Abbattimento degli orsi in Trentino: le bugie hanno le zampe corte

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Abbattimento degli orsi in Trentino: le bugie hanno le zampe corte quando le persone hanno voglia di capire. Nel mirino ora è finito l’orso M90, chiamato Sonny, reo di aver incontrato due ragazzi che camminavano sopra Mezzana, in Val di Sole. L’orso non ha avuto comportamenti aggressivi e l’incontro si è risolto senza problemi eppure il solo l’episodio rischia di diventare motivo di un ordine di abbattimento. Dopo anni in cui poco si è fatto per la convivenza, mentre molto è stato fatto per creare allarme nei residenti, sembrano essere sempre più vicini gli abbattimenti sistematici degli orsi.

Una decisione presa per mantenere la popolazione di orsi a un livello accettabile, secondo la Provincia autonoma. Una scelta scellerata che potrebbe portare all’estinzione della popolazione trentina secondo alcuni esperti. Un tormentone sulla testa dei plantigradi che ha poco di scientifico e molto di politico. In un contesto nel quale i grandi carnivori come orsi e lupi sembrano essere diventati l’unico serio problema del territorio. Il comitato spontaneo nato dopo la morte di Andrea Papi, il giovane runner morto a seguito di un incontro con un’orsa e i suoi piccoli, è diventato un supporter della linea del presidente Maurizio Fugatti. Chiedendo azioni concrete contro orsi e lupi.

Due schieramenti divisi fra chi non vuole grandi carnivori e invoca abbattimenti più o meno selettivi e quanti invocano equilibrio, consapevoli dell’importanza di queste specie. Una guerra senza esclusione di colpi, vinta nel campo dell’emotività dall’amministrazione Fugatti ma persa quasi sempre nelle aule dei tribunali. Con un dispendio di risorse e energie che, se fossero state da tempo canalizzate per cercare di affrontare il tema convivenza, sarebbero state decisamente meglio investite.

Sull’abbattimento degli orsi in Trentino si continuano a raccontare bugie alla popolazione

Mentre il governatore Maurizio Fugatti cerca di accreditarsi come il risolutore (a fucilate) delle problematiche uomo/predatori, restano aperte tutte le questioni irrisolte. Cominciando dalla gestione dei rifiuti alimentari, alla custodia degli animali in alpeggio, dalla mancanza di corridoi ecologici sino all’annosa questione delle informazioni non date a residenti e turisti. Questioni rimaste al palo che continueranno a essere “emergenze” anche qualora venisse adottata la line degli abbattimenti.

La soluzione, unica realisticamente possibile, resta quella della convivenza nell’interesse comune, con la consapevolezza dell’esistenza delle inevitabili problematiche. Nodi che vanno affrontati, non nascosti sotto il tappeto per far contenta la parte meno attenta della popolazione. Abbattendo qualche orso e qualche lupo, va detto con chiarezza, non diminuiranno i rischi di predazione, nè la possibilità di fare incontri con i predatori. Una popolazione informata, invece, può fare molto per minimizzare il rischio di incidenti, perché il rischio di un evento negativo resta pur sempre una possibilità ineludibile.

Orsi, lupi, calabroni, motocicli e monopattini, ma anche scale, cantieri e caccia creano rischi di incidenti

Sono morte moltissime persone nel 2022 fra incidenti di caccia e attività all’aria aperta: 11 vittime per la caccia (escludendo tutte le morti collaterali) e 141 morti e 386 feriti per attività legate all’escursionismo. Secondo i dati relativi al 2022 raccolti dall’Università Carlo Bo di Urbino ci sono stati anche 25 morti arrampicando in montagna e 16 fra gli appassionati di sport invernali. Sembra quindi possibile affermare senza possibilità di smentita che se si muore in montagna non sia certo per colpa di orsi e lupi. Eppure sono gli animali i protagonisti degli incubi di molte persone, grazie alle notizie diffuse da troppi organi di (dis)informazione.

