Gli orsi diventano confidenti per colpa dell’uomo, ma una volta fatto il danno la soluzione non è semplice

orsi diventano confidenti colpa
Foto di repertorio

Se gli orsi diventano confidenti la colpa è dell’uomo e questo comportamento è in gran parte causato dalle risorse alimentari. Gli animali selvatici, istintivamente, sono portati a buona ragione a diffidare della nostra specie, sino a quando non rappresentiamo un’opportunità piuttosto che un pericolo. Nel preciso momento in cui noi mettiamo a disposizione cibo per gli animali selvatici iniziamo a posare il primo mattoncino del condizionamento. Che causa con il tempo una crescente minor diffidenza nei confronti dell’uomo e dei suoi insediamenti.

L’alterazione del comportamento può portare i selvatici ad avvicinarsi sempre di più, fino a ritenere fattorie e paesi come luoghi frequentabili, dove poter trovare risorse alimentari. In questo modo gli errori di gestione dei rifiuti, l’abbandono degli animali morti nei pressi degli allevamenti e il pascolo libero senza controllo diventano le prime fonti di guai. Attirando i predatori, come orsi e lupi, salvo poi lamentarsi per i problemi generati da questa indesiderata vicinanza. Ma non è soltanto il cibo a creare occasioni di scontri con gli umani, ma anche l’invasione dei territori dei selvatici.

Un esempio di scuola di questo percorso di abituazione è la storia degli orsi del Trentino. Reintrodotti nel 1996 dalla Slovenia grazie al famoso progetto LIFE Ursus, finanziato dall’Europa, sono stati liberati i primi orsi. In un territorio fortemente antropizzato, sfruttato per agricoltura e infrastrutture turistiche, parcellizzato dalle infrastrutture umane che non hanno agevolato gli spostamenti. Un progetto di sicuro interesse, che mirava al ripopolamento degli orsi in tutto l’arco alpino. Divenendo in breve uno dei problemi locali più spinosi nel conflitti quotidiani fra popolazione locale e grandi carnivori.

Quando gli orsi diventano confidenti colpa degli uomini bisognerebbe analizzare e risolvere le cause

Con il senno di poi il progetto è stato probabilmente basato su diversi errori di percorso, come quelle sulla dispersione degli orsi che non si è mai realizzata. Con le comunità locali che dapprima hanno approvato la loro reintroduzione e poi hanno in parte cambiato parere. Soprattutto in tutte quelle categorie costrette a cambiare dei comportamenti per poter convivere in modo sereno: allevatori, agricoltori, cacciatori e in parte anche gli escursionisti. Che dopo anni di assenza o di ridotta presenza dei grandi carnivori, faticano a adattarsi. Anzi sarebbe più giusto dire che nel 90% dei casi non vogliono proprio modificare comportamenti e usi.

Le difese passive per proteggere gli animali al pascolo da orsi e lupi sono state viste come una spiacevole seccatura, le attenzioni nello smaltimento dei rifiuti commestibili della zootecnia sono state scarse e questo ha fatto da esca. Un problema che in Abruzzo, dove gli orsi sono presenti da sempre insieme ai lupi, è stato affrontato da tempo con maggior attenzione e sensibilità. Portando a risultati di convivenza decisamente positivi, anche se non sono mancati nel tempo incontri e scontri. Senza mai registrare l’asprezza dei rapporti e negli scontri tipica del Nord del paese.

Gli scontri più discussi fra uomini e orsi sono tutti avvenuti in Trentino, mai in Abruzzo e zone circostanti

Una questione culturale, una diversa attenzione verso i metodi di protezione, una grande rapidità nel risarcire i danni prodotti. Oltre a una miglior gestione del territorio, dei rifiuti, ma anche dell’informazione di residenti e turisti. Una realtà che non ha completamente risolto il problema di convivenza, situazione impossibile da attuare al 100%, ma che, sino ad ora, non ha mai portato a scelte estreme.

Come abbattimento o captivazione permanente degli orsi, che dapprima erano giudicati confidenti e poi problematici. In Abruzzo agli orsi, da sempre, viene dato un nome, in Trentino sono indicati con una sigla, come scienza vuole. Un piccolo ma significativo segnale.

Mentre nel territorio del PNALM amministrazione del Parco e sindaci dispongono la chiusura di intere zone, per tutelare le orse con i cuccioli, in Trentino le scelte sono differenti. Lasciando all’intelligenza di escursionisti e operatori i comportamenti da adottare in caso di incontri ravvicinati. Che sono quasi sempre accaduti con orse accompagnate dai piccoli oppure provocate da cani non tenuti al guinzaglio.

