Ucciso l'orso M91: una morte annunciata frutto di una malsana gestione politica che non si riesce ad arrestare. Il governatore Fugatti si comporta come se gli orsi del Trentino fossero una sua proprietà esclusiva. Dall'avvio del progetto a oggi risultano, salvo errori, essere stati abbattuti o uccisi 64 orsi, a cui vanno aggiunti quelli imprigionati, che risultano essere tre. Al momento in cattività ci sono Jurka, in un parco faunistico tedesco, mentre l'orso M49 e Jj4 sono tutt'ora rinchiusi al Casteller, in una piccola struttura, in condizioni di certa sofferenza.
Se gli stessi criteri di gestione fossero stati applicati anche in Abruzzo probabilmente gli orsi marsicani si sarebbero già estinti. Certo si può affermare che in Abruzzo gli orsi non siano stati reintrodotti ma ci siano sempre stati e si può pur invocare, come giustificazione, che i marsicani siano animali più pacifici. Ma non è in questo che si possono trovare le motivazioni di questa strage. E non si può nemmeno accettare il parallelo fra orsi uccisi, tutela delle persone e salvaguardia della specie. Il punto è la crescente intolleranza, alimentata dalla politica per fini elettorali.
Ucciso l'orso M91: una morte annunciata da un'amministrazione che alimenta l'intolleranza dei residenti
Fugatti dovrebbe dire alla sua gente che i predatori sono come la grandine, come i fulmini o come le gelate in primavera: possono arrecare danni all'agricoltura, ma sono inevitabili e, in futuro, lo saranno sempre più. Dovrebbe raccontare che odiare i predatori non è un comportamento intelligente, perché senza di loro si rompe l'equilibrio faunistico. Forse dovrebbe anche raccontar loro che con le giuste attenzioni orsi e lupi, linci e sciacalli non sono un pericolo per le persone, ma anche che niente nella vita è privo di rischi. E che in Italia le morti più evitabili sono quelle sul lavoro, non certo quelle causate dagli animali selvatici.
Per essere credibile, però, dovrebbe anche dire che le amministrazioni trentine che una dopo l'altra si sono succedute in un quarto di secolo non hanno fatto il loro dovere. Perchè se lo avesserio fatto molti incidenti sarebbero stati evitati. Il presidente Fugatti dovrebbe raccontare ai trentini che sono molte le omissioni, a cominciare dai rifiuti. Che non essendo adeguatamente custoditi attirano gli animali. Proprio come il foraggiamento degli ungulati, messo in atto dai cacciatori, che andrebbe vietato da subito. Dovrebbe dir loro solo gli animali adattabili possono evitare l'estinzione, mentre noi con le nostre rigidità e i nostri egoismi le causiamo e prima o poi le patiremo.
Rimuovere un orso davvero pericoloso è un'azione ineludibile, ma se si fa guerra a tutti gli orsi con la scusa del pericolo non si è credibili
Fugatti, quando ancora era un semplice politico leghista, nel 2011 organizzò un banchetto a base di carne d'orso, illegalmente importata dalla Slovenia. Un fatto che racconta molto, che parla della visione politica di un uomo che ora è a capo della provincia autonoma di Trento. Un uomo che già allora trasgrediva le leggi dello Stato, forse perché quella Lega lo Stato non lo riconosceva. Un uomo che aveva organizzato un banchetto illegale, stoppato dai Carabinieri prima che iniziasse. Un amministratore appartenente a un partito che da sempre raccoglie voti fra allevatori e cacciatori.
Certo qualcuno potrebbe dire come la rimozione di M91 sia stata autorizzata anche da ISPRA, a seguito di reiterati comportamenti che lo avevano portato diverse volte a avvicinarsi agli insediamenti umani. Non per aggressività ma per la facilità di procurarsi del cibo. Proprio quello che gli uomini gettano in cassonetti che l'amministrazione trentina da decenni non ha ancora reso inaccessibili ai plantigradi. Anno, dopo anno, dopo anno da più di vent'anni. Un fatto preciso, una realtà che non può essere smentita e questo fa sorgere una domanda altrettanto ineludibile. Perché una parte dei trentini addossa ogni responsabilità agli orsi e continua a eleggere un personaggio che non ha fatto nulla per garantire la sicurezza?