Un comportamento irresponsabile se si riflette sull’importanza della coesistenza, unica scelta che sia in grado di assicurare un’ipotesi di futuro sul pianeta alla nostra specie. Che certo nell’ultimo secolo non si può affermare abbia brillato per senso di responsabilità e lungimiranza. Ben altre dovrebbero essere le paure di ognuno di noi, proprio come le proccupazioni di quanti amministrano la cosa pubblica nell’interesse della collettività. Restando banalmente al momento presente sono tali e tanti i pericoli che corre ogni minuto un animale del pianeta, umani compresi, che prendersela con lupi e orsi appare davvero ridicolo.

Orsi in Trentino: ipotesi bracconaggio in tante morti sospette

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Orsi in Trentino: ipotesi bracconaggio dopo tante morti sospette, ben sette solo nel corso del 2023. Tutti animali morti sicuramente non per collisioni stradali e molto probabilmente non per dispute territoriali. Orsi che sembrano essere vittime dell’odio nei loro confronti, alimentato da un’amministrazione che non ha saputo gestire il loro reinserimento. Un progetto di ripopolamento fallito, non nei numeri ma nella gestione della convivenza fra plantigradi e trentini. Quello che si potrebbe definire un “successo fallimentare”, con responsabilità chiare: quelle delle amministrazioni che si sono avvicendate nel corso degli anni.

Da una parte nulla è stato fatto per far comprendere alla comunità locale l’importanza dell’orso, comprendendo anche tutte le possibilità economiche collegate. Dall’altra la politica ha usato gli orsi come clava, per far leva sul malcontento dei trentini. Un’arma pericolosa, maneggiata in modo sconsiderato dopo la morte di Andrea Papi, a causa dello sfortunato incontro con un orsa. Non volendo attribuirsi le colpe della cattiva gestione dell’informazione e della completa assenza di un libretto di istruzioni sugli orsi, che andava consegnato a ogni residente, e non solo.

Così Maurizio Fugatti ha iniziato la crociata contro gli orsi, raccontando a ogni piè sospinto che gli orsi in Trentino erano troppi, che andavano abbattuti. Ottenendo in questa crociata più successi a causa degli errori altrui che nelle aule dei tribunali, a causa di una cattiva gestione non solo dell’informazione ma anche del potere. Trovandosi costantemente a sbatter la faccia contro il muro delle sentenze del TAR e del Consiglio di Stato, senza mai fermarsi a ragionare.

Orsi in Trentino e ipotesi bracconaggio: unica certezza è l’ottusa pervicacia delle azioni della politica

«In questo momento stiamo vivendo una polarizzazione estrema nelle opinioni e nei sentimenti che l’opinione pubblica ha verso gli orsi in Trentino. Penso che questo aspetto abbia avuto un ruolo nel ritrovamento di ben 7 orsi morti dall’inizio dell’anno» Questa è la dichiarazione fatta a “Lo scarpone” storica rivista del CAI, dal veterinario Alessandro De Guelmi, veterinario in pensione e grande esperto di plantigradi. Un parere qualificato, considerando che viene da persona che ha vissuto l’intero progetto di reintroduzione e che “respira” l’aria che tura in Trentino.

Ma i sette orsi ritrovati morti, ipotizza anche De Guelmi, potrebbero essere una parte di un numero decisamente maggiore di morti. Considerando che al di là di casi isolati di contiguità con l’uomo la maggioranza degli orsi vive in alta montagna, frequentando zone poco o per nulla abitate e poco frequentate. Rendendo così difficile il rinvenimento dei cadaveri di altri esemplari, soprattutto in tempi utili per poter eseguire le necroscopie e avere certezza sulle cause di morte.

