Bambino azzanna lupo (non è vero ma fa notizia)!

Bambino azzanna lupo

Bambino azzanna lupo (non è vero ma fa notizia), perché oggi le notizie incredibili volano molto più veloci della realtà! Così succede che l'ennesima predazione di un cane incustodito, viaggiando di bocca in bocca, si trasformi da inventato fatto di cronaca a leggenda. Una storia che ancora una volta ha come protagonista "il lupo cattivo" e come vittima designata un bimbo e poi un cane, subito definito eroe! La fantasiosa narrazione mediatica racconta di un lupo, che attratto dall'odore di una grigliata irrompe nel giardino di una villa, dove si avvicina famelico a un bimbo, che si salva dalle fauci solo grazie a un cane eroe che si immola per salvarlo! Commovente ma inventato, come una telenovela di pessima fattura.

Per giorni ovunque si bercia sui troppi lupi che oramai, sfrontati e senza rispetto, entrano nelle case per predare bambini. Camaiore, ridente località toscana, si trasforma nella buia foresta di Cappuccetto Rosso, il lupo prende le sembianze del maligno e il cane -un angelo fattosi peloso- salva il pargolo, gettandosi fra le fauci della fiera senza alcun timore. Grazie a un titolo a effetto, a media che pubblicano la qualunque per un pugno di click, a cacciatori indomiti che vedono il punto di non ritorno per poter invocare (finalmente) una strage, tutto prende corpo diventa reale! Nel frattempo io e molti altri aspettiamo con ansia la smentita di una notizia che era apparsa subito incredibile.

Ci sono voluti giorni e solo dopo molti servizi televisivi e titoli urlati finalmente si è ricostruita la verità. Grazie a Marcello Pierucci, sindaco di Camaiore, che ha smentito ogni cosa, salvo la morte del cane, che era stato effettivamente predato da un lupo. Ma solo perché era stato lasciato libero, al limitare del bosco, senza custodia e aveva fatto una brutta fine. In fondo questa era la replica di quanto accaduto a Osso, il cane di Michele Serra, vicenda che aveva riempito le cronache per giorni. Si trattava insomma del classico "tanto fumo e niente arrosto" perché non c'era nemmeno la grigliata.

Se scrivere "Bambino azzanna lupo" fa notizia ma crea dubbi, raccontare il contrario divien subito credibile

Oramai il lupo è diventato come Salvini: basta che un treno arrivi in ritardo e tutti pensano al ministro. Ma qui la faccenda invece è seria, perché le notizie false sono come le gocce d'acqua che scavano la pietra. Chi non ricorda la bufala dei lupi lanciati dagli elicotteri degli ambientalisti? Una colossale palla, che ancora oggi si tramanda come se fosse una pagina del Vecchio Testamento. Grazie alle tradizioni orali della cultura e il volgo popolare che fanno diventare ogni leggenda una storia vera. Così diventano vere le grida contro i lupi, gli avvisi di pericolo e la leggenda che oramai i lupi siano ovunque, siano troppi, siano un pericolo per l'umanità.

Più tu scrivi per contrastare queste notizie e più si scatenano gli attacchi, perché a qualcuno conviene. Purtroppo è l'ignoranza che alimenta le leggende e poco importa se in Italia uccidano più le vacche dei lupi. Tutti predatori sono da secoli dipinti come esseri feroci che hanno in testa un solo obiettivo: combatterci e, quando posssibile divorarci. Poco importa se la scienza espone precise prove del loro ruolo fondamentale come bioregolatori (non come i cacciatori) e la statistica ritenga del tutto infinitesimale il rischio che la nostra vita possa terminare sotto i morsi di un lupo.

