Per giorni ovunque si bercia sui troppi lupi che oramai, sfrontati e senza rispetto, entrano nelle case per predare bambini. Camaiore, ridente località toscana, si trasforma nella buia foresta di Cappuccetto Rosso, il lupo prende le sembianze del maligno e il cane -un angelo fattosi peloso- salva il pargolo, gettandosi fra le fauci della fiera senza alcun timore. Grazie a un titolo a effetto, a media che pubblicano la qualunque per un pugno di click, a cacciatori indomiti che vedono il punto di non ritorno per poter invocare (finalmente) una strage, tutto prende corpo diventa reale! Nel frattempo io e molti altri aspettiamo con ansia la smentita di una notizia che era apparsa subito incredibile.
Quello che appare è un quadro a tinte fosche che vede un'esposizione preoccupante del bracconaggio, stimolato probabilmente anche dalle dichiarazioni "esuberanti" dei politici come il ministro dell'agricoltura Francesco Lollobrigida. In un momento in cui l'idea del fare sembra prevalere rispetto all'idea di risolvere i problemi. Ben sapendo che l'abbattimento dei lupi non servirà a risolvere il problema delle predazioni degli animali lasciati incustoditi al pascolo. Il numero delle predazioni degli animali allevati non dipende dal numero dei lupi, ma dall'attrattività delle prede: se sono facili da uccidere sono cibo a basso dispendio energetico.
Azioni di bracconaggio sui lupi in crescita, senza che nemmeno il ministero dell'ambiente faccia sentire la sua voce
Le azioni di bracconaggio sono passate inosservate, anche quando un gruppo di cacciatori di cinghiali ha ucciso un lupo vicino alle case, davanti agli occhi di un bambino. Sui media solo poche righe, nessuna dichiarazione ufficiale delle autorità e nemmeno dei politici. Completamente assente anche il ministro dell'ambiente Gilberto Pichetto Fratin, che non risulta abbia mai detto parola contro il bracconaggio., tanto da far rimpiangere persino il suo predecessore Cingolani.
Per fortuna, almeno per il momento, esistono baluardi europei difficili da espugnare, anche per i fautori della caccia al lupo, come la Convenzione di Berna, Senza contare la legge sulla caccia che classifica il lupo come specie particolarmente protetta, che senza modifiche non consente deroghe al divieto di abbattimento. Visti i tempi non bisogna certo sentirsi rassicurati: a modificare la legge 157/92 basta un atto parlamentare. In questo momento, forse, la miglior barriera contro la caccia selvaggia al lupo sono i fondi del PNRR, che potrebbero esserci negati in caso di palesi violazioni.
Il lupo è il nemico numero uno degli allevatori, anche se i danni da predazione dei lupi vengono indennizzati
Le predazioni che i lupi fanno nei confronti degli animali al pascolo sono sempre indennizzate dalle Regioni. In modo insoddisfacente sentendo gli allevatori, che spesso scordano quanti incentivi riceva l'agricoltura e dimenticano come in ogni attività esista il rischio di impresa. Accettato quando si parla delle grandinate, considerate un fenomeno naturale imponderabile, ma non se a provocar danni è un altro fenomeno della natura: il lupo. Colpevole di aver da sempre cattiva fama e di volersi comportare proprio come la natura lo ha programmato: un superpredatore ai vertici della catena alimentare.
Guerra ai lupi in Svezia, dove il parlamento ha deciso l'abbattimento di 75 animali, su una popolazione stimata di 460 esemplari, già considerata in pericolo. Secondo il parlamento svedese il numero dei lupi dovrebbe addirittura scendere sotto le 200 unità , una previsione considerata inaccettabile da quasi tutto il mondo scientifico e dalle organizzazioni ambientaliste. Un abbattimento massiccio che i cacciatori dovranno realizzare nell'arco di un mese, proprio nel periodo invernale, il più difficile per questi predatori. Una scelta politica in un paese dove la lobby venatoria è molto potente e considerata, tanto da avere un poligono riservato ai parlamentari cacciatori nella sede del parlamento.
