Il benessere degli animali prigionieri: quando la vita diventa una violenza e non un diritto da garantire?

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Il benessere degli animali prigionieri: quando la vita diventa una violenza e non un diritto da garantire a ogni costo? Chi stabilisce il limite fra la difesa di un diritto inalienabile e un accanimento che salvaguarda i principi ma non gli animali? Una questione difficile, spinosa e con moltissime sfaccettature che proiettano lampi di luce, o di profondo buio, su moltissime situazioni, tutte difficili da affrontare. Ma l'estrema complessità del problema non può e non deve far sì che questo resti confinato nella nebbia di molte coscienze.

Da molto tempo rifletto se il voler garantire, a ogni costo, il diritto alla vita sia la miglior strada per assicurare diritti agli animali oppure rappresenti la proiezione di una tutela supposta che non trova adempimento nella realtà. Diventa più importante tutelare il principio in sé oppure sarebbe più importante scegliere sempre di tutelare prima l'individuo? Certo occorre fare un'analisi attenta, come è richiesta sulla valutazione delle scelte delle persone che decidono per il loro fine vita, per evitare abusi o scivolate nel imponderato. Consapevoli che gli animali non possono decidere ma soltanto subire le decisioni altrui.

Questo argomento, sul quale mi interrogo da molti anni, ritorna prepotente ogni volta che si parla di incarcerare animali selvatici, siano orsi o lupi. Ma non nascondo che identica riflessione viene anche pensando a quei cani costretti a vivere peggio che al 41bis, rinchiusi magari in pessimi canili. La sofferenza del giorno dopo giorno, dell'inseguirsi insensato di albe e tramonti, mi ha sempre lasciato sgomento, pensando che, in fondo, la noia uccida più del dolore, scando l'anima. Una considerazione che spesso avrei voluto percepire nelle logiche dei magistrati quando valutavano le condizioni di detenzione degli animali rispetto a episodi di maltrattamento ambientale.

Il benessere degli animali prigionieri dovrebbe farci spingere a riflettere sui "valori" della vita

Da anni M49, un orso che ha dimostrato di essere molto interessato a difendere la sua libertà, come attestano le reiterate fughe che gli hanno valso il soprannome di Papillon, è rinchiuso in cattività. Una privazione della libertà peggiorata dal luogo di detenzione, il famigerato Casteller di Trento, che comporta inevitabili situazioni afflittive a questo orso. Situazioni che sono state ben descritte in un rapporto dei Carabinieri CITES qualche anno fa, senza che questo portasse a un intervento risolutivo della magistratura.

Un orso nato libero, non proveniente da generazioni di plantigradi prigioneri (origine che mitiga ma non risolve il problema della sofferenza), costretto a vivere il susseguirsi dei giorni, senza mai poter fare l'orso. Questa è infatti l'essenza del problema: il non poter vivere una vita da orso, non poter mettere in atto i propri bisogni etologici! Condizioni di detenzione che spalancherebbero le porte della follia anche agli uomini, che pur possiedono alternative impercorribili per gli altri animali, come leggere un libro o sentire musica. M49 o Papillon, a seconda di quanto lo si voglia umanizzare, sta vivendo una non vita. Senza presente e senza futuro, una full immersion nel doloroso limbo della cattività.

Avendo trascorso moltissimi anni occupandomi di contrastare il maltrattamento degli animali, in diversi contesti, ho dovuto spesso illustrare i motivi per i quali le condizioni di detenzione possano causare grave sofferenza. Non la morte, non l'uccisione ma la vita, quella che non può essere percorsa secondo necessità etologiche, venendo così vissuta come violenza imposta. Quella che sempre più persone percepiscono nel vedere gli animali rinchiusi in zoo, circhi e delfinari ma che non suscita la stessa attenzione quando è declinata in altri contesti.

sofferenza orsi in cattività

Il dovere dei tutori dovrebbe essere sempre quello di difendere i diritti dei soggetti difesi

La tutela dei diritti degli animali è argomento complesso, che tocca talmente tanti interessi e una molteplicità di situazioni tali, anche sotto il piano emotivo, da non poter essere semplificata a ogni costo. Occorre però tracciare delle linee, provare a delineare dei confini morali e etici che consentano di affrontare questo argomento che resta invece, troppo spesso, nascosto sotto il tappeto, ricoperto dai buoni sentimenti. Argomento che, come tutte le cose irrisolte, periodicamente torna a bussare alla porta delle coscienze di quanti sono più attenti a questo sofferenza muta.

La vita è un bene supremo, ma è unico e intangibile solo quando vita e benessere in qualche modo si coniugano, hanno una possibilità, seppur talvolta remota, di trovare una sbocco accettabile. Davvero qualcuno si sente di poter difendere l'importanza dell'essere in vita per M49, orso detenuto, sedato, piegato nel suo essere e destinato a una lunga vita di sofferenza? Interrogativi che si diffondono anche nella struttura del centro tedesco che accoglierà l'orsa Jj4, dove le perplessità sul benessere degli orsi selvatici rinchiusi in cattività sono molte e chiaramente espresse nel docufilm "Pericolosamente vicini".

