Caccia: cercasi voti in cambio di concessioni contro natura

Caccia: cercasi voti in cambio di concessioni contro natura

Caccia: cercasi voti in cambio di concessioni contro natura che vadano in direzione opposta ai pareri di scienziati e corti di giustizia! Questa è la sintesi di un emendamento presentato dal solito deputato leghista Bruzzone che in poco tempo ha fatto scempio di una sentenza del TAR della Lombardia, che aveva sancito l'illegalità della caccia sui valichi montani. Una decisione che va contro la Direttiva Uccelli perché i valichi, come è noto anche ai bimbi, rappresentano corridoi utilizzati dagli uccelli migratori durante il loro trasferimento. Passaggi importantissimi per la biodiversità che non dovrebbero tornare a essere poligoni di tiro.

Tutto normale invece secondo il ministro Lollobrigida, che ha dichiarato che con questo emendamento viene finalmente ristabilità la normalità. Evidentemente considerando normale che si possano continuare a fare normative ad hoc per fare sempre maggiori concessioni al mondo venatorio, quasi sempre in aperto contrasto delle normative comunitarie. Una scelta che espone l'Italia a diverse procedure sanzionatorie i cui costi finiscono, come sempre, sulle spalle degli italiani. di tutti gli italiani. Come succederà a breve con l'approvazione della legge di modifica della 157/92 che vuole estendere ancora una volta le concessioni già fatte al mondo venatorio.

Viene da pensare all'ormai lontano 1977, quando un parlamento coraggioso votò una modifica epocale della normativa sulla caccia, trasformando la fauna selvatica da res nullius (cosa di tutti) a patrimonio indisponibile dello Stato. Una normativa fatta in anni nei quali la tutela della natura e dell'ambiente erano temi fomandamentali, portati avanti da un movimento capace di plasmare le scelte politiche. Grazie a quel cambio di normativa si fece un salto epocale che mise le basi per una diversa considerazione del patrimonio naturale, che era tutelato nell'interesse collettivo dei cittadini. Quegli anni settanta che furono anche il tempo in cui il lupo fu dichiarato specie particolarmente protetta, salvandolo dall'estinzione.

La caccia sui valichi alla fauna migratoria serve a far volare il consenso politico dei cacciatori

Secondo la norma attuale la fauna italiana è un patrimonio indisponibile dello Stato. Un bene tutelato nell'interesse della comunità nazionale e internazionale. Un'affermazione così potente che dovrebbe mettere questo patrimonio al sicuro da ogni attività che possa comprometterlo. Trattandosi del bene comune di un paese che, a grande maggioranza, è contrario alla caccia non dovrebbe essere minacciato da chi governa. Invece quello che sta accadendo è l'esatto contrario: favore a pochi ma votanti, negazione del diritto a tanti ma astenuti. Perchè la politica è fatta di numeri e non di pareri espressi nei sondaggi o di cuoricini messi sui social.

Se l'arroganza di determinate categorie sta rendendo l'aria irrespirabile è sempre vero che chi ha la maggioranza decide. Può non piacere ma è una regola alla base della democrazia, tanto netta quanto immune da critiche. Intorno a questa regola si possono costruire mille ragionamenti ma l'unico che conta è che chi prende più voti governa. Quindi, se siete fra i disillusi da una politica che non vi rappresenta e avete deciso di disertare le urne, non vi potete lamentare. Se invece siete fra quanti hanno votato i partiti dell'attuale maggioranza sapevate già come andava a finire. Questi partiti stanno alla tutela faunistica quanto Attila stesse alla tutela dei deboli e del patrimonio culturale.

Qualcuno potrebbe eccepire che i politici sono tutti uguali: personalmente detesto le generalizzazioni ma anche questa è una possibile chiave di lettura. Occorre quindi cercare di far capire ai politici che le persone che hanno a cuore l'ambiente sono molti di più dei cacciatori. Ma bisognerebbe dar loro una dimostrazione tangibile di questa realtà, votando i candidati e i partiti più attenti alla difesa della natura. La conclusione è quindi che il teorema è bello ma la dimostrazione manca. Per questo Lollobrigida, Bruzzone e soci continueranno a scegliere per tutto il paese. Mentre gli uccelli migratori continueranno a cadere sotto il piombo di pochi.