Un altro dato è certo: che orsi e lupi non riusciranno mai a causare lo stesso numero di morti provocato dai cacciatori. Dal 1° settembre '23 al 31 gennaio 24 secondo i dati raccolti dall'Associazione Vittime della caccia ci sono stati 68 incidenti con vittime che hano causato 12 morti e 56 feriti. Nel corso di un'attività ludica, non necessaria, che non comporta alcun beneficio collettivo e che non è nemmeno utile per la gestione faunistica. Un dato che dovrebbe provocare non poche riflessioni fra quanti si propongono come sacri custodi dell'incolumità pubblica.
In questo tempo è più facile diffondere odio che predicare a favore della coesistenza, un comportamento che non darà buoni frutti
Cercare di portare avanti ragionamenti di buon senso, basati su dati scientifici, su quelle che dovrebbero essere le priorità reali non è pagante. Non lo è con una parte, non piccola, del mondo "animalista", che passa più tempo a insultare che non a comprendere, non lo è con pastori e allevatori e nemmeno con i politici. Il ragionamento comporta almeno una minima conoscenza, parte da dati di fatto, si basa su delle priorità, porta a avere necessariamente una visione di tutela collettiva e per questo non piace. Mentre l'odio si semina con facilità, si amplifica da solo sui social, crea proseliti e fa acquisire voti. Soprattutto fra quanti votano, che sono quelli che in buona parte esercitano il diritto pensando di ottenere un tornaconto.
Alcune volte è difficile trovare la voglia di scrivere, senza farsi prendere dallo sconforto, senza cadere nella quasi certezza che a nulla serva, perchè i più si fermeranno ai titoli. Continuando in questo modo il rischio sarà sempre più quello di leggere solo quelli di coda e, potete giurarci, la colpa non sarà dei predatori ma della specie che si ritiene la più intelligente. Quella che pensa di essere scesa dagli alberi non per custodire il pianeta, ma per dominarlo e possederlo.
Dopo la morte di Andrea Papi, incolpevole runner a cui sono mancate le corrette informazioni per essere in grado di gestire, o meglio di evitare, un incontro con l'orso. Questo tragico incidente, il primo con esito mortale in Italia da più di un secolo, è stato usato come una bulldozer mediatico contro gli orsi. Che secondo molti trentini, mettono in pericolo la loro vita e impediscono il libero utilizzo del territorio. Lo dimostra la recente consultazione fatta in 13 comuni trentini nella quale i cittadini somno stati invitati a votare pro o contro orsi e lupi. Il risultato è stato un plebiscito, fra i votanti, che hanno affermato che orsi e lupi sono un pericolo.
Il progetto di ripopolamento degli orsi parte da lontano, proprio come la difficoltà di convivere sull'arco alpino con questa specie. Le preoccupazioni vengono già espresse alla fine dell'800 e si rincorrono per un secolo, sino a quando alla fine del secondo millennio parte il progetto Life Ursus. Voluto per riportare sulle alpi orientali i plantigradi che la persecuzione umana aveva portato all'estinzione. Ben sapendo peraltro che la reintroduzione dell'orso avrebbe comportato diverse problematiche, annunciate da Piero Genovesi di ISPRA, un grande esperto di carnivori, proprio nello studio fattibilità.
Orsi e trentini: coesistenza e buone pratiche non hanno funzionato e la responsabilità è della Provincia autonoma di Trento
L'amministrazione provinciale, che nel corso del tempo è stata governata da differenti schieramenti, ha dimostrato sempre un tratto comune: la più completa incapacità nel gestire la questione. Quel che stupisce in tutto questo e che i trentini non abbiano riconosciuto la politica come unica e vera responsabile di una situazione inconcepibile. Fra azioni inconcludenti, omissione di attività importanti, mancata informazione della cittadinanza e dei turisti la PAT non ha centrato un solo obiettivo.
Per nascondere questo fallimento gestionale da molto tempo vengono aizzati i trentini contro i predatori. Perché gli orsi sono utilizzati come tramite per coinvolgere nel calderone degli abbattimenti anche i lupi, che danneggiano le attività degli allevatori e impensieriscono i cacciatori. Per polarizzare lo scontro occorreva, poi, un avversario "politico" che è stato trovato nelle associazioni protezionistiche, che hanno sempre cercato di fermare gli abbattimenti. Così da poter permettere alla politica di ergersi a paladina dei diritti dei trentini, individuando negli abbattimenti di orsi l'antidoto a ogni problema e nelle associazioni il problema che rallenta la soluzione.
