Juan Carrito rinchiuso a Palena: la mancanza di informazioni non lascia tranquilli

Juan Carrito rinchiuso Palena

Juan Carrito è rinchiuso a Palena, centro per gli orsi gestito dal Parco della Majella, in attesa di verdetto sulla sua reimmissione in libertà. Nella più completa mancanza di informazioni: il parco non ha rilasciato più informazioni dalla cattura dell’orso e dall’ingesso nel centro. Un cambiamento di passo drastico rispetto a quanto sempre fatto in questi anni dal Parco Abruzzo, Lazio e Molise. Che ha sempre agito con grande trasparenza e con un costante flusso informativo sulle attività intraprese.

Qualcuno potrebbe dire che sono scelte, considerando che ogni area protetta è autonoma, ma questo non basta a spiegare il buco nero informativo. Nessuna notizia sulle modalità di riabilitazione, sulle tempistiche e sul working in progress che riguarda Juan Carrito. Forse perché questa vicenda sembra destare molto meno preoccupazione di quanto non sia successo quando son stati imprigionati gli orsi in Trentino. Probabilmente confidando sul fatto che in precedenza sia stato fatto di tutto, da parte del PNALM, per evitarne la cattura.

Attenzione che non è stata certo ricambiata da parte di molte amministrazioni comunali del territorio. Che poco o nulla hanno fatto, come si vede nella foto, per mettere in sicurezza i rifiuti. Ora però, secondo le scarne informazioni date dal Parco della Majella, l’orso dovrebbe essere sottoposto a un condizionamento alla rovescia. Che lo tenga lontano da centri abitati e rifiuti.

Juan Carrito, ora rinchiuso a Palena, tornerà mai a essere un orso libero?

Con le poche informazioni date dal Parco bisognerebbe avere qualità divinatorie, piuttosto che nozioni di comportamento animale per prevedere il suo futuro. Una scommessa quindi molto difficile. Che vede Carrito involontario protagonista di una complessa gestione che sino dall’inizio suscitava molti interrogativi. Certo sarebbe opportuno che il Parco spiegasse meglio cosa intende fare per riabilitare Carrito. Quali siano i metodi applicati per disabituarlo all’uomo e quali le tempistiche previste.

Senza continuare a lasciare questa vicenda avvolta nella nebbia, facendo temere il peggio. Nell’ambito delle attività di conservazione la comunicazione verso il pubblico è davvero importante. Crea una differenza che riduce la diffidenza, che impedisce di fare ipotesi, magari fantasiose ma plausibili. I metodi, gli esperti in campo, la trasparenza dovuta ai cittadini sono tutti argomenti su cui il Parco della Majella rischia di scivolare su una pelosissima buccia di banana: Carrito.

L’esperienza insegna che gli strumenti di dissuasione dai comportamenti sgraditi possono essere spesso spiacevoli. Specie quando il soggetto è molto testardo, e su questo Carrito risulta imbattibile, e si hanno a disposizione tempi brevi. Un giovane orso non può restare in cattività a lungo prima di essere liberato, per una lunga serie di ragioni. Un orso confidente a maggior ragione, considerando anche le dimensioni ristrette del centro che lo ospita a Palena. Per questo la preoccupazione è legittima e basterebbe poco per fugare i dubbi e rassicurare l’opinione pubblica.

L’importanza di ogni singolo orso marsicano per la conservazione della specie richiederebbe maggior informazione

Partendo dal presupposto che ogni patrimonio collettivo, orsi marsicani inclusi, appartiene a tutti i cittadini è difficile non essere critici sulle modalità informative del Parco. Questa è la ragione che marca fortemente la valutazione su due diversi modi di gestire il flusso di informazioni: quello del PNALM, che si espone anche a critiche a causa delle molte informazioni date, e quello molto, troppo criptico del Parco della Majella. Una strategia di comunicazione che meriterebbe di essere riconsiderata, per dovere e per rispetto.