Il difficile percorso della coesistenza è minato dall’arroganza di specie

Il difficile percorso della coesistenza

Il difficile percorso della coesistenza è minato dall'arroganza di specie, quella che porta noi uomini, da sempre, a vivere in perenne conflitto. Si fa tanto parlare in questo tempo della necessità di convivere con gli altri animali che abitano il pianeta, di essere capaci di creare armonia. Perché dall'armonia nasce l'equilibrio e da quest'ultimo scaturisce la possibilità per l'uomo, nonostante i suoi scellerati comportamenti, di continuare a vivere su questo pianeta. Che continua a dare segni di irrequietudine nei confronti dei sapiens per farci capire che stiamo sbagliando il percorso evolutivo.

Chi fa divulgazione spende ore a illustrare le motivazioni per le quali sarebbe interesse comune, ma soprattutto nostro, cercare di trovare un equilibrio con le altre specie. Motivo per il quale non sarebbe cosa molto intelligente pensare di sterminare i predatori, solo per poter togliere di mezzo dei fastidiosi competitori. Pensieri per i quali si ricevono continue critiche da chi pensa che un'entità superiore abbia dato la Terra all'uomo per farne tutto ciò che gli aggrada. Un dominio incontrastato e padronale su un ecosistema così complesso che noi non sappiamo neanche da che parte iniziare a gestirlo davvero.

Dopo aver pensato come far digerire la pillola della coesistenza fra animali diversi però balza agli occhi la cruda realtà: non c'è pace possibile neanche fra gli uomini. Mai come nel tempo presente appare evidente che la nostra specie viva in un costante tentativo di autodistruzione. Un destino che pare sempre più probabile con il progredire della tecnologia, perché dobbiamo riflettere sul fatto che se siamo ancora qui a parlarne è solo perché siamo partiti da asce e lance. Che però in circa duemila anni di percorso si sono trasformate in missili nucleari con un micidiale potere distruttivo.

Il difficile percorso della coesistenza è minato da arroganza e stupidità, da protervia e mancanza di visione

La realtà è che se siamo ancora qui a discuterne è, in fondo, solo il risultato di una serie fortunata di combinazioni. Quelle che hanno fatto sì che una guerra atomica globale non sia ancora avvenuta, mentre noi ci stiamo preoccupando di inutili questioni di contorno. Possiamo davvero pensare di parlare di coesistenza in un mondo che non si sofferma a guardare neanche i corpi dei bambini dilaniati dalle bombe? Che non si commuove di fronte a poveri esseri umani piagati e piegati da fame e carestie? Che non sembra scuotersi nemmeno di fronte a una situazione ogni giorno più apocalittica?

Per vedere speranze sembra di dover guardare alle pecore nere, in quelle persone diverse e fuori dal coro che sappiano cercare, almeno cercare, di modificare il corso degli eventi. Servirebbero pecore nere (ma non di quel nero, nero dittatura) che diventino leader, che possano provare a imprimere una diversa direzione di marcia. Diversamente il parere sugli orsi degli abitanti della Val di Sole, la loro non disponibilità a convivere, conterà meno di nulla perché non sarà li che la nostra specie si giocherà il futuro. Certo, potrebbe essere una visione ancora poco realistica, ma certo molto lontana dall'essere fantascienza.

Avere visione significa guardare alle prossime generazioni, mentre gli stupidi guardano solo al dopodomani

Forse siamo troppo occupati a guardarci i piedi per capire che se continua così avremo ben poca terra su cui appoggiarli. Forse verrà un momento in cui ci pentiremo di non aver fatto abbastanza per difendere la coesistenza e per diffondere l'empatia. Forse verrà un momento in cui ci accorgeremo di essere andati sulla Luna ma di essere animali dannatamente stupidi.

Allora capiremo che il vero problema non erano i lupi, gli orsi o i predatori e che non erano neanche gli squali e i calabroni. E capiremo quanto sarebbe stato importante avere molte pecore nere in più. Pecore empatiche, con una visione di futuro, con idee salvifiche non solo per pochi ma per l'intero gregge.

