Carlo Monguzzi รจ stato, sino alla sua scomparsa, un combattente coerente e controcorrente per la tutela dell'ambiente e per i diritti degli animali. Con il suo impegno politico, prima in Regione Lombardia e poi nel consiglio comunale di Milano, ha dimostrato che รจ possibile fare politica senza dover scendere a compromessi, con ferma e polemica gentilezza e pungente ironia. Potevi non essere d'accordo con Carlo ma non potevi non averne stima, perchรฉ il "compagno Monguzzi" era un faro che emetteva coerenza e coraggio.
Una coerenza che gli รจ stata riconosciuta in modo unanime dai compagni di partito e dagli avversari che, seppur con qualche lacrima di coccodrillo, gli hanno tributato -dopo la sua scomparsa- il giusto riconoscimento per la sua passione. Carlo si รจ sempre occupato della tutela dei diritti a tutto tondo, dalla Palestina agli animali. Sino alla battaglia per cercare di salvare il bellissimo glicine di Piazza Baiamonti. Un impegno costante, concreto che lo portava spesso a scontrarsi anche all'interno della coalizione che governa Milano. Sua la battaglia contro l'abbattimento dello stadio di San Siro.
Non amo scrivere di politici ma Carlo un'eccezione la merita: non ho mai conosciuto un politico cosรฌ appassionato, non per aver consenso ma per intima convinzione. Uno dei pochi Don Chisciotte moderni che non combatteva contro i mulini a vento ma contro ogni forma di ingiustiza. Questo sarร il suo lascito piรน importante: il valore della coerenza, coniugata con la passione, la gentilezza e l'ironia. Caratteristiche difficili da trovare in una sola persona, che per questo lo hanno reso un fuoriclasse della politica. E se ci fosse il paradiso sono sicuro che Carlo starebbe giร discutendo con San Pietro, dandogli consigli sulle modalitร di tenuta del giadino dell'Eden! RIP
La polarizzazione delle battaglie sui temi di tutela ambientale รจ stata una delle caratteristiche della campagna elettorale appena finita. Che mai come prima d'ora si รจ combattuta come scontro frontale fra progressisti e conservatori, anche nel tentativo, non riuscito, di arginare l'ultra destra. La sostanziale tenuta dell'asse centrista ha comunque consentito l'approvazione della norma, prima che avvenisse il rinnovo di tutte le cariche.
Entro il 2030 l'Europa si impegna a ripristinare, grazie a questa legge, almeno il 20% delle aree terrestri e marine degradate a causa dell'azione umana. Dovrร inoltre essere ripristinato almeno il 30% degli habitat che ricadono in zone giร oggetto di tutela della rete Natura2000, l'importante network di habitat protetti che coinvolge l'intera UE. Un grande e importante impegno che solleva anche grandi interrogativi, non sugli obiettivi, sacrosanti, ma sulla reale volontร e possibilitร di farlo. Una prima risposta a questo quesito sarร piรน chiara nei prossimi mesi, una volta chiarito il futuro assetto di parlamento e commissione.
La Nature Restoration Law, pur depotenziata, rappresenta l'unico obiettivo perseguibile per contrastare i cambiamenti climatici
Liberare i fiumi dagli invasi di cemento, aumentare la protezione del territorio, creare nuove superfici forestali sono solo alcuni degli obiettivi perseguiti dalla Nature Restoration Law. Traguardi indispensabili sia per il contrasto ai cambiamenti climatici che per tutelare la biodiversitร , ma anche per garantire una maggior sicurezza alimentare. Obiettivi che dovrebbero essere universalmente condivisi, in particolar modo dai paesi a piรน alto reddito. Se questo non avviene รจ perchรฉ gli interessi economici si fondono con quelli politici, creando una barriera.
