Jj4 può restare libera, mentre rimane imprigionato l’orso M57 per decisione del tribunale di Trento

Jj4 può restare libera

Jj4 può restare libera per il momento, a seguito della decisione del tribunale amministrativo, mentre è completamente opposta la decisione per l’orso M7. Che resta al momento imprigionato nel centro di Casteller, nonostante tutto. Se da un lato il tribunale amministrativo non entra nel merito, ma valuta solo le procedure seguite, è oramai evidente che nessuno voglia prendersi la responsabilità di liberarlo. Un orso captivato non è destinato a ritornare in ambiente, perché questo comporterebbe l’assunzione di responsabilità.

Cani falchi tigri e trafficanti

La cattura per la detenzione in una struttura di cattività di fatto equivale all’uccisione: sono entrambe strade che non prevedono un ritorno, nonostante l’impegno di molti. La libertà sembra oramai essere un miraggio per gli orsi. Per tutti gli orsi che sono detenuti in Trentino. In direzione ostinata e contraria continuano a muoversi associazioni e collettivi che chiedono a gran voce la liberazione dei plantigradi. Le continue pronunce giudiziarie dimostrano però che, mentre vengono cassate le ordinanze di cattura, nulla di positivo succedere per gli animali già detenuti.

In questo momento particolare, senza dimenticare le indecenti condizioni di detenzione degli orsi a Casteller, bisognerebbe lavorare per modificare il piano di gestione degli orsi. Nel tentativo di evitare che l’elenco degli orsi catturati o abbattuti si allunghi in modo pretestuoso, a causa di errori umani nella gestione dei rifiuti e delle risorse. Che non sono mai oggetto di valutazione nell’esaminare i comportamenti degli orsi giudicati problematici.

Jj4 può restare libera: la provincia aveva deciso di catturarla ma non ha seguito correttamente le procedure amministrative

Sono tante e restano sempre aperte le molte questioni che riguardano la gestione degli orsi in Trentino. Che da una parte passano in secondo piano rispetto alle sofferenze degli orsi detenuti a Casteller. Eppure gli argomenti da dover mettere sul tavolo sono davvero molti, dall’assenza di corridoi ecologici alla cattiva gestione dei rifiuti, dall’eliminazione delle attività di pasturazione da parte dei cacciatori alla formazione di residenti e escursionisti. Solo questi quattro punti si può ritenere che rappresentino circa il 90% delle problematiche legate alla presenza dei plantigradi.

La politica, e in particolare l’amministrazione presieduta da Maurizio Fugatti, sembra del tutto indisponibile a fare un passo indietro. Dimostrando come la volontà di intervenire sulle motivazioni che hanno causato gli “incontri” giudicati pericolosi fra umani e orsi non sia prioritaria. In questo modo il rischio di arrivare a nuove catture è molto elevato: se non cambiano i comportamenti non possono, ovviamente, diminuire le problematiche. E se anche quest’anno la montagna, a causa della pandemia, sarà scelta da un grande numero di persone la possibilità di nuovi incidenti è dietro l’angolo.

Per questo potrebbe essere utile aprire una discussione pubblica non solo sulle condizioni di detenzione degli orsi imprigionati, ma anche sulla attività prioritarie da mettere in atto per mitigare i conflitti. Per non rischiare che la politica del muro contro muro danneggi il progetto di conservazione degli orsi. Alcune volte non è disonorevole cambiare strategia, ma dimostra intelligenza e capacità di perseguire gli obiettivi primari. Che non deve significare l’accettazione degli abusi e dei soprusi commessi a danno degli orsi imprigionati.

Il maltrattamento degli orsi a Casteller deve cessare: lo prevede la legge, lo richiede il buon senso

Se si ritiene che ogni giorno che passa diminuiscano in modo concreto le possibilità di liberazione degli orsi di Casteller è ancora più indispensabile ottenere dei cambiamenti. Che non possono essere il trasferimento degli orsi in spazi poco differenti da quelli, insufficienti, che hanno già a disposizione. L’importante è riuscire a lavorare su più piani per minimizzare i rischi per gli animali. Anche nell’ipotesi che ci possa essere una possibilità residua sul ritorno degli orsi captivati in libertà.