Gli animali non sono peluche: impariamo a rispettare la loro diversità

animali non sono peluche

Gli animali non sono peluche: impariamo a rispettare la loro diversità se vogliamo davvero contribuire alla loro tutela. Scorrendo i post sui social ci si rende conto di come sia in atto, troppo spesso, un transfer emotivo nei confronti degli altri animali diversi da noi. Con una dilagante umanizzazione che sovrappone e confonde i piani, mescolando questioni e contribuendo a creare confusione. La loro e la nostra salvezza sta proprio nel riconoscimento della diversità e proprio questo serve a consentirci di difenderli in modo intelligente. Non creando quel rapporto emotivo che seppellisce conoscenza e rispetto sotto una coltre di improbabile quanto inappropriato affetto.

Ogni giorno si leggono vere dichiarazioni di amore verso lupi e orsi, che però,purtroppo, non sono supportate da una conoscenza delle necessità specie specifiche. In questo modo i nostri bisogni diventano i loro bisogni, le nostre ansie diventano le loro ansie. Ma questo porta a individuare forme d'aiuto che spesso peggiorano le loro condizioni di vita senza costituire un vantaggio. Questo comportamento viene attuato nei confronti di animali che sono molto distanti da noi, come i selvatici, ma anche verso gli animali di casa. Che vengono spesso soffocati sotto una coltre di affetto che impedisce loro di vivere da cani e porta a aberrazioni estetiche per farli assomigliare a bambini.

L'amore diventa così solo un fardello ingombrante per chi è costretto a subirlo, come gli animali con i quali dividiamo la vita. Costituendo anche un motivo di scherno, che spesso ridicolizza proprio quelle battaglie messe in atto per la tutela dei diritti degli animali.

Gli animali non sono peluche e per questo abbiamo il dovere di imparare a conoscere le loro esigenze

Un esempio per tutti è stata l'ondata emotiva venutasi a creare dopo la vile uccisione dell'orsa Amarena. Che ha lasciato, come tutti sanno oramai, due cuccioli orfani. Dopo questo terribile gesto è cresciuto il bisogno di umanizzazione dei piccoli. Orfani e senza madre, in mezzo a mille pericoli per colpa degli uomini. Unendo nel calderone sia chi ha sparato che quanti non li mettono al sicuro. Valutando nel cibo e nella protezione la soluzione contro ogni pericolo, senza riflettere che la loro cattura si potrebbe tradurre in una cattività senza fine. Un danno per gli orsetti che si vorrebbero difendere.

Gli animali selvatici non sono uomini e i loro cuccioli non sono bambini. Quello che sembra voler sottolineare una banalità è invece una realtà che corrisponde ai sentimenti di moltissime persone. Ma la natura ha regole diverse, sicuramente non temperate dell'emotività, ma asservite alle necessità della perpetuazione della vita. Un'esistenza completamente differente dalla nostra, costituita da grandi difficoltà nel vivere che stanno alla base, fra l'altro, dell'alto tasso di mortalità nei cuccioli di tutte le specie. Accorciando anche la vita anche degli animali adulti, che risulta essere ben più breve della longevita raggiungibile da soggetti della stessa specie se tenuti in cattività. Una vita lunga ma non paragonabile alla pienezza di quella in libertà, perdendo per un animale selvatico la ragione di essere vissuta.

Non serve mettere cibo per i cuccioli di Amarena e non bisogna mai alimentare gli animali selvatici

Il pericolo di una cattività permanente è una delle ragioni per le quali non si catturano i cuccioli di Amarena, cercando sempre di non creare inteferenze nelle vite degli animali selvatici. Per lo stesso motivo si cerca, con ogni mezzo, di far comprendere alle persone che non bisogna dare cibo agli animali selvatici, per non renderli condidenti nei nostri confronti. Provando a spezzare quella catena in cui si mescola si mescola scarsa conoscenza dei bisogni con la soddifazione della propria emotività. Cercando a tutti i costi un rapporto, che nella realtà è un condizionamento: la volpe a bordo strada non aspetta di giocare con l'uomo ma solo di ricevere cibo. Rischiando di diventare la stessa volpe che guarderemo con occhio triste, quando sarà uno dei tanti cadaveri di animali investiti sulle strade, dalle quali dovrebbero invece star lontani.