Questa barriera in Italia diviene facilmente visibile grazie alle posizioni ufficiali dell'attuale governo, che non ha mai fatto mistero di ritenere questi meccanismi di tutela pericolosi. Senza avere la volontร di mettere in rapporto costi e benefici, ma evidenziando soltanto l'impatto dei costi sulla nostra economia. Questa posizione semplifica la comunicazione, la rende facilmente comprensibile e rende permeabili a questi contenuti anche i meno informati. In sintesi il messaggio che passa รจ quello che l'attuale maggioranza difenda gli interessi nazionali, legittimi, contro quelli collettivi europei che danneggerebbero l'Italia.
La comunicazione governativa italiana diventa cosรฌ cassa di risonanza per ignoranza e disinformazione, vendendo le posizioni governative come uno strumento di difesa degli interessi del nostro paese. L'obiettivo resta, sempre, quello di minimizzare i danni, parametrando tutto rispetto ai supposti vantaggi, garantiti perรฒ al solo settore produttivo. Dimenticando cosรฌ di dare concretezza ai costi causati dalla mancata mitigazione dei cambiamenti climatici, che pur essendo tutti i giorni sotto gli occhi dei cittadini, spesso non sono messi in relazione diretta.
Il populismo ci vuole portare a ritenere i cambiamenti climatici meno rilevanti dell'economia, non evidenziando i costi generati
Alluvioni sempre piรน frequenti, innalzamenti delle temperature e lunghi periodi di siccitร , come quella che sta colpendo la Sicilia in questo periodo, generano enormi costi. Un danno economico ben superiore rispetto alla contrazione di qualche punto nei ricavi di allevatori e agricoltori, solo per citare le due categorie piรน combattive contro la Nature Restoration Law.
"Nel 2021 si sono registrati circa 43 miliardi di euro di danni (in Europa ndr) a causa di eventi idrologici, oltre a 1,7 miliardi per via di eventi meteorologici e a circa mezzo miliardo per eventi di tipo climatologico".sostiene Openpolis, che prosegue affermando che si tratta di "perdite molto significative, che se messe in rapporto con la popolazione residente ammontano a 126 euro pro capite. Quasi 100 euro in piรน rispetto a quanto riportato nel 2020 e di gran lunga la cifra piรน elevata mai registrata nellโultimo ventennio". Costi che non generano alcun beneficio economico per i cittadini europei.
Un costo spalmato sulla collettivitร per garantire a quella parte di elettorato, molto riconoscente in termini elettorali, di poter mantenere uno status quo non piรน garantibile, per responsabilitร nei confronti dei cittadini e delle future generazioni.
Per contro, secondo la Relazione della Commissione Europea al Parlamento Europeo la transizione verso un'economia circolare in Europa potrebbe richiedere investimenti di circa 750 euro pro capite all'anno fino al 2050, Risorse da non considerare a fondo perduto ma quale investimento capace di generare benefici economici netti per un valore fino a 1.800 euro pro capite all'anno, creando nuovi posti di lavoro e migliorando la qualitร della vita.
Senza poter comunque dimenticare che i cambiamenti, per diventare effettivi, hanno necessitร di tempi lunghi e talvolta lunghissimi. Tempi che potremmo anche non avere!
Gli animali non sono peluche: impariamo a rispettare la loro diversitร se vogliamo davvero contribuire alla loro tutela. Scorrendo i post sui social ci si rende conto di come sia in atto, troppo spesso, un transfer emotivo nei confronti degli altri animali diversi da noi. Con una dilagante umanizzazione che sovrappone e confonde i piani, mescolando questioni e contribuendo a creare confusione.La loro e la nostra salvezza sta proprio nel riconoscimento della diversitร e proprio questo serve a consentirci di difenderli in modo intelligente. Non creando quel rapporto emotivo che seppellisce conoscenza e rispetto sotto una coltre di improbabile quanto inappropriato affetto.