La primavera è alle porte e questo aumenterà sempre più la mobilità degli orsi sul territorio. Che si è sempre auspicato potesse diventare, per l’orso marsicano, sempre più vasto per aumentare il numero di esemplari. Un’espansione che deve essere gestita, con corridoi faunistici idonei e con una grande attenzione alla gestione dei rifiuti alimentari. Non soltanto per gli orsi, ma per tutti i selvatici presenti sul territorio che non devono essere invogliati a entrare nei paesi. Soltanto in questo modo, insieme al rispetto che devono avere le persone, si evitano conflitti con l’uomo, pericoli e situazioni che possano portare alla possibilità di doverli rimuovere dal territorio.

Il ragionamento, di per se, è molto semplice, ma purtroppo è l’applicazione pratica che difetta. Anche in quei Comuni che si fanno vanto di essere immersi in una natura incontaminata e che poi, nella pratica, sembrano dimenticarsi dei doveri di attenzione che questo comporta. Ora però la cosa più importante è conoscere la sorte di Juan Carrito e mancano molto le lunghe stories che il PNALM faceva regolarmente sui social.

Juan Carrito torna a Villalago, percorrendo grandi distanze per ritornare in quella che ritiene casa sua

Juan Carrito torna Villalago

Juan Carrito torna Villalago, il piccolo borgo abruzzese che lo aveva conosciuto cucciolo quando girava con la madre Amarena e i suoi tre fratelli. A nulla è servita la sua traslocazione, da Roccaraso a un luogo impervio lontano dall’abitato. L’ennesima dimostrazione, se fosse stata necessaria, che gli animali non si possono trasferire a nostro piacimento, neppure quando questo avviene nel loro interesse. In soli pochi giorni Juan Carrito ha dimostrato di voler, purtroppo, vivere vicino agli insediamenti umani. Con tutte le possibili complicazioni.

Cani falchi tigri e trafficanti

Qualcuno potrebbe sorridere vedendo un orso, incredibilmente grande per la sua età, giocare con un cane che comunque avrebbe dovuto essere tenuto al guinzaglio. Purtroppo invece questa situazione, paradossale, dimostra quanto l’abituazione all’uomo abbia condizionato il comportamento del giovane plantigrado. Mettendolo in pericolo per la possibilità che a sua volta possa arrecare pericolo alle persone, non per aggressività ma perché comunque si tratta di un orso marsicano

la storia di Juan Carrito dimostra due cose: la prima è che ogni animale, umano o non umano, è un individuo diverso che interpreta le sue esperienze in base al proprio carattere. La seconda lezione ci insegna invece che il comportamento di un animale selvatico non può essere plasmato a nostro piacimento. Proprio come avviene per un cucciolo d’uomo sono le esperienze, la capacità di interpretarle e la personalità a determinare i comportamenti del singolo esemplare. Prova ne è che una cucciolata numerosa e insolita come quella partorita dall’orsa Amarena, ha prodotto tre orsi con comportamenti normali e uno decisamente diverso.

Juan Carrito torna Villalago perché è un orso completamente differente, nei comportamenti, dai suoi fratelli

Se stessimo parlando di un giovane uomo per descriverlo si parlerebbe di intraprendenza, di curiosità e di un’intelligenza fuori dal comune. Per Juan Carrito, essendo un orso, son diversi i termini del confronto con i fratelli e per questo viene definito come un orso problematico, potenzialmente pericoloso. con una difficoltà di gestione. Un comportamento che, se si trattasse di un orso trentino, avrebbe già potuto far decretare il suo abbattimento o la sua captivazione permanente.