Fallita la gestione, essendo mancata ogni attività di prevenzione negli ultimi vent'anni, la politica non ha ora alcun interesse a spegnere l'incendio. Molto meglio percorrere la strada dello scontro, del vittimismo incentrato su leggi nazionali e europee che limitano, ma non impediscono, gli abbattimenti. Appare invece evidente che il futuro di un Trentino pacificato debba passare da una capacità di dialogo fra le varie realtà. Ricordando sempre che la miglior guerra resta quella non fatta, la miglior soluzione inevitabilmente passa da una valutazione realistica, non ideologica, della questione.
Gli abbattimenti di orsi e lupi non risolvono i problemi trentini ma per ragionare serve spegnere l'incendio
Sono tali e tanti i problemi sugli orsi del Trentino che si potrebbe fare un perfetto manuale degli errori commessi. Sbagli che non andrebbero ripetuti in nessun'altra azione di ripopolamento di specie impattanti sul territorio. Questo progetto è stato un fallimento di successo: non ha raggiunto l'obiettivo di ripopolare di orsi le Alpi orientali, ma al di là dei numeri degli orsi ha pur fallito nella creazione di una popolazione in salute. Gli orsi del Trentino, infatti, come racconta il veterinario De Guelmi in un podcast, sono tutti consanguinei. Figli di quel piccolo nucleo di orsi sloveni rilasciati sul territorio, dove solo due furono i maschi riproduttori.
Questo progetto ha dimostrato dei limiti anche in molte operazioni di cattura, dove alcuni orsi sono morti a causa del narcotico. La causa di queste morti sembra sia sempre stata legata alla dose di narcotico, che non sapendo il reale peso dell'orso veniva stimato facendo delle stime. Un problema effettivo quando si spara a un animale libero, ma un grave errore di procedura quando si tratta di un orso catturato con la trappola a tubo. Che avrebbe dovuto essere dotata di sensori in grado di indicare con precisione il peso dell'orso catturato. Un accorgimento di facile realizzazione che avrebbe potuto evitare molti problemi.
Per non parlare poi del fallimento visto dal profilo turistico: la presenza degli orsi non è stata valorizzata come in Abruzzo, trasformandosi così da fonte di guadagno in spauracchio. Un fattore che ha ulteriormente condizionato le proteste in un'economia che vede turismo, mele e vino come perni sui quali ruota l'intero territorio.
Un esempio virtuoso potrebbe dare un impulso importante al ripolamento dell'orso sull'arco alpino
Per cercare di riavvolgere questo brutto film occorrerebbe la capacità di creare i presupposti per una "conferenza di pace" fra tutte le parti in gioco.Che dovrebbe partire subito dopo l'attuazione delle misure di prevenzione necessarie a creare i presupposti di una corretta convivenza: gestione rifiuti, cartellonistica, divieto di foraggiamento dei selvatici. Solo in questo modo si potranno realizzare le condizioni non solo per una coesistenza pacifica ma anche per realizzare un esempio virtuoso.
Se si riuscisse nella realizzazione di questo piano si potrebbero, forse, costituire le condizioni per un'espansione dell'orso sull'arco alpino. Con la consapevolezza che questa sarebbbe operazione complessa, che richiede concretezza e pragmatismo e che deve prevedere l'introduzione di una variabilità genetica ora non presente. Una sfida importante, da percorrere solo e soltanto previa attenta verifica delle condizioni. Diversamente meglio limitare il progetto, pur consapevoli dei limiti che questo comporterebbe, per non ripetere gli errori del passato.
Unica certezza, al momento, resta la consapevolezza che senza adeguamento di tutte le misure di prevenzione sarà impossibile creare i presupposti per una pacifica coesistenza.
L'orsa Kj1 è stata uccisa dall'ultimo ruggito del coniglio, dando esecuzione a un atto amministrativo che parrebbe privo di senso, sprizzando arroganza e dando corpo al delirio di onnipotenza di Fugatti. Per comprendere meglio, però, occorre smettere per un attimo di parlare dell'orsa abbattuta, per soffermarsi sui provvedimenti amministrativi. Non bisogna mai dimenticarsi degli esempi famosi, come quello di Al Capone fini malissimo per reati fiscali, non certo per essere stato il criminale incallito che era.
Da tempo Fugatti usa sempre la stessa strategia, che solo chi non vuole vedere può ritenere casuale. Il sistema è quello di partire con un'ordinanza di abbattimento mal combinata. Nell'ultimo caso si ordina di abbattere un orso imprecisato, senza avere certezza che sia effettivamente il responsabile di un attacco. Quest'ordinanza verrà immediatamente impugnata dalle associazioni al TAR, che sosterranno l'assenza di prove che identifichino con certezza l'orso, per mancanza del DNA dell'animale. Il TAR non potrà fare altro che sospenderla, per indeterminatezza.