Ma i giornalisti, quella categoria alla quale non ho mai voluto appartenere, non dovrebbero verificare le notizie prima di pubblicarle? Come mai le notizie false durano per giorni in prima pagina mentre le scuse non arrivano a occupare lo spazio di un necrologio? Per quale ragione quando si parla di lupi i media sono così solerti a invocare le ragioni di cacciatori e allevatori? Sarà una solerzia legata a interessi economici verso le risorse pubblicitarie? Quel che è certo resta il fatto che questo modo di fare informazione sia vergognoso, inopportuno e non renda un buon servizio né alla tutela della biodiversità, nè alla verità.

Le azioni di bracconaggio sui lupi sono in crescita, come l’allarme che rimbalza ad arte sui media

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Le azioni di bracconaggio sui lupi sono in crescita come in parallelo i media, sapientemente imboccati, riescono a far crescere il sentimento di paura nei confronti del predatore. Una sorta di partitura ben orchestrata che deve portare, nelle intenzioni di chi la organizza, a un via libera verso l'abbattimento selettivo dei lupi, per dare un contentino agli allevatori. Lupi uccisi a colpi di fucile un po' in tutta Italia, anche nei parchi come quello dello Stelvio o nel Parco Regionale del Matese, in Campania.

Un crescendo di uccisioni a colpi di fucile che una volta rimanevano nascoste, facendo prediligere ai bracconieri la tecnica delle tre "S": spara, scava, sotterra. Mentre ora, sarà anche grazie alle dichiarazioni di alcuni ministri e al governo più filo-venatorio della Repubblica, gli episodi di bracconaggio si moltiplicano, con cadaveri lasciati volutamente in bella mostra. Come a rappresentare la possibilità per il bracconaggio contro i lupi di rialzare la testa. Messaggi inquietanti per chi si occupa di tutela ambientale e della difesa degli animali, ma forse anche messaggi chiari verso la politica perché adotti provvedimenti.

Quello che appare è un quadro a tinte fosche che vede un'esposizione preoccupante del bracconaggio, stimolato probabilmente anche dalle dichiarazioni "esuberanti" dei politici come il ministro dell'agricoltura Francesco Lollobrigida. In un momento in cui l'idea del fare sembra prevalere rispetto all'idea di risolvere i problemi. Ben sapendo che l'abbattimento dei lupi non servirà a risolvere il problema delle predazioni degli animali lasciati incustoditi al pascolo. Il numero delle predazioni degli animali allevati non dipende dal numero dei lupi, ma dall'attrattività delle prede: se sono facili da uccidere sono cibo a basso dispendio energetico.

Azioni di bracconaggio sui lupi in crescita, senza che nemmeno il ministero dell'ambiente faccia sentire la sua voce

Le azioni di bracconaggio sono passate inosservate, anche quando un gruppo di cacciatori di cinghiali ha ucciso un lupo vicino alle case, davanti agli occhi di un bambino. Sui media solo poche righe, nessuna dichiarazione ufficiale delle autorità e nemmeno dei politici. Completamente assente anche il ministro dell'ambiente Gilberto Pichetto Fratin, che non risulta abbia mai detto parola contro il bracconaggio., tanto da far rimpiangere persino il suo predecessore Cingolani.

Per fortuna, almeno per il momento, esistono baluardi europei difficili da espugnare, anche per i fautori della caccia al lupo, come la Convenzione di Berna, Senza contare la legge sulla caccia che classifica il lupo come specie particolarmente protetta, che senza modifiche non consente deroghe al divieto di abbattimento. Visti i tempi non bisogna certo sentirsi rassicurati: a modificare la legge 157/92 basta un atto parlamentare. In questo momento, forse, la miglior barriera contro la caccia selvaggia al lupo sono i fondi del PNRR, che potrebbero esserci negati in caso di palesi violazioni.

Agricoltori e cacciatori rappresentano lo zoccolo duro del bacino di voti di questo esecutivo e a poco servono i dati scientifici che classificano i lupi come i più efficaci bioregolatori degli ungulati, come i cinghiali. Quello che vuole la piazza non è certo il dato scientifico. ma poter sparare sia ai lupi che ai cinghiali, cercando di tenere aperto il più possibile il luna park venatorio. Mentre i cittadini restano disorientati grazie a un'informazione approssimativa, orientata più dalle veline di Coldiretti e Federcaccia che da conoscenze scientifiche dei redattori.