Gli abruzzesi hanno sviluppato nel corso del tempo un’eccezionale tolleranza verso tutti gli animali selvatici. Un poco per cultura, un poco per abitudine che li ha sempre visti convivere in modo più meno pacifico. Certo senza le stesse asperità di comportamento dimostrate dai trentini che dapprima vogliono gli orsi per poi accorgersi che possono essere un problema. Questo però non deve far pensare che la situazione per Juan Carrito sia tranquilla e senza pericoli. Come dimostra il silenzio stampa del PNALM, che sta probabilmente valutando con attenzione i successivi comportamenti.

Il direttore del Parco, Luciano Sammarone, non ha mai fatto mistero circa la volontà dell’aerea protetta di fare tutto quanto possibile per evitare azioni drastiche nei confronti dell’orso. Risulta pero altrettanto chiaro che lo spazio di manovra sta diventando sempre più stretto perché quest’orso è davvero molto particolare. Non solo non dimostra alcun timore per gli uomini, ma purtroppo sembra quasi cercare la loro presenza. Per curiosità, per gioco o per essersi troppo abituato agli esseri umani a causa di un’abitudine originata dalle persone, che hanno plasmato il carattere di questo giovane maschio.

Il futuro di Juan Carrito è veramente un grande punto interrogativo

Per mesi è stato scritto e detto che i turisti, ma anche i residenti, devono imparare a tenersi lontani dagli animali selvatici in genere e dagli orsi in particolare. Proprio perché non era difficile prevedere che qualcuno dei figli di un’orsa confidente come Amarena, potesse ripercorrere le orme della madre, imparando a non temere gli uomini. Puntualmente questo timore ha preso sempre più corpo, a cominciare dalle prime incursioni del giovane orso nei pollai della zona.

Resta da vedere quale sarà l’epilogo di questa storia, che potrebbe non avere, purtroppo, un lieto fine. Quello che è appare certo è il bisogno di separare sempre più, anche in territori molto antropizzati la nostra vita da quella degli animali selvatici. Per non essere responsabili dei condizionamenti e delle alterazioni comportamentali degli animali, dalle quali potrebbe dipendere la decisione di catturare un giovane orso maschi, così importante per il futuro di una sottospecie importante come quella marsicana.

Imparando che gli errori fatti con gli animali non sono sempre rimediabili e che le alterazioni comportamentali non sempre possono essere corrette. Una sconfitta per Juan Carrito ma anche una sconfitta per la nostra specie, che ancora non sembra aver compreso quanto la vita in natura sia completamente diversa da quella del metaverso.

Trasferito l’orso Juan Carrito lontano dai centri abitati, per cercare di salvarlo da un futuro incerto

trasferito orso Juan Carrito
Foto F.Lemma / PNALM

Trasferito l’orso Juan Carrito, portato in elicottero lontano dai centri abitati nella speranza di fargli cambiare comportamento e abitudini. Il giovane orso maschio, uno dei quattro figli dell’orsa Amarena, era diventato, negli ultimi tempi, un frequentatore abituale dei paesi della zona di Roccaraso. Una scelta fortunatamente non così comune fra gli orsi marsicani, in parte causato dall’essere figlio dell’orsa Amarena, l’orsa confidente più nota in Italia. Questa mattina presto l’animale è stato catturato, nella zona di Roccaraso ed è stato portato in una zona impervia del Parco.

Il tentativo mira a ottenere un radicale cambiamento delle abitudini del giovane orso. Sperando di risolvere quell’eccesso di confidenza indotto dagli uomini. Juan Carrito in passato è stato al centro di molte operazioni condotte dai Guardia Parco e dai Carabinieri Forestali. Messe in atto con lo scopo di rendere l’orso meno confidente nei confronti dell’uomo, dopo che era stato sorpreso in pollai e centri urbani, attirato dal cibo. Un comportamento in parte dovuto a quello della madre Amarena, in parte causato da curiosi e turisti che hanno braccato l’intera famiglia per un’intera estate, l’anno della sua nascita.