A questo punto, ufficialmente per rimediare l'errore, viene ritirata l'ordinanza sospesa e se ne produce una nuova, con l'esatto DNA della nostra orsa Kj1. Le associazioni nuovamente impugnano e, naturalmente, l'ordinanza viene sospesa nuovamente nella parte in cui si prevede l'abbattimento. Fugatti finge di non sopportare più queste ingerenze che gli impediscono di abbattere l'orsa, ma il suo obiettivo è un altro: poter mettere il radiocollare all'orsa ufficialmente per monitorarla, in realtà perché vuole abbatterla.
L'orsa Kj1 è stata uccisa dall'ultimo ruggito del coniglio, decisamente pavido ma macchiavellico
Il TAR di Trento non ha altre possibilità che sospendere anche la nuova ordinanza, nella parte che riguarda l'abbattimento. Rinviando a settembre il merito, ritenendo che la misura dell'abbattimento sia eccessiva rispetto all'accaduto, che non vi sia un motivo di massima urgenza. Potendo peraltro catturare il plantigrado. Questo però permette a Fugatti di ordinare ai Forestali regionali di mettere il radiocollare all'orsa. Nei limiti e nel rispetto del provvedimento amministrativo, che il nostro Macchiavelli in salsa trentina ha già previsto di eludere.
L'orsa con il radiocollare, a questo punto, diventa tracciabile con certa sicurezza, anche se non assoluta. Per completezza aggiungo che Kj1 è l'unica orsa con radiocollare di tutto il Trentino, e non è certo un caso. A questo punto, nella notte, Fugatti emette una nuova ordinanza di abbattimento, ripetendo il gioco delle tre carte, ma l'unica a perdere è come sempre l'orsa. Trattandosi di un provvedimento di urgenza diviene immediatamente eseguibile, l'orsa ha il radiocollare e quindi è un bersaglio facile, veloce da inviduare. Prima che la nuova ordinanza venga impugnata, parte la fucilata mortale.
Il monarca assoluto del Trentino pensa così di essere riuscito a beffarsi, ancora una volta, della giustizia, degli orsi e degli animalisti. Che come sempre sono costretti a investire risorse per contrastare le sue irrituali e illogiche decisioni. Questo meccanismo viene messo in atto nostante quanto indicato nella seconda sentenza del TAR di Trento:
(omissis) che, in particolare, il principio di proporzionalità richiede che la misura si riveli idonea, necessaria e proporzionale in senso stretto; che , con riferimento al caso di specie, appare rilevante il profilo della idoneità, intesa quale misura che sola può assicurare la tutela degli interessi prevalenti; esaminate - in questa fase cautelare monocratica in cui, si ribadisce, deve essere evitato il prodursi di effetti irreversibili nelle more della trattazione collegiale - le motivazioni addotte a sostegno della scelta di escludere il ricorso alla misura della captivazione quale forma alternativa all’abbattimento; osservato che la diversa tempistica con la quale si può procedere alla captivazione e la necessità di garantire la sicurezza degli operatori indicata dal provvedimento impugnato quali ragioni che giustificano l’abbattimento come unica misura praticabile, non appaiono prime facie sufficienti a sostenere, in termini di necessità, idoneità e proporzionalità, la scelta definitiva dell’abbattimento; che, in ogni caso, resta fermo il principio immanente nell’ordinamento giuridico, qualora necessario, di eventuali azioni scriminate dall’esercizio del diritto di difesa e dello stato di necessità, finalizzate a tutelare l’incolumità degli operatori forestali impegnati nelle operazioni di rimozione e di terze persone da pericoli imminenti determinati dai comportamenti dell’esemplare; ritenuta, quindi la sussistenza dei presupposti di estrema gravità e urgenza richiesti dall’art. 56 c.p.a., tali da giustificare la sospensione temporanea, nelle more della trattazione in sede collegiale ex art. 55 c.p.a., dell’ordinanza impugnata nella parte in cui dispone l’immediato abbattimento dell’orso stante l’evidente irrimediabilità di una sua eventuale esecuzione nelle more della trattazione alla prima camera di consiglio utile; (omissis)
Estratto della sentenza del 22 luglio 2024 pronunciata dalla presidente Alessandra Farina
Potrebbe (forse) essere la trama di un giallo, ma ora qualcuno cerchi le prove
Questa narrazione potrebbe essere la trama di un giallo e potrei anche decidere di scriverlo. Il motivo di questa ricostruzione, che può difettare di prove ma almeno non di logica, è quello di spingere chi di dovere, nel momento in cui diventa di pubblico dominio, alla ricerca delle prove. Il movente certo non manca, se mai questo racconto in qualche modo potesse aderire alla realtà: quello di garantirsi il consenso elettorale. Per certo, per garantire la sicurezza dei trentini, nel peggioredei casi sarebbe stato sufficiente captivare l'orso, nel migliore monitorarne i movimenti impiegando i forestali.