Per questa ragione sono profondamente convinto che il mondo scientifico e quello delle associazioni di protezione degli animali debbano trovare una via nuova, coraggiosa, diversa. A mio parere è ineludibile la costituzione di un comitato etico che indichi un perimetro e affronti in modo ragionato la miglior via per coniugare diritti e benessere, diritto alla vita e limite entro il quale va imposto o garantito. La difesa dei diritti di quanti non possono difenderli da soli è un dovere al quale non ci possiamo sottrarre, continuando a lasciare un argomento così importante e delicato eluso, non affrontato, nascosto.

Resta libera l’orsa Jj4 in attesa della sentenza definitiva del TAR, che intrappola però Fugatti

Resta libera l'orsa Jj4

Resta libera l'orsa Jj4, perché il TAR di Trento al quale avevano fatto ricorso le associazioni ENPA e OIPA ha concesso, ancora una volta, la sospensiva. Rendendo per il momento inapplicabile l'ordinanza di Maurizio Fugatti, che vistasi annullata la prima, in silenzio ne ha disposta una seconda. Per catturare Jj4 e rinchiuderla a Casteller come M49. Un atteggiamento insopportabile per un amministratore pubblico, che evidentemente si crede Napoleone.

Non è mia abitudine umanizzare gli animali, ma certo se gli orsi conoscessero normative e diritto e potessero parlare credo che il pensiero sarebbe molto vicino a quello del fumetto. Per ordinanze fatte per calcolo politico, le elezioni sono alle porte oramai, senza preoccuparsi dei doveri di un amministratore. Che non dovrebbe rappresentare un costo per la collettività a causa di una cocciutaggine cieca, ma una risorsa per lungimiranza. Invece Maurizio Fugatti combatte la sua battaglia personale/elettorale con determinazione dittatoriale. Firmando ordinanze di abbattimento e cattura a raffica e in sordina.

Costringendo le associazioni, che già avevano ricorso contro la precedente ordinanza di abbattimento, stoppata dal TAR di Trento a luglio, a un nuovo esborso di denaro. Impegnando la giustizia amministrativa e i legali della provincia per un capriccio politico. Evidentemente Fugatti non ha chiare normative e gradualità dei provvedimenti anche in base al PACOBACE, il piano di gestione che regola la materia. Per non parlare dell'assenza di cognizioni scientifiche, che sarebbero sufficienti a ritenere la cattura di un'orsa con cuccioli in questo periodo una follia.

Quindi per ora resta libera l'orsa Jj4, sicuramente fino ai primi di ottobre, quando il TAR si pronuncerà definitivamente

Certo quello disposto dal presidente del TAR Fulvio Rocco è per il momento solo un provvedimento cautelare. Che sospende l'ordinanza di Fugatti. Con motivazioni legate alla biologia dell'orso che saranno ancora meno confutabili a ottobre. Il presidente Rocco ha infatti messo nero su bianco che l'orsa ha dei cuccioli, che il letargo è vicino, che la sua cattura metterebbe in pericolo la vita degli orsetti.

Una situazione che è chiara a chi si occupa di fauna e di plantigradi. Che sicuramente è chiara anche ai tecnici dell'amministrazione provinciale di Trento, che non sono probabilmente riusciti a fermare il senso di onnipotenza di Fugatti. Ora si può sperare che lo fermino gli elettori: chi gestisce la cosa pubblica con questi sistemi, con un arrogante e sprezzante uso del potere, dovrebbe essere ritenuto non idoneo a ricoprire un ruolo tanto delicato.

I trentini si dovrebbero rendere conto che qui non si parla solo di orsi, ma metodi con cui esercitare il potere ricevuto dal popolo. Per perseguire scopi non di tutela collettiva, ma di tornaconto personale. Penalmente forse sarà irrilevante ma, moralmente, rappresenta proprio un brutto modo di esercitare le prerogative che competono al suo ruolo. Questo dovrebbero valutare i trentini prima di mettere la scheda nell'urna. Anche quelli che non hanno a cuore gli orsi, e che magari hanno partecipato ai suoi banchetti (legali) a base di carne di orso.

Cani, falchi tigri e trafficanti

Questo è un periodo delicato per gli orsi e per i cuccioli: il letargo è alle porte e i cuccioli, lasciati soli sarebbero in pericolo comunque

Per sopravvivere al letargo gli orsi hanno bisogno di arrivarci in eccellente forma fisica e con un'adeguato pannicolo di grasso. Che serve come "provvista" durante i mesi del letargo, quando le funzioni fisiologiche rallentano, ma hanno comunque bisogno di energia. Il continuo disturbo e la separazione dalla madre potrebbe avere un esito letale per la sopravvivenza dei cuccioli.

E lo stesso varrebbe per i cuccioli se riuscissero a superare il letargo senza la presenza dell'orsa. A primavera, infatti, sarebbero sempre sotto la minaccia dagli orsi maschi, che potrebbero ucciderli, senza la difesa della madre. Negli orsi i primi due anni di vita sono i più problematici per la loro sopravvivenza.

Quindi catturare o abbattere l'orsa Jj4 avrebbe quasi certamente rappresentato una condanna a morte. Ma la vita degli orsi in Trentino resta sempre difficile e il centro di Casteller è inadeguato per la custodia in cattività dei plantigradi. Comunque la si pensi sugli orsi e sul loro futuro, Non è questione di animalismo esasperato, ma di ordinario rispetto per i bisogni di un essere vivente.

E intanto le vicende dell'orso M49/Papillon sono arrivate anche The Guardian

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