Un orso o un lupo non vogliono essere amati, vorrebbero solo essere rispettati per poter condurre, liberi, la loro esistenza

In questo sta l'importanza di fare divulgazione, di lavorare per ottenere una diffusione delle informazioni che permetta di ampliare la platea di quanti conoscono gli equilibri naturali. Comprendendo che per poter vivere in pace i nostri mondi, umani e non umani, devono restare il più possibile lontani, senza rapporti ravvicinati. per la loro salvezza e la nostra sicurezza. Quella conoscenza che porta a riconoscere come falsa la convinzione che sia la carenza di cibo a portare orsi e lupi a frequentare gli abitati. Quasi si trattasse di una sorta di comportamento disperato dettato dalla carenza di risorse alimentari che, invece, non mancano.

Lasciare cibo nei boschi per alimentare i cuccioli del'orsa Amarena, per esempio, potrebbe non solo essere inutile, ma diventare controproducente, contribuendo a attrarre altri animali che potrebbero mettere in pericolo le loro vite. Il vero modo intelligente di aiutare la natura e tutelare la biodiversità è sempre quello di intervenire il meno possibile per non incrinare gli equilbri. Un colpo di fucile ha spezzato la vita di Amarena e messo in pericolo i cuccioli, ma non esistono interventi umani in grado di riavvolgere il film all'attimo prima dello sparo. Non serve cibo, serve rispetto e attenzione, dove l'intervento umano deve sempre essere visto come l'ultima possibilità.

Per far aumentare nell'opinione pubblica la consapevolezza sull'importanza e l'urgenza di difendere gli animali e i loro diritti dobbiamo essere credibili. Per questo occorre evitare di riversare le nostre emozioni su animali incolpevoli, che ne farebbero spesso volentieri a meno. Gli animali selvatici e quelli che vivono con noi non possono leggere i commenti sui social pieni di cuoricini, mentre vorrebbero poter condurre in pace le loro pur complesse vite. Non cercano fan e like, ma soltanto l'opportunità di potersi comportare secondo le proprie esigenze etologiche. Un desiderio più che comprensibile, che troppe volte mettiamo in secondo piano.


Stiamo mandando in fumo la biodiversità, fingendo di voler cambiare modello di sviluppo

stiamo mandando fumo biodiversità

Stiamo mandando in fumo la biodiversità, fingendo di voler cambiare modello di sviluppo senza farlo realmente. Le azioni messe in campo da quella parte del mondo che inquina maggiormente e potrebbe permetterselo sono blande e inefficaci. Chi parla dell'inizio di una prevedibile Apocalisse viene tacciato di catastrofismo, senza però essere smentito dai fatti. Da una parte la lobby finanziaria non è disposta a allentare la morsa sul parco consumatori, facendo credere che tutto sia risolvibile senza troppa fretta, dall'altro la politica non vuole subire danni alle prime elezioni.

In mezzo al guado restano i cittadini, che hanno la grande colpa di non volersi informare, di volersi rifugiare nei messaggi rassicuranti. Confezionati con cura dai demagoghi del tutto va bene. Una fonte pericolosa alla quale dissetare la voglia di normalità, che non coincide con la realtà possibile. Nel frattempo gli eventi eccezionali raggungono una frequenza che dovrebbe farli qualificare come ordinari, anche se certo non normali. Dove il senso della normalità era che nel paleartico occidentale non potessero capitare fenomeni atmosferici tipici delle zone tropicali.

A ogni tempesta, a ogni incendio i media riportano i danni apparenti, certamente importanti, ma che non forniscono la dimensione reale del danno. Nelle tempeste di vento e grandine e negli incendi che hanno flagellato il nord della penisola in questi tempi si sono contati i danni materiali, gli alberi divelti. Senza fare mai cenno alla biomassa che andata perduta: le centinaia di migliaia di animali che, ragionevolmente, sono stati spazzati via dalle intemperie a ogni evento. Danni collaterali importantissimi dei cambiamenti climatici che non vogliamo davvero combattere.

Stiamo mandando in fumo la biodiversità, fra incendi e tempeste, ma pochi ne parlano

Il segretario generale delle Nazioni Unite ha usato toni apocalittici per definire questo momento e per inquadrare il futuro. Non il leader di un movimento ecologista, ma il segretario dell'organizzazione che riunisce quasi tutte le nazioni del mondo. "Per l'intero pianeta, è un disastro", ha detto Antonio Guterres, osservando che "a meno di una mini-era glaciale nei prossimi giorni, luglio 2023 infrangerà i record su tutta la linea. Il cambiamento climatico è qui. È terrificante. Ed è solo l'inizio". In Italia il presidente Sergio Mattarella ha espresso tutta la sua preoccupazione per i cambiamenti climatici, bacchettando Governo e Parlamento.