Se mai la Procura della Repubblica potesse trovare verosimile questo o simili racconti sarebbe necessario e doveroso aprire un'inchiesta, in un paese dove l'azione penale è ancora obbligatoria. Senza contare che, oltre al profilo penale, eventuali prove raccolte in questo senso potrebbero portare a qualche addebito anche della magistratura contabile. In queste vicende Fugatti di soldi ne ha buttati davvero tanti, tutti denari dei contribuenti. Senza contare i rischi inutili fatti correre ai trentini per non aver attuato le misure di prevenzione.
Ora con colpevolissimo ritardo prende posizione contro Fugatti anche il ministro Pichetto Fratin e il Ministero dell'Ambiente. Probabilmente qualcuno sta intuendo che il bastione di Fugatti sta iniziando a presentare non poche crepe e che, per questo, conviene abbandonarlo, prima di essere coinvolti nella caduta.
Provincia di Trento e incidenti con gli orsi: l'unica vera responsabile è l'amministrazione del Trentino. Per questo non bisogna farsi trascinare nel campo della contesa, polarizzata, fra chi difende gli orsi e chi, invece, li vuole abbattere. Un campo questo dove, localmente, vince sempre a furor di popolo l'amministrazione trentina. Ampiamente sostenuta dagli elettori che credono che chiunque difenda gli orsi sia un ambientalista da salotto. Credenza diffusa, purtroppo, anche grazie a quei sostenitori degli orsi che si fanno riconoscere sui social per affermazioni tanto emotive quanto dannose.
Se l'eliminazione di ogni rischio è di fatto impossibile ci sono azioni di mitigazione che possono essere compiute. Azioni che probabilmente avrebbero dovuto iniziare molti anni fa, anche a seguito di riflessioni e dubbi sull'attuazione del progetto. Dubbi che già si potevano cogliere in uno studio sulla reintroduzione degli orsi, condotto da Piero Genovesi e altri. La preoccupazione di una mancata accettazione degli orsi era, infatti, ben nota e presente nello "Studio di fattibilità per la reintroduzione dell'Orso bruno (Ursus arctos) sulle Alpi centrali" pubblicato nel 2000 dall'INFS, ora assorbito da ISPRA.
La causa ultima dell'estinzione dell'orso è quindi probabilmente da ricercarsi, più che nelle mutate condizioni ambientali (che pure hanno avuto un ruolo importante), nella persecuzione diretta operata dall'uomo che ha via via assunto un'efficienza maggiore nell'influenzare negativamente la dinamica delle popolazioni locali. Lo sfruttamento agricolo e zootecnico capillare degli ambienti montani ha sicuramente contribuito a rendere maggiormente problematico il rapporto orso-uomo (maggiori danni, minore tolleranza)e a rendere più efficace l'opera di persecuzione cui la specie veniva sottoposta, incentivata a più riprese dal pagamento di taglie per gli orsi uccisi.
Provincia di Trento e incidenti con gli orsi: un progetto di successo fallito nell'accettazione della popolazione
Appare di tutta evidenza che questo progetto, partito negli anni '90 del secolo scorso, per aver un successo "complessivo" avrebbe dovuto aver un percorso molto diverso. Un inizio che doveva prendere avvio dall'accettazione dell'orso da parte dei trentini, che andavano coinvolti non soltanto attraverso qualche dibattito e un sondaggio telefonico. Se è vero infatti che il sondaggio porto all'accettazione del progeto da parte della popolazione è altrettanto vero che l'intero percorso informativo fu un disastro.