La cattura di M57 è dipesa dalla mancanza di cassonetti dei rifiuti anti orso

Altri episodi hanno riguardato, come nel caso del celebre orso M49, animali da reddito incustoditi o malghe vuote dove erano presenti possibili fonti di cibo. Ci sono stati anche incontri ravvicinati avuti con i turisti proprio a ridosso dei cassonetti di rifiuti dove prima dell’aggressione erano stati già notati orsi in cerca di cibo. Senza che fossero adottati provvedimenti da parte delle autorità, a dimostrazione di come gli orsi diventano confidenti per colpa dell’uomo.

Questa è proprio la vicenda di M57, catturato perché ritenuto un orso confidente, Una storia che ha visto il suo epilogo proprio vicino a un cassonetto per i rifiuti, cosa che ha provocato una scaramuccia con un turista. Uomo e orso si sono trovati, per motivi opposti, vicino all’identico obiettivo. Un deposito di rifiuti inadatto che rappresentava una fonte di cibo a basso dispendio energetico. Si trattava di un contenitore sprovvisto dei necessari accorgimenti che potevano renderlo inaccessibile e quindi privo di attrattiva.

Questa “non gestione” dei problemi ha portato nel ad abbattimenti e catture, scatenando le ire delle associazioni che difendono i diritti degli animali e, naturalmente, il plauso di allevatori e cacciatori. Che rappresentano lo zoccolo duro del serbatoio elettorale della Lega, che attualmente amministra il Trentino. La politica è più sensibile ai voti, al di là dello schieramento, che alla lungimiranza delle scelte.

Il problema non sono gli orsi ma l’amministrazione che usa i grandi carnivori come leva per ottenere consenso politico

Il presidente Maurizio Fugatti non ha mai fatto mistero sulla sua contrarietà alla presenza degli orsi, emettendo ordinanze di cattura e/o abbattimento che hanno fatto il giro di tutti gli organi della giustizia amministrativa a causa dei molti ricorsi. Con alterne vittorie e sconfitte fra le parti ma sempre con una sconfitta del diritto degli orsi già catturati a restare liberi. I provvedimenti amministrativi infatti non vengono valutati nel merito, ma solo nel rispetto e nella perfetta aderenza alle norme secondo le quali sono stati adottati.

La polarizzazione dello scontro voluta dall’amministrazione del Trentino, che risulta essere sorda a ogni mediazione, ha portato addirittura alla concessione della scorta al presidente Fugatti. Sulla base di presunte o reali minacce che sembrerebbero essergli state rivolte da alcune frange dell’animalismo. Dichiarazioni che ovviamente hanno fatto infuriare i difensori degli orsi, che hanno trovato questo provvedimento eccessivo e fuori luogo, facendolo rientrare fra i tanti motivi di attacco all’amministrazione.

Non si riesce a intravedere un epilogo per una serena convivenza fra grandi carnivori e trentini, mentre alcuni orsi restano prigionieri

Al momento è davvero difficile poter fare previsioni su quanto potrà accadere in futuro in Trentino. Unica certezza è che due dei tre orsi catturati, M49 e M57, sono ancora al centro di Casteller, detenuti in condizioni inaccettabili. L’orsa Dj3 invece è stata recentemente trasferita in un’altra struttura in Germania, con modalità tali da acuire ancora una volta lo scontro fra amministrazione e associazioni. Nel delicato argomento degli orsi prigionieri si delineano due diverse linee di pensiero fra chi vorrebbe liberare nuovamente in Trentino gli orsi prigionieri e chi, invece, vorrebbe trovare per loro realtà protette diverse, lontane dall’essere assimilabili a zoo.

Un orso catturato e tenuto in cattività molto difficilmente potrà essere liberato nuovamente in natura: l’abituazione all’uomo secondo gli esperti non consente questa ipotesi. Quando gli orsi diventano confidenti la colpa è dell’uomo, ma non è possibile riuscire a fargli fare un percorso inverso, specie in una realtà così antropizzata come il Trentino. Unica certezza in questo restano le pessime condizioni di detenzione dei due orsi a Casteller e l’altrettanto pessima gestione del progetto di reintroduzione dei plantigradi.

Il futuro per gli orsi trentini si presenta incerto e con molte nubi che si stanno addensando all’orizzonte. E non promettono nulla di buono, specie se il gestore di questo patrimonio faunistico, un bene collettivo dell’intero paese, è più attento ai voti che alla difesa del capitale naturale.

