Orsi e trentini: coesistenza e buone pratiche potrebbero spegnere l’incendio

orsi trentini coesistenza buone pratiche

Orsi e trentini: coesistenza e buone pratiche possono spegnere l'incendio, ma serve che la politica smetta di gettare benzina sul fuoco. In nessuna parte del mondo la questione orsi si è trasformata in un campo di battaglia dove si fronteggiano due schieramenti contrapposti. Ma in nessuna parte del mondo la politica ha avuto comportamenti irrituali e irresponsabili come quelli trentini, dimostrando la più completa incapacità nell'organizzare le cose. Mettendo sul tavolo, come unica proposta, gli abbattimenti degli orsi, senza creare i presupposti per una corretta gestione.

Dopo la morte di Andrea Papi, incolpevole runner a cui sono mancate le corrette informazioni per essere in grado di gestire, o meglio di evitare, un incontro con l'orso. Questo tragico incidente, il primo con esito mortale in Italia da più di un secolo, è stato usato come una bulldozer mediatico contro gli orsi. Che secondo molti trentini, mettono in pericolo la loro vita e impediscono il libero utilizzo del territorio. Lo dimostra la recente consultazione fatta in 13 comuni trentini nella quale i cittadini somno stati invitati a votare pro o contro orsi e lupi. Il risultato è stato un plebiscito, fra i votanti, che hanno affermato che orsi e lupi sono un pericolo.

Il progetto di ripopolamento degli orsi parte da lontano, proprio come la difficoltà di convivere sull'arco alpino con questa specie. Le preoccupazioni vengono già espresse alla fine dell'800 e si rincorrono per un secolo, sino a quando alla fine del secondo millennio parte il progetto Life Ursus. Voluto per riportare sulle alpi orientali i plantigradi che la persecuzione umana aveva portato all'estinzione. Ben sapendo peraltro che la reintroduzione dell'orso avrebbe comportato diverse problematiche, annunciate da Piero Genovesi di ISPRA, un grande esperto di carnivori, proprio nello studio fattibilità.

Orsi e trentini: coesistenza e buone pratiche non hanno funzionato e la responsabilità è della Provincia autonoma di Trento

L'amministrazione provinciale, che nel corso del tempo è stata governata da differenti schieramenti, ha dimostrato sempre un tratto comune: la più completa incapacità nel gestire la questione. Quel che stupisce in tutto questo e che i trentini non abbiano riconosciuto la politica come unica e vera responsabile di una situazione inconcepibile. Fra azioni inconcludenti, omissione di attività importanti, mancata informazione della cittadinanza e dei turisti la PAT non ha centrato un solo obiettivo.

Per nascondere questo fallimento gestionale da molto tempo vengono aizzati i trentini contro i predatori. Perché gli orsi sono utilizzati come tramite per coinvolgere nel calderone degli abbattimenti anche i lupi, che danneggiano le attività degli allevatori e impensieriscono i cacciatori. Per polarizzare lo scontro occorreva, poi, un avversario "politico" che è stato trovato nelle associazioni protezionistiche, che hanno sempre cercato di fermare gli abbattimenti. Così da poter permettere alla politica di ergersi a paladina dei diritti dei trentini, individuando negli abbattimenti di orsi l'antidoto a ogni problema e nelle associazioni il problema che rallenta la soluzione.

Fallita la gestione, essendo mancata ogni attività di prevenzione negli ultimi vent'anni, la politica non ha ora alcun interesse a spegnere l'incendio. Molto meglio percorrere la strada dello scontro, del vittimismo incentrato su leggi nazionali e europee che limitano, ma non impediscono, gli abbattimenti. Appare invece evidente che il futuro di un Trentino pacificato debba passare da una capacità di dialogo fra le varie realtà. Ricordando sempre che la miglior guerra resta quella non fatta, la miglior soluzione inevitabilmente passa da una valutazione realistica, non ideologica, della questione.