De Guelmi non è contrario agli abbattimenti degli orsi in un’ottica di gestione oculata della specie, ma resta molto critico sulle modalità di gestione dell’amministrazione. Per contro dice anche che la convivenza con l’attuale numero di orsi presenti in Trentino sia una realtà possibile, anche se non coltivata nel modo corretto. Molti sostengono che per combattere il bracconaggio sia necessario avviare abbattimenti mirati, una sorta di contentino alla popolazione. Un’idea difficile da condividere, specie quando manca ogni attività per stimolare la convivenza.

Abbattimenti selettivi degli orsi da usare come strumento di prevenzione del bracconaggio?

Al di là di ogni scelta etica, in un mondo che detiene e mangia miliardi di animali, nel quale la caccia è comunque quasi ovunque lecita, questa può essere la via? Personalmente credo proprio di no, in quanto non insegna la convivenza, non limita la prepotenza e incrementa l’ignoranza. Cerco di spiegare meglio: considerando che un incontro fra un uomo e un’orsa con i cuccioli è un evento sempre possibile, anche se in Trentino ci fossero solo cinquanta orsi, che cosa cambierebbe in termini di sicurezza? Nulla.

Il punto non sono gli abbattimenti ma la corretta informazione alla popolazione, la consapevolezza dell’importanza del capitale naturale. Senza questo contributo di conoscenza non si farà un solo passo avanti, specie in una comunità polarizzata come quella del Trentino. Gli abbattimenti rappresentano il contentino dato alla parte meno consapevole e meno attenta della comunità e a quella politicamente interessante, come il mondo venatorio e quello agricolo. Serbatoi inesauribili di voti, sempre grati a chi li difende, li protegge e si occupa di esaudire le loro richieste.

Del resto, spiace doverlo riconoscere, le elezioni amministrative hanno premiato Fugatti e la sua parte politica. Hanno dimostrato come la ricerca esasperata del consenso elettorale possa avvenire e avere successo anche attraverso una cattiva amministrazione. Sui questo occorre fare delle riflessioni, perché sono realtà che fanno comprendere quanto la politica sia riuscita a avvelenare i pozzi. Trasformando interessi di partito in azioni che nulla hanno a che vedere con il buon governo, ma che si trasformano in voti, nonostante tuttto.

Orsi del Trentino, la selezione “innaturale” fra investimenti e morti sospette

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Orsi del Trentino, la selezione “innaturale” causata da investimenti e morti sospette ha assunto da tempo contorni preoccupanti, per numero di orsi rinvenuti cadaveri. Sono ben sette i plantigradi trovati morti nel solo 2023, un numero molto elevato che alimenta non pochi dubbi. Corroborati da poche certezze, anche a causa dello stato di conservazione dei cadaveri rinvenuti che non sempre forniscono dati precisi sulle cause di morte Da più parti si adombra l’ipotesi di atti di bracconaggio, che considerando il clima creato dalla giunta di Maurizio Fugatti risulta più che probabile.

Secondo l’opinione di una parte di tecnici la responsabilità di queste attività illegali “fai da te” sarebbe causata dalla mancata gestione degli orsi. Senza la quale i residenti sarebbero portati a mettere in atto azioni illecite di uccisione degli orsi, quasi fosse una sorta di bracconaggio di necessità. Un’idea incondivisibile in una provincia che nulla ha fatto per cercare di creare un diverso clima, stimolando la coesistenza. Mentre è indiscutibile che sia stata fatta una campagna d’odio, associando la presenza di orsi a un pericolo amplificato per la popolazione. Un comportamento irresponsabile, ma di facile presa, utile soprattutto in vicinanza delle scadenze elettorali.

Un’amministrazione pubblica che stimola con continue comunicazioni irresponsabili la commissione di reati è davvero un pessimo esempio educativo. Non si tratta infatti di mettere in campo azioni di tutela, ma soltanto il voler trovare giustificazioni verso un’inerzia inaccettabile nelle campagne informative. Raccontando che gli orsi presenti sul territorio sono “troppi”, misurati secondo un termometro che ha come scala il gradimento degli elettori. Un leit motiv molto seguito anche dall’attuale governo.