Tutti volevano fare una foto o un video di Amarena e di Juan Carrito con i fratelli, un comportamento irresponsabile che il Parco ha contrastato con ogni mezzo. Senza riuscire a evitare le conseguenze di questa vicinanza, che ha avuto il suo epilogo, prevedibile, nella cattura di questa mattina. Dopo diversi tentativi di dissuasione anche con l’uso di proiettili di gomma per portarlo a evitare i centri abitati. Senza ottenere il risultato auspicato. Fortunatamente gli altri tre figli dell’orsa Amarena non hanno seguito l’esempio del loro fratello, perché ogni orso ha la sua natura, proprio come succede per le persone.

Trasferito l’orso Juan Carrito dai dintorni di Roccaraso a una località impervia, per cercare di tenerlo lontano dai guai

Il cibo e l’assenza di timore per l’uomo sono i due principali fattori che stanno alla base di comportamenti non graditi, messi in atto dai plantigradi. Che anche se attuati in una regione da sempre tollerante nei confronti degli orsi e dei selvatici, rischiavano di creare situazioni di reciproco pericolo. L’ultima scorribanda che ha avuto quest’orso confidente come protagonista è stata, infatti, un’incursione in una pasticceria di Roccaraso. Episodio finito su tutti i social, che purtroppo non ha contribuito, come altri fatti, a educare le persone a un maggior rispetto verso gli orsi. Alla necessità di non invadere il loro territorio.

L’orso è diventato una star e le persone facevano qualsiasi cosa per cercare di poterlo avvicinare. Creando un danno che non si riesce a far comprendere, perché alla fine un orso confidente è destinato a essere spostato, catturato oppure ucciso. Proprio per colpa dei comportamenti umani, messi in atto senza preoccuparsi delle conseguenze. Per evitare il peggio è stato quindi necessario trasferire Juan Carrito in un’area impervia, per impedire che la sua presenza potesse alla fine portare a qualche episodio spiacevole. Mettendo in pericolo le persone e l’orso.

Roccaraso è una rinomata stazione sciistica, che per tutto l’inverno sarà affollata di turisti: una situazione incompatibile con la presenza dell’orso. Bisogna dire che la colpa tuttavia non è solo delle persone, ma anche delle amministrazioni come quella del Comune di Roccaraso, che non ha ancora messo in sicurezza i cassonetti dei rifiuti, creando una grande disponibilità che attira gli orsi nei centri urbani. Una replica davvero indesiderata di quanto da anni avviene in Trentino. Costituendo la causa scatenante che ha portato alla carcerazione permanente di M57, ma anche a quella del famoso orso M49/Papillon, che si era troppo avvicinato alle malghe dove erano stati lasciati rifiuti alimentari.

Stagione e luogo di traslocazione non sono ideali per garantire che Juam Carrito vada in letargo

Nel comunicato stampa è la stessa amministrazione del Parco, a cui bisogna dare atto di essere sempre molto trasparente, a giudicare non ideale la località di trasferimento. Giustificando però la scelta con necessità pratiche, probabilmente legate alla stagione fredda e anche amministrative, che impedivano il rilascio in Comuni esterni all’area protetta. Occorreva infatti sia spostare Juan Carrito rapidamente, che portarlo in una località dove la neve non fosse ancora troppo alta da impedirgli di trovare una tana in cui passare il periodo di letargo. In un territorio che doveva ricadere entro i confini del PNALM.

Il Parco ha affermato che in altre realtà nazionali o internazionali Juan Carrito sarebbe già stato catturato o abbattuto. Un fatto difficilmente contestabile, anche alla luce dei comportamenti trentini. Il PNALM invece ha sempre cercato di fare tutto il possibile per dissuadere l’orso ritenendolo un dovere, nel tentativo di evitare soluzioni estreme. Quello che appare certo è che, ancora una volta, siano i comportamenti errati di persone e amministrazioni a mettere in pericolo la vita degli animali. Per incuria o per un malinteso senso di amore verso gli orsi, per quanto riguarda le disponibilità alimentari, per stupido egoismo quando la motivazione è quella di volere un’immagine dell’orso.