Gli abbattimenti di orsi e lupi non risolvono i problemi trentini ma per ragionare serve spegnere l'incendio

Sono tali e tanti i problemi sugli orsi del Trentino che si potrebbe fare un perfetto manuale degli errori commessi. Sbagli che non andrebbero ripetuti in nessun'altra azione di ripopolamento di specie impattanti sul territorio. Questo progetto è stato un fallimento di successo: non ha raggiunto l'obiettivo di ripopolare di orsi le Alpi orientali, ma al di là dei numeri degli orsi ha pur fallito nella creazione di una popolazione in salute. Gli orsi del Trentino, infatti, come racconta il veterinario De Guelmi in un podcast, sono tutti consanguinei. Figli di quel piccolo nucleo di orsi sloveni rilasciati sul territorio, dove solo due furono i maschi riproduttori.

Questo progetto ha dimostrato dei limiti anche in molte operazioni di cattura, dove alcuni orsi sono morti a causa del narcotico. La causa di queste morti sembra sia sempre stata legata alla dose di narcotico, che non sapendo il reale peso dell'orso veniva stimato facendo delle stime. Un problema effettivo quando si spara a un animale libero, ma un grave errore di procedura quando si tratta di un orso catturato con la trappola a tubo. Che avrebbe dovuto essere dotata di sensori in grado di indicare con precisione il peso dell'orso catturato. Un accorgimento di facile realizzazione che avrebbe potuto evitare molti problemi.

Per non parlare poi del fallimento visto dal profilo turistico: la presenza degli orsi non è stata valorizzata come in Abruzzo, trasformandosi così da fonte di guadagno in spauracchio. Un fattore che ha ulteriormente condizionato le proteste in un'economia che vede turismo, mele e vino come perni sui quali ruota l'intero territorio.

Un esempio virtuoso potrebbe dare un impulso importante al ripolamento dell'orso sull'arco alpino

Per cercare di riavvolgere questo brutto film occorrerebbe la capacità di creare i presupposti per una "conferenza di pace" fra tutte le parti in gioco. Che dovrebbe partire subito dopo l'attuazione delle misure di prevenzione necessarie a creare i presupposti di una corretta convivenza: gestione rifiuti, cartellonistica, divieto di foraggiamento dei selvatici. Solo in questo modo si potranno realizzare le condizioni non solo per una coesistenza pacifica ma anche per realizzare un esempio virtuoso.

Se si riuscisse nella realizzazione di questo piano si potrebbero, forse, costituire le condizioni per un'espansione dell'orso sull'arco alpino. Con la consapevolezza che questa sarebbbe operazione complessa, che richiede concretezza e pragmatismo e che deve prevedere l'introduzione di una variabilità genetica ora non presente. Una sfida importante, da percorrere solo e soltanto previa attenta verifica delle condizioni. Diversamente meglio limitare il progetto, pur consapevoli dei limiti che questo comporterebbe, per non ripetere gli errori del passato.

Unica certezza, al momento, resta la consapevolezza che senza adeguamento di tutte le misure di prevenzione sarà impossibile creare i presupposti per una pacifica coesistenza.

Referendum contro orsi e lupi in Trentino: come previsto vince l’insofferenza

Referendum contro orsi e lupi in Trentino

Referendum contro orsi e lupi in Trentino: come previsto vince l'insofferenza che si appresta a presentare il conto alla pessima politica trentina. Con un risultato plebiscitario il 98,5% dei trentini che si sono recati alle urne hanno ritenuto che la presenza dei predatori nelle loro valli costituisca un pericolo. Il voto ha riguardato solo 13 comuni delle valli Di Sole, Pejo e Rabbi. La consultazione non ha valore legale e il verdetto delle urne era scontato, con una partecipazione al voto del 63,16% degli aventi diritto. I cittadini erano stati chiamati alle urne dal comitato nato spontaneamente in Val di Sole dopo l'incidente costato la vita a Andrea Papi.

La mancanza di attività informative e di tutela dei cittadini rappresentano un vuoto realizzato grazie a una disastrosa (e scandalosa) inerzia delle amministrazioni trentine. Che una dopo l'altra hanno ha creato i presupposti per questo risultato. In particolar modo dopo la morte di Andrea che è stata integralmente addebitata alla presenza di orsi e non alla politica. Che nulla ha fatto se non cavalcare il malcontento. Un comportamento irresponsabile perché dietro a ogni incidente, appare oramai più che chiaro, ben si capisce che la causa sia dovuta alla colpevole inerzia delle amministrazioni.