Ogni giorno si leggono vere dichiarazioni di amore verso lupi e orsi, che perรฒ,purtroppo, non sono supportate da una conoscenza delle necessitร specie specifiche. In questo modo i nostri bisogni diventano i loro bisogni, le nostre ansie diventano le loro ansie. Ma questo porta a individuare forme d'aiuto che spesso peggiorano le loro condizioni di vita senza costituire un vantaggio. Questo comportamento viene attuato nei confronti di animali che sono molto distanti da noi, come i selvatici, ma anche verso gli animali di casa. Che vengono spesso soffocati sotto una coltre di affetto che impedisce loro di vivere da cani e porta a aberrazioni estetiche per farli assomigliare a bambini.
L'amore diventa cosรฌ solo un fardello ingombrante per chi รจ costretto a subirlo, come gli animali con i quali dividiamo la vita. Costituendo anche un motivo di scherno, che spesso ridicolizza proprio quelle battaglie messe in atto per la tutela dei diritti degli animali.
Gli animali non sono peluche e per questo abbiamo il dovere di imparare a conoscere le loro esigenze
Un esempio per tutti รจ stata l'ondata emotiva venutasi a creare dopo la vile uccisione dell'orsa Amarena. Che ha lasciato, come tutti sanno oramai, due cuccioli orfani. Dopo questo terribile gesto รจ cresciuto il bisogno di umanizzazione dei piccoli. Orfani e senza madre, in mezzo a mille pericoli per colpa degli uomini. Unendo nel calderone sia chi ha sparato che quanti non li mettono al sicuro. Valutando nel cibo e nella protezione la soluzione contro ogni pericolo, senza riflettere che la loro cattura si potrebbe tradurre in una cattivitร senza fine. Un danno per gli orsetti che si vorrebbero difendere.
Gli animali selvatici non sono uomini e i loro cuccioli non sono bambini. Quello che sembra voler sottolineare una banalitร รจ invece una realtร che corrisponde ai sentimenti di moltissime persone. Ma la natura ha regole diverse, sicuramente non temperate dell'emotivitร , ma asservite alle necessitร della perpetuazione della vita. Un'esistenza completamente differente dalla nostra, costituita da grandi difficoltร nel vivere che stanno alla base, fra l'altro, dell'alto tasso di mortalitร nei cuccioli di tutte le specie. Accorciando anche la vita anche degli animali adulti, che risulta essere ben piรน breve della longevita raggiungibile da soggetti della stessa specie se tenuti in cattivitร . Una vita lunga ma non paragonabile alla pienezza di quella in libertร , perdendo per un animale selvatico la ragione di essere vissuta.
Non serve mettere cibo per i cuccioli di Amarena e non bisogna mai alimentare gli animali selvatici
Il pericolo di una cattivitร permanente รจ una delle ragioni per le quali non si catturano i cuccioli di Amarena, cercando sempre di non creare inteferenze nelle vite degli animali selvatici. Per lo stesso motivo si cerca, con ogni mezzo, di far comprendere alle persone che non bisogna dare cibo agli animali selvatici, per non renderli condidenti nei nostri confronti. Provando a spezzare quella catena in cui si mescola si mescola scarsa conoscenza dei bisogni con la soddifazione della propria emotivitร . Cercando a tutti i costi un rapporto, che nella realtร รจ un condizionamento: la volpe a bordo strada non aspetta di giocare con l'uomo ma solo di ricevere cibo. Rischiando di diventare la stessa volpe che guarderemo con occhio triste, quando sarร uno dei tanti cadaveri di animali investiti sulle strade, dalle quali dovrebbero invece star lontani.
Un orso o un lupo non vogliono essere amati, vorrebbero solo essere rispettati per poter condurre, liberi, la loro esistenza
In questo sta l'importanza di fare divulgazione, di lavorare per ottenere una diffusione delle informazioni che permetta di ampliare la platea di quanti conoscono gli equilibri naturali. Comprendendo che per poter vivere in pace i nostri mondi, umani e non umani, devono restare il piรน possibile lontani, senza rapporti ravvicinati. per la loro salvezza e la nostra sicurezza. Quella conoscenza che porta a riconoscere come falsa la convinzione che sia la carenza di cibo a portare orsi e lupi a frequentare gli abitati. Quasi si trattasse di una sorta di comportamento disperato dettato dalla carenza di risorse alimentari che, invece, non mancano.