Il lupo è il nemico numero uno degli allevatori, anche se i danni da predazione dei lupi vengono indennizzati

Le predazioni che i lupi fanno nei confronti degli animali al pascolo sono sempre indennizzate dalle Regioni. In modo insoddisfacente sentendo gli allevatori, che spesso scordano quanti incentivi riceva l'agricoltura e dimenticano come in ogni attività esista il rischio di impresa. Accettato quando si parla delle grandinate, considerate un fenomeno naturale imponderabile, ma non se a provocar danni è un altro fenomeno della natura: il lupo. Colpevole di aver da sempre cattiva fama e di volersi comportare proprio come la natura lo ha programmato: un superpredatore ai vertici della catena alimentare.

Gli allevatori sembrano accettare più di buon grado le predazioni fatte dai cani randagi, seppur non ricevano in questi casi alcun indennizzo, probabilmente riconoscendosi come corresponsabili del fenomeno randagismo. Lasciando cani interi liberi di vagare sul territorio, spesso senza alcun controllo e senza essere iscritti all'anagrafe, liberi di riprodursi grazie a comportamenti irresponsabili. Cani che alcune volte possono essere causa di disgrazie, la cui unica colpa però è ascrivibile all'uomo, come successo per l'uccisione in Calabria di Simona Cavallaro.

La speranza è che, prima o poi, qualcuno si accorga che anche con il nuovo corso della politica e sino a decisione contraria il lupo resta un animale particolarmente protetto. Che non può essere ucciso impunemente da qualche delinquente a colpi di fucile, avvelenato o deliberatamente investito con l'autovettura. Senza che nulla sia lasciato intentato per assicurare i responsabili alla giustizia.

Guerra ai lupi: la Svezia crea un pericoloso precedente contro il predatore

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Guerra ai lupi in Svezia, dove il parlamento ha deciso l'abbattimento di 75 animali, su una popolazione stimata di 460 esemplari, già considerata in pericolo. Secondo il parlamento svedese il numero dei lupi dovrebbe addirittura scendere sotto le 200 unità, una previsione considerata inaccettabile da quasi tutto il mondo scientifico e dalle organizzazioni ambientaliste. Un abbattimento massiccio che i cacciatori dovranno realizzare nell'arco di un mese, proprio nel periodo invernale, il più difficile per questi predatori. Una scelta politica in un paese dove la lobby venatoria è molto potente e considerata, tanto da avere un poligono riservato ai parlamentari cacciatori nella sede del parlamento.

Questa scelta non tiene conto delle dinamiche di popolazione, dell'importanza che i predatori hanno per l'ecosistema e nemmeno del parere degli organismi scientifici. La Svezia é un paese che sembra molto impegnato nella lotta ai cambiamenti climatici, che però non è nuovo a contrasti molto forti con lo stesso movimento ambientalista. A causa di scelte sbagliate proprio come quella di voler ridurre la popolazione dei lupi a un numero appena superiore alla teorica soglia di sopravvivenza.

Il mondo scientifico continua a lanciare allarmi, raccomandando la necessità di mettere in atto ogni azione possibile per la conservazione della biodiversità, unica via per mantenere l'ambiente in equilibrio. Ma la politica, in Svezia come in Italia, sembra più interessata a seguire il parere degli elettori piuttosto che quello della scienza. Cercando di mantenere costante la politica del dare un colpo al cerchio e l'altro alla botte.