Orsi del Trentino, la selezione “innaturale” stimolata dalla PAT e lo studio di ISPRA sulle rimozioni

Al di là di ogni questione etica sul diritto di contenere gli animali selvatici in modo cruento resta un punto non eludibile: la correttezza del ragionamento. Viene narrata come buona cosa, anzi come azione doverosa, il voler decidere di abbattere gli orsi perché ritenuti pericolosi, secondo un sentir comune stimolato ad arte, capace di originare azioni criminose. Se ogni anno si rimuoveranno un certo numero di animali questo farà si che i cittadini smettano di cercare scorciatoie illegali. Un ragionamento non solo è privo di significato, ma che non viene mai applicato per questioni più serie. Prevenire il crimine conviene solo se altre da noi sono le vittime.

Qualche esempio? Aprendo corridoi per agevolare l’immigrazione legale eviteremmo che si favorisse quella clandestina. Limitando concretamente la velocità dei veicoli potremmo ridurre il numero di morti fra pedoni e ciclisti e, conseguentemente, i reati connessi. Grazie a una più equa distribuzione della ricchezza si eviterebbero tantissimi crimini e pericoli per la società. Tutti principi di cautela giusti e ragionevoli ma inapplicati, specie quando la parte limitata/danneggiata dai provvedimenti rappresenta un elettore.

ISPRA ha appena pubblicato uno studio dal quale risulta che si possano abbattere sino a 8 orsi all’anno senza danni per la popolazione. Esattamente 6 maschi di varie età e 2 femmine in età fertile. Seguendo parametri di non semplice comprensione, ma del resto si sa che gli studi molte volte siano fatti per non essere comprensibili ai più. Concludendo poi che allo stato via sia solo un orso “rimovibilie” (MJ5) in quanto classificato come problematico, ai sensi del PACOBACE. Senza far menzione, almeno apparentemente, dell’incidenza della mortalità “innaturale” dovuta a incidenti e bracconaggio.

Fare scelte intelligenti, come la creazione dei corridoi ecologici, serve a migliorare la coesistenza

La verità è che gli orsi del Trentino non troveranno mai pace sino a quando non cambierà amministrazione, cultura, valorizzazione e informazione sul patrimonio naturale. Inutile illudersi che basti l’abbattimento di qualche orso per risolvere. Sarebbe come sostenere che l’uccisione del 10% della popolazione dei calabroni trentini ridurrebbe in modo significativo la probabilità di morti nella popolazione per shock anafilattico. Quindi a poco servono anche gli equilibrismi messi in atto da ISPRA, nel sottile meccanismo, molto politico e poco tecnico, del dire e del non dire.

Dall’analisi critica e dalla integrazione dei modelli e delle simulazioni condotte, è quindi possibile concludere che, al fine di non incidere in maniera negativa (i.e., non determinare un’inversione di trend) sulla traiettoria della popolazione, è possibile ipotizzare la rimozione di un
numero massimo di 2 femmine riproduttive all’anno, nell’ambito di un prelievo complessivo di massimo 8 capi (e.g., in totale, 4 subadulti equamente distribuiti tra maschi e femmine, 2 maschi adulti e 2 femmine riproduttive). (…)

L’eventuale scelta di operare prelievi sopra tale soglia, con l’obiettivo quindi di determinare un trend negativo della popolazione anche intervenendo su individui non problematici, richiede a parere di ISPRA valutazioni di carattere non strettamente biologico e onservazionistico che non si ritiene diaffrontare in questa sede.