Il mondo scientifico continua a lanciare allarmi, raccomandando la necessità di mettere in atto ogni azione possibile per la conservazione della biodiversità , unica via per mantenere l'ambiente in equilibrio. Ma la politica, in Svezia come in Italia, sembra più interessata a seguire il parere degli elettori piuttosto che quello della scienza. Cercando di mantenere costante la politica del dare un colpo al cerchio e l'altro alla botte.
La guerra ai lupi in Svezia potrebbe aprire pericolose falle nella difesa della biodiversitÃ
La popolazione dei lupi presente in Svezia e Norvegia è già stata estinta una volta per mano dell'uomo intorno al 1970. come dimostra uno studio genetico realizzato dall'Ntnu, l’Università norvegese di scienza e tecnologia e dall’Università di Copenaghen. I lupi attualmente presenti in Svezia e Norvegia,secondo gli studi genetici compiuti, risultano essere provenienti dalla vicina Finlandia, da dove sono giunti andando a occupare le nicchie ecologiche lasciate libere a causa dell'uomo.
Gli attacchi ai lupi non arrivano solo dal Nord Europa, ma anche dalla vicina Svizzera, che ha da poco compiuto il tentativo, fallito, di far modificare lo status del lupo riconosciuto dalla Convenzione di Berna, da specie "strettamente protetta" a "protetta". In questo modo sarebbe stato possibile per la confederazione elvetica attuare ulteriori misure di sfoltimento dei branchi, in un paese dove i conflitti fra predatori e allevatori sono abbastanza frequenti.
Continuando a vedere i predatori solo come un problema, non riconoscendone il ruolo fondamentale che ricoprono nel mantenimento dell'equilibrio ambientale, si dimostra che gli interessi di pochi prevalgono su quelli collettivi. Tutela della biodiversità e protezione dell'ambiente hanno un valore, anche economico, molto superiore a quello che troppo spesso la politica gli riconosce, senza ascoltare in primo luogo la scienza. Lo dimostra la politica svedese, che in un paese grande una volta e mezza l'Italia e con una densità di popolazione di soli 23.1 abitanti per kmq (ben 8 volte più bassa di quella italiana) ritiene insopportabile la presenza di meno di 500 lupi.
Convivenza e condivisione: due parole magiche troppo spesso ignorate
Il nostro futuro come specie è strettamente legato alla nostra capacità di condividere le risorse con il resto degli abitanti del pianeta, sapendo che solo questa scelta obbligata potrà essere premiante. Convivere e condividere non possono essere considerati concetti astratti, da sognatori utopisti, ma necessità divenute oramai indispensabili se non vogliamo essere responsabili di un futuro tetro. Continuare a guardare le esigenze economiche dell'oggi, gli interessi di alcune categorie a scapito di altre rischia di far aprire una voragine dalle conseguenze tanto prevedibili quanto inevitabili.
Se guardiamo il nostro presente come se fossimo ancora negli anni '70 lo potremmo definire una realtà degna di un film catastrofista. Purtroppo non si tratta di un film ma solo del vero annuncio di una catastrofe che non si è voluto impedire diventasse concreta. Oggi i veri illusi, la vera fantascienza, sta nel pensare che tutto sia risolvibile e che il perno della nostra futura sopravvivenza sia costituito dall'economia. Continuando a raccontarci, come rassicurazione, che stiamo procedendo nella giusta direzione per risolvere questi problemi. Mentre appare sempre più reale che l'ipotesi migliore potrà essere soltanto quella della mitigazione degli inevitabili danni.
Una strada che parte da lontano, aperta iniziando a creare paura e ostilità nella popolazione. Che a forza di sentire descrivere i lupi come una minaccia per le attività umane, non si attiva contro le ipotesi di un provvedimento immotivato. La strategia era chiara da tempo e la si poteva leggere nei titoli delle cronache dei giornali. Dove i lupi vengono quasi sempre presentati come un pericolo per bambini e animali domestici, che devono essere difesi da questi predatori feroci. Una narrazione insensata, ma capace di fare facile breccia in chi poco conosce dei meccanismi naturali, dell'importanza di lupi e orsi.