Amarena orsa resa problematica da comportamenti umani sbagliati

Amarena orsa resa problematica
Foto tratta dalla pagina Facebook del PNALM

Amarena orsa resa problematica dagli uomini, ha perso il naturale timore che la terrebbe al riparo da molti guai. Consentendole di svolgere la sua vita da orso all’interno della meravigliosa cornice del Parco, senza diventare un fenomeno da baraccone. Un concetto che sembra sfuggire a molti seppur semplicissimo: gli animali selvatici devono avere paura dell’uomo. Noi siamo il loro “nemico” naturale e la coabitazione stretta non è un vantaggio. Questa considerazione vale sia per gli orsi che per gli uomini, che sono i soli a essere davvero problematici nella convivenza con gli animali selvatici.

Cani falchi tigri e trafficanti

La paura, quello stato che fa accendere la luce rossa che significa “pericolo in avvicinamento”, rappresenta la migliore assicurazione per avere vicinanza, senza invasioni di campo. Un orso che ha paura dell’uomo non si avvicina agli insediamenti umani, salvo che non sia attratto dal cibo che, più o meno consapevolmente, gli mettiamo a disposizione. Per un animale selvatico il termine cibo è molto vasto e nel caso dell’orso spazia dalla frutta ai rifiuti, dalle carcasse di animali degli allevamenti al cibo offerto dai turisti. Probabilmente nessuno di noi, salvo alcuni appartenenti a determinate categorie come allevatori e cacciatori, vorrebbe essere causa della morte di un orso. Eppure i responsabili sono molti più di quanto si possa immaginare. E anche molti di più di quanti sappiano di essere tali.

Lo dimostra la storia di Amarena, orso confidente abituato a scorrazzare nei paesi dentro e ai limiti del Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise come se si trovasse a casa sua, nei boschi. Almeno sino a quando il pressing umano non causa serie difficoltà, portandola ad avere comportamenti che la mettono in pericolo, per assenza di vie di fuga. L’amministrazione del Parco ha fatto il possibile per cercare di limitare le invasioni di Amarena, raccogliendo la frutta, chiudendo alcune zone, dissuadendo fotografi e turisti. Ma non esiste peggior sordo di chi non vuole sentire e così Amarena è stata fatta diventare un’orsa confidente, che può essere problematica.

Amarena orsa resa problematica partorisce quattro cuccioli nell’estate 2020, un evento eccezionale

L’orsa più famosa d’Italia la scorsa primavera mette al mondo ben quattro cuccioli, un evento molto raro. Fatto ancora più raro riesce a portarli tutti e quattro al grande traguardo della seconda primavera. Così tutti vogliono vedere Amarena, in tanti la cingono d’assedio per un video, una foto o per semplice curiosità. Senza rendersi conto, nonostante gli appelli del Parco, che questi comportamenti sono forieri di guai. Cosi grossi che in Trentino avrebbero portato già alla captivazione di Amarena o al suo abbattimento. Ma l’Abruzzo è da sempre terra di orsi e la tolleranza è differente.

Il problema si sta però amplificando: i comportamenti di Amarena vengono appresi dai cuccioli, che la accompagnano nelle sue scorribande. Che vanno dalle visite nei paesi a quelle nei pollai, dove queste ultime finiscono sempre con qualche animale d’allevamento ucciso. Prontamente indennizzato dall’amministrazione del Parco, che in questo modo tiene sotto controllo i conflitti fra orsi e allevatori. Ma non riesce certo a evitare che turisti e residenti abbiano trasformato Amarena in un orso confidente. Con ben quattro cuccioli che in breve saranno orsi adulti e che hanno già dimostrato di essersi abituati alla presenza umana.

Questo ha spinto l’amministrazione del Parco a catturare uno dei cuccioli, battezzato Juan Carrito, per dotarlo di radiocollare, in modo da poter seguire i suoi spostamenti. Specie quando fra breve tempo gli orsi finiranno “smammati” per iniziare la loro vita autonoma, lontani da Amarena. Senza però poter dimenticare le esperienze fatte in questi due anni, compresa quella di essersi assuefatti alla vicinanza con l’uomo, un fatto che li porta ad accorciare le distanze. Mettendoli in pericolo per quel fenomeno che gli etologi definiscono “abituazione”, perdendo l’innata paura nei confronti degli esseri umani.