ISPRA – LA POPOLAZIONE DI ORSI DEL TRENTINO: ANALISI DEMOGRAFICA A SUPPORTO DELLA VALUTAZIONE DELLE POSSIBILI OPZIONI GESTIONALI – MAGGIO 2023

In Trentino occorrono corridoi ecologici che consentano alla fauna di spostarsi, attraversando in sicurezza il reticolo delle infrastrutture che ostacolano la loro libera circolazione. Serve una politica di informazione dei residenti che sottragga al mito della pericolosità per gli uomini la categoria dei predatori. Che pubblicizzi tabelle sulle percentuali corrette di rischio morte per gli uomini, includendo anche quelle sostanze chimiche usate con tanta generosità sui meleti e nei vigneti del Trentino Alto Adige. Perché alla fine il vero pericolo per gli uomini non sono i predatori, ma soltanto quello di restare sudditi dell’ignoranza, grazie alla paura indotta dalla leggenda di avere sempre il nemico alle porte.

La difficile convivenza con gli orsi in Trentino è come la punta dell’iceberg

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La difficile convivenza con gli orsi in Trentino è come la punta dell’iceberg, che rivela una parte del problema, nascondendo la volontà di dominare la natura. Per meglio comprendere la questione bisogna sgombrare il piano della comunicazione dalla narrazione spesso troppo emotiva, viziata da alcuni falsi miti. Un lungo elenco di affermazioni che si può sintetizzare nell’affermazione, priva di senso, relativa all’eccessivo numero di orsi, ma anche di lupi. Come se l’enunciazione di questo concetto potesse dimostrare la volontà di convivere con i grandi carnivori, purché il loro numero non sia superiore a X. E sotto X si nasconde l’intero iceberg.

I problemi di convivenza non sono dati dai numeri, ma dai comportamenti e far credere il contrario è come nascondere il problema. Se in Trentino ci fosse una popolazione di 50 orsi qualcuno si sentirebbe di garantire che non ci sarebbe la possibilità di incidenti con gli umani? Ma se anche i lupi fossero la metà qualche scienziato potrebbe affermare che sparirebbero le predazioni sugli animali domestici? La risposta è evidentemente negativa, perchè non è una questione di risorse, sovrabbondanti in natura per entrambe le specie, ma di gestione, di regole, di volontà. Eliminare uno, due, dieci orsi soltanto perché questo tranquillizzerebbe la comunità non è la chiave di volta per risolvere il problema.

Continuando a coltivare il falso mito che sia la gestione umana a creare i presupposti della convivenza, si sottrae al discorso la responsabilità dei nostri comportamenti. Si altera il ragionamento spostando sul numero e sulla densità, il problema, ma questa è una scorciatoia per saltare alla conclusione di un ragionamento complesso. Che deve includere la nostra presenza sul territorio, il comportamento un po’ arrogante che ci porta a credere, fin da piccoli, che l’uomo sia il titolare di ogni diritto. Capace di piegare la natura ai suoi bisogni, unico dominatore di un mondo asservito ai nostri bisogni.

La difficile convivenza con gli orsi in Trentino e con i lupi nell’intero stivale rivela la nostra incapacità di creare equilibrio

Molti studiosi cercano di far comprendere il concetto, peraltro non così difficile, che la vita sul pianeta sia fatta di relazioni e di interazioni. Un concetto dal quale non possiamo sottrarci, nemmeno usando tutta la demagogia di questo mondo. Però la polarizzazione del conflitto spesso serve proprio a chi questo ragionamento non lo vuole proprio sentire. Aiutando i politici a assumere il ruolo di paladini di un equilibrio che quasi sempre non hanno idea di come ricreare. Il punto, infatti, non è la gestione ma la divisione, il rispetto degli ambienti, la comprensione del fatto che una parte del territorio appartiene al mondo naturale.

Il punto ora pare la divisione fra quanti vogliono abbattere o imprigionare gli orsi e quanti sostengono che non devono essere toccati. Che descritta così ricorda gli scontri fra tifoserie. Ma non bisogna cadere in questo tranello, che permette di liquidare il problema classificandolo come scelta irrazionalmente emotiva. La chiave di ogni ragionamento sta nel fatto che, tranne l’uomo, gli animali si trovano in equilibrio con l’ambiente che li ospita. Senza questo equilibrio tutto è perduto, sul medio periodo e noi siamo parte di quel tutto.