Lasciare cibo nei boschi per alimentare i cuccioli del'orsa Amarena, per esempio, potrebbe non solo essere inutile, ma diventare controproducente, contribuendo a attrarre altri animali che potrebbero mettere in pericolo le loro vite. Il vero modo intelligente di aiutare la natura e tutelare la biodiversitร รจ sempre quello di intervenire il meno possibile per non incrinare gli equilbri. Un colpo di fucile ha spezzato la vita di Amarena e messo in pericolo i cuccioli, ma non esistono interventi umani in grado di riavvolgere il film all'attimo prima dello sparo. Non serve cibo, serve rispetto e attenzione, dove l'intervento umano deve sempre essere visto come l'ultima possibilitร .
Per far aumentare nell'opinione pubblica la consapevolezza sull'importanza e l'urgenza di difendere gli animali e i loro diritti dobbiamo essere credibili. Per questo occorre evitare di riversare le nostre emozioni su animali incolpevoli, che ne farebbero spesso volentieri a meno. Gli animali selvatici e quelli che vivono con noi non possono leggere i commenti sui social pieni di cuoricini, mentre vorrebbero poter condurre in pace le loro pur complesse vite. Non cercano fan e like, ma soltanto l'opportunitร di potersi comportare secondo le proprie esigenze etologiche. Un desiderio piรน che comprensibile, che troppe volte mettiamo in secondo piano.
Le proteste pacifiche sono azioni di disobbedienza civile che devono essere riconosciute come portatrici di un valore. Specie quando cercano di accendere i riflettori non su un problema ma su un dramma del quale si parla molto, facendo in realtร troppo poco. I cambiamenti climatici sono una certezza, i danni economici che porteranno sono ampiamente previsti dal mondo della finanza etica, ma anmche dalle Nazioni Unite, e le migrazioni in atto sono la punta dell'iceberg. Ma la confusione dell'informazione porta a omologare questi attivisti a dei black block, come se spaccassero e vandalizzassero tutto quello che trovano sul cammino.
In un mondo digitale chi scende sul terreno del reale sarebbe giร da apprezzare solo per questo. Per la volontร dell'esserci, di metterci la faccia, di esporsi a dei rischi e di subire processi e denunce. In un paese come il nostro che sembra aver perso il senso del valore della libertร , spesso troppo occupato a subire l'informazione, senza avere voglia di indagare le ragioni dei fenomeni. I cambiamenti climatici sono diventati un'emergenza in Europa, ma si trasformano in drammi nei paesi piรน poveri del mondo. Mentre l'economia e la politica ci rassicurano che stiamo efficacemente combattendo le cause delle mutazioni del clima e ionvece stiamo andando a sbattere su una nave senza pilota.
Criminalizzare le proteste non cambia la realtร e Ultima Generazione non fa eco-terrorismo
Quando i blocchi stradali li fanno gli operai che difendono il posto di lavoro sono azioni illegittime ma scusabili, perchรฉ devono mantenere la famiglia. Ma se si tratta degli attivisti, siano di Ultima Generazione che di quanti difendono i diritti di tutti gli esseri viventi, allora le cose cambiano. Stranamente il lavoro รจ un diritto, ma voler avere un futuro sembrerebbe di no! Cosรฌ queste proteste diventano inutili, fatte da ragazzini (e non รจ vero) che vogliono avere visibilitร . Mentre il loro esserci, con sistemi di pacifica disubbidienza civile, ci aiuta a ricordarci che ogni giorno perdiamo biodiversitร . Eppure la disobbedienza civile ce l'ha insegnata il Mahatma Gandhi, anche con il suo motto "Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo".
