Genova dice no al circo con animali e non concede il permesso di attendamento al complesso circense "Africa" di Paolo Orfei. Una scelta coraggiosa, in tempi in cui i governi nazionali hanno sempre rimandato i provvedimenti volti a eliminare gli animali dai circhi. Il diniego all'attendamento porterà il circo di Paolo Orfei a presentare ricorso al TAR della Liguria in quanto, in assenza di una normativa che impedisca l'uso degli animali, il circo è uno spettacolo tutelato dal nostro ordinamento.
La giunta retta da Silvia Salis, una sindaca che ci ha abituato a comportamenti decisamente inusuali e controcorrente, ha adottato il provvedimento con consapevolezza. Ben sapendo che l'esito del ricorso potrebbe smentire l'amministrazione della Lanterna, considerando che i circhi ricorrono sempre in caso di dinieghi totali o parziali delle autorizzazioni. Quello che i cittadini non sanno è che, al pari di altre attività dannose per gli animali, anche i circhi sono sovvenzionati dallo Stato con il Fondo Unico dello Spettacolo. Quindi ogni cittadino italiano sovvenziona, pro quota, anche lo sfuttamento degli animali dei circhi.
Il circo sta lottando contro sé stesso, andando contro al sentimento negativo dell'opinione pubblica
La mancanza di coraggio e di lungimiranza rischia di portare la maggioranza delle imprese circensi italiane alla chiusura. Fagocitate dai grandi complessi circensi internazionali, capaci di mettere in scena spettacoli fantastici e privi di sofferenza animale. Voler andare contro una diversa sensibilità del pubblico non porterà fortuna alle molte imprese italiane del settore e la loro definitiva chiusura sarà soltanto una questione di tempo.
Nel frattempo, fra condanne, sequestri e dinieghi lo spettacolo con animali si dibatte fra mille difficoltà, che causano ulteriori sofferenze agli animali. Il maltrattamento di leoni, tigri, elefanti e altre specie detenute per lo spettacolo non è dovuto solo all'addestramento ma alle condizioni di vita tipiche dello spettacolo viaggiante, Spazi ristretti, poco movimento, comportamenti naturali azzerati rappresentano realtà immodificabili, legati alla necessità di avere mezzi compatibili al loro movimento su gomma. Per questa ragione non potrà mai esserci un circo che non maltratti gli animali che impiega e questa è la motivazione per la quale, fra le altre, non potrà mai esserci un circo rispettoso dei diritti e del benessere degli animli.
L'ultimo spettacolo, per un circo senza animali e senza sofferenza, al passo con la sensibilità verso i diritti degli animali. Un docufilm prodotto da LAV che racconta una storia di liberazione, passando attraverso le carenze degli organi di controllo che hanno incredibilmente consentito, per molti anni, uno spettacolo indegno. Mi sono occupato per molto tempo del controllo dei circhi eppure non ho mai visto una situazione tanto drammatica come quella raccontata nel film del bravo regista Andrea Morabito.
"L'ultimo spettacolo" è un film che, grazie alle immagini, porta chi guarda all'interno di un mondo circense ottocentesco, indegno di un paese civile. Restituendo allo spettatore non soltanto il senso di impotenza per le omissioni di chi doveva e poteva fare qualcosa, ma anche la speranza di un cambiamento. Per questi animali, per quasi tutti loro, con il sequestro è stato possibile vedere nuove prospettive di vita, in un ambiente diverso come quello del santuario Animatura di Semproniano.
"L'ultimo spettacolo" rappresenta la sintesi che deve portare a un circo senza animali
Il film, realizzato con garbo, con tono fermo ma equilibrato, raccontan lo spaccato di un mondo che non ha più ragion d'essere. Un mondo che, in verità, forse non ha mai avuto ragione di essere, perché esibire il dominio dell'uomo sugli animali, la prepotenza e la negazione dei diritti fa parte di una cultura indifendibile. Verso gli uomini e verso gli animali, camminando su un percorso che noi sapiens non abbiamo mai veramente interrotto.
