Chi ha paura del lupo cattivo? Nessuno, dicono i sondaggi!

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Chi ha paura del lupo cattivo? Nessuno, dicono i sondaggi realizzati su un campione significativo di persone che vivono in Europa nelle zone rurali. Smentendo la leggenda che narra di cittadini terrorizzati dalla presenza dei grandi carnivori vicino ai luoghi dove risiedono. Confermando ancora una volta quanto le persone siano più attente e consapevoli di quanto certa stampa e certi ambienti raccontino. Influenzando in questo modo la politica, spingendo per l’adozione di provvedimenti ingiustificati.

Il sondaggio è stato commissionato a Savanta dall’organizzazione Eurogroup for Animals, che si occupa, fra le altre cose, di fare attività di lobby presso l’Europarlamento. Gli intervistati appartengono a un campione di 10.000 persone residenti nelle zone rurali di Germania, Francia, Spagna, Olanda, Italia, Belgio, Polonia, Danimarca, Svezia e Romania. I risultati del sondaggio sono stati esattamente l’opposto di quanto viene raccontato fin troppo spesso dai media, dove si parla spesso di persone esasperate dalla presenza dei grandi carnivori. Il sondaggio ha fornito, anche, risultati molto interessanti per quanto riguarda l’aspetto informativo messo in atto verso i cittadini.

Il sondaggio, correttamente, ha escluso quanti abitano nei centri urbani, dove la possibilità di avere incontri con i grandi carnivori è sicuramente più ridotta. Eliminando così alla radice le possibili sporcature dei dati derivanti dalle opinioni dei cittadini. I cittadini sono persone che, secondo la narrazione comune, difendono la presenza di lupi e orsi perché non ne patiscono le conseguenze. Ma ora appare evidente che non siano i soli a avere a cuore la biodiversità.

La paura del lupo cattivo è un’invenzione dei media, come emerge dal sondaggio

I cittadini europei intervistati si sono dimostrati molto più preoccupati dalla presenza dei cacciatori che da quella dei grandi carnivori. Ben il 76% degli italiani intervistati si è dichiarato favorevole al mantenimento della massima protezione dei grandi carnivori, rappresentando il dato percentualmente più alto fra i vari paesi europei. Una presa di coscienza, ma anche di posizione, netta e senza equivoci che dimostra come, nonostante gli allarmismi, l’opinione pubblica sia più avanti della politica.

Ben il 76% degli italiani che vivono nelle aree rurali, dalle valli trentine all’Appennino, dalla Maremma alla Lessinia, afferma quindi che è necessario mantenere il rigoroso status di tutela di lupi e orsi oggi assicurato dalle norme europee, giungendo a un fragoroso 80% che ritiene fermamente che i grandi carnivori abbiano tutto il diritto di esistere nel nostro Paese, in piena contrapposizione con le recenti dichiarazioni del Ministro Lollobrigida, secondo cui sarebbe necessario ridimensionare lo status di tutela dei grandi carnivori, dichiarazioni che hanno peraltro lasciato indifferenti la stragrande maggioranza dei Paesi membri dell’UE, evidentemente più consapevoli dei desideri dei propri cittadini.

Fonte: sito LAV

Dal sondaggio emerge un altro dato molto interessante, che riguarda l’informazione dei cittadini sul comportamento da tenere quando si incontrano grandi carnivori. Ben il 74% degli italiani dichiara di non sapere come comportarsi in caso d’incontro con questi animali. Una conferma di come molti incidenti avrebbero potuto essere evitati se solo ci fosse stata una corretta informazione dei cittadini. Una responsabilità degli enti pubblici preposti che da anni viene segnalata, ma che inspiegabilmente non viene raccolta dalle amministrazioni competenti.

Non sono troppi lupi e orsi ma sono i decisori politici trattano questioni che non conoscono, per guadagnare consenso elettorale

La classe politica ha una grande responsabilità nell’azione di disinformazione costante messa in atto non per tutelare i cittadini, ma per proteggere gli interessi di alcune corporazioni. Cacciatori e mondo agricolo sono le due componenti maggioritarie nel sostegno alle politiche governative, che vorrebbero ridurre il numero dei grandi carnivori. Mentre oramai è dimostrato che i danni provocati da lupi e orsi sugli animali d’allevamento sarebbero decisamente trascurabile se venissero adottati idonei strumenti di prevenzione degli attacchi.

