Jj4 può restare libera, mentre rimane imprigionato l’orso M57 per decisione del tribunale di Trento

Jj4 può restare libera

Jj4 può restare libera per il momento, a seguito della decisione del tribunale amministrativo, mentre è completamente opposta la decisione per l’orso M7. Che resta al momento imprigionato nel centro di Casteller, nonostante tutto. Se da un lato il tribunale amministrativo non entra nel merito, ma valuta solo le procedure seguite, è oramai evidente che nessuno voglia prendersi la responsabilità di liberarlo. Un orso captivato non è destinato a ritornare in ambiente, perché questo comporterebbe l’assunzione di responsabilità.

Cani falchi tigri e trafficanti

La cattura per la detenzione in una struttura di cattività di fatto equivale all’uccisione: sono entrambe strade che non prevedono un ritorno, nonostante l’impegno di molti. La libertà sembra oramai essere un miraggio per gli orsi. Per tutti gli orsi che sono detenuti in Trentino. In direzione ostinata e contraria continuano a muoversi associazioni e collettivi che chiedono a gran voce la liberazione dei plantigradi. Le continue pronunce giudiziarie dimostrano però che, mentre vengono cassate le ordinanze di cattura, nulla di positivo succedere per gli animali già detenuti.

In questo momento particolare, senza dimenticare le indecenti condizioni di detenzione degli orsi a Casteller, bisognerebbe lavorare per modificare il piano di gestione degli orsi. Nel tentativo di evitare che l’elenco degli orsi catturati o abbattuti si allunghi in modo pretestuoso, a causa di errori umani nella gestione dei rifiuti e delle risorse. Che non sono mai oggetto di valutazione nell’esaminare i comportamenti degli orsi giudicati problematici.

Jj4 può restare libera: la provincia aveva deciso di catturarla ma non ha seguito correttamente le procedure amministrative

Sono tante e restano sempre aperte le molte questioni che riguardano la gestione degli orsi in Trentino. Che da una parte passano in secondo piano rispetto alle sofferenze degli orsi detenuti a Casteller. Eppure gli argomenti da dover mettere sul tavolo sono davvero molti, dall’assenza di corridoi ecologici alla cattiva gestione dei rifiuti, dall’eliminazione delle attività di pasturazione da parte dei cacciatori alla formazione di residenti e escursionisti. Solo questi quattro punti si può ritenere che rappresentino circa il 90% delle problematiche legate alla presenza dei plantigradi.

La politica, e in particolare l’amministrazione presieduta da Maurizio Fugatti, sembra del tutto indisponibile a fare un passo indietro. Dimostrando come la volontà di intervenire sulle motivazioni che hanno causato gli “incontri” giudicati pericolosi fra umani e orsi non sia prioritaria. In questo modo il rischio di arrivare a nuove catture è molto elevato: se non cambiano i comportamenti non possono, ovviamente, diminuire le problematiche. E se anche quest’anno la montagna, a causa della pandemia, sarà scelta da un grande numero di persone la possibilità di nuovi incidenti è dietro l’angolo.

Per questo potrebbe essere utile aprire una discussione pubblica non solo sulle condizioni di detenzione degli orsi imprigionati, ma anche sulla attività prioritarie da mettere in atto per mitigare i conflitti. Per non rischiare che la politica del muro contro muro danneggi il progetto di conservazione degli orsi. Alcune volte non è disonorevole cambiare strategia, ma dimostra intelligenza e capacità di perseguire gli obiettivi primari. Che non deve significare l’accettazione degli abusi e dei soprusi commessi a danno degli orsi imprigionati.

Il maltrattamento degli orsi a Casteller deve cessare: lo prevede la legge, lo richiede il buon senso

Se si ritiene che ogni giorno che passa diminuiscano in modo concreto le possibilità di liberazione degli orsi di Casteller è ancora più indispensabile ottenere dei cambiamenti. Che non possono essere il trasferimento degli orsi in spazi poco differenti da quelli, insufficienti, che hanno già a disposizione. L’importante è riuscire a lavorare su più piani per minimizzare i rischi per gli animali. Anche nell’ipotesi che ci possa essere una possibilità residua sul ritorno degli orsi captivati in libertà.