Nelle immagini del docufilm si vede anche Madiba, il leone della foto. Un leone che avevo sequestrato a un altro circo, con la Polizia Provinciale di Monza e Brianza, nell'ormai lontano 2012. Poterlo vedere in un ambiente accogliente dove ha potuto vivere con una leonessa, fino alla sua morte, è stato commovente. Pur con la consapevolezza che per un animale selvatico la cattività, pur gestita nel migliore dei modi, resta sempre una forma di costrizione, di alterazione e di sofferenza. Un dato di fatto che dovrebbe portare a compiere complesse riflessioni sui nostri rapporti con gli animali selvatici.
Il docufilm compirà un lungo viaggio nelle sale italiane e il consiglio è di andare a vederlo sul grande schermo. Non ha immagini crude, nei limiti della narrazione, ma porta a comprendere, ancora una volta, come il nostro percorso a fianco degli animali richieda rispetto. Gli animali selvatici non vogliono essere amati, coccolati o avere forzati rapporti con noi: la loro etologia ci chiede di rispettarli per quello che sono, nella loro selvatica animalità.
Non ci saranno mai veri diritti per gli animali fino a quando ci saranno continue omissioni nei controlli
La vicenda del circo Martin, il racconto, a tratti surreale, della lunga catena di omissioni che hanno portato a perpetuare nel tempo una situazione inaccettabile, merita qualche considerazione. La prima è che consiglio la visione di questo film a tutti i pubblici ministeri che possano, anche per una volta, trovarsi al cospetto di una notizia di reato che riguarda un maltrattamento di animali. Questo circo, infatti, ha avuto numerose denunce fatte dalle associazioni prima di arrivare al sequestro e alla condanna definitiva: tutte esitate in archiviazioni. Per fortuna la Procura di Tempio Pausania, nel 2014, ha efficacemente messo in atto quanto la legge prevede in questi casi. Superando le secche di tantissimi ricorsi.
La seconda considerazione è che ci si deve chiedere dove fossero le autorità di pubblica sicurezza in tutte le tappe del tour del circo Martin. Che portava in pista un orso e una tigre (in groppa a un cavallo, situazione davvero terribile per una preda) senza gabbie, esponendo il pubblico a gravissimi rischi. A ogni spostamento un circo viene visitato dalla commissione provinciale o comunale che deve concedere l'agibilità, verificando anche le condizioni degli animali, che versavano in pessime condizioni.
Terza e ultima considerazione, ma non per importanza, riguarda i servizi veterinari dell'isola, che evidentemente hanno omesso di rilevare le condizioni afflittive evidenziate da altri colleghi, nominati quali periti. Dimenticandosi, forse, che la qualifica di ufficiali di Polizia Giudiziaria che ricoprono li obbliga a interventi concreti in presenza di reati. Questo comportamento, purtroppo non così raro, di fatto vanifica le tutele che la legge garantisce, seppur in modo circoscritto, agli animali. Considerazioni che portano a dire che forse, nel procedimento, avrebbero dovuto esserci come imputati anche quei pubblici ufficiali che hanno omesso di compiere il loro dovere.
Caccia, circo, commercio animali: può andare solo di male in peggio con un governo che non ha alcuna attenzione verso i diritti degli animali e per la tutela dell'ambiente. Fra una manciata di settimane, esattamente il 18 agosto, scadranno i termini previsti dalla legge delega per approvare norme che portino alla progressiva eliminazione degli animali dai circhi. Se nulla accadrà, come pare molto probabile, per la seconda volta sarà necessario ricominciare tutto da capo. La storia dell'eliminazione degli animali dai circhi parte infatti dall'oramai lontano 2017, quando prima il governo Franceschini e poi quello Conte lasciarono scadere i termini della riforma.
Nonostante le richieste delle associazioni sarà difficile che l'attuale esecutivo voglia dare seguito a una normativa che preveda l'eliminazione degli animali dai circhi. Non tanto e non soltanto perché i circensi pur essendo pochi votano ma per una questione ideologica, che vede assolutamente legittima ogni forma di sfruttamento degli animali. Lo dimostrano ogni giorno le dichiarazioni fatte dai vari ministri su allevamenti, caccia, clima e molte altre questioni. Una situazione che, oramai, rende impossibile parlare di questi temi senza schierarsi politicamente. Questa è la prima volta, dalla nascita della repubblica, che un esecutivo risulta così schierato contro la tutela dell'ambiente e dei diritti di tutti gli esseri viventi.