Chi rispetta gli animali selvatici deve comportarsi in modo responsabile, mantenendo le distanze

Difficile prevedere il futuro ma se tutti i cuccioli avessero comportamenti simili a quelli di Amarena quest’estate la vita dei guardia parco non sarà tranquilla. Nonostante il grande sforzo di comunicazione messo in atto, con cartellonistica, siti internet e social, ma anche con divieti e ordinanze, il futuro di questi orsi non dipende solo da Parco. In massima parte dipenderà dai comportamenti tenuti dalle persone, proprio quelle che dicono di amare gli orsi. Un amore cieco però, che per una foto è disposto a tutto, anche a inseguire gli orsi con la macchina.

Gli errori dei nostri comportamenti con i selvatici vengono poi pagati, spesso a caro prezzo, dagli animali. Nelle aree protette spesso predatori opportunisti, come le volpi, si mettono al bordo della strada perché i turisti danno loro da mangiare. Un comportamento sbagliato che le espone al rischio concreto di finire investite dalla prima auto di passaggio. Un gesto privo di cattive intenzioni si trasforma nella causa della morte di un selvatico. Ottenendo così identico risultato a quello del cacciatore quando tira il grilletto del fucile.

Quando si entra in contatto con la natura bisogna seguire le sue regole, rispettare le normative e le richieste di chi gestisce le aree protette. Tutti noi quando passeggiamo in un bosco oppure camminiamo su un sentiero in montagna dobbiamo avere la consapevolezza di essere degli ospiti. Che per essere graditi e non fare danno devono avere comportamenti attenti e rispettosi per non essere corresponsabili di fatti sgradevoli, come la morte di un animale.

Sopravvissuti all’Homo sapiens – Una storia di resistenza selvatica è il nuovo progetto di Paolo Rossi

Sopravvissuti all'Homo sapiens

Sopravvissuti all’Homo sapiens è il nuovo progetto del foto naturalista ligure Paolo Rossi, che ci ha già regalato bellissimi libri e vari docufilm. Tutti realizzati con la passione che contraddistingue il suo lavoro, fatto sempre con il massimo rispetto per gli animali, senza usare trucchi. Questo lo rende molto diverso all’interno di un panorama non sempre etico, dove l’utilizzo di vari attrattivi, dalle esche olfattive ai carnai, sono le armi usate da molti fotografi e documentaristi. Trucchi che se consentono di ottenere buone riprese con minor fatica, risultano dannosi per la fauna, per diversi motivi.

cani falchi tigri e trafficanti

L’ultima impresa di Paolo Rossi è stata quella di realizzare un docufilm molto apprezzato sul gatto selvatico, riscoperto all’interno delle vecchie faggete fra Liguria e Piemonte. Realizzato grazie a una pazienza certosina, piazzando video trappole e aspettando di poterne cogliere i risultati. Che puntuali sono arrivati e che gli hanno permesso di realizzare Felis – Gatto Servaego. Un docufilm proiettato anche al Sondrio Festival, una delle importanti rassegne dedicate soprattutto a documentari naturalistici.

Ora si propone, usando sempre il sistema del finanziamento che arriva dai suoi sostenitori, la realizzazione di questo nuovo film. Che vuole documentare gli animali selvatici sopravvissuti alla presenza umana sempre nel territorio che Paolo meglio conosce. Quello bello e selvaggio che si trova nelle zone dell’entroterra ligure e piemontese.

Sopravvissuti all’Homo sapiens racconterà la vita degli abitanti più elusivi dei boschi, sopravvissuti all’invasione umana

Lo spirito è sempre quello di far innamorare della natura, con libri fotografici o video. L’importante è riuscire a trasmettere un messaggio di rispetto e di difesa del territorio, di interesse verso la vita selvatica che popola quegli ambienti. Cercando non solo di produrre belle immagini, ma anche accompagnando gruppi in vari eventi che organizza, trasmettendo passione e conoscenza.

Sopravvissuti all’Homo sapiens – TRAILER from Paolo Rossi_Wolves Photographer on Vimeo.

Chi fosse interessato a finanziare la realizzazione di questo nuovo progetto potrà dare il suo contributo dalla pagina del sito di Produzioni dal basso. Potendo anche ricevere diversi regali in cambio di questo supporto, come libri fotografici, la t-shirt dell’evento e molte altre chicche, che Paolo Rossi ama condividere con chi lo aiuta. Un’occasione da non perdere per diventare protagonisti di una bella operazione di divulgazione naturalistica.