Pochi giorni fa il Parlamento Europeo ha approvato a larga maggioranza (306 favorevoli, 225 contrari e 25 astenuti) la risoluzione che propone nuove strategie per la tutela degli allevamenti. Dichiarando, falsamente, l'inefficacia dei metodi di difesa attiva, come recinti elettrici e cani da guardiania, per tutelare gli animali domestici dai predatori. In Italia il pericolo maggiore di un cambiamento di status, necessario per renderlo cacciabile, riguarda il lupo, che ha una popolazione ben distribuita e diffusa sull'intera penisola. Minor pericolo corrono gli orsi del nostro paese, che sono ancora molto lontani dal poter essere considerati fuori pericolo di estinzione. In particolare per quanto riguarda la sottospecie marsicana.
Caccia aperta a lupi e orsi, assecondando le richieste di allevatori e cacciatori
Nonostante sia oramai riconosciuta la necessità di mantenere l'equilibrio ambientale, come condizione fondamentale per la salute del pianeta, la politica cerca sempre di esplorare nuove vie. Per accontentare quella componente granitica del suo elettorato che in un momento di grande volatilità dei consensi e di volubilità nel voto, rappresenta una garanzia. Solida come hanno sempre dimostrato di essere i rappresentanti di allevatori e cacciatori all'interno delle urne. Portatori di interessi pratici ed economici che sono disponibili a difendere ricompensando i politici che assecondano le loro richieste. Universalmente riconducibili agli schieramenti politici della destra, come avviene oramai da tempo in tutta Europa.
Che il lupo in Italia non sia attualmente in pericolo di estinzione è scientificamente un dato di fatto difficile da contestare. Nonostante i numerosi episodi d bracconaggio, occulti e palesi, investimenti e avvelenamenti. Il lupo ha dimostrato di essere una specie resiliente, capace in pochi decenni di riconquistare l'intero stivale, con una diffusione praticamente quasi ubiqua. Il focus sulla presenza e sull'importanza del lupo deve però andare oltre alla minaccia di estinzione. Diversamente si affronta il problema guardando solo una delle tante sfaccettature delle questione che riguarda i predatori.
Pensare, alla luce delle conoscenze sull'etologia del lupo, che azioni di contenimento tramite abbattimento possano risolvere il problema delle predazioni è, scientificamente, una follia. Priva di ogni base, anche solo empirica, che possa garantire il funzionamento di questa teoria. Con una struttura sociale molto articolata il risultato di operare abbattimenti potrebbe portare solo ad una minor efficacia nella caccia dei branchi, che sarebbero così costretti a rivolgere le loro attenzioni verso prede più facili: gli animali d'allevamento.
Una realtà con motivazioni diverse, ma con risultati fallimentari analoghi, è stata quella di usare i cacciatori per limitare i cinghiali. Facendo finta di dimenticarsi come anche questi animali abbiano delle logiche di branco e una struttura sociale complessa. Che porta come conseguenza degli abbattimenti fatti dai cacciatori un innalzamento del tasso riproduttivo. Che unito a una pessima gestione dei rifiuti ha reso i cinghiali un problema, di fatto causato e amplificato proprio da scelte umane inappropriate. Per tutte queste considerazioni le decisioni di proseguire su strade fallimentari dovrebbero essere contrastate a tutto tondo.
Non sono i numeri dei lupi il problema, ma le condizioni di allevamento che non possono proseguire immutate
Se riconosciamo l'importanza di tutelare l'ambiente, dobbiamo anche riconoscere l'importanza di ogni creatura che lo abita e l'inadeguatezza dell'uomo nel cercare di gestire meccanismi che, peraltro, nemmeno conosce compiutamente. Esistono ambienti naturali che restano in perfetto equilibrio senza intervento umano, non sono noti interventi umani che abbiano ricostruito, a 360 gradi, equilibri alterati. Salvo che questo passaggio non sia avvenuto attraverso una rinaturalizzazione degli ambienti, che si sono poi rigenerati in modo autonomo nel corso di decenni.