Chi ha gestito il Trentino, nessuno escluso, arrivando sino all'arroganza dell'attuale giunta che tanto parla e poco fa, ha sempre sottovalutato il problema. Capaci soltanto di promuovere una guerra senza quartiere che passa sopra gli interessi legittimi dei cittadini. Residenti che avrebbero dovuti essere garantiti da azioni responsabili della politica. Ma se dopo più di vent'anni dal progetto di ripopolamento mancano ancora cassonetti anti orso per i rifiuti e puntuali campagne di informazione appare evidente la colpevole inerzia.

Referendum contro orsi e lupi in Trentino è stato vinto, ma la politica ha poco da festeggiare

Il referendum popolare privo di validità giuridica ha creato una fotografia precisa della situazione. Ben sapendo che la consultazione non avrà valore giuridico e che gli organizzatori lo useranno come clava politica, certi di poter piegare l'amministrazione a assecondare le loro richieste. I primi sono stati eccessivamente fiduciosi, dando credito a una politica con le mani legate, mentre i secondi pensano di poter cavalcare il malcontento in chiave autonomista. Non è una previsione difficile pensare che entrambi andranno a sbattere contro il muro della realtà.

Il comitato promotore del "referendum farsa" crede che dopo questo risultato la politica aiuterà i trentini a liberarsi dei predatori, ritenuti pericolosi e ingombranti. Non considerando che la PAT, invece, non potrà fare proprio nulla perché dovrà comunque sottostare alle normative nazionali e europee. Quando i residenti si renderanno conto che, quel che poteva fare la Provincia, non lo ha fatto e che quello che vorrebbero i residenti non avrà luogo inizieranno i dolori. Per una politica capace solo di buttare benzina sul fuoco, ma completamente incapace di organizzare e gestire un problema complesso.

Il referendum contro gli orsi e i lupi in Trentino rischia di diventare un boomerang che potrebbe andare a colpire proprio la testa di chi l'ha lanciato. Fugatti, politico da piazza ma certo non un brillante stratega, dovrà raccontare alla popolazione delle terre alte perché tutto sembri sempre in movimento, senza che nulla si possa muovere davvero. Potrebbe dover accettare di ricoprire un nuovo ruolo, passando da quello facile, facile di incendiario a quello della lepre inseguita dai cani, che lui stesso ha reso politicamente aggressivi.

Potrebbe essere questo il giusto tempo per cercare di creare una visione diversa, più inclusiva dove non siano i predatori i veri nemici

Occorrerà osservare cosa succederà nelle prossime settimane, perché anche gli organizzatori della consultazione hanno creato aspettative che non potranno realizzare. Nemmeno se in aperto contrasto con le leggi dello Stato cercassero di promuovere un bracconaggio sfrenato. Molti rischi e pochi risultati perché, in fondo, nemmeno il bracconaggio, proprio come la politica, è in grado di sovvertire completamente le dinamiche di popolazione. Salvo che non si pensi che le forze di polizia staranno a guardare, per assecondare residenti e politica. Realtà impensabile, a meno che non vi sia un colpo di stato.

Una partita ancora molto aperta, che potrebbe portare sorprese impensabili e forse non del tutto negative. Lo si scoprirà nei prossimi mesi.

Orsi e lupi del Trentino, al via la consultazione popolare sulla coesistenza

Orsi e lupi del Trentino, al via la consultazione popolare sulla coesistenza

Orsi e lupi del Trentino, al via la consultazione popolare sulla coesistenza dopo la raccolta di migliaia di firme fra i residenti delle terre alte. Ancora una volta il Trentino torna alla ribalta grazie all'intolleranza di una parte consistente dei residenti nei confronti di orsi e lupi. Un malessere strisciante esploso in tutta la sua virulenza dopo la morte di Andrea Papi, il giovane runner rimasto ucciso dopo uno scontro con un'orsa con i piccoli. Un fatto che avrebbe potuto essere evitato se solo l'amministrazione provinciale avesse assolto l'obbligo di informazione verso residenti e turisti.