Altro dato interessante è che fra gli agricoltori e cacciatori che hanno partecipato al sondaggio solo una piccola parte si senta rappresentata e difesa dalle proprie organizzazioni. Confermando ancora una volta la sensazione di uno scollamento fra i cittadini portatori di interessi, come cacciatori e allevatori, e le organizzazioni settoriali che li rappresentano. Evidentemente i cittadini intervistati non si sentono adeguamente rappresentati dalle organizzazioni di categoria (assimilabili a realtà come Coldiretti o Federcaccia) e questo dato emerge con chiarezza.

Per i partecipanti al sondaggio, i gruppi di interesse sono stati definiti come “un gruppo di persone che cerca di influenzare la politica pubblica e la legislazione su una particolare questione, interesse o preoccupazione”. Quando si cerca di valutare il giudizio delle comunità rurali sulle attività dei gruppi di interesse per la caccia e l’agricoltura, i risultati del sondaggio rivelano che le comunità rurali in generale non si sentono rappresentate da tali gruppi di interesse. Solo il 18% degli intervistati si sente adeguatamente rappresentato dai gruppi di interesse agricoli, mentre la percentuale scende al 12% per i gruppi di interesse venatori. È interessante notare che solo un agricoltore su tre (33%) si sente ben rappresentato dai gruppi di interesse agricoli. Meno della metà (46%) dei cacciatori si sente ben rappresentata dai gruppi di interesse sulla caccia.

Dal report Savanta sul sondaggio

L’informazione ha un ruolo fondamentale per promuovere la coesistenza, smontando leggende e pregiudizi

Appare evidente, leggendo i dati che scaturiscono dal sondaggio, che i cittadini abbiano una visione complessivamente differente e una percezione del pericolo molto diversa da quanto raccontano i media. Come dimostra il dato, che si attesta intorno al 50%, di quanti non si sentano tranquilli a andare in giro durante la stagione della caccia. Mostrando un tasso di preoccupazione molto più alto verso i cacciatori che non verso i grandi carnivori. Che suscitano preoccupazioni solo nel 34% degli intervistati, un dato che va letto anche in base alla lamentata carenza di informazioni e agli allarmismi lanciati dai media.

Il sondaggio, che merita di essere letto per intero, fornisce un quadro dove emerge con chiarezza il riconoscimento dell’importanza dei predatori e la carenza informativa. Aumentando la qualità dell’informazione si potrebbe arrivare alla chiusura del cerchio, creando le condizioni per la pacifica coesistenza fra umani e predatori. Per questo è importante che salga l’attenzione sull’importanza di valutare notizie prima di condividerle, per evitare di fare il gioco di quanti vorrebbero aprire la caccia contro i grandi carnivori.


Orsi e lupi sono pericolosi come ci raccontano o la paura è amplificata da una narrazione sensazionalistica?

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Orsi e lupi sono pericolosi come ci raccontano o la paura è amplificata da una narrazione sensazionalistica? A giudicare dai dati, non solo nazionali, il pericolo di un esito letale a seguito di un incontro con un predatore è decisamente irrisorio. In tutta Europa, secondo uno studio scientifico al quale ha partecipato anche il MUSE di Trento, gli attacchi di orsi dal 2000 al 2015 sono stati 291. Dei quali la maggior parte risultaavvenuta in Romania, dove l’orso è sottoposto a una grande pressione venatoria. Questi attacchi comprendono tutti i “contatti ravvicinati” avuti con l’uomo e la maggioranza è stata senza esito letale.

In Italia, in più di 150 anni, l’unico attacco letale di un orso è accaduto in Trentino nell’aprile del 2023, quando l’orsa Jj4 con i suoi cuccioli ha incontrato, tragicamente, il runner Andrea Papi. Le circostanze non sono, e non potrebbe essere diversamente, del tutto chiarite ma l’unica certezza è che l’orsa fosse insieme ai suoi piccoli. Un fatto che secondo lo studio citato in precedenza è la causa della maggior parte degli attacchi, effettivi o falsi che siano. Su 291 attacchi registrati nel mondo in quindici anni ben 137 sono dovuti alla presenza dei cuccioli e 48 da quella di cani.

Vale la pena di sottolineare che gli attacchi predatori di orsi bruni nei confronti degli esseri umani, nei quindici anni presi in esame dalla ricerca, sono stati soltanto 15 in tutto il mondo, nessuno in Italia. I lupi invece non identificano gli uomini come prede e comunque non ci sono stati attacchi letali in Europa negli ultimi 150 anni. Pochissimi sono anche gli episodi di morsicatura. Peraltro i pochi episodi accasduti in Italia sono stati con lupi resi confidenti, perlopiù a seguito della pessima abitudine di dare cibo agli animali selvatici.