Nelson Mandela, indimenticato primo presidente del Sud Africa post segregazione razziale, fu premiato nel 1993 con il Nobel per la pace. Un giusto riconoscimento, dato a un uomo che aveva messo in atto azioni, anche violente, per lottare contro la segregazione dei neri. Per usare un paradosso ha lottato con mezzi estremi per un mondo che non voleva vedere piรน in bianco e nero, come ricorda questo brano tratto da un articolo di Daniele Scalea:
Perchรฉ รจ vero che Mandela รจ stato l'uomo della resistenza non violenta, della pacificazione, della "nazione arcobaleno", dell'amnistia, della filantropia. Ma รจ statoย ancheย e nonย soloย quel Mandela. C'รจ pure un'altra faccia di Mandela, quella del militante, del cospiratore, che non รจ opposta ma complementare alla prima. Che non รจ il rovescio "cattivo" della faccia "buona". ร altresรฌ il Mandela che non si vuole ricordare perchรฉ, alla nostra societร assuefatta alla violenza ignobile e insensata che viene compulsivamente narrata o descritta dai TG ai film, dalla musica ai videogiochi - a questa societร tanto caratterizzata dalla violenza fine a se stessa, riesce invece difficile accettare e riconoscere l'esistenza di una violenza "nobile", una violenza motivata dal senso di giustizia e tendente al giusto.
Il rispetto delle leggi รจ un valore assoluto, ma bisogna anche valutare le motivazioni delle trasgressioni
Non condividere il principio che il fine giustifica i mezzi non puรฒ significare voler essere ciechi. Abbiamo bisogno di innescare reali cambiamenti e se fossimo davvero attenti non avremmo necessitร di avere queste proteste per averne consapevolezza. Invece insistiamo nel divorare la terra a morsi per non turbare economia e finanza, continuando a distruggere l'ambiente che avremmo dovuto da tempo imparare a proteggere. Un terzo della superficie di mari e oceani andrebbe tutelata e liberata dalle attivitร umane, mentre noi continuiamo a comportarci come i tarli inconsapevoli, sull'unico tavolo che ci ospita.
Se si vuole togliere di mezzo gli attivisti che difendono l'ambiente il sistema รจ facile: leviamogli la terra sotto i piedi della protesta, cominciando a fare cose per davvero e smettendo di raccontarle soltanto. Alla politica, ma non soltanto, manca il senso dell'urgenza che non sfugge invece, e per fortuna, a un'altra grande parte del paese, che certo non รจ composta da eco-terroristi. Chi si occupa e si preoccupa di difendere ambiente e biodiversitร nell'Antropocene non รจ un profeta di sventure, una fastidiosa Cassandra. E' soltanto una persona che racconta facili previsioni, non per vaticinio ma per senso della realtร , del tempo presente che stiamo vivendo.
Ragionamenti da fare ora, perchรฉ quello che tanto preoccupa l'Europa non diventi davvero un'invasione: non piรน migranti economici e richiedenti asilo, ma torme di migranti climatici disperati e affamati. E non ci sarร piรน tempo per il futuro, neanche prossimo, perchรฉ la realtร potrร essere descritta solo utilizzando il presente indicativo. E non sarร un bel racconto!
Cop26 su deforestazione e carbone: le tempistiche annunciate sono incompatibili con la necessitร di salvare il futuro dei giovani. Dieci anni per smettere di deforestare e quaranta per arrivare alla piena rinuncia del carbone sono tempistiche irreali. Incompatibili con le necessitร ambientali della Terra, con la nostra sopravvivenza, con il buon senso. Calcolando anche che normalmente le promesse fatte su tempi dichiarati difficilmente si realizzano. Non รจ successo in passato e, con queste premesse non succederร in futuro.
Il consumo di suolo e di foresta ha giร superato la soglia di guardia, ma sembra che solo pochi se ne accorgano. E sono i piรน giovani, quelli che stiamo costringendo a capire che per sopravvivere dovranno seppellirci. Prima che il nostro capolavoro trovi compimento, perchรฉ sotto il profilo del disastro รจ stato davvero incredibile riuscire a compiere in un solo secolo una devastazione di queste proporzioni. La nostra generazione non รจ credibile, o forse piรน semplicemente non รจ mai stata credibile.