Il valore etico delle battaglie per la libertà degli orsi non passerà in secondo piano. Ma concretezza impone di cercare anche altre vie che possano portare a risultati concreti su fronti altrettanto importanti. Diversamente il rischio è quello di restare imprigionati in un campo di battaglia paludoso, che rischia di far cessare risorse e energie prima di accorgersi della mancanza di risultati concreti. Una strategia che farà storcere il naso a qualcuno ma che rappresenta, purtroppo, un’ipotesi realistica.

Orsi imprigionati a Casteller: ora il Re è nudo e il maltrattamento ancora più evidente

Orsi imprigionati a Casteller
Foto tratta dal video del Centro Sociale Bruno

Orsi imprigionati a Casteller, un video realizzato dagli attivisti del Centro Sociale Bruno mostra le condizioni di detenzione. Le riprese sono state effettuate in modo illegale da attivisti che si sono introdotti nel centro, un gesto per il quale rischiano serie conseguenze. Ma quanto viene mostrato nel video, che si ritiene sia solo una parte del materiale girato, smentisce tutte le assicurazioni date sinora dall’amministrazione, che ha sempre dichiarato come idoneo il luogo di detenzione degli orsi.

cani falchi tigri e trafficanti

Se davvero fosse idoneo, se gli orsi si trovassero davvero in condizioni di benessere, non ci sarebbe stato bisogno di blindare il centro. Vietando l’accesso a chiunque non sia stato incaricato dalla Provincia. Un comportamento illogico e arrogante, che da sempre ha creato dubbi sulla gestione. Ma ora il re è nudo: le immagini mostrano una realtà aaloga a quella descritta nel verbale dei Carabinieri Forestali.

Nulla a che vedere con quanto affermano invece gli amministratori pubblici, ma nemmeno con quanto hanno sempre dichiarato i veterinari. Sicuramente ci sarà un’inchiesta, per identificare i responsabili dell’accesso illegale al centro che sono stati denunciati alla Procura della Repubblica. Ora però le indagini non potranno riguardare solo l’accesso illegale, ma anche le motivazioni che hanno indotto a farlo. Senza poter scordare la relazione dei carabinieri Forestali.

Per gli orsi imprigionati a Casteller nessun letargo, contrariamente a quanto affermato dai politici

In cattività gli orsi difficilmente vanno in letargo, avendo sempre a disposizione cibo e non avendo potuto mettere in atto i comportamenti etologici tipici. Con l’aggiunta del disagio e della sofferenza causata dalla cattività in spazi ristretti, che comporta inevitabili alterazioni del comportamento. Una questione, quella degli orsi, che ha fatto oramai il giro del mondo. Compromettendo l’immagine del Trentino, senza scalfire minimamente gli intenti dell’amministrazione.

Una realtà davvero incredibile, considerando che l’assessore Zanotelli e il presidente Fugatti restano granitici sulle loro posizioni. Interpretando a loro piacimento i pareri di ISPRA, le relazioni dei Carabinieri Forestali e gli appelli che arrivano da ogni parte. Per ottenere almeno condizioni di cattività che siano accettabili e non costituiscano una fonte di maltrattamenti.

Difficile poter fare previsioni non soltanto sul futuro dei tre orsi prigionieri a Casteller ma sull’intera gestione dei plantigradi in Trentino. Imprigionati nella provincia per mancanza di corridoi faunistici, vanificando anche quello che era l’originario motivo del progetto LIFE. Che guardava non solo al Trentino, ma al ripopolamento dell’intero arco alpino partendo proprio da quei territori.

Fugatti e Zanotelli non hanno fatto nulla per mitigare il problema della convivenza fra uomini e orsi

Le uniche proposte che l’attuale amministrazione valuta come opzioni reali sono rappresentate dalle richieste di abbattimenti selettivi degli orsi. Come se tutto il problema potesse essere risolto con un colpo di fucile. In Slovenia convivono con mille orsi e ne abbattono circa il 10% ogni anno. Non hanno problemi di convivenza perché gli orsi stanno quasi sempre fuori dagli abitati. Grazie a una gestione oculata di cibo, rifiuti e di cani da guardiania.