Su caccia, circo e commercio animali andrebbero prese decisioni in sintonia con la normativa europea
Se ora FdI ha compiuto un passo indietro sugli emendamenti "caccia selvaggia" è soltanto perchè in questo momento il governo è sotto attacco. Con il presidente Mattarella che lancia un pesante monito sulla difesa della democrazia, che non può essere asservita alle necessità di governo. Mai come in questi giorni abbiamo assistito a una presenza molto importante di messaggi del Quirinale sui social. Questa situazione deve aver convinto la presidente Meloni a fare, almeno su materie accessorie come la caccia, un passo indietro. Per non andare contro al volere dei cittadini che la caccia, a grande maggioranza, la vorrebbero abolire.
In questo momento non è possibile difendere i diritti degli animali e la tutela dell'ambiente senza schierarsi, Senza dire senza mezzi termini che questo governo è palesemente contrario a riconoscere i diritti degli animali, e non soltanto. L'esecutivo Meloni difende l'allevamento intensivo, sostiene la caccia come se chi la pratica fosse una risorsa fondamentale per il nostro paese. Avversando i metodi alternativi come la carne coltivata e l'elenco potrebbe essere molto lungo. Un governo che risulta senza visione complessiva del problema ambientale, più intento a garantire almeno lo status quo a alcune categorie che non la tutela dei diritti, da quelli delle persone a quelli degli animali non umani!
Quella sofferenza muta degli animali selvatici costretti a vivere nelle nostre case
Da molti mesi, esattamente dalla pubblicazione del decreto Legislativo 135/2022, si è in attesa dell'emanazione della cosiddetta "lista negativa", quella che indicherà le specie che non possono essere oggetto di commercio. Per motivi di prudenza, per evitare la possibilità di ripetere invasioni come quelle dei parrocchetti, degli ibis sacri, delle nutrie e degli scoiattoli grigi ma anche per altre ragioni. Il commercio e la detenzione di animali selvatici rappresenta un rischio per la salute, per la trasmissione di possibili zoonosi, ma anche una causa di sofferenza per gli animali.
Privare un uccello della possibilità di volare per tenerlo in gabbia è un atto crudele
Animali che in circo non ci dovrebbero più stare da tempo, ma che grazie a una serie di dilazioni imposte dalla politica, sono ancora presenti e costretti in gabbia. Il leone Kimba a Ladispoli ha potuto avere solo sette ore di libertà vigilata, che sicuramente lo ha più spaventato che reso felice. Considerando che questi animali conoscono soltanto la gabbia e la pista e lo spettacolo sotto il tendone. Animali che la legge definisce come "pericolosi per la pubblica incolumità" e che i circhi ancora detengono grazie a apposite autorizzazioni prefettizie. Che dovrebbero servire a garantire la sicurezza dei cittadini ma così quasi sempre non è.
Puntuale come la scadenza della tasse a ogni episodio i circensi, che avrebbero dovuto essere custodi diligenti degli animali, danno la colpa a presunti blitz messi in atto dagli animalisti. Scriteriati che liberano gli animali per creare un danno ai circhi, senza preoccuparsi della sicurezza e dell'incolumità degli animali. Dichiarazioni che si sono sempre rivelate di fantasia, ma che anche se fossero vere dovrebbero far pensare, e molto, sull'idoneità dei circensi a custodire animali pericolosi. Uno dei tanti problemi aperti e mai risolti creati dalla presenza di animali nel circo.
Leone in fuga dal circo a Ladispoli: come avrà fatto Kimba a scappare visto che è considerato un animale pericoloso?
Come detto i circensi per poter detenere animali pericolosi, così classificati per legge, devono avere una speciale autorizzazione rilasciata da un Prefetto. Questa relazione dovrebbe contenere la precisa indicazione del custode, l'identificaziuone dell'animale e il luogo di custodia, che dovrebbe essere individuato sulla base di planimetrie asseverate. Ma, come spesso accade nell'applicazione delle normative in Italia, il ma diventa un forse e il forse si trasforma spesso in un'assenza di verifiche. Così potrebbe essere che nell'autorizzazione prefettizia manchino le planimetrie delle strutture o che queste siano diverse da quelle indicate oppure ancora che le descrizioni siano solo parziali.