Il 27 ottobre si voterà, in Val di Sole e non soltanto. per una consultazione popolare senza alcun valore giuridico, promossa da comitati spontanei che non vogliono convivere con orsi e lupi. Una situazione di conflitto permanente, oramai, quella fra residenti e predatori, che dalla morte del povero Andrea non hanno mai smesso di incendiare gli animi. Una realtà ben fotografata nel docufilm "Pericolosamente vicini", del quale avevo già parlato in precedenza sulle pagine del blog. Un referendum che avrà una grande valenza mediatica e politica e non agevolerà certamente la coesistenza.

Questa polarizzazione si sarebbe potuta evitare se la PAT avesse fatto per tempo tutte quelle azioni necessarie per informare e educare la popolazione trentina. Non solo sulle precauzioni da adottare da quando è stata operato il ripopolamento degli orsi ma, anche, nello spiegare alle comunità l'importanza di questa specie e di quella del lupo per il mantenimento degli equilibri. Dopo così tanti anni è stato facile, invece, per chi gli orsi e i lupi non li vuole poter fare la voce grossa sostenendo che boschi e territori sono dell'uomo e non dei grandi carnivori.

Orsi e lupi del Trentino, al via la consultazione popolare dal risultato scontato: sarà un plebiscito contro i predatori

Spegnere un incendio quando è al massimo della sua potenza non è mai un'operazione facile, spesso complicata da eventi e pressioni esterne. Prevenire è meglio che curare, sia in termini di risultati che in termini di costi e ora l'impegno di tutti dovrebbe essere impedire che questo scontro, inutile e controproducente, dilaghi. Gli abitanti delle terre alte del Trentino si devono rendere conto del fatto che il ritorno di lupi e orsi nelle loro vallate è una realtà che non si può modificare. Ma è anche una realtà che sarebbe poco intelligente voler cercare di cambiare a colpi di fucilate e veleno. Comportamenti incivili e poco risolutivi.

Occorre separare poi la genesi del ritorno dell'orso da quella del lupo, perché se il primo poteva essere evitato quello del lupo è un fenomeno naturale. Nel ritorno del lupo gli uomini hanno davvero poche responsabilità, se non quella di aver adempiuto al dovere di proteggere una specie in via d'estinzione. Consentendo, anche per la mutata gestione del territorio, la ripresa di una popolazione che per sue caratteristiche intrinseche ha doti che ne decretano il successo. La presenza dei carnivori è un fatto ineluttabile e pensare che il loro sfoltimento possa essere risolutivo è un errore, non solo di comunicazione ma scientifico.

Su questi temi la politica dà il peggio di sé stessa: anzichè cercare di far comprendere l'importanza dei predatori per il mantenimento di un ambiente in equilibrio si butta a pesce sul populismo. Contribuendo a un'immotivata caccia alle streghe in cambio di un consenso che però, sul medio lungo periodo, potrebbe anche far sbranare al popolo quei politici che nel frattempo ha ingrassato. Colpevoli di aver fatto promesse false per cercare di assecondare la piazza, senza essere in grado di mantenerle.

La consultazione pubblica verrà usata come pungolo alla politica, che non potrà comunque andare contro le leggi nazionali e europee

Due previsioni facili: dalle urne uscirà una schiacciante vittoria del fronte contro orsi e lupi ma nulla potrà cambiare nella realtà. Questo aumenterà la frustrazione delle comunità locali, che si sentiranno non ascoltate e ancor meno rappresentate da questa politica. Aprendo forse spiragli per una comunicazione diversa, che non sia sempre e solo il muro contro muro fra quanti capiscono il ruolo dei predatori e chi li vorrebbe estinti senza riserve. In questa situazione si può solo sperare si riesca a infilare una posizione mediana, in grado di far comprendere la necessità di un cambiamento.