Il valore etico delle battaglie per la libertà degli orsi non passerà in secondo piano. Ma concretezza impone di cercare anche altre vie che possano portare a risultati concreti su fronti altrettanto importanti. Diversamente il rischio è quello di restare imprigionati in un campo di battaglia paludoso, che rischia di far cessare risorse e energie prima di accorgersi della mancanza di risultati concreti. Una strategia che farà storcere il naso a qualcuno ma che rappresenta, purtroppo, un’ipotesi realistica.

Orsi detenuti a Casteller: arrivano Le Iene e realizzano un lungo servizio, ma succederà qualcosa?

Orsi detenuti a Casteller

Gli orsi detenuti a Casteller in condizioni di maltrattamento sono al centro di un servizio de Le Iene che racconta una realtà nota ma incredibile. Paragonandola con quanto avviene nel Parco d’Abruzzo Lazio e Molise, dove non sono stati registrati incidenti e non risultano catturati o abbattuti orsi. Sono tante, invece, le cose che non hanno funzionato nella realizzazione del progetto di reintroduzione. Che ha coinvolto amministratori di differenti colori politici nel corso di svariati anni. Pare che nessuno le voglia risolvere, sperando in un oblio che non scenderà mai. Grazie anche a servizi come quello realizzato dal noto programma televisivo e all’impegno di molti attivisti.

Cani falchi tigri e trafficanti

Dal punto di vista politico la gestione di questo progetto è stata un fallimento. Per non aver assolto agli impegni presi in materia di formazione e divulgazione e per non avere mai creato quei corridoi faunistici che avrebbero consentito la dispersione degli animali. In questo modo la popolazione trentina degli orsi, che doveva ripopolare l’intero arco alpino, secondo le previsioni del LIFE, è rimasta imprigionata. Un problema che in futuro potrà solo ingigantirsi, con le prevedibili conseguenze visto che già si parla di abbattimenti, come alternativa alla captivazione.

Ma guardate il video del servizio de Le Iene postato sulla pagina Facebook del gruppo “Convivere con orsi e lupi si può?”

L’amministrazione sta spendendo più soldi pubblici per tenere gli orsi detenuti a Casteller che per rifondere i danni causati

In questa situazione paradossale, in cui il costante maltrattamento subito dagli animali sembra non avere conseguenze. la PAT sta spendendo molti soldi per la Guantanamo degli orsi. Ben più di quelli impegnati per la rifusione dei danni agli allevatori che hanno subito qualche danneggiamento o predazione. Nonostante servizi sui giornali di tutta Europa, interventi di associazioni e inchieste televisive le certezze al momento sono solo due: la Provincia non arretra e la Procura non avanza.

Uniche notizie di rilievo sono le offerte di luoghi alternativi dove custodire gli orsi imprigionati a Casteller. Su questo fronte si è mossa anche l’associazione presieduta da Brigitte Bardot che ha dato la sua disponibilità a trasferire gli animali in un centro al di fuori dei confini nazionali. Proposte sulla quali l’amministrazione provinciale si è dimostrata possibilista, ma che non piacciono al fronte che vorrebbe vedere tornare liberi almeno gli orsi di più recente cattura.

La realtà è che la cattività per un orso è sempre una condizione afflittiva, in quanto questi animali sono abituati a occupare territori molto vasti. Arrivando a percorrere anche 40 chilometri in una sola notte. Per questo i centri, che potrebbero essere visti positivamente per orsi abituati alla cattività, provenendo magari da circhi e zoo, vengono invece osteggiati dalla maggioranza delle associazioni. Che non li ritengono idonei a garantire il benessere dei plantigradi.