Chi controlla non controlla bene, forse non sa effettivamente cosa controllare e così le autorizzazioni che dovrebbero essere puntuali, sono poco rispondenti a un effettiva verifica. Demandando ai circensi di garantire la sicurezza dei cittadini e degli animali. Un grande errore che solo la fortuna ha sempre evitato si trasformasse in una tragedia. Questi controlli spesso inefficaci, mi perdonerà il sindaco di Ladispoli che si è subito chiamato fuori da ogni responsabilità, sono fatti in ogni piazza in cui il circhio decide di far spettacolo. Se fossero fatti in modo serio e con competenza questi episodi non sarebbero così frequenti ma, soprattutto, la vita degli animali nei circhi sarebbe almeno un poco migliore!
A seconda del numero di spettatori che possono essere ospitati sotto il tendone il circo viene visitato dalla Commissione comunale o provinciale di vigilanza, che verifica o dovrebbe verificare molte cose. Fra le quali ci sono sicuramente le strutture che ospitano gli animali e anche quelli identificati come pericolosi. Quindi questa valutazione passa dal vaglio degli uffici comunali, della Polizia Locale e almeno dei Vigili del Fuoco. Per questo non è proprio vero che il Comune di Ladispoli nulla potesse fare. Se avesse probabilmente avuto conoscenza e competenza reale nell'applicare le normative.
Il leone Kimba è stato fatto fuggire dagli animalisti? Se anche fosse significa che la custodia di un animale pericoloso è approssimativa.
Animalisti come commando, che eludono la sorveglianza dei circensi, si infiltrano dietro una fitta rete di strutture a difesa della sicurezza dei cittadini e liberano Kimba. Una ricostruzione ovviamente di fantasia perché le misure di sicurezza sarebbero state al massimo quelle garantite da un chiavistello e da un lucchetto. Non sarebbe servito certo un team della Delta Force per liberare lo sventurato felino. Questo perché nonostante tutto non vengono messe in atto reali misure di sicurezza. Come la recinzione con doppia cinta, allarmi con sensori di movimento o altri congegni elettronici.
I circhi con animali sono oramai un retaggio del passato, dove il maltrattamento è legato alle condizioni di detenzione, le cui regole di fatto non sono mai state fissate. Tanto da dover far intervenire con una atto amministrativo sui generis la Commissione CITES. Che, con buona volontà, ha tracciato un perimetro che la politica in decenni non aveva mai definito. Per colpa grave, lasciando che tutto il settore fosse normato atraverso una legge del 1968 che nulla dice circa gli animali.
Quello che è sicuro è che in questi decenni si sono susseguiti centinaia di migliaia di controlli approssimativi. Spesso fatti senza neanche seguire le regole di minima fissate dalla legge. Perché ogni volta che un circo cambia Comnune è sottoposto a controlli, che però molto raramente si rivelano efficaci. Inutile poi lamentarsi se il leone scappa. Mai come in questo caso risulta vero che le stalle si cerca di chiuderle quando i buoi sono già scappati, come dice il proverbio!
Circo e animali, proteste a Brescia delle associazioni contro il Circo di Maya Orfei che porta in città lo spettacolo Madagascar, esibendo oltre cento animali. Fra i motivi delle proteste anche il luogo di attendamento del complesso circense, che si è insediato su una spianata di cemento. Con gli animali costretti a passare dagli spazi angusti dei carrozzoni da trasporto a recinti esterni allestiti sul cemento del piazzale. Uno spazio non adatto a consentire un seppur minimo benessere alle numerose specie che il circo si vanta di ospitare. Per correttezza, però, bisogna dire che gli spazi dove attendarsi non li scelgono i circensi ma i Comuni e in questo caso la città di Brescia.
L'unica legge che regolamenta la materia degli spettacoli circensi risale al 1968 e non è mai stata svecchiata, lasciando che le scarse regole diventassero una via di fuga per amministrazioni e circhi. I Comuni hanno per legge l'obbligo di indicare un luogo dove i circhi, se in regola con le norme sulla sicurezza degli spettacoli, possono attendarsi e Brescia, da sempre, mette a disposizione questo spazio, che è una distesa di cemento, come accade in quasi tutte le città. La responsabilità delle amministrazioni comunali è quella di dare le autorizzazioni obbligatorie, valutando il circo nel suo complesso. Verificando con attenzione tutti gli aspetti, dalla sicurezza degli spettatori alle condizioni di vita degli animali.