La guerra ai lupi in Svezia potrebbe aprire pericolose falle nella difesa della biodiversità

La popolazione dei lupi presente in Svezia e Norvegia è già stata estinta una volta per mano dell'uomo intorno al 1970. come dimostra uno studio genetico realizzato dall'Ntnu, l’Università norvegese di scienza e tecnologia e dall’Università di Copenaghen. I lupi attualmente presenti in Svezia e Norvegia, secondo gli studi genetici compiuti, risultano essere provenienti dalla vicina Finlandia, da dove sono giunti andando a occupare le nicchie ecologiche lasciate libere a causa dell'uomo.

Gli attacchi ai lupi non arrivano solo dal Nord Europa, ma anche dalla vicina Svizzera, che ha da poco compiuto il tentativo, fallito, di far modificare lo status del lupo riconosciuto dalla Convenzione di Berna, da specie "strettamente protetta" a "protetta". In questo modo sarebbe stato possibile per la confederazione elvetica attuare ulteriori misure di sfoltimento dei branchi, in un paese dove i conflitti fra predatori e allevatori sono abbastanza frequenti.

Continuando a vedere i predatori solo come un problema, non riconoscendone il ruolo fondamentale che ricoprono nel mantenimento dell'equilibrio ambientale, si dimostra che gli interessi di pochi prevalgono su quelli collettivi. Tutela della biodiversità e protezione dell'ambiente hanno un valore, anche economico, molto superiore a quello che troppo spesso la politica gli riconosce, senza ascoltare in primo luogo la scienza. Lo dimostra la politica svedese, che in un paese grande una volta e mezza l'Italia e con una densità di popolazione di soli 23.1 abitanti per kmq (ben 8 volte più bassa di quella italiana) ritiene insopportabile la presenza di meno di 500 lupi.

Convivenza e condivisione: due parole magiche troppo spesso ignorate

Il nostro futuro come specie è strettamente legato alla nostra capacità di condividere le risorse con il resto degli abitanti del pianeta, sapendo che solo questa scelta obbligata potrà essere premiante. Convivere e condividere non possono essere considerati concetti astratti, da sognatori utopisti, ma necessità divenute oramai indispensabili se non vogliamo essere responsabili di un futuro tetro. Continuare a guardare le esigenze economiche dell'oggi, gli interessi di alcune categorie a scapito di altre rischia di far aprire una voragine dalle conseguenze tanto prevedibili quanto inevitabili.

Se guardiamo il nostro presente come se fossimo ancora negli anni '70 lo potremmo definire una realtà degna di un film catastrofista. Purtroppo non si tratta di un film ma solo del vero annuncio di una catastrofe che non si è voluto impedire diventasse concreta. Oggi i veri illusi, la vera fantascienza, sta nel pensare che tutto sia risolvibile e che il perno della nostra futura sopravvivenza sia costituito dall'economia. Continuando a raccontarci, come rassicurazione, che stiamo procedendo nella giusta direzione per risolvere questi problemi. Mentre appare sempre più reale che l'ipotesi migliore potrà essere soltanto quella della mitigazione degli inevitabili danni.

Caccia aperta a lupi e orsi: l’Europa sta per piegarsi alle richieste degli allevatori

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Caccia aperta a lupi e orsi: le destre ottengono all'Europarlamento una schiacciante maggioranza sulla risoluzione che apre la strada agli abbattimenti. Richiesti a gran voce dai cacciatori e sostenuti politicamente dalla parte più vicina a queste realtà, gli abbattimenti dei predatori stanno per essere sempre più vicini. I grandi predatori, come orsi e lupi, sono indicati, da anni, come un pericolo per gli allevamenti di animali al pascolo e non come componenti indispensabili per il mantenimento degli equilibri.

Una strada che parte da lontano, aperta iniziando a creare paura e ostilità nella popolazione. Che a forza di sentire descrivere i lupi come una minaccia per le attività umane, non si attiva contro le ipotesi di un provvedimento immotivato. La strategia era chiara da tempo e la si poteva leggere nei titoli delle cronache dei giornali. Dove i lupi vengono quasi sempre presentati come un pericolo per bambini e animali domestici, che devono essere difesi da questi predatori feroci. Una narrazione insensata, ma capace di fare facile breccia in chi poco conosce dei meccanismi naturali, dell'importanza di lupi e orsi.