Il progetto ha avuto successo esaminando il tasso di crescita di una popolazione oramai estinta al momento della reintroduzione. Mentre è completamente fallito sul fronte dell'accettazione da parte dei locali, come dimostrano i fatti. Una pessima gestione che è partita dalla coda piuttosto che dalla testa. Mettendo in atto una reintroduzione che dopo poco tempo, quando ha iniziato ad avere successo, è stata sempre più osteggiata. Un percorso di successo dovrebbe partire prima dalla creazione dei presupposti affinché venga accolto. Solo quando questo avviene si dovrebbe passare alla successiva fase attuativa. Però così non è stato.
Gli scienziati, spesso, si affezionano più alla teoria che non alla pratica, più al successo dell'esperimento che non alla condivisione sociale. Possiamo quindi dire che, scientificamente, il progetto iniziato nel 1996 come "Life Ursus" abbia avuto successo. Peccato che sia stata però sottovalutata l'ostilità dei trentini, che continuano a vedere solo i problemi, senza comprendere i benefici. Del resto l'orso è animale complesso e molto più "ingombrante" di altri "predatori", pur nella sua grande utilità per gli equilibri di un territorio.
La Provincia di Trento, per decenni, ha solo cercato di risolvere con il Pacobace le criticità senza occuparsi delle cause
Nel 2024 si può ritenere che la responsabilità dell'attuale conflitto uomo/orso sia stata causata dagli amministratori della PAT. In un percorso lungo decenni dove l'ultimo è Maurizio Fugatti che, dal punto di vista dei risultati, è probabilmente il peggiore. Un presidente che crede che tutta la "questione orsi" sia risolvibile abbattendo o incarcerando. Il miglior emblema di una manifesta incapacità nel gestire il conflitto fra uomo e orso. Ricorrendo sempre e solo a toni muscolari, un trucco oratorio che serve a coprire una lunga catena di omissioni.
Il povero Andrea Papi, ucciso a causa di uno sfortunato incontro con l'orsa Jj4 che aveva i cuccioli, se avesse visitato una volta a Jellowstone avrebbe, forse, potuto evitare l'incidente. Non si può sapere con certezza, ma se avesse potuto ricevere la formazione che il parco di Jellowstone fa ai turisti, forse, sarebbe andato a correre nei boschi con altra modalità. In Trentino, invece, secondo Fugatti ci sono solo troppi orsi. Omettendo di dire che c'è anche zero formazione, tardiva e insufficiente informazione e colpevoli mancanze nella messa in sicurezza dei rifiuti. Ma sono proprio i rifiuti il motivo di attrazione degli orsi vicino agli abitati.
Continuare a accusare gli orsi, ripetendo come un mantra che sono troppi e vanno abbattuti, è una dimostrazione di incapacità. Un buon amministratore prima lavora per minimizzare i rischi, facendo corretta informazione e adottando i provvedimenti necessari. Senza ripetere editti bulgari spesso sconfessati dalla magistratura amministrativa. Una gestione complessiva che meriterebbe di essere meglio indagata anche dalla magistratura contabile.
I conflitti con le attività del l'uomo rappresentano la principale causa di minaccia per la conservazione di lupo, lince e orso. È ormai generalmente accettato che un'efficace conservazione dei grandi carnivori deve necessariamente passare attraverso la risoluzione o l'attenuazione di tali conflitti. Per questo motivo, nella realizzazione del presente studio, particolare attenzione è stata riservata all'analisi dei fattori sociali ed economici, attraverso l'utilizzo maggiore, rispetto a precedenti studi di questo tipo condotti in Italia, dei moderni strumenti di analisi deJl'atteggiamento umano e degli aspetti finanziari dell'intervento. Oltre ai potenziali conflitti con l'uomo, anche l'ecologia dell'orso rende l'immissione di questa specie particolarmente problematica; le popolazioni di questo carnivoro, infatti, presentano densità molto basse, hanno requisiti spaziali enormi, sono caratterizzate da bassissimi tassi di accrescimento.
Impedire che gli orsi diventino confidenti è importante, ma un'orsa con i cuccioli non è un orso confidente o pericoloso
Sostenere che abbattendo qualche orso si riducano gli incidenti è soltanto un proclama a effetto.Recenti studi sostengono che abbattimenti e dissuasione non siano efficaci quanto la corretta gestione dei rifiuti. Unica certezza effettiva sulle rimozioni è il consenso popolare che l'amministrazione ottiene, basato in gran parte sulla scarsa conoscenza delle problematiche di gestione degli orsi. Convinzioni alimentate da cattivi amministratori che non si preoccupano di mettere le basi per un'effettiva coesistenza. Ben sapendo che gli orsi oramai ci sono, che non verrà mai permesso di abbatterli tutti e che, senza informazione, gli incidenti potranno solo ripetersi.