Certo ci sono le esigenze produttive, esistono le ragioni economiche ma esiste come interesse umano prevalente il poter vivere sul pianeta. Affrontando il problema in modo concreto, urgente e certamente con un grosso prezzo da pagare, non hai predatori, non agli animali ma al ciclo della vita e all’equilibrio. Per questo da tempo il grido d’allarme degli scienziati afferma, inascoltato, che sia necessario proteggere integralmente un terzo di terre emerse e oceani.

Proteggere un terzo di terre emerse e oceani è una necessità, non certamente un capriccio

Guardate con attenzione questo video, non è prodotto da un’associaziuone ambientalista ma dalle Nazioni Unite. Non è un capriccio di pochi, ma è una necessità oramai diventata innegabile.

Abbiamo bisogno di lasciare che almeno un terzo del pianeta sia considerato anbiente naturale intangibile e non possiamo pensare di proteggere il territorio peggiore. Occorre capire che dobbiamo ripiegare, riconsiderare e pensare in modo diverso: non sono orsi e lupi a casa nostra ma siamo noi che abbiamo invaso i loro territori. Un concetto che noi uomini facciamo fatica ad accettare anche quando si tratta dei diritti dei nostri simili. I risultati di questo potere egoistico e straripante è sotto gli occhi di tutti. Pochi però vogliono capire ragioni e cause, ma se scavassero non troverebbero equità e pace, ma denaro e potere.

Per questo, anche per questo, diventa urgente comprendere, analizzare e cercare di capire. Non fermandosi ai titoli ma cercando i contenuti, provando a capire anche quello che non ci piace, come la gravità e l’urgenza di cambiare modelli di vita. Il problema non è l’orso che sbrana un cinghiale o un tenero capriolo, il problema siamo noi che sbraniamo il pianeta e i nostri simili. Serve sottrarre, non aggiungere: meno allevamenti, meno energie fossili, meno arroganza, meno pregiudizi. L’unico ingrediente da aggiungere senza limiti è il rispetto.

Orsi del Trentino riparte il circo mediatico: ancor prima di avere certezze si parla di abbattimenti

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Orsi del Trentino riparte il circo mediatico: ancor prima di avere certezze si parla di abbattimenti con la certezza per l’amministrazione di avere maggior ascolto. Con un governo che vede al centro l’uomo mentre la tutela ambientale diventa satellite di un antropocentrismo decisamente miope. Così dopo una supposta aggressione, dalle circostanze non ancora chiarite, da parte di un orso a un certo Alessandro Cicolini, fratello del sindaco di Rabbi già si parla di abbattimenti. Leggendo le notizie riportate sui vari giornali le uniche certezze sembrano essere la presenza di un cane e un rotolamento da una scarpata. Dove sarebbero caduti orso/a e escursionista.

Molti sono gli interrogativi sulle ferite, che non è certificato siano morsi o ingiurie provocate dalle caduta, né si avranno mai certezze sulla custodia del cane. Era tenuto davvero al guinzaglio anche se sembra che non ci fossero altri escursionisti? Non una parola sul fatto che determinate aree, dove è stata accertata la presenza di orsi, dovrebbero essere interdette ai cani. In compenso parte veloce e fragorosa come una fucilata la richiesta di Fugatti di avere mano libera nella gestione. Destinata a un ministro dell’ambiente che non pare abbia il piglio necessario per rintuzzare le solite richieste del presidente della PAT.

Nulla è certo in questo episodio ma Fugatti già ipotizza che si tratti di un’orsa, identificata con il codice JJ4, che aveva già rischiato l’abbattimento per una scaramuccia con due cacciatori. Proprio sul monte Peller dove è avvenuto l’ultimo episodio che sta gettando nuova benzina sul fuoco della mancata convivenza con gli orsi. Del resto la linea del Trentino è stata costante, reiterata, ripetitiva e anche un po’ noiosa: fateci abbattere gli orsi a nostro piacimento, senza mettere troppi paletti.