Mentre il tono della contesa resta altissimo in molti si dimenticano che, in fondo, le cose stanno cambiando in modo inesorabile. Non certo a causa dei predatori ma per una serie di errori compiuti dalla nostra specie, incapace di gestire problemi complessi. La montagna soffrirà sempre più della carenza di neve e questo sarà un cambiamento importante nell'economia anche del Trentino. La seconda complessità è il fatto che l'alimentazione su base vegetale sta galoppando, erodendo velocemente quote di mercato alla carne e ai derivati. Con la carne coltivata, che sarà disponibile a breve, ci sarà un'ulteriore decrescita del mercato, con conseguente minor ricorso all'allevamento.

Certo non sarà domani, ma chi avrebbe detto solo dieci anni fa che il mercato si sarebbe orientato verso cibi diversi, non solo più etici ma anche più salutari e con un'impronta ecologica più bassa. Questo cambierà le economie basate sull'allevamento degli animali ma lascerà inalterato il bisogno di restare immersi negli ambienti naturali e forse l'ecoturismo verrà valorizzato sempre di più e in tempi più veloci del previsto. In quest'ottica orsi e lupi, come avviene in altre parti del mondo, diverrano una grande risorsa oltre all'essere creature indispensabili al mantenimento degli equilibri faunistici.

Trentino e orsi: la follìa del foraggiamento degli animali selvatici

Trentino orsi follia foraggiamento animali selvatici

Trentino e orsi: la follìa del foraggiamento degli animali selvatici consentita dalla legge per agevolare i cacciatori nel prelievo degli ungulati. Lo prevede una normativa provinciale, che LAV ha provato a impugnare presso il TAR senza successo, ma rappresenta uno dei tanti cortocircuiti della politica della PAT. Da una parte la Provincia sostiene che gli orsi siano troppi e che, per questo, rappresentino un problema per l'incolumità dei cittadini, ma dall'altra mette in atto comportamenti che li rendono confidenti. Solo per non perdere il sostegno dei cacciatori, che in quelle zone rappresentano una parte consistente del bacino elettorale.

Ci sono studi realizzati in Europa e in America che attestano come in aree periurbane frequentate dagli orsi sia necessario evitare di piantare alberi da frutto. Provvedendo in alternativa alla raccolta della frutta prima che maturi. Comportamenti necessari per evitare che gli orsi si abituano alla presenza di risorse alimentari nelle aree antropizzate. Gli orsi diventano confidenti per il cibo, che siano rifiuti, mele o apiari non protetti. Altri studi descrivono di come la presenza umana possa essere, per gli orsi, abbinata alla disponibilità di cibo e venga percepita anche attraverso odori e rumori.

Quindi cosa fa la Provincia di Trento per garantire sicurezza? Continua a permettere il foraggiamento degli ungulati senza minimamente preoccuparsi che questo possa attirare, come effettivamente attrae, anche gli orsi!

Trentino e orsi: la follìa del foraggiamento continua anche se può essere pericolosa

Un'amministrazione capace di gestire queste problematiche smetterebbe di seguire le sirene del consenso e inizierebbe a operare secondo consapevolezza. Ben sapendo che il primo obiettivo di un'amministrazione pubblica sia sempre quello di garantire la sicurezza di tutti. A più di vent'anni dall'avvio del progetto di ripopolamento, giusto pe fare un esemoio concreto, mancano ancora tantissimi cassonetti anti-orso per la raccolta dei rifiuti e si è fatto davvero poco per informare cittadinanza e residenti sui comportamenti da tenere in caso di incontro con il plantigrado.

I ritardi nelle parti di attuazione del progetto, che erano demandate alle amministrazioni locali, sono rimaste nella grande maggioranza dei casi incompiute. Esponendo residenti e visitatori a pericoli che finiscono per minare la coesistenza con l'orso. Per questa ragione i tanto invocati abbattimenti rappresentano soltanto fumo negli occhi gettato in faccia ai residenti, per cercare di nascondere il fallimento del modello trentino.

Il foraggiamento dei selvatici è un'attività che rischia di mettere in pericolo i cittadini e, per questa ragione, sarebbe importante e opportuno anche un intervento di questore e prefetto. Che non possono continuare a ignorare le gravi carenze organizzative che mettono concretamente in pericolo la sicurezza pubblica.