In Trentino si continua a non capire l'importanza e l'indotto creato dal turismo ecologico, al contrario di quanto è avvenuto in Abruzzo. Considerazioni oramai sempre più necessarie in un territorio montano in cui, con molte probabilità, fra un decennio l'assenza di neve e di acqua renderanno sempre più difficile poter sciare. Un ecosistema ben conservato potrebbe essere, invece, molto più attrattivo, come dimostrano i flussi turistici delle zone in cui insistono aree protette. Magari cercando anche di replicare il cosiddetto "sistema Malles", che ha portato a eliminare i pesticidi in quel comune. Pesticidi che, invece, in Val Venosta sono stati trovati anche in alta quota a causa di un loro uso massiccio nelle coltivazioni delle mele.
Il rischio di essere feriti o uccisi dagli orsi è molto basso: in Italia ogni anno muoiono almeno 20 persone a causa degli effetti delle punture di insetti. I casi di incontri/scontri con gli orsi, invece, hanno causato negli ultimi cinque anni un morto e sette feriti, molti dei quali lievi, Incidenti che potevano in parte essere evitati, con condotte corrette (cani al guinzaglio) e buona informazione. L'orsa che Fugatti vorrebbe abbattere vive in Trentino da un quarto di secolo e non ha mai causato problemi. Ora la si vorrebbe, invece, far passare per un orso pericoloso.
Senza poter dimenticare che in Trentino ci sono stati almeno 18 feriti, nell'ultimo quinquennio, a causa di incidenti legati alla caccia. Dati alla mano parrebbe essere tempo di smettere con gli allarmismi iniziando a lavorare seriamente per una pacifica coesistenza.
Lupi e orsi: chi soffia sul fuoco per risolvere un (suo) problema? La risposta è composita ma non così difficile. Bisogna iniziare a dire che al contrario delle azioni virtuose, che richiedono impegno, quelle populiste si diffondono in fretta e hanno facile presa. Resta più facile assimilare lo slogan "orsi e lupi sono troppi" piuttosto che comprendere che il concetto di essere troppi è ascientifico, demagogico e, diciamolo, anche un po' stupido! Al contrario degli uomini le popolazioni degli animali crescono o decrescono sulla base delle risorse del territorio.
Quindi, semmai, la giusta considerazione dovrebbe passare attraverso un'altra domanda, che potrebbe essere: "come mai i predatori sembrano essere così tanti?". Pur partendo dal presupposto che in Italia non abbiamo una popolazione di predatori così esuberante, come dimostra la grande diffusione delle loro prede come cinghiali e altri ungulati. Ma si che l'interesse dei cittadini non è realmente quantitativo ma spesso soltanto di prossimità. Se lupi e orsi fossero dieci volte quelli che sono ma vivessero esclusivamente nel cuore dei boschi solo i cacciatori e gli allevatori di montagna avrebbero a che ridire. Se non fosse che spargiamo rifiuti e alimenti che li attraggono vicino ai centri abitati.
Alla stragrande maggioranza degli italiani questa vicenda appassiona e spaventa poco, anche se appassiona molto di più quelli che orsi e lupi li difendono. Talvolta chi difende i predatori è più approssimativo di Coldiretti e questo certo non giova al fronte che difende orsi e lupi. Così finisce che fra difese spesso solo emotive e prive di contenuto e accuse sostenute dall'ampio fronte agricolo-venatorio finisce sempre che pare aver ragione quest'ultimo. Che da anni strepita contro orsi e lupi ai quali vorrebbe poter sparare, vedendoli come insopportabili competitori nello sfruttamento del territorio.
Lupi e orsi, chi soffia sul fuoco e chi parla di gestione da migliorare e di coesistenza da accettare come inevitabile
La coesistenza con il mondo naturale è sempre stata difficile per l'uomo. Nei secoli della sua esistenza, dopo essere passato da lance e frecce a armi più efficaci l'uomo ha costantemente dimosrato di sapere fare veri disastri. In nome di un malinteso quanto improbabile "il pianeta è tutto mio" la nostra specie si è distinta per innumerevoli progressi garantiti per i sapiens a costo di enormi danni per gli altri animali. Questa attitudine distruttiva ha messo più e più volte a rischio gli equilibri ambientali e ha portato all'estinzione numerosi altri abitanti del pianeta. Un fatto difficile da contestare anche dal più brillante degli scienziati o dal più fantasioso dei comunicatori.