Ci sono purtroppo poche possibilità che gli orsi possano tornare liberi e questa è una realtà da affrontare

Mai dire mai, sostiene qualcuno, ma liberazione di M49 e M57 pare, allo stato delle cose, decisamente improbabile. Salvo che non ci sia un imprevisto quanto improbabile intervento della magistratura, che renda improvvisamente percorribile questa strada. Ma le previsioni fosche purtroppo non si possono limitare soltanto ai tre prigionieri del centro di Casteller, perché con la primavera alle porte gli orsi riprenderanno il loro vagare. Terminato il letargo anche la loro vita riprende e le orse avranno con loro i nuovi cuccioli. Verso i quali si dimostrano molto protettive come tutte le femmine di orso, temendo aggressioni dai maschi.

Cosa succederà ancora e quale sarà questa volta la reazione della Provincia in caso di incontri troppo ravvicinati? Maurizio Fugatti e Giulia Zanotelli hanno già messo nero su bianco che gli orsi problematici potranno anche essere uccisi. Una scelta che potrebbe diventare prioritaria, considerando che l’attuale centro di detenzione non ha certamente posti liberi. Scelta che potrebbe essere adottata anche per calcolo politico: gli amministratori potrebbero decidere che la decisione di abbattere un orso possa causare minori danni, rispetto allo stillicidio di proteste che sta causando la loro prigionia.

Sarebbe necessario, invece, attuare le condizioni previste dal progetto LIFE e pensare a come realizzare rapidamente i corridoi faunistici, che consentirebbero la dispersione degli orsi su un territorio più vasto. Altra priorità non rinviabile è quella della collocazione ovunque dei cassonetti anti orso per i rifiuti. Per impedire che la loro cattiva gestione diventi un’attrattiva per gli animali e incrementi il rischio di incontri indesiderati con gli umani. Attività queste che la PAT non ha mai realizzato in precedenza, rendendosi non solo inadempiente rispetto al progetto, ma anche responsabile moralmente, e non solo, dei possibili eventi dannosi.

Non esistono orsi cattivi ma solo cattivi politici

non esistono orsi cattivi

Non esistono orsi cattivi mentre esistono cattivi politici che giocano a fare Buffalo Bill per guadagnare consensi, quelli che nascono dalla paura atavica che l’uomo prova nei confronti dei predatori, cresciuta in noi durante la nostra evoluzione. Quando le prede dei grandi carnivori eravamo noi.

L’abbattimento dell’orsa KJ2 è un esempio di gestione politica di un progetto, il LIFE Arctos (leggi qui), ora divenuto LIFE Ursus, iniziato nel 2010 per dare un futuro alla popolazione degli orsi già presenti nel Parco Adamello Brenta, ma ridotti al lumicino. Così sono iniziate le reintroduzioni di alcuni esemplari e questa operazione all’inizio era stata vista positivamente dal 70% dei residenti, secondo uno studio commissionato a DOXA (leggi qui). A dimostrazione che non esistono orsi cattivi nemmeno per i trentini, almeno all’inizio.

Non esistono orsi cattivi evidentemente nell’idea iniziale dei trentini, che danno al progetto un gradimento molto alto rispetto a quello ricevuto da progetti analoghi in altri stati. Nell’immaginifico l’orso non è il lupo, non abbiamo una favola che lo racconti come Capuccetto Rosso, ma anzi rappresenta la proiezione dei teddy bear di peluche che avevamo da piccoli o del furbastro orso Yoghi dei cartoni animali. Ma un orso è un predatore, un grande carnivoro, un animale con una stazza di riguardo che certo non ci vede come possibili prede, ma solo come una fonte di pericolo. Al quale è normale che reagisca con atteggiamenti terrifici, peraltro assimilabili a schermaglie, considerando la possibilità offensiva di un orso.

La predazione è un atto violento che ci porta a ammirare un leone ma spesso, poi, a tifare per la gazzella inseguita: in effetti l’uomo non accetta che la natura sia proprio questa, composta da erbivori che trasformano i vegetali in proteine animali destinate a alimentare i carnivori, per il funzionamento ottimale della ancora poco conosciuta, purtroppo, catena alimentare che è alla base dell’equilibrio del pianeta. Vorremmo macelli dove maiali felici entrano per uscirne come ottimi prosciutti, vorremmo orsi che si comportino come Yoghi ma la vita vera si basa su altri presupposti.