Pochi giorni fa il Parlamento Europeo ha approvato a larga maggioranza (306 favorevoli, 225 contrari e 25 astenuti) la risoluzione che propone nuove strategie per la tutela degli allevamenti. Dichiarando, falsamente, l'inefficacia dei metodi di difesa attiva, come recinti elettrici e cani da guardiania, per tutelare gli animali domestici dai predatori. In Italia il pericolo maggiore di un cambiamento di status, necessario per renderlo cacciabile, riguarda il lupo, che ha una popolazione ben distribuita e diffusa sull'intera penisola. Minor pericolo corrono gli orsi del nostro paese, che sono ancora molto lontani dal poter essere considerati fuori pericolo di estinzione. In particolare per quanto riguarda la sottospecie marsicana.

Caccia aperta a lupi e orsi, assecondando le richieste di allevatori e cacciatori

Nonostante sia oramai riconosciuta la necessità di mantenere l'equilibrio ambientale, come condizione fondamentale per la salute del pianeta, la politica cerca sempre di esplorare nuove vie. Per accontentare quella componente granitica del suo elettorato che in un momento di grande volatilità dei consensi e di volubilità nel voto, rappresenta una garanzia. Solida come hanno sempre dimostrato di essere i rappresentanti di allevatori e cacciatori all'interno delle urne. Portatori di interessi pratici ed economici che sono disponibili a difendere ricompensando i politici che assecondano le loro richieste. Universalmente riconducibili agli schieramenti politici della destra, come avviene oramai da tempo in tutta Europa.

Che il lupo in Italia non sia attualmente in pericolo di estinzione è scientificamente un dato di fatto difficile da contestare. Nonostante i numerosi episodi d bracconaggio, occulti e palesi, investimenti e avvelenamenti. Il lupo ha dimostrato di essere una specie resiliente, capace in pochi decenni di riconquistare l'intero stivale, con una diffusione praticamente quasi ubiqua. Il focus sulla presenza e sull'importanza del lupo deve però andare oltre alla minaccia di estinzione. Diversamente si affronta il problema guardando solo una delle tante sfaccettature delle questione che riguarda i predatori.

Bisognerebbe fare valutazioni più complesse e di più ampio respiro, che portino a ragionare sull'importanza del lupo piuttosto che sui danni che provoca agli allevamenti. Le prede d'elezione del lupo sono gli ungulati selvatici per arrivare sino alle nutrie, mentre gli animali domestici diventano un obiettivo solo quando sono incustoditi e senza difesa. Un ragionamento fatto senza pregiudizi e senza che siano gli interessi economici di pochi a prevalere, dovrebbe far valutare ben altri fattori che non il pericolo di estinzione. Bisognerebbe partire da lontano, proprio dalla necessità di mantenere l'equilibrio ambientale.

La caccia ha fallito ogni obiettivo di equilibrio, ma piuttosto ha dato un grande contributo in direzione contraria

Dopo decenni di gestione faunistica lasciata nelle mani dei cacciatori è oramai possibile affermare con certezza che la caccia non abbia mai funzionato come fattore equilibrante. Fallita nell'operazione di contenimento delle popolazioni e falsa nella leggenda che descrive i cacciatori come i più attenti custodi della natura e del territorio. Affermazioni che hanno riempito per decenni giornali e libri ma che, alla verifica dei fatti, risultano indifendibili. L'uomo non è in grado di creare forme di equilibrio più efficaci di quelle che si creano in un ambiente sano. Come dimostra la pessima gestione dei cinghiali, dove appare chiaro che la caccia non abbia mai contribuito a risolvere alcunché. Creando invece con la sua miopia una diffusione di questi ungulati che è partita proprio dai ripopolamenti per scopi venatori.