Juan Carrito sarà monitorato nel periodo invernale da parte degli uomini del Parco, che cercheranno di assicurarsi che l’orso sia in buone condizioni. Un aiuto in questo senso verrà dal radiocollare indossato dal plantigrado, che fornirà costanti segnali sulla sua posizione. Nella speranza non solo che possa avere un buon letargo, ma anche che non ritorni rapidamente nella zona di Roccaraso. Bisogna ricordare che in una sola notte un orso è in grado di percorrere decine di chilometri e che gli animali scelgono dove vivere. Inconsapevoli del fatto che in questo caso una scelta sbagliata potrebbe rivelarsi fatale.

Se tenete alla salvezza dei selvatici non dategli da mangiare: il cibo rappresenta sempre una fonte di condizionamento

Lo sanno i cacciatori e ancora meglio i bracconieri, ma è un fatto ben noto anche agli etologi. Le disponibilità alimentari offerte dall’uomo, volontariamente o involontariamente, creano una dipendenza. Fanno abituare gli animali agli odori e alla presenza dell’uomo, diminuendo il naturale senso di timore nei confronti della nostra specie. Dal fornire cibo è nato il rapporto dei nostri antenati con il lupo, e da questo comportamento il cane nel corso di millenni è diventato il migliore amico dell’uomo.

Offrire cibo agli animali, in particolare ai predatori, li mette in pericolo, incrina la loro diffidenza, li avvicina a noi mettendoli in pericolo. Come è successo a Juan Carrito, ma anche come succede ogni giorno con le volpi, che hanno imparato a mendicare cibo dagli automobilisti. E che per questa ragione, per il loro restare in attesa delle macchine, molto spesso vengono investite, specie nelle ore notturne.

Ucciso orso marsicano in autostrada: servono attraversamenti sicuri e protezioni efficaci

ucciso orso marsicano autostrada

Ucciso un orso marsicano in autostrada per carenza nelle protezioni, come più volte segnalato dal Parco d’Abruzzo. Nei mesi scorsi il PNALM era intervenuto per mettere in sicurezza un tratto dell’Autostrada dei Parchi, proprio nel tentativo di proteggere persone e animali. L’incidente è accaduto in un diverso tratto del percorso, non adeguatamente protetto da recinzioni. Una perdita importante, per una popolazione così piccola come quella degli orsi marsicani. Una morte però ampiamente prevedibile.

Cani falchi tigri e trafficanti

Nel corso della primavera 2021, dopo aver ricevuto la segnalazione che l’orsa Amarena e i suoi quattro cuccioli avevano nuovamente attraversato l’autostrada, il PNALM aveva nuovamente acceso i riflettori sul pericolo. Sollecitando nuovamente il gestore dell’autostrada A25 a porvi rimedio. Per questo era stato anche convocato un tavolo in prefettura, ricco di buone intenzioni ma con scarsi risultati pratici. La mancanza di azioni è la causa della morte di questo giovane maschio.

L’investitore ha preferito non fermarsi e non avvisare dell’accaduto, lasciando il plantigrado morto sulla careggiata. A giudicare dalla foto l’orso sembra essere morto subito dopo l’impatto, probabilmente con un mezzo pesante. Il Parco attende ora i risultati delle analisi genetiche per avere maggiori dati sull’orso che non era identificato. Nel frattempo i Carabinieri Forestali si sono attivati per cercare di individuare il responsabile grazie alle telecamere poste sul tracciato.