Dopo l’assurda uccisione dell’orsa KJ2, messa in atto in modo più plateale e arrogante di quella di Daniza, è emersa ancora più chiaramente la vera problematica dei progetti di gestione della fauna nel suo complesso e non solo per le problematiche degli orsi in Trentino: la politica. Sia quella arrogante che mostra i muscoli, quella di Ugo Rossi presidente della provincia di Trento per capirci, che l’altra, capace di gridare allo scandalo ogni volta che il danno è fatto. La politica sui lupi del ministro Galletti, il decisionismo di Rossi, le commistioni con il mondo venatorio, la mancata tutela reale dell’ambiente.

Così il vero capro espiatorio diventano i trentini, tutti i trentini, anche quelli che sono ben contenti della presenza dell’orso, che apprezzano i vantaggi del turismo ecologico per l’economia, che capiscono che l’ambiente viene prima di ogni altra cosa perché è la nostra casa. Oggi se sei del Trentino significa che hai una colpa stampata a fuoco: essere corresponsabile dell’uccisione dell’orsa, che se già smettessimo di identificare con una sigla diventerebbe più familiare. Ma un’intera comunità non è mai responsabile per le scelte di chi comanda: non lo è stato il popolo tedesco con il nazismo, fenomeno di dimensioni ovviamente ben diverse, non lo sono a maggior ragione i trentini nella loro generalità.

Certo forse hanno fatto poco per non far eleggere Ugo Rossi, un nome e un aspetto da uomo qualunque, un piglio da condottiero che lo porta a far scelte decisamente irragionevoli. Ma questo, si sa, è un limite della democrazia. L’altra colpa però è collettiva, nazionale: permettere alla politica di gestire problematiche che andrebbero viste non come cartina di tornasole elettorale, ma come attività di gestione da affidare a tecnici imparziali, sottraendole a una politica sempre più invadente e sempre meno concludente.

Prendersela con i trentini rappresenta una bella scorciatoia, una bella scelta di marketing ma non racconta la verità. Per convivere con la fauna, siano predatori o prede, bisogna accettare il fatto che l’ambiente sia di tutti gli esseri viventi, un interesse comune perché il pianeta resti in equilibrio. Bisogna fare corretta informazione sulle modalità di gestione dei nostri rapporti e con gli orsi questo non è stato fatto in modo completo e esauriente, sempre perché la politica non vuole creare allarmismi, così non informa, non racconta, non fornisce gli strumenti giusti per evitare i problemi.

Mancanza di cartelli, gente a spasso con cani liberi vicino alle zone frequentate da orsi, cattiva informazione e qualcuno che soffia sul fuoco: ecco gli ingredienti dai quali è uscito il pasticcio che ha portato all’uccisione di Daniza prima e dell’altrettanto incolpevole KJ2 ora. Se lei era un’orsa problematica, peraltro non ha mai ucciso nessuno, come si potrebbero definire e come si dovrebbe agire con gli uomini che per molto meno, con una diversa capacità di discernimento, ammazzano per una spinta in discoteca?

In California gli americani fanno Jogging con leoni e bobcat e ironizzano su come evitare problemi, come fa nel suo blog Kelly O’Mara (leggi qui), senza fare drammi ma invitando a mantenere un comportamento responsabile. Pur affermando che negli ultimi 100 anni sono state venti le persone uccise dai puma. Molti ma molti meno di quanti ne uccidano da noi i calabroni o gli incidenti in montagna, però giustamente non vietiamo pic-nic e escursioni in vetta.

Se due abbattimenti di orsi sono avvenuti in Trentino e non in Abruzzo o in Lombardia, se le scelte arroganti di abbattere un’orsa sono state prese dal presidente del Trentino il problema appare chiaro che è Ugo Rossi, non esistono orsi cattivi ma cattivi politici.