Pensare, alla luce delle conoscenze sull'etologia del lupo, che azioni di contenimento tramite abbattimento possano risolvere il problema delle predazioni è, scientificamente, una follia. Priva di ogni base, anche solo empirica, che possa garantire il funzionamento di questa teoria. Con una struttura sociale molto articolata il risultato di operare abbattimenti potrebbe portare solo ad una minor efficacia nella caccia dei branchi, che sarebbero così costretti a rivolgere le loro attenzioni verso prede più facili: gli animali d'allevamento.

Una realtà con motivazioni diverse, ma con risultati fallimentari analoghi, è stata quella di usare i cacciatori per limitare i cinghiali. Facendo finta di dimenticarsi come anche questi animali abbiano delle logiche di branco e una struttura sociale complessa. Che porta come conseguenza degli abbattimenti fatti dai cacciatori un innalzamento del tasso riproduttivo. Che unito a una pessima gestione dei rifiuti ha reso i cinghiali un problema, di fatto causato e amplificato proprio da scelte umane inappropriate. Per tutte queste considerazioni le decisioni di proseguire su strade fallimentari dovrebbero essere contrastate a tutto tondo.

Non sono i numeri dei lupi il problema, ma le condizioni di allevamento che non possono proseguire immutate

Se riconosciamo l'importanza di tutelare l'ambiente, dobbiamo anche riconoscere l'importanza di ogni creatura che lo abita e l'inadeguatezza dell'uomo nel cercare di gestire meccanismi che, peraltro, nemmeno conosce compiutamente. Esistono ambienti naturali che restano in perfetto equilibrio senza intervento umano, non sono noti interventi umani che abbiano ricostruito, a 360 gradi, equilibri alterati. Salvo che questo passaggio non sia avvenuto attraverso una rinaturalizzazione degli ambienti, che si sono poi rigenerati in modo autonomo nel corso di decenni.

Occorre che su questi punti la buona informazione faccia il suo lavoro, perché negare il fatto che i lupi non siano attualmente in pericolo di estinzione non servirà. Non serviranno a tutelare l'equilibrio ambientale gli abbattimenti, ma nemmeno le operazioni in cui si raccolgono fondi e consensi per una imprecisata difesa dei lupi. Bisogna riuscire a smontare la leggenda del lupo cattivo, creando consapevolezza nell'opinione pubblica che, spesso, crede ancora alle leggende che raccontano di lupi lanciati dagli elicotteri per ripopolare l'Appennino. Stupidaggini? Certamente si, ma con una diffusione e un seguito che probabilmente una notizia vera sarebbe riuscita a ottenere. Credo che questo sia un buon punto di ripartenza, per non perdere la battaglia per un futuro dignitoso per uomini e animali.

Orsi e lupi sono sovrabbondanti: parola di ministro Lollobrigida

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Orsi e lupi sono sovrabbondanti nel nostro paese, secondo quanto ha affermato il neo ministro all'Agricoltura e alla Sovranità Alimentare durante un incontro in Alto Adige. Una dichiarazione, che oltre a far sorridere per il concetto espresso con un termine scientificamente improbabile, sicuramente non fa presagire tempi sereni per la fauna. Del resto questo era chiaro già prima delle elezioni, quindi chi ha votato la coalizione ha implicitamente approvato l'idea di un uomo sempre più padrone del territorio. Un antropocentrismo che da anni è contenuto nel lessico dei due maggiori partiti di questo inedito governo.