La Slovenia ha un’estensione territoriale che è meno del doppio del Trentino, ma ha una popolazione ursina dieci volte maggiore. Eppure si parla di circa 50 anni senza episodi di aggressione verso gli umani e sono 150 che non ne avvengono in Italia. Tranne quattro episodi tutti concentrati in Trentino. Non bisogna essere etologi per comprendere che la gestione degli orsi in Trentino è stata condotta in modo pessimo.

Questa è la dimostrazione pratica di quanto sia ottusa la gestione trentina, che nulla ha a che vedere ne con quella del Parco d’Abruzzo (PNALM) né con quella slovena. Una questione ben diversa quindi dalle pratiche di abbattimento selettivo, ma legata strettamente alla gestone delle risorse alimentati, del territorio e dell’informazione. Per questo le chiacchiere di Fugatti e compagni di cordata stanno a zero. Non c’è una giustificazione a una gestione tanto miseranda del problema.

Rifiuti e risorse trofiche sono il problema che la PAT sembra non voler capire, mettendo un’ipoteca sulla capacità di risolvere

La gestione Slovena è discutibile, ma indubbiamente non crea problemi sul territorio la presenza di un numero di orsi dieci volte superiore. La creazione di una doppia economia basata su principi opposti gestione: venatorio e turistico. Che nulla toglie al fatto che pur abbattendo 115 orsi all’anno gli sloveni convivano, nel doppio del territorio con una popolazione di orsi cinque volte superiore a quella trentina. Senza incidenti!

Per questo motivo il Re è nudo, non esistendo giustificazioni per una gestione che dopo vent’anni non è stata ancora capace di mettere in sicurezza i rifiuti. Creando le occasioni per far avvicinare gli orsi, come è successo per il giovane M57, che aveva trovato nei cassonetti il fast food capace di soddisfare i suoi bisogni. Quelli che lo hanno portato a scontrarsi con un carabiniere in vacanza, intorno alla zona di raccolta dei rifiuti. Per poi essere immediatamente catturato e recluso a Casteller.

L’amministrazione trentina non è stata capace di trasformare gli orsi né in risorse turistiche, come avviene ovunque, né, per fortuna, in trofei. In compenso questi amministratori sono diventati gli ambasciatori del Trentino nel mondo, raccontando del poco rispetto per la tutela del capitale naturale. Un esempio d’alta scuola di come avere un tesoro e riuscire a trasformarlo in una montagna di… critiche.

Smash The Cage from Stop Casteller on Vimeo.

Il Consiglio di Stato manda orsa Jj4 in letargo, smontando a pezzettini l’ordinanza di Fugatti

Consiglio di Stato manda orsa Jj4
Foto di repertorio

Il Consiglio di Stato manda l’orsa Jj4 e i suoi cuccioli probabilmente in letargo, grazie all’ordinanza che ha ribaltato la sentenza del tribunale amministrativo del Trentino. Che solo pochi giorni fa aveva a sua volta annullato la sospensiva dell’ordine di cattura, disposta in via cautelare dallo stesso Tribunale. Un giro di ordinanze, sentenze e ricorsi che rimarcano la costanza delle associazioni (ENPA e OIPA) e l’assenza di buon senso delle istituzioni locali.

cai falchi tigri e trafficanti

Il presidente della Provincia di Trento, Maurizio Fugatti, ha attuato una crociata contro gli orsi. Ordinando la cattura di M49, evaso per ben due volte dal centro dove è rinchiuso. Disponendo prima l’abbattimento e poi la sola cattura per l’orsa Jj4. Che ricordiamo vive da anni in Trentino senza aver mai creato problemi, sino all’estate scorsa. Quando per difendere i suoi cuccioli è rimasta coinvolta in una scaramuccia con due residenti. Un attacco difensivo che aveva il solo scopo di spaventare gli intrusi e che sarebbe stato possibile evitare con comportamenti più accorti dei due uomini.

Così questo periodo è stato tutto un susseguirsi di ordinanze, prima di abbattimento, poi di cattura e captivazione permanente nel centro di Casteller. Una struttura oggetto di infinite polemiche per le condizioni in cui detiene M49, l’orso più famoso dell’arco alpino, e altri due plantigradi catturati e rinchiusi nel centro. Tenuti secondo molti in condizioni di maltrattamento, un reato perseguibile d’ufficio che ha portato la Procura di Trento a aprire diversi filoni di indagine.

Ma se il Consiglio di Stato manda l’orsa Jj4 e i suoi cuccioli in letargo, il loro destino non è ancora certo

Il decreto emesso dal presidente della Terza Sezione del Consiglio di Stato, Franco Frattini, ripercorre l’intera vicenda dell’orsa. Partendo dai due distinti episodi in cui l’animale avrebbe avuto comportamenti aggressivi nei confronti di due escursionisti, prima, e di due operai forestali poi. Evidenziando come quanto accaduto si sarebbero potuto evitare se i responsabili avessero seguito le direttive fornite della stessa amministrazione. Fatto particolarmente grave quando i comportamenti, che hanno causato uno dei due episodi, risultano essere stati messi in atto da dipendenti provinciali.

(…) la seconda relazione, questa volta effettuata allorché l’ordine di abbattimento era stato sostituito a quello di captivazione, desume la pericolosità tale da imporre la captivazione definitiva da azioni descritte dai due dipendenti forestali nel riferire sul “falso attacco”, che indicano negli stessi operatori, e per loro stessa dichiarazione, il compimento di azioni che rappresentano l’opposto di ciò che le stesse istruzioni della Provincia di Trento raccomandano alla generalità dei cittadini (e ovviamente anzitutto agli operatori forestali) e cioè: atti di disturbo (suono del clacson ) in particolare quando gli orsi si nutrono nel periodo anteriore al letargo; avvicinarsi nel bosco fitto a un’orsa con cuccioli (come detto, per verificare “cosa stesse mangiando”) mentre gli stessi mangiano; non correre o fuggire in presenza dell’orso, restare fermi o allontanarsi lentamente – come raccomandato in tutta la cartellonistica provinciale disseminata nella stessa Provincia delle aree frequentate da orsi.

Tratto dal Decreto del Consiglio di Stato del 12 ottobre 2020

L’ordinanza di Fugatti viene smontata pezzo dopo pezzo, evidenziando incongruenze e abusi

Il decreto del Consiglio di Stato stabilisce che la sentenza definitiva sarà emessa nell’udienza collegiale del 19 novembre. Quando con molta probabilità l’orsa Jj4 e i suoi cuccioli saranno già andati in letargo. Quale che sia, quindi, la decisione del Consiglio di Stato per un’eventuale cattura se ne dovrà riparlare a primavera. Ma leggendo il dispositivo emergono molte contraddizioni, erronee valutazioni e omissioni. Grazie a una disamina più che attenta fatta dal presidente Frattini sui documenti prodotti dalla Provincia.

Peraltro se Jj4 fosse stata catturata dai Forestali non avrebbe potuto essere rinchiusa a Casteller, considerando le precarie condizioni di detenzione dei tre plantigradi già presenti nel centro. Un’ulteriore dimostrazione di decisioni prese in modo frettoloso e approssimativo. Nulla a che vedere con una corretta gestione della popolazione di orsi, ma bensì con posizioni dettate esclusivamente da scelte politiche.

Adesso è necessario che l’amministrazione si occupi di garantire il benessere degli orsi che ha già catturato, secondo molti senza una reale motivazione. Da tempo il ministro Sergio Costa chiede che siano rimessi in libertà, ma sembra giunto il momento per rivedere anche l’intero progetto, valutando le ragioni per le quali sia diventato solo una ragione di conflitto. Mentre avrebbe potuto essere anche un motivo di sviluppo legato all’ecoturismo, sempre più compromesso dall’immagine che il Trentino da al mondo di se.