Prendere il volo – Storia di uccellini caduti dal nido e finiti in buone mani

Prendere il volo

Prendere il volo non è soltanto un libro per ragazzi illustrato meravigliosamente da Silvia Molinari, coautrice del volume con Marina Marinelli, ma è un vero e proprio piccolo manuale per il soccorso di piccoli uccelli in difficoltà. Un libro della collana SuperPino: Piccoli Naturalisti Osservatori che può rivelarsi davvero molto utile.

A chi non è mai capitato di trovare un uccellino apparentemente in pericolo perché caduto dal nido? Con tutte le difficoltà del caso dovute sia all’inesperienza che alla difficoltà di sapere a chi potersi rivolgere. Ma l’importante è sapere che prima di decidere di di prendere un animale selvatico che sembra in difficoltà, occorre avere delle certezze perché si potrebbero fare più danni del previsto. I genitori potrebbero essere vicini e seguire la sua crescita sino alla completa autonomia.

Per questo motivo le prime pagine del grande libro illustrato sono dedicate ai consigli sul cosa fare e a chi chiedere. Oltre alla Lipu, indicata nel libro, è bene sapere che esistono anche altre associazioni e i centri di recupero, che possono dare aiuto e consigli. Suggerendo una serie di comportamenti e di materiali da usare perché quando parliamo di soccorrere animali così piccoli un errore può essere fatale.

Prendere il volo non è solo un libro di consigli, ma racconta ai più giovani storie vere di uccellini salvati

Anche se il comportamento più corretto è quello di consegnare gli animali selvatici ai Centri di Recupero Animali Selvatici (CRAS), molte volte questo non è possibile. I centri specializzati sono pochi e molte volte (troppe) è la volontà e la disponibilità dei singoli a fare la differenza. Per questo è così importante avere indicazioni chiare sul come comportarsi.

Il libro è dedicato ai lettori più giovani, ma è un’ottima guida anche per gli adulti che dovessero imbattersi in un animale selvatico che avesse bisogno di aiuto. Le storie di Cinci, Razzo e dei Topolini sono racconti molto delicati. Che fanno capire come ogni specie abbia le sue esigenze e che non tutti gli uccellini siano uguali. Ogni animale, infatti, ha un suo posto in natura e tutti hanno una sorta di specializzazione, che li rende diversi, unici.

Come differenti sono i posti dove gli uccelli vivono e nidificano. Alcune specie, come rondini, rondoni e balestrucci, non hanno possibilità di riprendere il volo una volta a terra. Sono uccelli migratori e hanno ali talmente grandi, con zampe molte corte, che li rendono perfetti per fare grandi trasvolate, attraversando due volte all’anno lo spazio che separa l’Europa dall’Africa e viceversa.

Leggere libri che parlano di animali e di natura educa i ragazzi a rispettarli e a conoscerli meglio

La collana SuperPiNO è stata pensata proprio per avvicinare i giovani alla scoperta e all’osservazione della natura. Del resto i libri sono uno strumento insuperabile di conoscenza e di fascinazione, per quanti si affacciano alla conoscenza del nostro splendido pianeta. Comprendere i meccanismi della natura, gli equilibri che la regolano, partendo proprio dal rispetto dell’esistenza del singolo, aiuta a capire l’importanza di tutto quanto ci circonda.

Davvero un bel libro da leggere e da regalare. L’unico rischio è che i genitori, una volta letto, non vogliano più restituirlo ai figli!

Edizione Topipittori – brossura – 70 pagine con illustrazioni a colori – 16,00 euro

Il Patto Tradito

Il caso del procione tenuto come pet, in città

procione tenuto come pet

Il caso del procione tenuto come pet in città ha riaperto il dibattito sulla legittimità, anche sotto il profilo etico, di tenere animali selvatici in cattività per diletto. Giustificando prigionia e privazioni con argomentazioni che possono colpire l’emotività del pubblico, commuovendo forse ma senza convincere chi si occupi di benessere animale.

La storia di Lucio, il procione che una cittadina ucraina ha importato illegalmente in Italia, salvandolo a suo dire dalla morte, ha riportato il problema dei selvatici in salotto agli onori della cronaca. Dopo che si è dissolta dall’orizzonte dei media, ma non da quello giudiziario, la questione sulla liceità della detenzione del caracal/caracat in un’altra casa milanese. La vicenda di Grum, il nome del felino, non sembra infatti essersi ancora definita.