Orsi del Trentino riparte il circo mediatico, con sempre gli stessi protagonisti, identiche richieste e uguali scorciatoie il presidente Fugatti, l’assessore Zanotelli

I protagonisti sono gli stessi, su base trentina, ma quello che è cambiato è il governo nazionale, che in questo momento è l’esecutivo più vicino al mondo della caccia di sempre. Con una visione che pone sempre al centro l’uomo e la tenuta dell’economia e solo dopo, molto dopo, anche la tutela ambientale. Certo qualcuno potrebbe affermare che uccidere qualche orso non mette in pericolo la popolazione del Trentino, né rappresenta un danno ambientale concreto, e sotto il punto scientifico potrebbe essere affermazione realistica. Il problema va però affrontato da un altro punto di vista e riguarda metodo e visione.

Diamo per un attimo per scontato che in presenza di un pericolo e di un orso aggressivo si possa accettarne l’abbattimento, per tutelare la restante popolazione dei plantigradi e l’incolumità umana. Un fatto grave, eticamente riprovevole ma supportato dalla necessità di tutela di un patrimonio collettivo. Ma perché possa essere anche lontanamente una scelta giustificabile, non sostenuta da accessi forcaioli dove la morte dell’orso diventa un trofeo elettorale, occorrerebbe aver fatto il possibile per evitare l’eventuale concretizzazione dell’evento. Un’ipotesi del tutto inapplicabile alla gestione degli orsi del Trentino.

Per tutelare orsi e cittadini occorre fare corretta informazione

Le giunte che hanno governato la provincia autonoma di Trento non hanno fatto nulla per mettere in sicurezza popolazione e orsi, che ricordiamo essere una specie ombrello, molto importante per gli ecosistemi che la ospitano. Sono mancati incontri capillari e continuativi per spiegare i comportamenti da tenere in caso di incontro con gli orsi, che certamente non comprendono il mettersi a correre, Come ha dichiarato di aver fatto il Cicolini. Non si è fatta sufficiente informazione sui comportamenti positivi, come quello di fare rumore, per avvertire gli orsi della nostra presenza. Non sono state prese misure per limitare l’accesso alle aree in cui sono presenti orse con i piccoli, come viene fatto in Abruzzo.

Il presidente Fugatti vorrebbe orsi teleguidati che attirino il turismo ma che non causino fattori di disturbo

Una visione dell’equilibrio naturale e della gestione faunistica irrealizzabile. Una visione della convivenza con un angolo troppo ristretto per consentire effetti ambientali benefici. Specie in una regione ad alto tasso di antropizzazione ma anche di inquinamento, a causa di un’agricoltura estensiva onnipresente. Con in più l’onnipresente concetto di totipotenza secondo il quale l’uomo sia realmente in grado di gestire la natura. Mentre dovrebbe limitarsi a proteggere una parte importante del territorio per difendere l’equilibrio ambientale, senza credere di avere una reale capacità di gestione.

Ora occorrerà attendere, se saranno fatte e rese note, le indagini volte a capire responsabilità, entità reale del danno e certezza sull’orso responsabile dell’episodio. Mentre temo che saranno attese invano disposizioni che restringano agli escursionisti la fruizione di determinate aree e l’attuazione di una campagna capillare di informazione.

Nel frattempo le nuvole temporalesche che si sono da sempre addensate sugli orsi del Tentino temo continueranno ad addensarsi. Non lasciando presagire nulla di buono per il futuro degli orsi del Trentino, che spero non debbano subire la stessa sorta del quasi dimenticato M49, tutt’ora rinchiuso nel centro di detenzione di Casteller, costretto a trascorrere una vita fatta soltanto di privazioni e noia.