I maggiori organismi mondiali, dall'ONU all IUCN per arrivare alle isituzioni europee, sostengono da tempo che dobbiamo provvedere a proteggere e a rinaturalizzare un terzo della superficie del pianeta. Quando parliamo di rinaturalizzare significa che dobbiamo ricreare gli equilibri perduti. E non ci può essere equilibrio se non attraverso un rapporto bilanciato fra prede e predatori. Senza predatori gli equilibri vanno in frantumi, si rompono a tutto vantaggio delle prede, che poi nuovamente rappresentano un pericolo per agricoltori e allevatori. Classico gatto che si morde la coda.
Lupi e orsi sono una componente necessaria dell'equilibrio, come lo saranno sciacalli e linci
Tolto quello zoccolo duro di ignoranti (nel senso che ignorano) e cocciuti che ancora credono che il lupo sia stato lanciato dagli ecologisti dagli elicotteri, oramai dovrebbe essere chiaro ai più che sono gli errori a generare i problemi. Questi "errori" hanno creato situazioni difficili da sanare, perché una volta fatta la frittata non si possono più recuperare le uova. Introdurre cinghiali di specie balcanica, più grandi e più prolifici, è stato un errore, come sono stati gravi errori quelli di introdurre nutrie, parrocchetti, scoiattoli grigi, tartarughe palustri della Florida, gamberi della Lousiana. Errori che si sono dimostrati irreparabili, nonostante tante chiacchiere sull'eradicazione degli animali alieni.
Da decenni si considerano i cinghiali dannosi e si organizzano operazioni di controllo affidate ai cacciatori. Il risultato è stato un incremento di questi suidi sul territorio, fatto che dimostra, senza possibilità di dubbio, che la gestione a fucilate sia fallimentare. Sono decenni che sterminiamo nutrie, spariamo ai cinghiali, uccidiamo corvidi e piccioni senza ottenere alcun risultato. Non piccoli progressi, non segni incoraggianti, non trend in decrescita ma proprio nessunissimo risultato se non un costante peggioramento delle cose.
Eppure ancora oggi Coldiretti racconta ai suoi sostenitori che si possa contenere il numero dei predatori a fucilate! Ancora oggi dobbiamo assistere a spettacoli indecorosi come quello dell'amministrazione trentina, che sembra non aver altro problema sul territorio escludendo quello degli orsi. Almeno sino a quando un'informazione disattenta, quando non colpevolmente addomesticata, non racconterà con voce più alta che si possono correre più rischi con l'esposizione ai pesticidi, tanto usati nella coltivazione delle mele, che non a causa degli orsi.
Gli abbattimenti sono presentati come la chiave di volta per risolvere il problema, ma questa è una bugia pericolosa
Sicuramente costa meno garantire il diritto di tirare qualche fucilata piuttosto che sedersi a ragionare, non tanto sul perché ma sul come coesistere. Oramai anche uno stupido in buona fede sa che non è ammazzando 20 lupi che diminuiranno gli attacchi agli animali allevati. Per un predatore un vitello o una pecora senza protezione, senza cani né recinti elettrici efficaci, rappresenta una risorsa come, per noi, un'offerta speciale in un supermercato. L'importanza dell'offerta è il risparmio energetico rispetto alla caccia di un selvatico, fattore che non ha una varianza basata sul numero dei predatori.
Quindi un'associazione di categoria corretta dovrebbe dire ai suoi associati che se non vogliono perdere animali devono smettere di considerare l'allevamento allo stato brado un hobby. Servono persone presenti, che vanno pagate, cani da guardiania e recinti. Spiegando anche che meno animali saranno in offerta libera per i grandi carnivori, più questi orienteranno le predazioni verso gli ungulati selvatici. In questo modo gli agricoltori avranno minori perdite, ma anche minori danni nei campi coltivati. E invece no, meglio conquistare la piazza gettando benzina sul fuoco, così che a sentirli gridare ricordano pericolose adunate del passato.
Una politica attenta, invece, dovrebbe seguire un po' più la scienza e meno la piazza, promuovendo la cultura e non seguendo un populismo scellerato. Cominciando con il dire agli allevatori che se lasciano gli animali al pascolo senza vigilanza né recinti elettrici gli indennizzi se li possono sognare. Del resto nessuna assicurazione al mondo pagherebbe mai qualcuno che salga bendato sull'auto e si schianti alla prima curva, salvo che, come fa la politica, non faccia rimborsi con soldi che non sono suoi.
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