I cortocircuiti della PAT sono sotto gli occhi dei trentini e non serve prendersela con gli orsi

Ritardi e inadempienze sono oggetto di aspre critiche nei confronti della PAT e da molto tempo. Come afferma Il Dolomiti, uno dei giornali più rappresentativi della provincia, scrivendo sulla gestione dei rifiuti:

''Tramite un impegno di circa 138.000 euro - si legge nel report -169 bidoni per l’organico (di cui 85 con modifica anti orso) sono stati sostituiti da 68 nuove campane metalliche. I risultati sono stati positivi - si legge nel report grandi carnivori - facendo registrare una drastica riduzione delle visite nell’area da parte dell’orso M62 e degli orsi in generale''. Con poche risorse, insomma, le visite di uno degli orsi più problematici del Trentino (tanto da essere già condannato a morte dal presidente Fugatti insieme a Jj4 che ha ucciso il giovane Andrea Papi e Mj5 che aveva aggredito un uomo in montagna) si erano ridotte drasticamente. Ed erano bastati 138mila euro in quella specifica area, figurarsi con i soldi che sono stati investiti per una notte di concerto di Vasco Rossi (si parla di almeno 8milioni di euro) quanti paesi e cittadini si sarebbero messi in sicurezza.

Il problema delle mangiatoie foraggiate tutto l'anno, così si attirano gli orsi che diventano più confidenti - Il Dolomiti

Sarebbe tempo che si dicesse a chiare lettere che non sono gli abbattimenti di orsi e lupi a cambiare le cose, ma che serve un drastico cambio di rotta. Occorre smettere di alimentare la paura e di cavalcare le proteste degli allevatori, mettendo in atto tutte le azioni necessarie a creare condizioni per la coesistenza fra uomini e animali. L'equilibrio deve essere cercato nell'interesse di tutti, perché solo così si sarà davvero fatto tutto il possibile per prevenire incidenti come quello occorso a Andrea Papi, incolpevole vittima della negligenza di altri. Abbassando i toni e cercando confronto, per sottrarre pubblico e consenso a un'amministrazione inconcludente.

Provincia di Trento e incidenti con gli orsi: l’unica responsabile è l’amministrazione del Trentino

Provincia Trento incidenti orsi

Provincia di Trento e incidenti con gli orsi: l'unica vera responsabile è l'amministrazione del Trentino. Per questo non bisogna farsi trascinare nel campo della contesa, polarizzata, fra chi difende gli orsi e chi, invece, li vuole abbattere. Un campo questo dove, localmente, vince sempre a furor di popolo l'amministrazione trentina. Ampiamente sostenuta dagli elettori che credono che chiunque difenda gli orsi sia un ambientalista da salotto. Credenza diffusa, purtroppo, anche grazie a quei sostenitori degli orsi che si fanno riconoscere sui social per affermazioni tanto emotive quanto dannose.

Attaccare i trentini non cambierà il destino dell'orsa KJ1 mentre servirà per creare un ulteriore pregiudizio, davvero poco utile alla causa. Il focus deve essere spostato dagli orsi e dai trentini per puntarlo sulla gestione della questione del ripopolamento di questi orsi. Un'attività che oramai data quasi tre decenni, prima assentita e poi mal gestita dalla Provincia Autonoma di Trento. Se è vero che l'azione politica resta insindacabile è altrettanto vero che gli amministratori abbiano l'obbligo di esercitare tutte le necessarie azioni per circoscrivere il rischio di incidenti.

Se l'eliminazione di ogni rischio è di fatto impossibile ci sono azioni di mitigazione che possono essere compiute. Azioni che probabilmente avrebbero dovuto iniziare molti anni fa, anche a seguito di riflessioni e dubbi sull'attuazione del progetto. Dubbi che già si potevano cogliere in uno studio sulla reintroduzione degli orsi, condotto da Piero Genovesi e altri. La preoccupazione di una mancata accettazione degli orsi era, infatti, ben nota e presente nello "Studio di fattibilità per la reintroduzione dell'Orso bruno (Ursus arctos) sulle Alpi centrali" pubblicato nel 2000 dall'INFS, ora assorbito da ISPRA.