L’orso marsicano ucciso in autostrada è il terzo esemplare in diversi anni, ma altre e diverse sono state le situazioni pericolose

Se è vero che la messa in sicurezza dell’A25, concordata con il Parco dopo la riunione con il Prefetto dell’Aquila non possa essere realizzata in un batter d’occhio è anche vero che volere è potere. Come ha dimostrato il PNAL che ha realizzato in pochi giorni la protezione di un tratto di strada, non solo per evitare l’attraversamento degli orsi, ma per proteggere la fauna in genere. Con una struttura in grado di impedire le invasioni di carreggiata anche a caprioli, cervi e alla fauna minore.

Purtroppo la creazione dei corridoi faunistici è materia sulla quale l’Italia è in grandissimo ritardo, con tutte le conseguenze per gli animali e per la sicurezza della circolazione stradale. Imprevisti attraversamenti di animali su strade a scorrimento veloce come le autostrade, rappresentano un pericolo che non dovrebbe essere sottovalutato. Se chi ha investito l’orso fra gli svincoli di Avezzano e Cenano si fosse trovato su una piccola autovettura le conseguenze avrebbero potuto essere letali anche per le persone. Certo il conducente del mezzo ha dimostrato una totale assenza di senso civico.

I fondi europei destinati alla transizione ecologica dovrebbero essere utilizzati anche per realizzare una rete di corridoi faunistici. Strutture che possano garantire ai selvatici di potersi muovere liberamente sul territorio. Senza correre pericolo di essere travolti dagli autoveicoli e senza far rischiare inutili incidenti. Agevolando la dispersione di tantissime specie e quindi contribuendo a tutelare la nostra biodiversità.

Gli eccessi di velocità, specie di notte, possono essere letali per gli animali selvatici

Quanto successo in Abruzzo non è stato un caso isolato. Nelle ultime settimane altri orsi sono morti in Trentino a seguito di investimenti o hanno riportato ferite. In questi eventi purtroppo è ragionevole pensare che la responsabilità vada addebitata ai conducenti. Il mancato rispetto dei limiti di velocità, specie nelle ore notturne, è una delle principali cause di investimento e di mortalità per la fauna.

In attesa che siano realizzati i corridoi faunistici occorre posizionare una cartellonistica adeguata, ma anche rilevatori di velocità che servano per dissuadere dal superamento dei limiti consentiti. Un’andatura moderata consentirebbe di rallentare o fermarsi e di evitare pericolose collisioni. Occorre anche tenere presente che mentre l’investimento di un orso o di un lupo fa notizia, nulla arriva sullo stillicidio dei piccoli selvatici morti ogni notte a causa della velocità. Una strage dannosa che non fa rumore, ma che è causa di sofferenze e problemi evitabili con un poco di attenzione.

Orso ucciso a Pettorano sul Gizio, condannato definitivamente il responsabile ma in futuro cosa succederà?

orso ucciso pettorano gizio

Per l’orso ucciso a Pettorano sul Gizio nel 2014, in pieno Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise, la Cassazione ha confermato la condanna della Corte d’Appello del luglio del 2020. Una sentenza che mette la parola fine al lungo iter giudiziario, iniziato nell’oramai lontano 2014, obbligando l’imputato a risarcire le parti civili. Purtroppo per un vizio di forma, la condanna non ha potuto avere conseguenze penali e quindi il danno per il responsabile sarà solo economico.

Cani falchi tigri e trafficanti

Bisognerà attendere le motivazioni per conoscere i dettagli della sentenza, ma appare evidente che la vittoria già in Corte d’Appello sia stata solo parziale. La mancanza di conseguenze penali per il responsabile, che aveva ucciso un orso per aver predato una gallina, non consentirà di applicare misure accessorie. Come il ritiro del porto d’armi o della licenza di caccia, che sarebbe scattato automaticamente con la condanna definitiva. Ma questa non è la sola problematica che si evidenzia da questa vicenda giudiziaria per un caso di bracconaggio.

