturare uno dei cuccioli, battezzato Juan Carrito, per dotarlo di radiocollare, in modo da poter seguire i suoi spostamenti. Specie quando fra breve tempo gli orsi finiranno “smammati” per iniziare la loro vita autonoma, lontani da Amarena. Senza però poter dimenticare le esperienze fatte in questi due anni, compresa quella di essersi assuefatti alla vicinanza con l’uomo, un fatto che li porta ad accorciare le distanze. Mettendoli in pericolo per quel fenomeno che gli etologi definiscono “abituazione”, perdendo l’innata paura nei confronti degli esseri umani.

Chi rispetta gli animali selvatici deve comportarsi in modo responsabile, mantenendo le distanze

Difficile prevedere il futuro ma se tutti i cuccioli avessero comportamenti simili a quelli di Amarena quest’estate la vita dei guardia parco non sarà tranquilla. Nonostante il grande sforzo di comunicazione messo in atto, con cartellonistica, siti internet e social, ma anche con divieti e ordinanze, il futuro di questi orsi non dipende solo da Parco. In massima parte dipenderà dai comportamenti tenuti dalle persone, proprio quelle che dicono di amare gli orsi. Un amore cieco però, che per una foto è disposto a tutto, anche a inseguire gli orsi con la macchina.

Gli errori dei nostri comportamenti con i selvatici vengono poi pagati, spesso a caro prezzo, dagli animali. Nelle aree protette spesso predatori opportunisti, come le volpi, si mettono al bordo della strada perché i turisti danno loro da mangiare. Un comportamento sbagliato che le espone al rischio concreto di finire investite dalla prima auto di passaggio. Un gesto privo di cattive intenzioni si trasforma nella causa della morte di un selvatico. Ottenendo così identico risultato a quello del cacciatore quando tira il grilletto del fucile.

Quando si entra in contatto con la natura bisogna seguire le sue regole, rispettare le normative e le richieste di chi gestisce le aree protette. Tutti noi quando passeggiamo in un bosco oppure camminiamo su un sentiero in montagna dobbiamo avere la consapevolezza di essere degli ospiti. Che per essere graditi e non fare danno devono avere comportamenti attenti e rispettosi per non essere corresponsabili di fatti sgradevoli, come la morte di un animale.

Orso e formica: il nuovo progetto del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise dedicato all’orso marsicano

orso e formica

Orso e formica è il nuovo progetto di comunicazione lanciato dal PNALM per raccontare l’orso marsicano. Per far conoscere una sottospecie tanto preziosa, diffusa solo in questa piccola porzione di territorio. Da moltissimo tempo, nonostante numeri che si potrebbero definire preoccupanti. L’orso marsicano infatti ha una popolazione stimata in poco più di 50 individui, ma vitale e ben radicata. Facendo di questo animale uno dei motivi d’attrattiva del Parco, che ogni anno è visitato da un numero sempre crescente di turisti.

Cani falchi tigri e trafficanti

Perché l’Orso e l’Appennino costituiscono un binomio così peculiare? Quali sono le connessioni che legano questo animale al suo ambiente? Quali adattamenti rendono l’orso marsicano così unico, vulnerabile, ma vitale? Quali sono le ragioni che consentono una pacifica convivenza fra questo animale e le comunità locale? Queste e tantissime altre domande potranno trovare risposta visitando il nuovo sito internet di Orso e formica.

Un progetto realizzato per divulgare in modo semplice ma scientifico, pensato per i giovani ma anche per informare i visitatori. Per rendere sempre più amichevole la presenza di questo grande carnivoro, posto ai vertici della catena alimentare. Una specie tanto importante, quella dell’orso, da essere considerata dai naturalisti una cosiddetta “specie ombrello“. Un animale importante, che con la sua presenza assicura di riflesso la vita di molte altre specie.

L’orso e la formica dimostra la lungimiranza del Parco nel voler comunicare in modo positivo

Attraverso storie e immagini evocative l’Orso e la Formica coglie appieno il tempo presente, contribuendo a una gradevolissima informazione multimediale. Illustrando aspetti peculiari della biologia, del comportamento e dello stato di conservazione di questo plantigrado, ma anche per (ri)svegliare il senso di meraviglia, rispetto e appartenenza. Raccontando il contesto ecologico dell’animale e incoraggiando il pubblico, attraverso consigli pratici, a riflettere sulle piccole scelte quotidiane che ognuno di noi può fare per la conservazione dell’orso e dell’ambiente.

Gli orsi e i lupi sono animali fondamentali all’ecosistema e ogni contributo dato alla loro conoscenza è da considerare come un dono. Un passaggio fondamentale per la pacifica convivenza, in un momento dove la coesistenza è spesso minacciata dalla cattiva informazione. Che non perde occasione per dipingere questi animali come nemici dell’uomo. Creando i presupposti per incrementare l’avversione anziché la conoscenza.

Gli autori del progetto dichiarano convinti che “l’incontro fra scienza e emozioni può rappresentare il tessuto connettivo atto a colmare la distanza fra uomo e natura, a far aumentare la consapevolezza e il coinvolgimento delle persone nei confronti della salvaguardia dell’orso e del suo ambiente” e che “la coesistenza tra uomini e orsi dovrebbe nascere da un rinnovato rapporto con il mondo naturale, il cui futuro dipende dalle scelte che facciamo oggi”.

Orso e formica servirà per entrare in punta di web nella vita dell’orso marsicano ma anche in quella del Parco

Per realizzare questo progetto, per riuscire a portarlo sino in fondo, non serve soltanto un’idea positiva, occorre visione. Quella che consente di capire quanto la conoscenza sia fondamentale per la coesistenza, In un momento così importante per il futuro della nostra specie, per le aree protette e per la tutela ambientale. Dove la fauna e l’ambiente divengono risorsa economica e fonte di equilibrio, raggiungendo il duplice scopo di mantenere l’ambiente garantendo risorse alle persone che lo abitano.

Il Parco è sempre all’avanguardia nella comunicazione, promuovendo atteggiamenti rispettosi che cercano di evitare comportamenti umani indesiderati. Sarà per questo, pur comprendendo le difficoltà di specie e territorio, che non stupisce il fatto che gli unici quattro episodi di “scontro” fra uomini e orsi siano tutti accaduti in Trentino. Dove ben diversa è la politica di gestione degli orsi, ma anche l’informazione, sempre molto carente, realizzata a beneficio di residenti e turisti.

Sono molto felice di questo traguardo – dichiara il Direttore del Parco, Luciano Sammarone – perché proseguiamo in un percorso di sensibilizzazione finalizzato a migliorare la conoscenza di questa sottospecie unica al mondo e così consentiamo ad un pubblico sempre più vasto di acquisire la consapevolezza di quanto importante sia tutelarlo insieme al suo ambiente”. Parole che sintetizzano in un concetto chiaro quello che dovrà essere il percorso futuro, e non solo del Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise.