L’orso M57 resta nella gabbia: il tribunale amministrativo di Trento nega la sospensiva richiesta da ENPA e OIPA

orso M57 resta nella gabbia
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L’orso M57 resta nella gabbia del centro di Casteller: il tribunale amministrativo di Trento non ha infatti accolto la richiesta di sospensiva dell’ordinanza di cattura. Rinviando la discussone nel merito alla primavera del 2021, quando oramai sarà inutile ogni decisione. I lunghi mesi di detenzione renderanno molto difficile, se non impossibile, il rilascio dell’orso anche in caso di vittoria.

cani falchi tigri e trafficanti

Ricordiamo che M57 si era reso responsabile di un’aggressione a un turista, un carabiniere, perché era stato attirato dai rifiuti nei cassonetti. Mal gestiti dall’amministrazione e causa della maggioranza degli avvicinamenti dei selvatici ai centri abitati. Proprio come mettere un’esca per attirarli, senza curarsi troppo dei danni che possa causare un’azione del genere. Mentre ovunque si posizionano cassonetti anti-orso, per non creare inutili tentazioni, ad Andalo il comune non l’ha ritenuta una priorità. E i risultati non si sono fatti, purtroppo, attendere.

Stimolando l’avvicinamento degli orsi al lago dove le persone passeggiano. Un’imprudenza che si rivelerà fatale per M57, che dopo lo scontro con il carabiniere sarà catturato. E rinchiuso nel centro di Casteller, oramai più famigerato che famoso, che già ospita M49 e un’altra orsa. In condizioni vergognose. Ma non sufficienti per sospendere l’efficacia del provvedimento dell’altrettanto famigerato governatore, Maurizio Fugatti.

L’orso M57 resta nella gabbia, ma questa storia è veramente paradossale nel suo complesso

Sugli orsi pesano conflitti di varia natura, alcuni politici, altri elettorali, altri ancora originati dall’immobilismo. Quest’ultimo viene il dubbio che sia causato dalla carenza di alternative, da una confusione fra norme, piani amministrativi e poteri. Un complesso intrico in cui gli orsi restano avviluppati come nella tela di un ragno, senza riuscire a liberarsi neanche con l’aiuto delle associazioni. Verrebbe da dire che i plantigradi non siano rinchiusi a Casteller, ma siano prigionieri di un limbo proteiforme, che cambia ogni volta forma e contenuto.

Attivisti che fanno lo sciopero della fame per difendere gli orsi, mentre le associazioni sfoderano avvocati e carte bollate che ottengono alterne pronunce. Con un ministro, Sergio Costa, dichiaratamente a favore degli orsi, ma che non riesce ad andare a punto nemmeno inviando i Carabinieri Forestali per un’ispezione. L’intervento della Polizia Giudiziaria dipinge un quadro a tinte fosche della situazione. Così la Procura di Trento apre fascicoli, ma non adotta provvedimenti.

Vista da fuori sembra la commedia delle parti, dove ognuno resta in equilibrio sulla sua casella. Mentre gli orsi restano detenuti senza diritti. Come spesso avviene agli animali, nonostante le norme e le convenzioni. Sulla pagina Facebook del ministro Costa non c’è post in cui qualcuno non gli ricordi, nei commenti, la problematica orsi. Senza essere cancellati, questo è vero, ma anche senza ottenere una risposta. Peraltro il ministero ha sempre detto che la gestione degli orsi è in mano ai trentini, lo dicono le leggi e non è opinabile.

Gli orsi sono una specie particolarmente protetta dalla legge nazionale e applicare la legge 189/2004, che disciplina e sanziona il maltrattamento di animali, non parrebbe limitato da varianti dolomitiche. Certo mandare i Carabinieri è stato un gesto forte, ma poi quella relazione durissima è stata fagocitata dalla burocrazia. Con buona pace delle condizioni di vita degli orsi.

Gli orsi sono imprigionati in condizioni pessime ma la politica non li libera e la giustizia, probabilmente, non sa dove metterli

Qualsiasi pubblico ministero, letta la relazione dei Carabinieri Forestali mandati dal ministero, avrebbe probabilmente sequestrato orsi e struttura. Non per capriccio, ma solo perché diventa un adempimento obbligatorio, pur nei delicati equilibri trentini. Che sono davvero insondabili per i non residenti, che faticano molto a capirli. Equilibri che forse suggeriscono che i Carabinieri siano inviati da fuori zona. Dicono i detrattori della Provincia Autonoma che sia difficile lavorare in contesti piccoli, dove almeno un familiare è un dipendente della PAT. Tanto che nemmeno due parlamentari, paradosso nel paradosso, riescono a entrare a visitare gli orsi detenuti.

Sul futuro destino di questi orsi, che tutti sperano sia qualcosa di diverso da Casteller, spuntano mille alternative. Anche se al primo posto delle richieste c’è quella di rimetterli dove sono stati presi, in natura. Con un radiocollare per monitorare gli spostamenti. C’è chi dice portiamoli in Abruzzo, chi vorrebbe mandarli in Finlandia, chi suggerisce aree recintate di maggiori dimensioni. Ma nulla è così facile come sembra. Dopo che è stata attuata l’idea peggiore del momento: quella di catturarli e metterli a Casteller.

Quando e, soprattutto, come finirà questa storia? Attualmente è impossibile dirlo, ma separando desideri da realtà è lecito poter supporre che non ci sarà un lieto fine e che, anche qualora dovesse accadere, i tempi saranno così lunghi da causare un danno alle psiche di questi plantigradi. Incolpevoli ostaggi di una politica che da una parte ordina cose irragionevoli, dall’altra vuole liberarli ma non trova il modo. E molti vorrebbero avere il mantello magico di Harry Potter, per farli sparire almeno per un po’. Un desiderio che forse sarebbe anche quello dei tre malcapitati orsi: sparire da Casteller e riapparire nei boschi.

L’orsa Jj4 torna catturabile, dopo la sentenza del TAR di Trento che ribalta l’ordinanza precedente

orsa Jj4 torna catturabile
Foto di repertorio

Ora l’orsa Jj4 torna a essere catturabile, dopo la sentenza del TAR di Trento, che ribalta la precedente ordinanza cautelare. Che aveva sospeso il provvedimento deciso dal governatore del Trentino Maurizio Fugatti, che esce comunque politicamente con le ossa rotte da questa vicenda. Dopo l’ispezione disposta, vale la pena di ricordare nuovamente, al centro di detenzione di Casteller, che si è rivelato una sorta di Guantanamo dei plantigradi.

Fra ispezioni, sentenze e colpi di scena, è infatti stato reso pubblico il verbale di ispezione, pubblicato anche da questo blog, che ha messo nero su bianco particolari inquietanti. A seguito di questo la Procura di Trento ha aperto ben quattro filoni di indagine, al momento senza indagati, che dovrebbero poi consolidarsi in un solo fascicolo. Dall’ispezione, l’ultima in termini di tempo, è risultato che il centro di Casteller, gestito da cacciatori trentini, non sia idoneo. Per la detenzione di tre orsi, per struttura, tipologia costruttiva, spazi e possibilità di separazione fra gli animali detenuti.

E’ bene ricordare infatti che il centro, oltre M49, dal quale è scappato già due volte, ospita altri due orsi, dei quali uno di recente cattura e una femmina detenuta da qualche tempo. Ora se si procedesse anche alla cattura di Jj4, che in lunghi anni ha messo in atto un solo comportamento aggressivo, si arriverebbe a quattro orsi. Una situazione davvero del tutto inaccettabile.

Ma se l’orsa Jj4 torna catturabile a restare intrappolati nelle tante omissioni sono gli amministratori pubblici

Pensare di catturare un’orsa con tre cuccioli è un’operazione insensata, posto che ora sta per andare in letargo. Ma è l’intera gestione degli orsi a essere messa sotto accusa. Con il ministro dell’Ambiente Sergio Costa che richiede al governatore Fugatti, di cancellare le ordinanze con un tratto di penna. Una richiesta legittima, che arriva però secondo alcuni in ritardo e in modo irrituale, visto che Casteller era stato già oggetto di varie visite dell’ISPRA.

Laddove non sta arrivando il buon senso, ci stanno pensando le carte dei giudici. Qualche giorno fa, dopo l’apertura di…

Geplaatst door Sergio Costa op Donderdag 8 oktober 2020

Difficile dire che questa partita rappresentata dall’intera questione del piano di reintroduzione degli orsi in Trentino, non sia stata giocata in modo dilettantesco. Partendo dall’informazione alla popolazione, per arrivare sino alla convenzione con il centro di Casteller, diventato il luogo di detenzione degli orsi problematici. Senza avere le caratteristiche strutturali per poter davvero ospitare gli orsi. Il piano di attuazione del progetto LIFE ha dato risultati molto lontani dalle aspettative.

L’orsa Jj4 non pare possa essere definita come un’orsa problematica, considerando che per oltre un decennio non ha mai destato allarmi

Catturare un’orsa alle soglie del letargo, lasciando i suoi tre cuccioli orfani è un’azione incomprensibile. Come lo è la decisione del TAR quando parla di “percentuali di sopravvivenza quasi uguali” dei cuccioli, se accompagnati o meno dalla madre. Tanto da giudicare irrilevante la sua cattura ai fini della loro sopravvivenza. Convinzione etologicamente bizzarra e priva di solide basi, visto che i cuccioli stanno due anni sotto la tutela materna, prima di iniziare una vita autonoma.

Il rapporto madre/cuccioli nella vita di un orso, se si toglie quello degli accoppiamenti, è l’unico periodo di vita comune. Non per niente è nato il detto “essere come un orso”, perché sono animali che passano tutta la loro vita in solitudine. Ma durante la crescita dei cuccioli le cure parentali sono molto importanti. Per la loro difesa dagli orsi maschi e per la trasmissione delle conoscenze che gli insegneranno come trovare il cibo e, soprattutto, come difendersi dai pericoli.

C’è stato anni fa un precedente in Abruzzo, dove nonostante tutti gli sforzi fatti per salvare l’orsetta Morena rimasta orfana, questa morì poco dopo essere uscita dal letargo. Probabilmente la mancanza di cure parentali aveva influito in modo determinante. La mortalità nei cuccioli è sempre molto alta, ma la mancanza di insegnamenti, proprio come accade con i bimbi, può avere conseguenze severe. Non solo sulla loro speranza di vivere, ma sul loro carattere sull’equilibrio che li renderà animali sicuri di loro. E la morte di Morena è arrivata nonostante secondo i ricercatori avesse ottime possibilità di salvarsi.

Fugatti non è il proprietario degli orsi trentini e la politica della provincia dovrebbe fare un passo indietro

Non credo che questo avverrà, perché cercare di capire gli errori è un comportamento che non si addice a chi si è assunto il ruolo di guida, con l’arroganza tipica nei confronti degli animali della sua area politica. Ma non bisogna dimenticare che altri rais della politica locale, dall’ex governatore di Bolzano a quello della Valle d’Aosta, han pagato duramente il peso dell’arroganza e cattive amicizie.

E gli ambientalisti italiani devono rendersi conto che, dati elettorali alla mano, non sono riusciti a costruire un’alternativa credibile. Qualcosa che sapesse davvero parlare alle teste e non alle pance di questo paese, tanto bello quanto bisognoso di cultura del rispetto e della legalità. Troppo spesso calpestata.

Sergio Spirito, un ricordo per un amico veterinario di cuore e sostanza

Sergio Spirito

Sergio Spirito faceva il veterinario a Foggia, terra di canili e di randagismo, ma anche di persone che si adoperano per limitarne i danni. Ci siamo conosciuti alla fine degli anni ’90, per la mia attività di allora nel Consiglio nazionale di ENPA. Ci siamo piaciuti subito, forse perché entrambi non amavamo i giri di parole. Diciamo, per amore di verità, che le cose che ci hanno accomunato erano la totale assenza di diplomazia e l’amore per l’ironia. Oltre a un grande amore e rispetto per gli animali, naturalmente.

Con Sergio, insieme a Ettore Degli Esposti, un altro grande amico scomparso prematuramente, andammo a Bucarest nei primi anni duemila, per vedere di capire come poter arginare l’orrore contro i randagi. Allora mi occupavo di comunicazione per ENPA e decidemmo che dovevamo fare qualcosa, almeno provarci, per interrompere maltrattamenti atroci. Con la caduta del regime di Ceausescu, nel 1989, molte cose erano andate fuori controllo, randagismo compreso.

L’allora sindaco di Bucarest, Basescu, aveva lanciato una campagna per ripulire la città e come sempre accade, quando ci sono queste decisioni, a pagare il prezzo più alto sono sempre gli ultimi. E le immagini che arrivavano dalla Romania facevano vedere cassonetti pieni di randagi, morti e moribondi, dati alle fiamme.

Sergio Spirito era un combattente, che per carattere non poteva piacere a tutti

Non riuscimmo, né con Sergio né con ENPA, a interrompere la mattanza e il discorso sarebbe lungo: però fornimmo almeno piccoli aiuti per far nascere in qualcuno una speranza. Diventando la fiammella che diede origine all’intervento di Sara Turetta e di Save The Dogs, che iniziarono a mettere le basi per una maggior civiltà in quella terra così particolare.

Credo che tutti nella sua regione, amici e antagonisti, riconoscano nella vita di Sergio perseveranza, coraggio, visione e totale assenza di interessi personali. Un veterinario che si è sempre speso nel contrasto del randagismo, nel curare gli animali di chi aveva poche possibilità, nel seguire come veterinario il lavoro dell’associazione A Largo Raggio. Con la tenacia, probabilmente spesso irruente, di chi crede in quello che dice e in quello che fa.

In questi anni ci chiamavamo di tanto in tanto, per parlare di animali, per cercare di mettere insieme qualche iniziativa, ma anche per il solo piacere di sentirci. Anche durante i primi tempi della malattia, quando la speranza e la tempra del combattente non erano ancora fiaccate dalle bordate del nemico mortale. Sicuramente mancherà agli amici, a chi gli ha voluto bene, ma credo che mancherà anche agli animali e persino ai suoi nemici. Che non potranno fare a meno di inchinarsi di fronte alla memoria di una persona limpida e perbene. Che poi, diciamolo, non sono caratteristiche che si trovano facilmente.

Resta libera l’orsa Jj4 in attesa della sentenza definitiva del TAR, che intrappola però Fugatti

Resta libera l'orsa Jj4

Resta libera l’orsa Jj4, perché il TAR di Trento al quale avevano fatto ricorso le associazioni ENPA e OIPA ha concesso, ancora una volta, la sospensiva. Rendendo per il momento inapplicabile l’ordinanza di Maurizio Fugatti, che vistasi annullata la prima, in silenzio ne ha disposta una seconda. Per catturare Jj4 e rinchiuderla a Casteller come M49. Un atteggiamento insopportabile per un amministratore pubblico, che evidentemente si crede Napoleone.

Non è mia abitudine umanizzare gli animali, ma certo se gli orsi conoscessero normative e diritto e potessero parlare credo che il pensiero sarebbe molto vicino a quello del fumetto. Per ordinanze fatte per calcolo politico, le elezioni sono alle porte oramai, senza preoccuparsi dei doveri di un amministratore. Che non dovrebbe rappresentare un costo per la collettività a causa di una cocciutaggine cieca, ma una risorsa per lungimiranza. Invece Maurizio Fugatti combatte la sua battaglia personale/elettorale con determinazione dittatoriale. Firmando ordinanze di abbattimento e cattura a raffica e in sordina.

Costringendo le associazioni, che già avevano ricorso contro la precedente ordinanza di abbattimento, stoppata dal TAR di Trento a luglio, a un nuovo esborso di denaro. Impegnando la giustizia amministrativa e i legali della provincia per un capriccio politico. Evidentemente Fugatti non ha chiare normative e gradualità dei provvedimenti anche in base al PACOBACE, il piano di gestione che regola la materia. Per non parlare dell’assenza di cognizioni scientifiche, che sarebbero sufficienti a ritenere la cattura di un’orsa con cuccioli in questo periodo una follia.

Quindi per ora resta libera l’orsa Jj4, sicuramente fino ai primi di ottobre, quando il TAR si pronuncerà definitivamente

Certo quello disposto dal presidente del TAR Fulvio Rocco è per il momento solo un provvedimento cautelare. Che sospende l’ordinanza di Fugatti. Con motivazioni legate alla biologia dell’orso che saranno ancora meno confutabili a ottobre. Il presidente Rocco ha infatti messo nero su bianco che l’orsa ha dei cuccioli, che il letargo è vicino, che la sua cattura metterebbe in pericolo la vita degli orsetti.

Una situazione che è chiara a chi si occupa di fauna e di plantigradi. Che sicuramente è chiara anche ai tecnici dell’amministrazione provinciale di Trento, che non sono probabilmente riusciti a fermare il senso di onnipotenza di Fugatti. Ora si può sperare che lo fermino gli elettori: chi gestisce la cosa pubblica con questi sistemi, con un arrogante e sprezzante uso del potere, dovrebbe essere ritenuto non idoneo a ricoprire un ruolo tanto delicato.

I trentini si dovrebbero rendere conto che qui non si parla solo di orsi, ma metodi con cui esercitare il potere ricevuto dal popolo. Per perseguire scopi non di tutela collettiva, ma di tornaconto personale. Penalmente forse sarà irrilevante ma, moralmente, rappresenta proprio un brutto modo di esercitare le prerogative che competono al suo ruolo. Questo dovrebbero valutare i trentini prima di mettere la scheda nell’urna. Anche quelli che non hanno a cuore gli orsi, e che magari hanno partecipato ai suoi banchetti (legali) a base di carne di orso.

Cani, falchi tigri e trafficanti

Questo è un periodo delicato per gli orsi e per i cuccioli: il letargo è alle porte e i cuccioli, lasciati soli sarebbero in pericolo comunque

Per sopravvivere al letargo gli orsi hanno bisogno di arrivarci in eccellente forma fisica e con un’adeguato pannicolo di grasso. Che serve come “provvista” durante i mesi del letargo, quando le funzioni fisiologiche rallentano, ma hanno comunque bisogno di energia. Il continuo disturbo e la separazione dalla madre potrebbe avere un esito letale per la sopravvivenza dei cuccioli.

E lo stesso varrebbe per i cuccioli se riuscissero a superare il letargo senza la presenza dell’orsa. A primavera, infatti, sarebbero sempre sotto la minaccia dagli orsi maschi, che potrebbero ucciderli, senza la difesa della madre. Negli orsi i primi due anni di vita sono i più problematici per la loro sopravvivenza.

Quindi catturare o abbattere l’orsa Jj4 avrebbe quasi certamente rappresentato una condanna a morte. Ma la vita degli orsi in Trentino resta sempre difficile e il centro di Casteller è inadeguato per la custodia in cattività dei plantigradi. Comunque la si pensi sugli orsi e sul loro futuro, Non è questione di animalismo esasperato, ma di ordinario rispetto per i bisogni di un essere vivente.

E intanto le vicende dell’orso M49/Papillon sono arrivate anche The Guardian

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Trascina il cane legato dietro alla macchina fino a causarne la morte

cane legato dietro alla macchina
Foto di archivio

Trascina un cane legato dietro alla macchina, fino a causarne la morte che arriverà poche ore dopo essere stato soccorso. Il povero animale non ce l’ha fatta. Una storia di ignoranza, insensibilità mischiata a una colpevole indifferenza verso il dolore. Accaduta in Sicilia, in provincia di Siracusa, esattamente a Priolo. Però prima che qualcuno si scagli contro i siciliani o il meridione voglio raccontarvi perché questa vicenda riapre una vecchia ferita.

Era la seconda metà degli anni ’80 e io già da tempo facevo volontariato presso la sezione ENPA di Milano. Mi occupavo allora di coordinare i volontari, di gestire il servizio di soccorso ed ero il vicepresidente. Una telefonata di un camionista, molto coraggioso per quei tempi, ci informava che aveva avuto un alterco, violento, con un vigile di un piccolo comune del legnanese, Buscate. L’aveva visto trascinare un cane, insieme a un altro individuo, con la macchina di servizio, sino ad ucciderlo. Si era attaccato al clacson dell’autoarticolato e aveva fermato la macchina dei vigili. Dalla quale era sceso un uomo in divisa che gli aveva chiesto i documenti.

Il camionista, Luigi Pravettoni , per tutta risposta, non aveva dato i documenti ma gli aveva chiesto spiegazioni sul folle gesto. Il vigile non aveva voluto sentire ragioni, non aveva spiegato nulla, ma aveva preso la targa del camion ed aveva denunciato l’uomo. Che aveva poi telefonato a ENPA per chiedere la punizione del vigile di Buscate. Il giorno successivo ero a Buscate, con il camionista, che mi accompagnò sul luogo del misfatto. C’erano ancora tracce di sangue e i segni delle unghie che avevano graffiato l’asfalto. Uno strazio.