Mentre il ministro dell'ambiente Gilberto Pichetto ha recentemente sintetizzato il suo pensiero in un tweet. Questo:

Un pensiero che credo faccia inorridire chiunque abbia presente i compiti di chi l'ambiente, e quindi la vita dell'uomo, lo dovrebbe difendere a ogni costo. L'obiettivo dovrebbe essere la neutralità climatica, non quella neutralità incompatibile con questo terribile presente. Eppure questa politica tende più a salvaguardare l'economia che a difendere l'ambiente, dimenticando di quantificare i danni, anche economici, che queste scelte cercano di nascondere sotto il tappeto.

Cambiare rotta è possibile: occorre smettere di seguire i pifferai magici o, come i topi della favola, siamo destinati a una brutta fine

La politica deve smettere di anteporre i suoi interessi al bene collettivo, il governo ha il dovere di prendere provvedimenti, anche impopolari ma nella giusta direzione. Se in passato avessimo speso meglio le risorse destinate all'educazione e alla libera informazione ora avremmo un paese migliore, più consapevole. I governi passano, ma la popolazione rimane e uno statista deve cercare di renderla ogni giorno migliore. Dove il concetto di migliorarsi coincide solo con l'opposto dell'essere manipolabili dal governo del momento, ma capaci di comprendere il tempo presente in cui stiamo vivendo. Per poter sperare di vedere un futuro.

Stop Finning salva gli squali da una morte atroce, ma anche l’equilibrio di mari e oceani

stop finning salva squali

Stop Finning salva gli squali da una morte atroce, ma anche l'equilibrio di mari e oceani che non possono permettersi certamente di perdere questo superpredatore. Gli squali sono vittime di una pesca feroce e sono ricercati soprattutto per le loro pinne. Che sono usate nella cucina orientale e non solo, ma anche in molti preparati della medicina tradizionale. Per questo spesso vengono pescati, issati a bordo, privati delle pinne e rigettati ancora vivi in mare. Una pratica crudele e dannosa.

Cani falchi tigri e trafficanti

Contro questa barbarie, che mette in pericolo la biodiversità di mari e oceani, è stata avviata un'ICE (iniziativa dei cittadini europei). Una petizione che vincola la Commissione Europea a occuparsi del problema e a sottoporlo al Parlamento. Non la solita raccolta firme su una delle tante piattaforme quindi, ma una forma ufficiale di cittadinanza attiva. Dietro l'hashtag #StopFinningEU c'è una coalizione che ha attivato questa iniziativa per salvare gli squali.

stop finning salva squali

Stop Finning salva gli squali se i cittadini europei esercitano i loro diritti

Recentemente un'altra ICE europea ha ottenuto un pieno successo. Grazie all'impegno di tutti i cittadini europei che hanno firmato la petizione #EndTheCageAge. Dal 2027 sarà vietato allevare animali in gabbia negli allevamenti e questo successo migliorerà le condizioni di vita di centinaia di milioni di animali. Ogni anno! Per questo è importante che tutti si attivino per dare voce a questa petizione, che fino ad ora ha raccolto troppo poche firme: solo 247 mila sul milione di sottoscrizioni richieste. Con soltanto due paesi che hanno raggiunto il numero minimo di sottoscrizioni richieste per ogni paese: Francia e Portogallo.

Gli squali stanno a mari e oceani come i lupi a boschi e praterie: sono super predatori utilissimi e necessari per il mantenimento degli equilibri degli ecosistemi marini. La sovrapesca li sta mettendo in serio pericolo in tutti i mari del mondo, ma anche bracconaggio e pesca illegale contribuiscono a questa mattanza. Una firma rappresenta un aiuto concreto per ottenere un cambiamento e ognuno è importante.

Ogni voto conta, ogni cittadino è importante. Per questo è importante la massima condivisione di questa petizione che al momento sta ricevendo meno adesioni del necessario. Forse perché i pesci e i mari non riscuotono la stessa attenzione degli animali e degli ecosistemi delle terre emerse. Invece non perdiamo questa occasione di svolgere un ruolo di cittadinanza attiva e di far sentire la nostra voce!