L’orso Papillon/M49 è diventato una star internazionale, mentre sono sempre più le azioni di boicottaggio del Trentino

Il paragone fra Trentino e Abruzzo risulta inevitabile, anche si tratta di realtà diverse, per un territorio caratterizzato da ambienti meno antropizzati. Gli orsi marsicani, a differenza di quelli reimmessi in Trentino, convivono da sempre con gli abruzzesi, che li considerano non come presenze ostili ma quasi come componenti di una famiglia allargata. Che si divide gli spazi con attenzione e rispetto grazie a una popolazione consapevole dei benefici, anche economici, garantiti dalla presenza degli orsi.

In Abruzzo ogni orso ha un nome, mentre in Trentino sono riconosciuti solo tramite le sigle alfanumeriche del progetto di reintroduzione. Potrebbe sembrare un particolare insignificante, ma non è così: a un nome viene sempre abbinato un individuo, che diversamente resta spersonalizzato, come una cosa. E l’orsa più famosa del parco d’Abruzzo ora è Amarena, con i suoi quattro cuccioli, che tutti si augurano possano andare presto in letargo. Interrompendo le incursioni dell’ingombrante famigliola nei centri abitati, fatto che non ha mai impensierito troppo i residenti.

A onore del vero non tutti i trentini manifestano ostilità contro gli orsi, anzi molti residenti sono contenti della loro presenza. Che non potrà aumentare a dismisura, ma seguirà le dinamiche di una popolazione con scarse possibilità di espansione. A causa dell’assenza dei corridoi faunistici necessari per consentire la loro disseminazione in altre zone dell’arco alpino.

Per una convivenza intelligente sarà però necessario chiudere questo periodo di ostilità, del tutto improduttivo di risultati. Cercando di capire gli errori commessi nell’attuazione del progetto, come la scarsa informazione alla popolazione e la cattiva gestione dei rifiuti, che porta gli orsi ad avvicinarsi troppo ai centri abitati, come accaduto recentemente a Andalo.

L’orsa Jj4 torna catturabile, dopo la sentenza del TAR di Trento che ribalta l’ordinanza precedente

orsa Jj4 torna catturabile
Foto di repertorio

Ora l’orsa Jj4 torna a essere catturabile, dopo la sentenza del TAR di Trento, che ribalta la precedente ordinanza cautelare. Che aveva sospeso il provvedimento deciso dal governatore del Trentino Maurizio Fugatti, che esce comunque politicamente con le ossa rotte da questa vicenda. Dopo l’ispezione disposta, vale la pena di ricordare nuovamente, al centro di detenzione di Casteller, che si è rivelato una sorta di Guantanamo dei plantigradi.

Fra ispezioni, sentenze e colpi di scena, è infatti stato reso pubblico il verbale di ispezione, pubblicato anche da questo blog, che ha messo nero su bianco particolari inquietanti. A seguito di questo la Procura di Trento ha aperto ben quattro filoni di indagine, al momento senza indagati, che dovrebbero poi consolidarsi in un solo fascicolo. Dall’ispezione, l’ultima in termini di tempo, è risultato che il centro di Casteller, gestito da cacciatori trentini, non sia idoneo. Per la detenzione di tre orsi, per struttura, tipologia costruttiva, spazi e possibilità di separazione fra gli animali detenuti.

E’ bene ricordare infatti che il centro, oltre M49, dal quale è scappato già due volte, ospita altri due orsi, dei quali uno di recente cattura e una femmina detenuta da qualche tempo. Ora se si procedesse anche alla cattura di Jj4, che in lunghi anni ha messo in atto un solo comportamento aggressivo, si arriverebbe a quattro orsi. Una situazione davvero del tutto inaccettabile.

Ma se l’orsa Jj4 torna catturabile a restare intrappolati nelle tante omissioni sono gli amministratori pubblici

Pensare di catturare un’orsa con tre cuccioli è un’operazione insensata, posto che ora sta per andare in letargo. Ma è l’intera gestione degli orsi a essere messa sotto accusa. Con il ministro dell’Ambiente Sergio Costa che richiede al governatore Fugatti, di cancellare le ordinanze con un tratto di penna. Una richiesta legittima, che arriva però secondo alcuni in ritardo e in modo irrituale, visto che Casteller era stato già oggetto di varie visite dell’ISPRA.