"Noi dobbiamo proteggere le specie in estinzione, ma non incrementare le specie che possono essere dannose per allevatori e produzione nazionali. È evidente che se 30 anni fa alcune specie erano in estinzione, oggi sono sovrabbondanti, quindi bisogna affrontare il problema con pragmatismo e senza ideologia, che hanno reso impossibile attività virtuose come allevamento e agricoltura"

Dichiarazione tratta dall'articolo della testata Alto Adige

Appare evidente che il ministro, probabilmente preso dalla foga oratoria o forse per una conoscenza superficiale del mondo naturale, sia scivolato in un commento da bar sport. Motivato anche dalla voglia di piacere a una platea fatta di agricoltori e allevatori, che volevano avere la certezza del significato di sovranità alimentare. Che sembra potersi riassumere nel concetto "prima agricoltori e allevatori, poi animali e ambiente". Così al ministro sfugge che fra estinzione e sovrappopolazione, non ci sta la sovrabbondanza, ma l'equilibrio. Senza il quale l'uomo in un tempo breve rischia di estinguersi come i dinosauri per una politica incapace di comprendere la necessità di avere visione, basata sul futuro e non soltanto su domani.

Orsi e lupi sono sovrabbondanti solo nelle parole in libertà del neo ministro Lollobrigida

Solo pochi mesi fa si è concluso il monitoraggio sulla popolazione dei lupi nel nostro paese, che ha fornito il quadro sulla presenza del predatore su tutto il territorio dello stivale. Una popolazione che si è diffusa, grazie all'aumentato numero di ungulati selvatici che costituiscono le loro prede principali. Come hanno capito anche molti allevatori. Le predazioni fatte dai lupi sugli animali domestici sono quasi tutte dovute a una mancata vigilanza sugli animali al pascolo, al non uso dei sistemi di protezione come cani da guardiania e recinti elettrificati. Eventuali perdite subite dagli allevatori sono comunque indennizzate, anche quando questi non utilizzano nessuna attività di prevenzione.

Appare quindi grave che un ministro, che deve sempre mettere al centro della sua azione la collettività e non solo alcune categorie, pronunci concetti così sconnessi. Dalla realtà, dal suo ruolo ma, soprattutto dai criteri scientifici che affermano da tempo che la salute del pianeta è indissolubilmente legata con equilibrio e tutela ambientale. Senza poter dimenticare, nelle parole del ministro, quel riferimento alle attività virtuose come l'allevamento, che sono invece responsabili di buona parte dei problemi ambientali. Che si affacciano ogni giorno con sempre maggior prepotenza e che non saranno tenuti a bada con le chiacchiere.

La tutela ambientale non è prioritaria per il governo, come si capiva già prima della sua formazione e dalle prime attività messe in campo. Come la ripresa di nuove trivellazioni in Adriatico per sopperire alle problematiche venutesi a creare con l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia. Un'idea scellerata, considerando che l'idea per un futuro in grado di limitare le emissioni non passa attraverso il gas. Che può essere un'energia di transizione, ma non una scelta per il futuro energetico italiano o planetario. Che senso ha, quindi, aprire nuovi pozzi che entrerebbero in funzione fra anni?

La tutela ambientale e l'aumento della sostenibilità delle attività umane rappresenta l'unica luce in fondo al tunnel

I cittadini dovrebbero pretendere che le priorità dell'esecutivo siano quelle che sono al centro delle preoccupazioni di tutta la comunità scientifica. Non è più tempo di demagogia, frasi a effetto e di facile ricerca del consenso, occorre agire con provvedimenti urgenti e di buon senso. Anziché preoccuparsi dei lupi o degli orsi, ministro Lollobrigida, si preoccupi di rendere l'agricoltura ecosostenibile e di puntare a una progressiva riduzione degli allevamenti di animali. Non si possono più sentire sempre le stesse argomentazioni, vuote e senza verità, perché chi governa in questi tempi burrascosi, ha il dovere di garantire il futuro alle prossime generazioni.

Il clima da costante campagna elettorale, le dichiarazioni prive di contenuto e i provvedimenti che non contengano, anche, criteri di sostenibilità ambientale sono fuori dal tempo. Non soltanto perché hanno mortificato in anni e anni, sotto governi di ogni colore, il nostro paese, ma anche perché il tempo delle scelte è finito. Ora c'è soltanto il coraggio delle decisioni, responsabili e prese in nome del bene comune, per l'intera comunità umana.