Circo e animali, le proteste di Brescia devono essere rivolte al Comune che ha consentito l'attendamento
Quasi sempre quando vengono fatti i controlli preventivi della commissione provinciale di vigilanza, composta fra gli altri anche da personale del servizio veterinario pubblico, tutto sembra essere in regola. In base a valutazioni fatte senza tenere conto delle esigenze degli animali, potendo i Comuni dare ai circhi prescrizioni vincolanti. Se i circensi sono responsabili di usare ancora gli animali negli spettacoli i Comuni hanno la responsabilità dei controlli fatti secondo il metodo "così fan tutti". Con verifiche eseguite puntualmente, applicando alla lettera le poche norme, sarebbero ben pochi i circhi in grado di ottenere il nulla osta.
Esistono diverse norme che i Comuni possono utilizzare, anche se sono sprovvisti di un regolamento sulla tutela degli animali. A cominciare dalle regole che il Sindaco può imporre, come autorità di pubblica sicurezza, nel momento in cui vi è presenza di animali pericolosi. Pretendendo, per esempio, che i recinti che ospitano gli animali all'esterno, obbligatori secondo le prescrizioni della Commissione Scientifica CITES, abbiano una doppia cinta. Una precauzione che eviterebbe, come spesso accade, che gli animali evadano dai recinti per darsi alla fuga nelle strade cittadine.
La seconda possibilità che hanno è di subordinare la concessione del nulla osta allo spettacolo al puntuale rispetto delle direttive CITES, che prevedono una serie di criteri. I recinti esterni, ad esempio, devono essere dotati di arricchimenti ambientali, per consentire agli animali di non patire la noia. Inoltre devono avere vasche idonee per consentire il bagno a tutte le specie con consuetudini acquatiche, come tigri e ippopotami. Un ippopotamo che sia tenuto in condizioni che non gli consentano di potersi immergere a piacimento deve essere considerato in una situazione di maltrattamento. Per queste specie galleggiare sull'acqua significa scaricare il peso dalle zampe e questo è un bisogno irrinunciabile.
Gli zoo viaggianti non devono essere autorizzati per le visite del pubblico
I servizi veterinari e la polizia locale hanno degli obblighi che sono relativi anche all'accertamento del benessere animale. Che devono e possono verificare nel corso delle verifiche preventive, vincolando il parere favorevole della commissione al rispetto effettivo delle, poche, norme. Peraltro ci sono sentenze della Cassazione che hanno riconosciuto limiti nell'esclusione dall'applicazione della legge 189/2004, che tutela gli animali dai maltrattamenti. Una sorta di salvacondotto limitato, possibile solo sino a che vengono rispettate le leggi speciali in materia. Considerando che la legge di riferimento per i circhi è solo la 337/1968, che nulla stabilisce in materia di benessere animale, la tutela dai maltrattamenti resta quindi pienamente operativa.
I Comuni devono poi espressamente vietare l'esibizione degli animali negli zoo itineranti perché l'attività espositiva non rientra in quella circense, salvo che non sia intestata a diversa personalità giuridica. Ma se così fosse le autorizzazioni devono essere separate e distinte e gli animali della mostra faunistica non dovrebbero essere quelli usati negli spettacoli. Analogo discorso e verifica devono essere compiute sulle modalità di detenzione degli animali pericolosi, che richiedono un'espressa autorizzazione rilasciata da una Prefettura. Nell'autorizzazione dovrebbero essere allegate anche le planimetrie delle strutture di detenzione autorizzate. Queste licenze, obbligatorie, non vengono quasi mai verificate.
Il mondo del circo è complesso ma troppo spesso i controlli vengono realizzati seguendo la logica che al circo tutto, o quasi, sia permesso, ma non è così. In attesa che si arrivi a una dismissione degli animali nei circhi, un percorso lento ma oramai ineluttabile, i cittadini hanno il diritto di pretendere controlli efficaci. Capaci di garantire l'incolumità di animali e spettatori e condizioni di vita che rispettino almeno le prescrizioni stabilite dalla Commissione CITES, proprio per garantire un benessere minimo.
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