Orsi e lupi sono pericolosi, ma solo talvolta quando predano gli animali al pascolo e quasi sempre per responsabilità umana

Se esiste un posto dove vive probabilmente la più grande concentrazione di orsi questo è il Parco di Yellowstone negli Stati Uniti. Dove gli orsi sono sempre stati guardati anche in modo simpatico, come dimostrano i cartoni animati dell’orso Yoghi. Quando l’unico a essere in pericolo era il cestino del pic-nic. Il parco continua a ritenere che il pericolo di un evento avverso a causa di un orso sia decisamente più basso di tante altre cause di incidente. Grazie anche a un’informazione preventiva dei visitatori ben strutturata e completa. L’esatto contrario di quanto accade in Trentino.

Da quando Yellowstone è stato fondato nel 1872, otto persone sono state uccise dagli orsi nel parco. Più persone nel parco sono morte per annegamento (125 incidenti) e ustioni (dopo essere cadute nelle sorgenti termali, 23 incidenti) di quante ne siano state uccise dagli orsi. Per dirla in prospettiva, la probabilità di essere ucciso da un orso nel parco (8 incidenti) è solo leggermente superiore alla probabilità di essere ucciso da un albero che cade (7 incidenti), da una valanga (6 incidenti) o di essere colpito e ucciso da un fulmine (5 incidenti). 

Tratto dal sito internet del Partco di Yellowstone

Complessivamente è di tutta evidenza che i grandi carnivori in Europa non costituiscano un pericolo concreto per l’incolumità delle persone. Sicuramente fanno più vittime innocenti i cacciatori durante lo svolgimento della loro attività ludica. Senza che per questo nessuno ancora li identifichi come un reale minaccia per la sicurezza delle persone. L’avversità contro i grandi carnivori e i predatori in generale cresce, forse anche a causa di un governo decisamente filo venatorio e legato alla cordata di allevatori e agricoltori.

I media soffiano sul fuoco perché niente come la paura produce click, mentre il ragionamento allontana i lettori

Ogni volta che accade una predazione su animali al pascolo gli organi di informazione si lanciano in titoli a effetto, per spaventare! In questo gioco al massacro finisce addirittura “La Gazzetta dello Sport” che titola così: “Auronzo di Cadore, lupo sbrana un cervo nel giardino di un hotel”. Dove nulla è casuale, non il termine sbranare, volutamente truculento, né il luogo che contribuisce a far percepire il predatore come sfacciato e pericoloso. Aggiungendo una nota surreale nel corpo dell’articolo “Finora, nonostante la loro presenza sulle Dolomiti, non sono mai stati registrati attacchi all’uomo da parte dei lupi. I più colpiti sono gli allevatori che, invece, vedono i propri animali spesso sbranati dai lupi della zona

Poco importa che un predatore sbfrani perché non può usare un coltello e che in questo non si possa vedere un segno di crudeltà. L’importante è creare paura, sensazionalismo, anche su un giornale che dovrebbe occuparsi d’altro. Ma che non resiste al fascino dei click, che piacciono tanto agli investitori pubblicitari. Il valore di un articolo non sono più i contenuti, ma quanti click ottiene grazie a titoli ad effetto. Così anche un giornale sportivo si ritrova a parlare di lupi. Un po’ come se un giornale sulla caccia pubblicasse un articolo a favore del referendum per abolirla.

Del resto si sa che il lettore medio spesso si ferma ai titoli, senza nemmeno leggere i sottotitoli. Oramai commentare senza leggere è una regola sui social. In questo modo poche persone si rendono conto di quanto siano manipolabili, di quanto sia facile far credere verità una bugia senza né capo, né coda. Così quando un ministro dichiara che i lupi sono troppi il gregge finisce per credere che anche il termine “troppi” possa avere dignità di valore scientifico. Indipendentemente dalla conoscenza sul tema di chi lo afferma. Grazie a questo comportamento i veri predatori dilaniano il diritto a avere informazione veritiera e di qualità, diventando l’oracolo. Chi cerca di ragionare, invece, è considerato spesso un teppistello del web.


Quando il lupo diventa simpatrico

lupo diventa simpatrico

Quando il lupo diventa simpatrico con il cane iniziano a crearsi problemi e leggende. Chiariamo subito che la simpatria non è un errore di battitura  ma bensì un errore di gestione.  Il lupo italiano (canis lupus italicus) e il cane domestico (canis familiaris) sono sottospecie della stessa specie e, nel caso in cui vengano a contatto fra loro per sovrapposizione di territori, possono accoppiarsi dando origine a una prole, fertile, ibrida.