Orsi e lupi sono sovrabbondanti nel nostro paese, secondo quanto ha affermato il neo ministro all'Agricoltura e alla Sovranità Alimentare durante un incontro in Alto Adige. Una dichiarazione, che oltre a far sorridere per il concetto espresso con un termine scientificamente improbabile, sicuramente non fa presagire tempi sereni per la fauna. Del resto questo era chiaro già prima delle elezioni, quindi chi ha votato la coalizione ha implicitamente approvato l'idea di un uomo sempre più padrone del territorio. Un antropocentrismo che da anni è contenuto nel lessico dei due maggiori partiti di questo inedito governo.
"Noi dobbiamo proteggere le specie in estinzione, ma non incrementare le specie che possono essere dannose per allevatori e produzione nazionali. È evidente che se 30 anni fa alcune specie erano in estinzione, oggi sono sovrabbondanti, quindi bisogna affrontare il problema con pragmatismo e senza ideologia, che hanno reso impossibile attività virtuose come allevamento e agricoltura"
Appare evidente che il ministro, probabilmente preso dalla foga oratoria o forse per una conoscenza superficiale del mondo naturale, sia scivolato in un commento da bar sport. Motivato anche dalla voglia di piacere a una platea fatta di agricoltori e allevatori, che volevano avere la certezza del significato di sovranità alimentare. Che sembra potersi riassumere nel concetto "prima agricoltori e allevatori, poi animali e ambiente". Così al ministro sfugge che fra estinzione e sovrappopolazione, non ci sta la sovrabbondanza, ma l'equilibrio. Senza il quale l'uomo in un tempo breve rischia di estinguersi come i dinosauri per una politica incapace di comprendere la necessità di avere visione, basata sul futuro e non soltanto su domani.
Orsi e lupi sono sovrabbondanti solo nelle parole in libertà del neo ministro Lollobrigida
Solo pochi mesi fa si è concluso il monitoraggio sulla popolazione dei lupi nel nostro paese, che ha fornito il quadro sulla presenza del predatore su tutto il territorio dello stivale. Una popolazione che si è diffusa, grazie all'aumentato numero di ungulati selvatici che costituiscono le loro prede principali. Come hanno capito anche molti allevatori. Le predazioni fatte dai lupi sugli animali domestici sono quasi tutte dovute a una mancata vigilanza sugli animali al pascolo, al non uso dei sistemi di protezione come cani da guardiania e recinti elettrificati. Eventuali perdite subite dagli allevatori sono comunque indennizzate, anche quando questi non utilizzano nessuna attività di prevenzione.
Appare quindi grave che un ministro, che deve sempre mettere al centro della sua azione la collettività e non solo alcune categorie, pronunci concetti così sconnessi. Dalla realtà , dal suo ruolo ma, soprattutto dai criteri scientifici che affermano da tempo che la salute del pianeta è indissolubilmente legata con equilibrio e tutela ambientale. Senza poter dimenticare, nelle parole del ministro, quel riferimento alle attività virtuose come l'allevamento, che sono invece responsabili di buona parte dei problemi ambientali. Che si affacciano ogni giorno con sempre maggior prepotenza e che non saranno tenuti a bada con le chiacchiere.
La tutela ambientale non è prioritaria per il governo, come si capiva già prima della sua formazione e dalle prime attività messe in campo. Come la ripresa di nuove trivellazioni in Adriatico per sopperire alle problematiche venutesi a creare con l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia. Un'idea scellerata, considerando che l'idea per un futuro in grado di limitare le emissioni non passa attraverso il gas. Che può essere un'energia di transizione, ma non una scelta per il futuro energetico italiano o planetario. Che senso ha, quindi, aprire nuovi pozzi che entrerebbero in funzione fra anni?
La tutela ambientale e l'aumento della sostenibilità delle attività umane rappresenta l'unica luce in fondo al tunnel
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