Era la generazione degli ideali, delle battaglie per l'ambiente, per la giustizia planetaria, quella che pensava di poter risolvere i mali del mondo. Eppure quegli stessi che sfilavano nelle vie e nelle piazze d'Europa hanno contribuito, con azioni ed omissioni, a mangiarsi il pianeta. A divorare a grandi bocconi il futuro dei giovani di oggi. Per miopia o per ingordigia, perchรฉ tanto se cambia il giudizio morale non cambia il risultato pratico. Pochi hanno guadagnato moltissimo, a moltissimi รจ stata regalata l'illusione del benessere, del consumo, del potere d'acquisto. Abbiamo trasformato le persone in consumatori e gli animali in prodotti.
Cop26 deforestazione e carbone restano le due ferite piรน dolorose, cosparse con il sale dell'incapacitร di guidare il cambiamento
Ha ragione Greta Thunberg a dire che nei palazzi di Glasgow non ci sono i leader, i leader sono loro che stanno popolando le strade. Con la loro urgenza, con l'impossibilitร di rassegnarsi davanti al bla bla bla della politica. Pensare che Cina e India possano vedere come punto di arrivo per la decarbonizzazione il 2050 o il 2070 รจ un arrogante follia, di chi guarda all'oggi e fa i calcoli con la sua economia e con la sua sopravvivenza politica. Abbiamo fatto diventare la Cina la fabbrica del mondo, infischiandocene beatamente dei diritti umani, scherzando incoscientemente sull'effetto farfalla.
Oggi questi paesi ci presentano il conto, non solo a noi ma a tutti i giovani del pianeta. Irridendoci perchรฉ come ha fatto presente l'India, e nemmeno tanto sommessamente, ci sono decine di migliaia di aziende europee che hanno delocalizzato, portando in India le produzioni. Fantastico no? Il miraggio era rappresentato dal basso prezzo, meno paghi e meglio รจ, poi aiutiamoli a inquinare a casa loro. Pazienza se lo faranno con i rifiuti nostri, con le nostre tecnologie, apprendendo non solo le tecniche ma anche l'arroganza occidentale.
Oggi siamo diventati devastatori schizofrenici, un'abbinata pericolosissima. Unendo tutto e il contrario di tutti, facendoci i complimenti per gli obiettivi futuri e seppellendo, o cercando di farlo, i fallimenti degli obiettivi passati. Raccontando ai giovani, sempre piรน increduli e arrabbiati, che stiamo facendo molto: per esempio pianteremo un sacco di alberi, ma fermeremo la deforestazione solo (forse) nel 2030. L'apoteosi di tutto e il suo contrario, l'abbattimento lento e sofferto della logica della tutela ambientale.
Le foreste esistenti sono la perfezione, le piantumazioni che si realizzeranno saranno dei goffi tentativi di imitazione di ecosistemi esistenti
Abbiamo ecosistemi perfetti, che per millenni hanno garantito equilibrio e biodiversitร . Le foreste sono un capolavoro che nessun ingegnere riuscirebbe a replicare in toto, pensando di piantare alberi. Certo gli alberi sequestrano la CO2, ma queste idee sequestrano irrimediabilmente la nostra intelligenza, sempre in bilico fra affari, convenienze e sindrome del dio creatore. L'uomo che tutto sa, che tutto puรฒ. Eppure noi continuiamo a distruggere ecosistemi perfetti per ricrearne artificialmente altri che saranno imperfetti. Almeno sino a quando non sfuggiranno al nostro controllo.
Devastiamo la foresta per farne pascolo o per coltivare soia per allevare animali che il pascolo, purtroppo per loro, non lo hanno mai visto e non lo vedranno mai. Eppure di allevamenti intensivi, di agricoltura estensiva si parla sempre troppo poco, non si racconta realmente al mondo che questi due argomenti sono un gran parte del nocciolo dei problemi: delle emissioni e delle devastazioni ambientali. Che si completano accompagnandole alle energie fossili, che inquinano e producono gas clima alteranti.
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