Il procione sequestrato dai Carabinieri Forestali viveva a Baggio, un quartiere periferico di Milano, nel piccolo appartamento dove viveva la donna. Che ha dichiarato di averlo salvato da sicura morte e che per questo aveva deciso di tenerlo e di portarlo in Italia. Andando in giro per il quartiere con il procione al guinzaglio e tendolo in una gabbia a casa.

Il procione viene sequestrato dai Carabinieri Forestali

La presenza del procione non passa inosservata, così iniziano gli accertamenti: l’animale non soltanto è un selvatico, ma rientra anche fra quelli pericolosi non detenibili dai privati. E dal 2018 è anche considerato come specie aliena invasiva, della quale è vietata la detenzione. Per questo decreto recentemente sono stati abbattuti in Lombardia settanta procioni che vivevano liberi.

Divieti assoluti e insanabili che portano al sequestro dell’animale, richiesto dal pubblico ministero Sara Arduini al GIP del Tribunale di Milano che lo ha disposto. Così il procione è passato da una vita che non era la sua -da animale selvatico tenuto in appartamento- al centro di recupero di Monte Adone. Dove ora vive con altri suoi simili in un contesto più consono al suo essere procione, alla sua naturale indole.

Il trasferimento è stato l’inizio di una nuova vita per Lucio, che sembrava poter trascorrere le sue giornate da procione senza altre complicazioni. Non poco per un animale sociale, selvatico e non domestico. Che ha potuto riappropriarsi dei normali comportamenti specie specifici, come ben si vede nel video.

Il GIP ci ripensa e dissequestra il procione

Con un provvedimento a sorpresa il GIP del Tribunale di Milano, lo stesso che ne aveva disposto il sequestro, decide che nonostante tutto il procione debba essere restituito. Una decisione senza precedenti considerando che esistono due divieti assoluti e uno relativo, costituito da un’ipotesi di maltrattamento. Infatti:

  • Il procione è un animale ritenuto pericoloso e non detenibile, importabile, commercializzabile sulla base di un decreto del 1996, quello che ha scritto la parola fine sulla detenzione di molti selvatici in casa;
  • la specie è considerata aliena e non può essere tenuta legalmente come pet in quanto vietato dal decreto 230/2017;
  • la detenzione di un animale selvatico in casa potrebbe essere considerato un maltrattamento o quantomeno una detenzione in condizioni incompatibili con il benessere dell’animale. Specie quando si parla di una custodia in una piccola gabbia;

Il GIP decide che così non è, interpreta la norma, la modella e decide di restituire l’animale alla padrona, che finisce nel frattempo sui giornali insieme al suo avvocato. Va in televisione, si propone come vittima di un’ingiustizia, ma forse, almeno per il procione, non è proprio così. Anzi non lo è affatto. Pur con tutta l’umana comprensione per le vicissitudini personali che riferisce la persona che teneva in casa Lucio.

Il procione Lucio per fortuna resterà al centro con i suoi simili

Consentire, in violazione di norme e buon senso, di tenere in casa animali selvatici apre la porta, anzi la spalanca, alla presenza di animali non adatti a vivere in appartamento. Una situazione che sembrava essersi chiusa, almeno per carnivori e primati (ma non solo), molti anni addietro.

Così si innescano ricorsi contro il provvedimento di restituzione e il procione viene posto nuovamente sotto sequestro. Questa volta in via amministrativa e sempre dai Carabinieri Forestali, proprio in quanto animale alloctono.

Per una volta il decreto che ha condannato tanti animali all’abbattimento, per essere stati mal gestiti dall’uomo che li ha liberati nell’ambiente, ne ha salvato uno, Lucio, dal vivere in prigione. Una fortuna certo, anche se non generalizzata, purtroppo.

Ora Lucio verrà confiscato e potrà vivere al centro di Monte Adone con i suoi simili per il resto della sua vita. E a giudicare dal video sembra proprio che questa per lui sia la scelta giusta. Sperando che qualche altro tribunale non ci metta lo zampino, modo di dire più che mai appropriato.

AGGIORNAMENTO DEL 21/02/2020

Il Tribunale del Riesame, in data 08/01/2020 ha annullato il decreto di restituzione dell’animale disposto dal GIP, dando ragione al pubblico ministero che aveva presentato il ricorso. confermando il sequestro preventivo, che porterà quindi al rinvio a giudizio dell’indagata e alla confisca, anche penale, del procione. Che potrà trascorrere la sua vita in mezzo ai suoi simili al centro di Monte Adone.