Laddove non sta arrivando il buon senso, ci stanno pensando le carte dei giudici. Qualche giorno fa, dopo l’apertura di…

Geplaatst door Sergio Costa op Donderdag 8 oktober 2020

Difficile dire che questa partita rappresentata dall’intera questione del piano di reintroduzione degli orsi in Trentino, non sia stata giocata in modo dilettantesco. Partendo dall’informazione alla popolazione, per arrivare sino alla convenzione con il centro di Casteller, diventato il luogo di detenzione degli orsi problematici. Senza avere le caratteristiche strutturali per poter davvero ospitare gli orsi. Il piano di attuazione del progetto LIFE ha dato risultati molto lontani dalle aspettative.

L’orsa Jj4 non pare possa essere definita come un’orsa problematica, considerando che per oltre un decennio non ha mai destato allarmi

Catturare un’orsa alle soglie del letargo, lasciando i suoi tre cuccioli orfani è un’azione incomprensibile. Come lo è la decisione del TAR quando parla di “percentuali di sopravvivenza quasi uguali” dei cuccioli, se accompagnati o meno dalla madre. Tanto da giudicare irrilevante la sua cattura ai fini della loro sopravvivenza. Convinzione etologicamente bizzarra e priva di solide basi, visto che i cuccioli stanno due anni sotto la tutela materna, prima di iniziare una vita autonoma.

Il rapporto madre/cuccioli nella vita di un orso, se si toglie quello degli accoppiamenti, è l’unico periodo di vita comune. Non per niente è nato il detto “essere come un orso”, perché sono animali che passano tutta la loro vita in solitudine. Ma durante la crescita dei cuccioli le cure parentali sono molto importanti. Per la loro difesa dagli orsi maschi e per la trasmissione delle conoscenze che gli insegneranno come trovare il cibo e, soprattutto, come difendersi dai pericoli.

C’è stato anni fa un precedente in Abruzzo, dove nonostante tutti gli sforzi fatti per salvare l’orsetta Morena rimasta orfana, questa morì poco dopo essere uscita dal letargo. Probabilmente la mancanza di cure parentali aveva influito in modo determinante. La mortalità nei cuccioli è sempre molto alta, ma la mancanza di insegnamenti, proprio come accade con i bimbi, può avere conseguenze severe. Non solo sulla loro speranza di vivere, ma sul loro carattere sull’equilibrio che li renderà animali sicuri di loro. E la morte di Morena è arrivata nonostante secondo i ricercatori avesse ottime possibilità di salvarsi.

Fugatti non è il proprietario degli orsi trentini e la politica della provincia dovrebbe fare un passo indietro

Non credo che questo avverrà, perché cercare di capire gli errori è un comportamento che non si addice a chi si è assunto il ruolo di guida, con l’arroganza tipica nei confronti degli animali della sua area politica. Ma non bisogna dimenticare che altri rais della politica locale, dall’ex governatore di Bolzano a quello della Valle d’Aosta, han pagato duramente il peso dell’arroganza e cattive amicizie.

E gli ambientalisti italiani devono rendersi conto che, dati elettorali alla mano, non sono riusciti a costruire un’alternativa credibile. Qualcosa che sapesse davvero parlare alle teste e non alle pance di questo paese, tanto bello quanto bisognoso di cultura del rispetto e della legalità. Troppo spesso calpestata.

Resta libera l’orsa Jj4 in attesa della sentenza definitiva del TAR, che intrappola però Fugatti

Resta libera l'orsa Jj4

Resta libera l’orsa Jj4, perché il TAR di Trento al quale avevano fatto ricorso le associazioni ENPA e OIPA ha concesso, ancora una volta, la sospensiva. Rendendo per il momento inapplicabile l’ordinanza di Maurizio Fugatti, che vistasi annullata la prima, in silenzio ne ha disposta una seconda. Per catturare Jj4 e rinchiuderla a Casteller come M49. Un atteggiamento insopportabile per un amministratore pubblico, che evidentemente si crede Napoleone.