La causa ultima dell'estinzione dell'orso è quindi probabilmente da ricercarsi, più che nelle mutate condizioni ambientali (che pure hanno avuto un ruolo importante), nella persecuzione diretta operata dall'uomo che ha via via assunto un'efficienza maggiore nell'influenzare negativamente la dinamica delle popolazioni locali. Lo sfruttamento agricolo e zootecnico capillare degli ambienti montani ha sicuramente contribuito a rendere maggiormente problematico il rapporto orso-uomo (maggiori danni, minore tolleranza)e a rendere più efficace l'opera di persecuzione cui la
specie veniva sottoposta, incentivata a più riprese dal pagamento di taglie per gli orsi uccisi.

Tratto da Studio di fattibilità per la reintroduzione dell'Orso bruno (Ursus arctos) sulle Alpi centrali

Provincia di Trento e incidenti con gli orsi: un progetto di successo fallito nell'accettazione della popolazione

Appare di tutta evidenza che questo progetto, partito negli anni '90 del secolo scorso, per aver un successo "complessivo" avrebbe dovuto aver un percorso molto diverso. Un inizio che doveva prendere avvio dall'accettazione dell'orso da parte dei trentini, che andavano coinvolti non soltanto attraverso qualche dibattito e un sondaggio telefonico. Se è vero infatti che il sondaggio porto all'accettazione del progeto da parte della popolazione è altrettanto vero che l'intero percorso informativo fu un disastro.

Il progetto ha avuto successo esaminando il tasso di crescita di una popolazione oramai estinta al momento della reintroduzione. Mentre è completamente fallito sul fronte dell'accettazione da parte dei locali, come dimostrano i fatti. Una pessima gestione che è partita dalla coda piuttosto che dalla testa. Mettendo in atto una reintroduzione che dopo poco tempo, quando ha iniziato ad avere successo, è stata sempre più osteggiata. Un percorso di successo dovrebbe partire prima dalla creazione dei presupposti affinché venga accolto. Solo quando questo avviene si dovrebbe passare alla successiva fase attuativa. Però così non è stato.

Gli scienziati, spesso, si affezionano più alla teoria che non alla pratica, più al successo dell'esperimento che non alla condivisione sociale. Possiamo quindi dire che, scientificamente, il progetto iniziato nel 1996 come "Life Ursus" abbia avuto successo. Peccato che sia stata però sottovalutata l'ostilità dei trentini, che continuano a vedere solo i problemi, senza comprendere i benefici. Del resto l'orso è animale complesso e molto più "ingombrante" di altri "predatori", pur nella sua grande utilità per gli equilibri di un territorio.

La Provincia di Trento, per decenni, ha solo cercato di risolvere con il Pacobace le criticità senza occuparsi delle cause

Nel 2024 si può ritenere che la responsabilità dell'attuale conflitto uomo/orso sia stata causata dagli amministratori della PAT. In un percorso lungo decenni dove l'ultimo è Maurizio Fugatti che, dal punto di vista dei risultati, è probabilmente il peggiore. Un presidente che crede che tutta la "questione orsi" sia risolvibile abbattendo o incarcerando. Il miglior emblema di una manifesta incapacità nel gestire il conflitto fra uomo e orso. Ricorrendo sempre e solo a toni muscolari, un trucco oratorio che serve a coprire una lunga catena di omissioni.

Il povero Andrea Papi, ucciso a causa di uno sfortunato incontro con l'orsa Jj4 che aveva i cuccioli, se avesse visitato una volta a Jellowstone avrebbe, forse, potuto evitare l'incidente. Non si può sapere con certezza, ma se avesse potuto ricevere la formazione che il parco di Jellowstone fa ai turisti, forse, sarebbe andato a correre nei boschi con altra modalità. In Trentino, invece, secondo Fugatti ci sono solo troppi orsi. Omettendo di dire che c'è anche zero formazione, tardiva e insufficiente informazione e colpevoli mancanze nella messa in sicurezza dei rifiuti. Ma sono proprio i rifiuti il motivo di attrazione degli orsi vicino agli abitati.