I fatti risalgono al 2014 e questo significa che sono passati dal momento della fucilata alla condanna definitiva ben sette anni. Un tempo lunghissimo per ottenere giustizia, arrivato sul filo della prescrizione e che in futuro potrebbe portare a conclusioni molto differenti. Al di là del vizio di forma che ha impedito la condanna penale del bracconiere su questo genere di reati pende una ben più grave spada di Damocle. La riforma della giustizia che abbrevia i termini del processo, usando scorciatoie che non garantiranno una maggior tutela reale alle vittime di reati.

La condanna per l’orso ucciso a Pettorano sul Gizio potrebbe non ripetersi per casi analoghi a seguito delle modifiche al sistema penale

La riforma della giustizia penale, per come è stata delineata, renderà più difficile poter perseguire quelli che per il nostro codice sono classificati come reati minori. Puniti peraltro con sanzioni troppo basse, che non consentono di costituire un reale deterrente per chi abbatte specie protette, e non solo. Crimini soggetti a una valutazione sulla loro gravità, che potrebbe farli finire in fondo alla scala dei reati prioritari, allungando i tempi dei processi. Se in futuro, infatti, la prescrizione si fermerà dopo la condanna di primo grado, saranno le tempistiche dei successivi gradi di giudizio che potranno “spegnere” i processi.

La riforma prevede che il processo di appello debba essere celebrato entro due anni da quello di primo grado e che l’eventuale sentenza della Cassazione arrivi entro i dodici mesi successivi. Con una facoltà per i tribunali di calendarizzare i procedimenti secondo una scala di priorità, non temporale ma di gravità del reato. Tutti i reati commessi contro la fauna selvatica sono contravvenzioni, quindi reati meno gravi dei delitti che dovranno avere la priorità nei giudizi.

Un bravo avvocato potrebbe essere in grado di usare le varie pieghe della legge, oltre ai costanti ritardi presenti nel nostro sistema giudiziario, per ottenere l’allungamento dei tempi. Un fatto che potrebbe portare allo sforamento dei tempi obbligatori, con la conseguente estinzione del reato. Vanificando le possibilità per le vittime di ottenere giustizia nel nome di una giustizia più rapida e efficace, che difficilmente potrà essere giudicata come tale quando non assicura la punizione dei colpevoli.

Il rischio è che i crimini contro gli animali possano sparire dai radar dei tribunali, vanificando la repressione di questi reati

I cittadini hanno l’impressione che questa riforma non sia stata pensata nell’ottica di ottenere una maggior efficienza del sistema ma soltanto per ottenere un accorciamento delle tempistiche. Se i tribunali continueranno a restare sotto organico, se non si arriverà a una velocizzazione della digitalizzazione il rischio è che l’accelerazione dei tempi ammazzi i processi. Un dato che modificherà le statistiche, dando un’impressione di efficienza, rischiando seriamente però di tagliare le gambe alla giustizia vera.

In Italia troppo speso la scorciatoia viene presa come il migliore dei percorsi. Ma questo non può essere considerato vero nel momento in cui viene negato un diritto costituzionale. La giustizia deve essere veloce ma anche giusta, deve perseguire i reati e individuare i responsabili. Senza lungaggini ma con un percorso lineare che garantisca imputati e vittime. Un fatto che spesso resta solo nel libro dei sogni. Con i cittadini che perdono fiducia nei confronti di un sistema che dimostra di non tutelare a sufficienza i deboli.

Un paese che non sia in grado di difendere in modo efficace il proprio patrimonio naturalistico, tutelandolo e difendendolo nell’interesse della collettività, ha comunque perso. In un momento nel quale la tutela ambientale dovrebbe essere il perno sui cui tutto ruota, su cui dovrebbe velocemente collocarsi l’intero sistema economico nazionale. La priorità più urgente, la necessità non più rimandabile. Il tempo sarà in grado di rispondere a tutte queste domande, ma il tempo a disposizione è sempre meno. Scivola via come la sabbia in una clessidra che non potrà continuare a essere ribaltata per ricominciare da capo.