Non è mia abitudine umanizzare gli animali, ma certo se gli orsi conoscessero normative e diritto e potessero parlare credo che il pensiero sarebbe molto vicino a quello del fumetto. Per ordinanze fatte per calcolo politico, le elezioni sono alle porte oramai, senza preoccuparsi dei doveri di un amministratore. Che non dovrebbe rappresentare un costo per la collettività a causa di una cocciutaggine cieca, ma una risorsa per lungimiranza. Invece Maurizio Fugatti combatte la sua battaglia personale/elettorale con determinazione dittatoriale. Firmando ordinanze di abbattimento e cattura a raffica e in sordina.

Costringendo le associazioni, che già avevano ricorso contro la precedente ordinanza di abbattimento, stoppata dal TAR di Trento a luglio, a un nuovo esborso di denaro. Impegnando la giustizia amministrativa e i legali della provincia per un capriccio politico. Evidentemente Fugatti non ha chiare normative e gradualità dei provvedimenti anche in base al PACOBACE, il piano di gestione che regola la materia. Per non parlare dell’assenza di cognizioni scientifiche, che sarebbero sufficienti a ritenere la cattura di un’orsa con cuccioli in questo periodo una follia.

Quindi per ora resta libera l’orsa Jj4, sicuramente fino ai primi di ottobre, quando il TAR si pronuncerà definitivamente

Certo quello disposto dal presidente del TAR Fulvio Rocco è per il momento solo un provvedimento cautelare. Che sospende l’ordinanza di Fugatti. Con motivazioni legate alla biologia dell’orso che saranno ancora meno confutabili a ottobre. Il presidente Rocco ha infatti messo nero su bianco che l’orsa ha dei cuccioli, che il letargo è vicino, che la sua cattura metterebbe in pericolo la vita degli orsetti.

Una situazione che è chiara a chi si occupa di fauna e di plantigradi. Che sicuramente è chiara anche ai tecnici dell’amministrazione provinciale di Trento, che non sono probabilmente riusciti a fermare il senso di onnipotenza di Fugatti. Ora si può sperare che lo fermino gli elettori: chi gestisce la cosa pubblica con questi sistemi, con un arrogante e sprezzante uso del potere, dovrebbe essere ritenuto non idoneo a ricoprire un ruolo tanto delicato.

I trentini si dovrebbero rendere conto che qui non si parla solo di orsi, ma metodi con cui esercitare il potere ricevuto dal popolo. Per perseguire scopi non di tutela collettiva, ma di tornaconto personale. Penalmente forse sarà irrilevante ma, moralmente, rappresenta proprio un brutto modo di esercitare le prerogative che competono al suo ruolo. Questo dovrebbero valutare i trentini prima di mettere la scheda nell’urna. Anche quelli che non hanno a cuore gli orsi, e che magari hanno partecipato ai suoi banchetti (legali) a base di carne di orso.

Cani, falchi tigri e trafficanti

Questo è un periodo delicato per gli orsi e per i cuccioli: il letargo è alle porte e i cuccioli, lasciati soli sarebbero in pericolo comunque

Per sopravvivere al letargo gli orsi hanno bisogno di arrivarci in eccellente forma fisica e con un’adeguato pannicolo di grasso. Che serve come “provvista” durante i mesi del letargo, quando le funzioni fisiologiche rallentano, ma hanno comunque bisogno di energia. Il continuo disturbo e la separazione dalla madre potrebbe avere un esito letale per la sopravvivenza dei cuccioli.

E lo stesso varrebbe per i cuccioli se riuscissero a superare il letargo senza la presenza dell’orsa. A primavera, infatti, sarebbero sempre sotto la minaccia dagli orsi maschi, che potrebbero ucciderli, senza la difesa della madre. Negli orsi i primi due anni di vita sono i più problematici per la loro sopravvivenza.

Quindi catturare o abbattere l’orsa Jj4 avrebbe quasi certamente rappresentato una condanna a morte. Ma la vita degli orsi in Trentino resta sempre difficile e il centro di Casteller è inadeguato per la custodia in cattività dei plantigradi. Comunque la si pensi sugli orsi e sul loro futuro, Non è questione di animalismo esasperato, ma di ordinario rispetto per i bisogni di un essere vivente.

E intanto le vicende dell’orso M49/Papillon sono arrivate anche The Guardian

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