Continuare a accusare gli orsi, ripetendo come un mantra che sono troppi e vanno abbattuti, è una dimostrazione di incapacità. Un buon amministratore prima lavora per minimizzare i rischi, facendo corretta informazione e adottando i provvedimenti necessari. Senza ripetere editti bulgari spesso sconfessati dalla magistratura amministrativa. Una gestione complessiva che meriterebbe di essere meglio indagata anche dalla magistratura contabile.

I conflitti con le attività del l'uomo rappresentano la principale causa di minaccia per la conservazione di lupo, lince e orso. È ormai generalmente accettato che un'efficace conservazione dei grandi carnivori deve necessariamente passare attraverso la risoluzione o l'attenuazione di tali conflitti. Per questo motivo, nella realizzazione del presente studio, particolare attenzione è stata riservata all'analisi dei fattori sociali ed economici, attraverso l'utilizzo maggiore, rispetto a precedenti studi di questo tipo condotti in Italia, dei moderni strumenti di analisi deJl'atteggiamento umano
e degli aspetti finanziari dell'intervento. Oltre ai potenziali conflitti con l'uomo, anche l'ecologia dell'orso rende l'immissione di questa specie particolarmente problematica; le popolazioni di questo carnivoro, infatti, presentano densità molto basse, hanno requisiti spaziali enormi, sono caratterizzate da bassissimi tassi di accrescimento.

Tratto da Studio di fattibilità per la reintroduzione dell'Orso bruno (Ursus arctos) sulle Alpi centrali

Impedire che gli orsi diventino confidenti è importante, ma un'orsa con i cuccioli non è un orso confidente o pericoloso

Sostenere che abbattendo qualche orso si riducano gli incidenti è soltanto un proclama a effetto.Recenti studi sostengono che abbattimenti e dissuasione non siano efficaci quanto la corretta gestione dei rifiuti. Unica certezza effettiva sulle rimozioni è il consenso popolare che l'amministrazione ottiene, basato in gran parte sulla scarsa conoscenza delle problematiche di gestione degli orsi. Convinzioni alimentate da cattivi amministratori che non si preoccupano di mettere le basi per un'effettiva coesistenza. Ben sapendo che gli orsi oramai ci sono, che non verrà mai permesso di abbatterli tutti e che, senza informazione, gli incidenti potranno solo ripetersi.

In Trentino si continua a non capire l'importanza e l'indotto creato dal turismo ecologico, al contrario di quanto è avvenuto in Abruzzo. Considerazioni oramai sempre più necessarie in un territorio montano in cui, con molte probabilità, fra un decennio l'assenza di neve e di acqua renderanno sempre più difficile poter sciare. Un ecosistema ben conservato potrebbe essere, invece, molto più attrattivo, come dimostrano i flussi turistici delle zone in cui insistono aree protette. Magari cercando anche di replicare il cosiddetto "sistema Malles", che ha portato a eliminare i pesticidi in quel comune. Pesticidi che, invece, in Val Venosta sono stati trovati anche in alta quota a causa di un loro uso massiccio nelle coltivazioni delle mele.

Il rischio di essere feriti o uccisi dagli orsi è molto basso: in Italia ogni anno muoiono almeno 20 persone a causa degli effetti delle punture di insetti. I casi di incontri/scontri con gli orsi, invece, hanno causato negli ultimi cinque anni un morto e sette feriti, molti dei quali lievi, Incidenti che potevano in parte essere evitati, con condotte corrette (cani al guinzaglio) e buona informazione. L'orsa che Fugatti vorrebbe abbattere vive in Trentino da un quarto di secolo e non ha mai causato problemi. Ora la si vorrebbe, invece, far passare per un orso pericoloso.

Senza poter dimenticare che in Trentino ci sono stati almeno 18 feriti, nell'ultimo quinquennio, a causa di incidenti legati alla caccia. Dati alla mano parrebbe essere tempo di smettere con gli allarmismi iniziando a lavorare seriamente per una pacifica coesistenza.