Cani e lupi dovrebbero occupare territori molto diversi e soprattutto i cani non dovrebbero venire a contatto con i lupi per una ragione semplice: il cane domestico dovrebbe essere custodito e gestito da un proprietario anche nelle zone rurali. Nel caso fossero lasciati liberi di vagare i cani dovrebbero essere sterilizzati. Per buon senso o per legge, ma quest’ultima non c’è. Così quando il lupo diventa simpatrico con il cane nasce il problema.

Quando questo avviene, se la presenza di cani vaganti sul territorio (randagi e/o di proprietà) rappresenta una costante, è possibile che vi siano accoppiamenti indesiderati fra cani domestici e lupi. Questa probabilità si crea in modo particolare quando i gruppi familiari dei lupi vengono destrutturati. A seguito di episodi di bracconaggio, incidenti, cause naturali oppure quando si tratti di giovani lupi in cerca di nuovi territori.

Il lupo diventa simpatrico quando i cani non sono custoditi in modo corretto

Senza dimenticare che i cani vaganti non sono soltanto un pericolo per i lupi ma rappresentano la sorgente del randagismo, un problema ancora non seriamente combattuto dalle istituzioni e alimentato da proprietari irresponsabili.

Ma come è scritto nella pagina FB del progetto LIFE Mircolupo (qui) “Il lupo non merita una vita da cani e il cane non merita una vita da lupi” . Per questo bisogna fare il possibile per evitare la presenza di ibridi fertili. Per impedire che si possano nuovamente accoppiare dando vita a nuovi esemplari ibridi di seconda generazione.

Il progetto LIFE Mircolupo si occupa di studiare il fenomeno dell’ibridazione e di contenerlo. Mediante campagne di informazione rivolte in modo particolare agli allevatori che vivono in montagna con i cani, spesso lasciati liberi di vagare. La vera particolarità di questo progetto però è costituita dalla metodica incruenta di rimozione degli ibridi.  Svolta con azioni di TNR (trap/neuter/release) ovvero di cattura, sterilizzazione e rilascio.

L’importanza del progetto LIFE M.I.R.CO Lupo

Secondo progetto il piccolo ma efficiente team del Wolf Apennine Center si occupa di individuare gli ibridi mediante catture, alle quali seguono analisi genetiche per essere certi che non si tratti di lupi puri. Se non ci sono dubbi sulla purezza del lupo catturato, dopo prelievi e rilievi di rito, l’animale viene munito di radiocollare e rilasciato.

Nei casi sospetti il lupo viene trattenuto in attesa delle analisi genetiche. Se ibrido, viene sterilizzato e reimmesso velocemente nel branco di provenienza, in modo da non modificare i rapporti sociali e gerarchici. Sugli ibridi si raccontano tantissime bugie, prive di ogni riscontro scientifico, come peraltro sui lupi in genere, cercando di far passare fake news come verità indiscutibili.

Grazie a queste falsità gli ibridi sono dipinti come più pericolosi dei lupi, più aggressivi nei confronti dell’uomo, che non temono come invece fanno i lupi puri, più portati a predare il bestiame domestico. Ma tutte queste caratteristiche non hanno alcun riscontro in evidenze scientifiche e sono da considerarsi senza fondamento.

Non ci sono evidenze scientifiche sulla pericolosità degli ibridi

Le falsità che circolano su lupi e ibridi non solo creano disinformazione, alimentando inutili paure, ma provocano un danno a tutti quanti stanno lavorando per cercare di risolvere un problema serio, utilizzando metodi ecologici che non prevedono abbattimenti. Non poco considerando le strampalate idee del ministro dell’ambiente in tema di lupi e non solo.

Ma quello degli ibridi è soltanto uno dei problemi per la conservazione dei lupi. Il loro futuro potrà passare solo dalla consapevolezza di tutti dell’importanza che hanno i predatori. Per il loro ruolo di vertice nella catena alimentare e nell’equilibrio degli ecosistemi. Torneremo a parlarne perché dal futuro dei lupi, dalla modalità di gestire il problema, passa anche il destino di altre specie.

Nel frattempo, quando si va in giro per boschi con il cane, specie se non sterilizzato, occorre tenerlo sempre al guinzaglio. Infatti quando il lupo diventa simpatrico con il cane questo non rappresenta un fatto positivo. Senza dimenticare che i cani disturbano inutilmente la fauna e, per questo, devono sempre essere custoditi, specie nella stagione riproduttiva. Per non mettere in pericolo i cani stessi e gli animali selvatici.

I lupi e le iene

I lupi e le iene

I lupi e le iene, ovvero quando una trasmissione televisiva che dovrebbe fare giornalismo d’inchiesta trasforma la realtà per fare sensazione. La trasmissione “Le iene” di Italia 1 ha mandato in onda ieri sera un servizio sui lupi pieno di falsità e infarcito di luoghi comuni.

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