Il destino ci fa incontrare il vigile urbano nella piazza del paese, inevitabilmente scattano le domande

La cosa più importante è quella di tenere sempre i piedi ben piantati per terra, senza farsi divorare dall’emotività. Così quando il vigile riconosce il camionista, quasi lo irride, io mi presento come responsabile del soccorso e vice presidente di ENPA Milano. Il vigile ora non ride più, perde lo sguardo arrogante, farfuglia che avrebbe dovuto portare il cane al canile, ma che aveva paura dei cani. Per quello lo aveva legato al paraurti, con lo stradino e per quella stupida paura lo consuma sull’asfalto. Decido di offrirgli da bere e tengo lo scontrino del bar del paese. Una piccola assicurazione sul futuro, che molti non avrebbero compreso.

Tornato in sede denunciai il vigile per maltrattamento di animali, una piccola contravvenzione allora. Il massimo che la legge prevedeva. Arriviamo al giorno del processo e sul banco degli imputati erano presenti quattro persone. Il vigile, lo stradino del comune che lo aveva accompagnato durante lo strazio del cane, il camionista e, incredibilmente, io. Nel frattempo infatti il pretore di Legnano aveva deciso di rinviarmi a giudizio per minacce, sulla base della querela del vigile. Mentre il camionista era imputato di rifiuto di generalità e il vigile, con l’altro dipendente comunale, di maltrattamento di animali. Storia degna di una commedia di Eduardo de Filippo.

Il pretore mi interrogò accusandomi di aver minacciato il vigile in occasione dell’incontro avvenuto nella piazza di Buscate. Ma ecco che per magia quella birra che gli avevo offerto, ma soprattutto lo scontrino del bar, diventano la prova provata che non avessi minacciato proprio nessuno. Chi può farsi offrire da bere da uno che lo minaccia. Uno scontrino vi salva la vita, forse. Il pretore, non pago, muto l’imputazione e mi imputò del reato di usurpazione di pubbliche funzioni. Per aver scattato delle foto e per aver raccolto delle prove, sostituendomi ai pubblici ufficiali. Qualifica che allora non avevo, non essendo state ancora ripristinate le Guardie Zoofile.

Un processo grottesco per il cane legato dietro alla macchina, che divenne una farsa: condanna a 20 giorni di reclusione, senza attenuanti

A posteriori, se non fosse per la fine atroce del cane, sorrido ancora pensando al processo, dove un magistrato instabile minacciò di arrestare parte del pubblico perché rumoreggiava, facendo la figura del cialtrone. Successivamente fu congedato dalla magistratura. Nel frattempo però io fui condannato a venti giorni di reclusione, vigile e stradino a 300.000 lire di multa. Il camionista si prese due mesi e mezzo e trentamila lire di multa. Naturalmente io feci appello e il presidente della Sesta Sezione del Tribunale a Milano, dottor Fienga, il 9 dicembre del 1985, mi assolse per non aver commesso il fatto. Confermando, purtroppo, la condanna al camionista per rifiuto di generalità e ai due dipendenti comunali.

Sicuramente un’ingiustizia: le pene, lo svolgimento dei fatti, l’impunità dei pubblici ufficiali. Solo dopo una conferma in Cassazione il vigile fu trasferito a fare il messo e la cosa fini li. Questa fu la prima vicenda giudiziaria in cui fui coinvolto per ENPA, molte altre ne seguirono, tutte finite con una piena assoluzione o un non luogo a procedere.

Questa vicenda racconta di due morali. Come la giustizia spesso non sia giusta e quanto le pene, anche a distanza di anni, non siano adeguate ai reati commessi, specie se contro gli animali. Mentre la seconda morale insegna che certe brutte storie non succedono solo al Sud e molte ne avrei da raccontare accadute al Nord: di mala giustizia, di arroganza e di abusi fatti da chi aveva il dovere di tutelare.

Concludo dicendo che nella mia lunga carriera sono finito più spesso sotto processo di quanto uno si immagini, e che ho subito e denunciato più intimidazioni da chi la legge la doveva fare rispettare che dalle centinaia di persone che ho denunciato. Che si sono sempre comportate nei miei confronti in modo corretto, e gli va riconosciuto.

Una persona che ho denunciato e fatto condannare per ben due volte nel giro di un paio d’anni, mi ha chiamato per molto tempo per farmi gli auguri di Natale. L’animo umano ha aspetti che appaiono difficili da capire, ma che esistono e coesistono, come l’eterna lotta fra il bene e il male.